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Ma il bene resiste, di Massimiliano Bardotti

di Fabrizio Centofanti

Massimiliano Bardotti ci offre un altro dei suoi doni: spiegare con la poesia la vita. E anche la morte. Le prime pagine sono gravide di un ribaltamento che ci invita a vedere il passo finale da un’altra prospettiva, un viaggio dalla paura alla speranza. Non si tratta di una rassegna di versi cristiani, anzi, spesso la parola decisiva proviene da un ateo, da un cosiddetto lontano, cosa che, del resto, accade anche nel Vangelo: chi non ricorda il dialogo di Gesù con la donna cananea, inaugurato da uno scioccante “non le rivolse neppure una parola”? Eppure, il Cristo ne elogerà la fede, al di là dei confini stabiliti da credenze e religioni. Ciò avviene – anche e soprattutto – nella poesia, laboratorio di bellezza, porta eternamente aperta sul mistero. Rumi, Claudio Damiani, Emanuel Carnevali, sono alcune delle voci che si prestano a sondare l’invisibile, a scoprire la vita nella morte, la speranza nel cuore stesso della disperazione. Continua a leggere

Massimiliano Bardotti. Poesia e mistica

 

Il mondo non lo risaneremo –
Scorrerà per sempre la tristezza sulla terra –
ma potremo, questo sì,
spargere un profumo –
leggero attorno a noi –
che qualcuno che lo avverta sia sorpreso
da un ricordo, una speranza,
un cenno di consolazione.

Il mondo non lo risaneremo.
Per sempre ancora scorreranno vite
su questa terra triste –
su questo mondo che tristissimo costringe
le vite a rifugiarsi nel timore,
a consolarsi con pezzi già guastati
di felicità d’avanzo,
a confondersi in amori
messi insieme dalla pena.

Non lo risaneremo il mondo.
Non ci resterà che amarlo.

Bernardo De Angelis
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Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti

Ho voglia d’apocalisse, lo confesso.
Ma è solo un languore,
di quelli che prendono
come quando si dice:
vorrei tanto dormire.
Davvero è soltanto un languore
sperare che si strappino i cieli,
che il mondo si sradichi, infine.
Più forza ci vuole a restare,
e afferrare la mano ai caduti.
E ignorare il tempo che resta.

Bernardo De Angelis Continua a leggere

Intervista a Leda Erente. Tornerà il grano a sfiorare i tetti

di Massimiliano Bardotti

 

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

“Tornerà il grano a sfiorare i tetti” nasce da una visione durante una passeggiata. È un auspicio a tornare a vedere la bellezza dei grani antichi che svettano fino ai due metri di altezza, non vuole essere un ritorno nostalgico al passato ma alla fertilità della terra, a un tempo ricco di vita, di biodiversità, che ci porta a essere in comunione con tutto, ad essere custodi della Terra, testimoni di bellezza, in una visione olistica di cooperazione tra gli esseri viventi. I grani antichi hanno radici forti e uno stelo altissimo come a indicarci che per poter guardare verso il cielo occorre prima rivolgere lo sguardo dentro, cogliere l’impronta dell’infinito anche in un campo di grano e percepire quei momenti di bagliore come una carezza, in cui pensi: questo attimo era per me. Il cuore si apre e continua il respiro dell’universo, può accogliere il linguaggio della natura che non usa parole ma ci parla attraverso le sue meraviglie, che non vanno possedute ma ammirate nel loro mistero, esserne grati, constatare che non esiste una foglia che rinneghi il sole, invece, nell’umano, c’è chi rinnega qualcosa che è più grande di sé e preferisce vivere nell’oscurità. Continua a leggere

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti

Ho carezzato stamattina un ciuffo d’erba
bianco di brina.
Mi è stato grato, credo, per quel poco di calore.

Forse è questo ciò che possiamo fare.

Bernardo De Angelis

 

Aver cura della più piccola, minuscola creatura, averne cura col cuore pieno d’amore, di grazia. Avvertire un desiderio irriducibile, irrinunciabile, di amare la manifestazione della bellezza, in tutte le sue forme. Amare, perché non c’è altro da fare.

Mi accorgo in maniera sempre più evidente che ci sfuggono dei piccoli segreti della vita, che potrebbero ribaltare il nostro stare al mondo, il mondo stesso. Ignoriamo completamente il potere di una parola buona, il potere di un piccolo gesto di gentilezza, della tenerezza, il potere di uno sguardo di compassione verso chi lo sguardo non riceve mai, di nessuno, se non lo sguardo insozzante del disprezzo, o della paura. Continua a leggere

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Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Bernardo De Angelis

Ogni mattina, tu lo vedi,
inizio a ricomporre il mondo.
Guardo il cielo, sospiro a volte,
scrivo parole come fossero mattoni
che uno a uno formeranno – cosa?
Solo un brandello, forse, un muro mai completo,
di una casa, però, che è già il tuo tempio.

Ogni mattina mi consacro
a quest’architettura.
Poi, spesso, il giorno è ingannatore
e mi lascio portar via, sedurre:
conosco il disonore.

Ma torno, torno, ogni mattina,
torno e rispolvero i mattoni
e li rimetto insieme, li raddrizzo.

Colazione di speranza: solo un pezzo,
solo un brandello, quasi una rovina,
solo un moncone, sì, ma consacrato. Continua a leggere

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Danila Di Croce

Stasera ti ho portato il mio orgoglio.
Perché è anche così
– col legno secco e duro –
che si accende il fuoco.

(Danila Di Croce, da Ciò che vedo è la luce)

La prima volta che ho letto questa quartina così pulita, lucida, rivelatrice, sono rimasto in silenzio per diverse ore. Quanto sanno insegnarci le poesie, e quanto possono mettere sottosopra le nostre vite, i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le nostre certezze. Continua a leggere

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Emily Dickinson

Tutto quello che io so
è un messaggio ogni giorno
dall’immortalità.

Tutto quello che io vedo
è il presente e il domani,
forse l’eternità.

Ed il solo che incontro
è Dio, la sola strada
l’esistenza; di là

da questa, se altre cose
vi saranno o visioni più mirabili,
ve lo dirò.

Emily Dickinson Continua a leggere

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti

Io non so se sto per morire,
perché sento una gran tenerezza
a volte, che cresce da dentro.
E mi sembra che solo alla fine
si possa sentire così.

Che solo alla fine si possa
sentirsi commossi, e intravedere,
da dietro le tende, un altro giardino.

Con tanta gente che vi cammina dentro.

Bernardo De Angelis Continua a leggere

Intervista a Nicoletta Carlan. Staccarsi dalla roccia

di Massimiliano Bardotti

  1. Come e da dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo? 

L’idea di questo libro nasce come nasce la poesia, in un momento e in molti momenti in una notte e in molte notti. Si allineano una dopo l’altra le parole e nasce un verso, poi una poesia e poi un libro. Nasce da esperienze vissute nel cammino tra i paesaggi, nei viaggi tra i paesi, nel soggiorno tra le nuvole e nella meditazione sul mistero. Nasce, come nasce ogni cosa, dalle relazioni tra le cose, le persone, e il non visibile dove il cuore, fa da ponte tra le alluvioni della vita e il profumo delle rose, delle violette e i colori della primavera. Continua a leggere

Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti. Rumi

Morite, morite, di questo amore morite,
se d’amore morirete, tutti Spirito sarete!

Morite, morite, di questa morte non paventate,
da questa terra su volate e i cieli in pugno afferrate!

Morite, morite, da questa carne morite,
non è che laccio la carne, e voi ne siete legati!

Prendete, prendete la zappa per scavar la prigione!
Spezzato che avrete il muro, sarete principi, emiri!

Morite, morite davanti al sovrano bellissimo:
morti che avanti a lui sarete, sarete sultani e ministri!

Morite, morite, uscite da questa nube
usciti che ne sarete, Luna lucente sarete!

Tacete, tacete, il silenzio è sussurro di morte;
tutta la vita è in questo: siate un flauto silente.

Rumi Continua a leggere

A noi basti la gioia di cantare

di Fabrizio Centofanti

Questo libro va letto. Non tutti i libri vanno letti. Ce ne sono di quelli che ti attraggono, e arrivi fino alla fine; altri che lasci a metà, o dopo poche pagine. Un libro promette qualcosa. C’è gente che ne ha la casa piena. Io ho creato, dal nulla, una biblioteca nella mansarda del Santuario, e la mia stanza è ingombra di volumi. Ma non tutti sono da leggere. Alcuni restano in attesa come ristoranti vuoti, e magari il locale vicino è stipato fino all’ultimo centimetro. Questo libro è una mensa imbandita, un pranzo con i piatti che hai sempre preferito, con il vino che ti piace. Ci sono libri che leggi e vedi il mondo con occhi diversi, come se avessero lenti che permettono di vedere l’invisibile. All’improvviso, ti senti come se per anni avessi perso tempo, ma non c’è da aver paura. Il tempo comincia nel momento in cui s’incrocia con l’eterno. Personalmente, ho fatto la stessa esperienza di Massimiliano: un Amore con l’iniziale maiuscola, che mandava al macero ogni malizia e violenza. Quando capita questo, il mondo assume un altro aspetto, e la tua voce si trasforma in canto. Non ti serve più nulla. Per noi è così. Ed è così che si può essere felici. A noi basti la gioia di cantare.

*

Se nella fioritura del mandorlo, del ciliegio, non intuiamo la presenza di un amore antico, di una forza segreta che matura negli occhi di chi osserva…
Se non sentiamo il cuore fiorire insieme ad ogni fiore, se non sbocciamo, anche noi, ogni primavera, allora guerre, pandemie, catastrofi, sono gli ultimi dei nostri problemi, perché nessuna morte mai potrà davvero toccarci: non può morire chi non è mai nato.

E non può fiorire chi non viene sotterrato (p. 17).

*

Massimiliano Bardotti, A noi basti la gioia di cantare, peQuod 2025.

Massimiliano Bardotti, A noi basti la gioia di cantare

di Luca Pizzolitto

Massimiliano Bardotti, A noi basti la gioia di cantare (peQuod, 2025)

“Appartiene alla consuetudine dei monaci riservare il meglio alla notte. Perché i sensi non sono distratti e attratti da ciò che ha poco valore. È il momento in cui si può scoprire qualcosa che il mondo della sollecitazione incessante – dalla luce del sole, al calore, all’incontro con le persone, le attività da fare – impedisce. Un poeta va letto di notte. Leggere i versi e le prose che compongono questo nuovo libro del poeta Bardotti è stata una delle mie recenti attività notturne. E pur conoscendo oramai da anni il poeta, pur avendogli celebrato le nozze, sono rimasto molto toccato dalla maturazione del suo messaggio e della capacità di renderlo in immagini. In un momento di crisi radicale come quello che sta vivendo la nostra civiltà non credo più alle prediche. Anche a quelle di noi preti. Ma non credo più alle prediche di nessuno, neanche a quelle dei rivoluzionari. Non mi convincerebbero nemmeno se parlassero di cose meravigliose, e quando questo parlare, questo predicare, tocca il sacro, allora sì che viene il peggio. Nessuno potrà dire qualcosa che conta se non saprà farlo con il linguaggio poetico. Il dono di questa raccolta ha al cuore della sua preziosità il modo in cui riesce a veicolare alcune delle idee più rivoluzionarie per l’epoca in cui viviamo (…)

Dalla prefazione di Padre Guidalberto Bormolini Continua a leggere

Intervista a Tamara Vitan

di Massimiliano Bardotti

1) Come e da dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo?

L’idea di questo libro nasce sulla scia di alcune sensazioni che hanno preso vita sotto forma di prose, una sera di febbraio. L’idea della malattia e della nostra certa e ovvia finitudine mi hanno travolto nell’incontro con questa persona che aveva ricevuto questo verdetto terribile, impossibile da accettare e da comprendere mentalmente, perché la ” nostra” di morte è sempre al di fuori di noi, sembra che non ci riguardi mai. Ecco perché è avvenuto forse un movimento interno spontaneo oserei dire, nel voler camminare insieme a lei dentro a questa “consapevolezza”, un tentativo di incollarsi alla sua condizione che è in realtà anche mia e di tutti noi, con la volontà di disperdere le tenebre e mi tenerla in qualche modo per mano, accompagnarla. Continua a leggere

Rendez vous. Poeti che si parlano. Alessandro Pertosa e Massimiliano Bardotti

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Intervista a Biagio Accardo

di Massimiliano Bardotti

1-Come e dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo?

Mi accingo con qualche dubbio a scrivere queste righe che precedono o vanno in contemporanea con l’uscita del mio nuovo libro di poesie, Esercizi di riparazione, per conto di peQuod, collana Portosepolto. E questo perché noi poeti rischiamo sempre di dire troppo, facendo ombra alle nostre stesse poesie, le quali dovrebbero poter parlare da sé, senza ulteriori commenti. Proverò quindi a rispondere a ciò che mi viene chiesto nella maniera più sobria possibile. 
Questo è un libro che amo, e lo amo perché finalmente la parola lasciata sul foglio è impronta alquanto fedele di quella sperata e attesa. Entrambe sono in un certo equilibrio, senza eccessive asimmetrie tra momento intuitivo e quello realizzativo. Sono sincero: aspettavo il momento in cui poter scrivere qualcosa di questo tipo e in questo mondo; il tempo e gli incontri hanno permesso che ciò accadesse. Continua a leggere

Lo stato dell’arte. Massimiliano Bardotti

Vorrei cominciare a risponderti, Fabrizio caro, esprimendoti la mia gratitudine. Ritengo estremamente necessario porre delle domande di questo genere, credo sarebbe fondamentale ce le ponessimo continuamente, ma nel caso a volte la pigrizia, a volte la paura di non saper rispondere ci impedissero di farlo, credo sia vitale la presenza di qualcuno che pungoli, incalzando con le domande che contano. Un po’ come accadeva nel Medioevo quando il “ricordati che devi morire” era quotidiano. Continua a leggere

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Danila Di Croce: “Ciò che vedo è la luce”


[foto di Lena Polishko]

a cura di Luca Pizzolitto

La poesia, se davvero è tale (e mi scuso della precisazione, ma oggi e assolutamente necessaria), ha sempre a che fare con le parole dell’amore, così inevitabilmente chi la scrive e chi la legge. Quale poesia può fare a meno di una parola che sia totalmente nata da una profonda cura, da una premura speciale? Quale poesia potrà essere fondata su una parola che non sia stata coltivata nel silenzio fertile di una profonda meditazione? Di un contemplare la bellezza in ogni suo aspetto, e di averne fatto un lavoro! Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando? scrisse Joseph Conrad. La ricerca della bellezza diventa un’ossessione, scovarla anche e soprattutto dove pare proprio non poterci essere, dove tutti dicono: impossibile. (…)
Tutto il libro è permeato da un dialogo segreto. Dico segreto perché, pur potendo apparire anche chiaro talvolta, non e mai del tutto svelato dall’autrice. Tranne forse in una o due occasioni. Ma c’è un tu, a cui i versi sovente si rivolgono, in un dialogo costante e estremamente fertile. Il dono enorme, maestoso che Danila ci fa, è di portarci con lei, di non tagliarci fuori. Questo senza che nulla si perda della sincera e profonda intimità che contraddistingue tutta l’opera. Ma se leggiamo, e soprattutto se lo facciamo ad alta voce, diventiamo la poetessa, o il poeta, che ha scritto queste poesie. Diventiamo noi stessi protagonisti di quel dialogo segreto, mentre il tu resta lo stesso, minuscolo e altissimo, familiare e divino, così lontano così vicino, per citare il titolo di un film bellissimo di Wim Wenders. Come sempre accade nella grande poesia, che diventa sempre di chi la legge (…)

Dalla prefazione di Massimiliano Bardotti

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Intervista a Eleonora Nitti Capone

di Massimiliano Bardotti

1) Come e da dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo? 

Tutti i miei libri nascono figli di una vocazione e la vocazione è tentare di vivere il vero del mondo e, perciò, di cantarlo.
Il titolo è una citazione biblica dalla Lettera agli Ebrei, questa dice chiaramente, dichiara la possibilità per l’uomo, grazie al contatto con un riferimento più alto e più grande di sé stesso, una fede in un senso vasto del termine, di compiere l’incredibile, come chiudere a mani nude le fauci aperte dei leoni, o qualcosa di molto più grande ancora.

2) Da dove nasce, per te, la necessità, o l’intenzione, di scrivere poesia? Si tratta più di una scelta o una risposta a una chiamata? Continua a leggere

La parola ai poeti. Massimiliano Bardotti

La poesia è per me, da sempre, uno dei più grandi misteri della nostra esistenza, che è tutta permeata dal mistero. Una delle cose che più mi affascinano è proprio la relazione fra il poeta, la poetessa, e la poesia. Nelle tradizioni orientali simbolo della poesia sono le foreste di bambù. Quando soffia il vento le canne di bambù emettono suoni meravigliosi, un incanto che forse nessuno strumento musicale e nessun musicista sono in grado di eguagliare. Le canne sono vuote, e di per sé incapaci di emettere alcun suono. Il vento soffia dove vuole e quando vuole, ma sa trasformarsi in meravigliosa musica solo grazie alle canne di bambù.

Il bambù è il poeta. Il vento l’ispirazione.

Questo incontro capace di generare meraviglie non si può forzare, non si può esigere, si può solo provare a favorirlo. Continua a leggere