Poesia e mistica, di Massimiliano Bardotti

Ho voglia d’apocalisse, lo confesso.
Ma è solo un languore,
di quelli che prendono
come quando si dice:
vorrei tanto dormire.
Davvero è soltanto un languore
sperare che si strappino i cieli,
che il mondo si sradichi, infine.
Più forza ci vuole a restare,
e afferrare la mano ai caduti.
E ignorare il tempo che resta.

Bernardo De Angelis

Non vi nascondo che anche io, sovente, ho voglia d’apocalisse! Ma forse dovremmo anche intenderci su cosa intendiamo per apocalisse. Credo che troppo spesso la si identifichi con la distruzione, con l’annientamento di tutto ciò che è per noi in qualche modo piacevole, rassicurante, con la fine delle cose terrene, le uniche che riconosciamo come vive, vere, le uniche con le quali siamo in grado di indentificarci, con le catastrofi, le guerre, i terremoti, le sciagure, le piaghe. Insomma con la fine del mondo. Ma una fine definitiva, senza scampo alcuno, una fine di tenebra, mostruosa.
Apocalisse, a dire il vero, significa rivelare, svelare. È il momento nel quale cadono dai nostri occhi i veli che ci impediscono di vedere la verità delle cose, del mondo. Che una tale epifania possa essere anticipata dal travaglio di un parto non mi sorprende.
L’apocalisse sarebbe dunque la fine del mondo così come lo conosciamo e conseguentemente l’inizio, l’origine, di un mondo nuovo. Mi sembra naturale averne, talvolta, desiderio, fretta.
Il mondo che conosciamo è faticoso, lo è vivere. Soprattutto per chi, come Bernardo, ha a cuore gli altri, gli esseri viventi tutti, le creature. Chi vive nutrendo il desiderio di averne cura, di prendersi cura dei propri simili, delle altre creature, di ogni regno visibile e invisibile. Stanca aver cura del mondo, affatica. Ignorare il tempo che resta scrive Bernardo, come fosse un peso insopportabile l’esperienza della vita terrena, e si potesse intravedere nella morte una liberazione. Del resto non sono certo pochi i poeti che hanno cantato questo. Pensiamo a Rumi:

Quando il giorno della morte, si muoverà la mia bara,
non pensare che il cuore mio sia rimasto nel mondo.

Non piangere per me, non dire “ahimè! Ahimè!”
Cadresti nella rete del diavolo, ahimè, allora!

Quando vedrai il mio feretro non dire: “è partito lontano!”
È proprio quel giorno, per me, giorno d’unione e d’incontro!

E quando mi deporrai nella tomba non dire: “addio, addio!”.
Perché la tomba è un velo che cela l’eterna comunione col cielo.

Hai visto lo sprofondamento, contempla la resurrezione:
reca forse danno, il tramonto al sole e alla luna?

A te sembra tramonto, mentre invece è aurora;
la tomba sembra un carcere ma è, all’anima, liberazione.
Qual seme mai sprofondò in seno alla terra che non germinò poi?
Perché questo dubbio, allora, per quel seme che è l’uomo?

Qual secchio scese nel pozzo che non tornò pieno d’acqua freschissima?
Perché dunque il Giuseppe dell’anima avrebbe paura del pozzo?

Chiudi la bocca da questa parte e riaprila dall’altra parte del cosmo,
ché il suo canto trionfale risuoni alto nell’Oltrespazio!

A te sembra tramonto, mentre invece è aurora/ la tomba sembra un carcere ma è, all’anima, liberazione. Cosa desiderare di più?
Ma allora, verrebbe quasi da pensare, sarebbe meglio davvero morire! Eppure lo stesso Bernardo ci dice che è solo un languore questo desiderio, questa voglia d’apocalisse. Solo un languore. Che alla fine è necessario e forse anche bellissimo restare, esserci. Del resto che incredibile paradosso la vita, la morte! Se il tramonto è la morte della vita perché averne così paura? C’è forse qualcosa di bello altrettanto quanto il tramonto? Eppure la morte è insieme tramonto e aurora perché spegne il nostro respiro da questa parte della vita per dare vita a qualcosa che solo intuiamo, nell’eternità dei cieli.
So che forse potreste domandarvi come faccio ad esserne così sicuro. Non lo so. So solo che è così. Tutto ciò che ho appreso nella vita mi ha portato passo per passo alla convinzione incrollabile dell’esistenza di Dio. Io credo soltanto in ciò che so per esperienza. Questo mette fuori campo la fede. Dunque io non credo all’esistenza di Dio per fede: io ‘so’ che Dio esiste. Questo ho letto nel libro “Jung parla. Interviste e incontri”. Per me vale lo stesso riguardo alla vita e alla morte, due sorelle gemelle, bellissime, e credo come Christian Bobin che la morte e la vita sono così legate l’una all’altra che non capisco perché siano state inventate due parole per esprimere quell’unico bagliore. Quello che sempre più oggi ci sfugge è che la vita è profondamente e in ogni sua manifestazione un mistero, un mistero di bellezza e sgomento, un mistero di splendore e paura. Noi abbiamo smesso di indagare il mistero, ci accontentiamo di esserci, di esistere, lo accettiamo quasi come una condanna. Eppure:

Ci siamo tu ed io – e il sole che cala,
e un gatto che gira attorno,
e il mondo
che forse di noi si riempie.

Come un ramo della linfa, il mondo vive
delle nostre conversazioni.

Bernardo De Angelis

Non possiamo, non potremo mai sottrarci alla sofferenza del mondo, del vivere, finché siamo vivi. Troppe le ingiustizie, troppe le guerre, troppe le sofferenze di creature indifese, troppa la violenza, gli abusi di potere…
Ma essere vivi è anche il miracolo più incredibile, che noi adesso diamo per scontato, e questo è primo grande peccato.
Per quanto mi riguarda io non conosco altro che miracoli, dice il grande Walt Whitman. Ogni giorno è un nuovo inizio, ogni mattina un miracolo quotidiano, afferma Gertrude Stein. E infine: Ci sono sempre fiori per coloro che vogliono vederli. (Henri Matisse) In fondo è davvero tutto qui. Come guardiamo il mondo, le cose? Cosa facciamo davvero per il mondo, perché sia un posto diverso, migliore? Cosa coltiviamo nei nostri cuori? Rabbie? Paure? Preoccupazioni? Oppure fede, speranze, benedizioni? Ci sentiamo in esilio o nel giardino di una casa meravigliosa, da curare tutti insieme? Cosa siamo disposti a fare?

Pensiero del mattino:
andiamo a far qualcosa
per la nascita del mondo.

Bernardo De Angelis

Il mondo deve ancora nascere. Nascerà dai nostri cuori offerti per la gioia degli altri. E forse la vera apocalisse è davvero questo: lo svelarsi di un mondo nuovo, il rivelarsi una vita nuova, fondata sull’amore, sul prendersi cura gli uni degli altri…

Noi siamo un annuncio,
e come un annuncio è giusto che amiamo.

Un annuncio soltanto
di un più grande amore.

Bernardo De Angelis

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