di Fabrizio Centofanti
Massimiliano Bardotti ci offre un altro dei suoi doni: spiegare con la poesia la vita. E anche la morte. Le prime pagine sono gravide di un ribaltamento che ci invita a vedere il passo finale da un’altra prospettiva, un viaggio dalla paura alla speranza. Non si tratta di una rassegna di versi cristiani, anzi, spesso la parola decisiva proviene da un ateo, da un cosiddetto lontano, cosa che, del resto, accade anche nel Vangelo: chi non ricorda il dialogo di Gesù con la donna cananea, inaugurato da uno scioccante “non le rivolse neppure una parola”? Eppure, il Cristo ne elogerà la fede, al di là dei confini stabiliti da credenze e religioni. Ciò avviene – anche e soprattutto – nella poesia, laboratorio di bellezza, porta eternamente aperta sul mistero. Rumi, Claudio Damiani, Emanuel Carnevali, sono alcune delle voci che si prestano a sondare l’invisibile, a scoprire la vita nella morte, la speranza nel cuore stesso della disperazione. Continua a leggere


























