Archivi autore: fabrizio centofanti

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Dario Bellezza

 

a cura di Giorgio Stella

Siamo caduti in un inverno terribile
dove non c’è più spazio per giovinezza
e amore. Pensiamo solamente ai poveri
morti che ci guardano chiudendo gli occhi
ai fasti del Passato. Ridendo allora
contempliamo il futuro che ci esclude:
smozzicati crani di persone in maschera
beviamo alla fonte perenne di eternità
un falso elisir che ci spegne per sempre.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

La fatica della Storia

(Gerhard Richter, Annunciazione dopo Tiziano)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». [Mt 13,24-30]

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12

Raffaela Fazio – Per slanci e culmini fatici 

Riflessione di Fornaretto Vieri

Nei testi dell’ultima opera di Raffaela Fazio, “Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer”, che si caratterizza per levatura tematica e qualità stilistica, e in special modo nella prima sezione del libro, viene posto in massima evidenza il rapporto tra riflessione filosofica e canto. 

Non posso fare a meno di sottolineare che, accostandomi alla produzione lirica di Raffaela, sono rimasto impressionato dalla consonanza della sua idea di poesia, del suo sentire e del suo fare artistico, con tutto ciò di cui mi sono convinto in tanti anni di riflessioni. 

Per Raffaela, la poesia assume il pensiero, si misura con esso, se ne fa carico, ma nel momento in cui lo tocca per farlo suo, inevitabilmente lo trasforma, fino a portarlo oltre sé stesso. Perché la vera poesia giunge là dove il pensiero filosofico non ha la possibilità di arrivare. Mentre il dire teoretico, raziocinante è un dire che delimita, definisce e circoscrive, il dire poetando è sempre un dire oltre, un oltredire che porta lontano. E il lontano della poesia è però qualcosa che ci riguarda molto da vicino, riguarda la nostra essenza più autentica, è come un luogo di cui avvertiamo una struggente nostalgia.   Continua a leggere

Jim Morrison

a cura di Giorgio Stella

VII

Donna lucertola
con i tuoi occhi d’insetto
con la tua selvaggia sorpresa.
Calda figlia del silenzio.
Veleno.
Volgi le spalle con un sussulto di gemente saggezza.
Gli occhi ciechi senza palpito
dietro mura sorgono nuove storie
e svegliano sbadigliando & piagnucolando
la bizzarra alba dei sogni.
Cani dormono distesi.
Il lupo ulula.
Una creatura sopravvive alla guerra.
Una foresta.
Un fruscio di parole spezzate, soffocante
fiume.

Prima del salto: quattro componimenti per riflettere sulla poesia contemporanea

di Zairo Ferrante

Queste quattro poesie nascono da una necessità personale.
Dopo un’analisi dello stato poetico attuale, ho avvertito l’esigenza di un netto taglio con il passato. Non per il gusto della contrapposizione, ma per la necessità di ricondurre la poesia a una dimensione a mio avviso più autentica, nella quale la sostanza di un’azione possa prevalere sull’estetica della sua rappresentazione.
L’immagine che meglio sintetizza questa esigenza è quella del rospo che chiude la prima poesia. Nel suo salto goffo non vede un limite, ma una possibilità. In quell’imperfezione riconosco una parola che preferisce rischiare piuttosto che adattarsi, una parola che accetta l’attrito del reale invece di rifugiarsi nella ricerca della forma. Continua a leggere

Federico Garcìa Lorca

 

a cura di Giorgio Stella

L’ombra della mia anima

L’ombra della mia anima
fugge in un tramonto di alfabeti,
nebbia di libri
e di parole.

L’ombra della mia anima!

Sono giunto alla linea dove ha termine
la nostalgia,
e la goccia di pianto si muta
in alabastro di spirito.

(L’ombra della mia anima!)

Il nodo del dolore
si scioglie,
ma resta la ragione e la sostanza
del mio vecchio mezzogiorno di labbra
del mio vecchio mezzogiorno
di sguardi.

Un labirinto oscuro
di stelle affumicate
confonde il mio sogno
che è come illanguidito.

L’ombra della mia anima!

E un’allucinazione
dispone gli sguardi.
Vedo dissolversi
la parola amore.

Usignolo mio!
Usignolo! Ancora canti?

Madrid, dicembre 1919

Massimiliano Bardotti. Poesia e mistica

 

Il mondo non lo risaneremo –
Scorrerà per sempre la tristezza sulla terra –
ma potremo, questo sì,
spargere un profumo –
leggero attorno a noi –
che qualcuno che lo avverta sia sorpreso
da un ricordo, una speranza,
un cenno di consolazione.

Il mondo non lo risaneremo.
Per sempre ancora scorreranno vite
su questa terra triste –
su questo mondo che tristissimo costringe
le vite a rifugiarsi nel timore,
a consolarsi con pezzi già guastati
di felicità d’avanzo,
a confondersi in amori
messi insieme dalla pena.

Non lo risaneremo il mondo.
Non ci resterà che amarlo.

Bernardo De Angelis
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10

Michele Ranchetti

 

a cura di Giorgio Stella

Di chiesa in chiesa verso la reliquia
l’itinerario è dove sei, è in te, non ha
segni apparenti: dove era
una strada e attorno vi si apriva
un accorrere, è fisso
sbarrato un presente.
Rimane un abside, un portale
figure di dannati in fughe
apocalittiche a formare
un intrico di fede
murata nelle anime credenti:
i corpi vanno al riscontro.

La campana e il vuoto. Kaveh Akbar, o il sacro come ferita

di Andrea Sirotti

C’è un modo, in Kaveh Akbar, di nominare Dio senza metterlo al sicuro in un olimpo devozionale. Dio entra nei suoi versi come forza esposta al dubbio, alla goffaggine, alla fame, al desiderio, al corpo. Il sacro non vi appare mai nella forma di una certezza ascetica; irrompe semmai come una pressione, una ferita, un’ipotesi che torna a bussare proprio quando sembrerebbe impossibile crederle. Per questo Il miracolo, la raccolta uscita in Italia nel 2025 per Il Saggiatore, è un libro religioso nel senso meno pacificato del termine: costringe il lettore a sostare nel punto in cui fede e dubbio si assomigliano e si feriscono a vicenda, senza offrire alcuna dottrina, per quanto eretica possa essere. Continua a leggere

Vincenzo Cardarelli

 

a cura di Giorgio Stella

Alla morte

Morire sì,
non essere aggrediti dalla morte.
Morire persuasi
che un siffatto viaggio sia il migliore.
E in quell’ultimo istante essere allegri
come quando si contano i minuti
dell’orologio della stazione
e ognuno vale un secolo.
Poi che la morte è la sposa fedele
che subentra all’amante traditrice,
non vogliamo riceverla da intrusa,
né fuggire con lei.
Troppe volte partimmo
senza commiato!
Sul punto di varcare
Lin un attimo il tempo,
quando pur la memoria
di noi s’involerà,
lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,
concedici ancora un indugio.
L’immane passo non sia
precipitoso.
Al pensier della morte repentina
il sangue mi si gela.
Morte, non mi ghermire,
ma da lontano annunciati
e da amica mi prendi
come l’estrema delle mie abitudini.

Fiabe

di Fabrizio Centofanti

Un tempo si raccontavano le fiabe, dove il lupo era il lupo, l’orco l’orco, la fata la fata. Oggi il lupo è travestito da fata, e viceversa. L’uomo non distingue più tra chi lo salva e chi lo sbrana, e cresce con l’idea che un’azione cattiva possa essere anche buona: insulta, ferisce, uccide, come se collezionasse fioretti per la prima comunione. In un mondo in cui bene e male si confondono può accadere di tutto: è già un miracolo che una macchina si fermi al rosso, che un cliente paghi la spesa, che un uomo o una donna vadano al lavoro. Ma capita spesso che un’auto ignori la segnaletica stradale, che qualcuno si appropri della roba altrui, che la gente si assenti dai doveri quotidiani in modo fraudolento. Quando tutto sarà capovolto, ci guarderemo in faccia e proveremo a chiederci dove sia cominciato tutto questo. Riesumeremo dal cassetto le fiabe di un tempo, dove il lupo era il lupo, la fata la fata, l’orco l’orco, e un po’ alla volta ritroveremo il filo.

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Carolina Anna Falbo

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista a Carolina Anna Falbo

La luce è un ragguaglio spirituale – dice la poetessa Carolina Anna Falbo – che si contrappone al livore e alla rabbia percepiti come effetti collaterali di un’esistenza a tratti narcotizzata e abbrutita. Non sono necessarie (o sempre possibili) grandi accensioni: la luce dell’anima arriva nel silenzio, nel sapersi bastare. Continua a leggere