di Francesco De Girolamo
In queste poesie di Sangiuliano, tratte dalla sua ultima raccolta Poeton poetoni (Il vizio delle parole), appare evidente che ci troviamo di fronte ad una sorta di bilancio del percorso personale, umano, esistenziale, affettivo, oltreché, ovviamente, letterario dell’Autore.
Sembrerebbe qui quasi intravedersi una componente lirica nei versi del Poeta, uno scavo interiore, una più diretta esigenza di entrare nella dimensione del ricordo, del sogno, con maggiore decisione che altrove, che conduce la sua scrittura più all’interno degli elementi evocati del vissuto, per tentare di coglierne l’essenza, mettendo apertamente in gioco la soggettiva condizione umana del Poeta, del momento presente dell’esistenza nel suo scorrere, e nella sua fase storica, con tutte le sue tragiche connotazioni sullo sfondo. Ma vi è sempre un’irrinunciabile sobrietà, un congenito pudore virile, che, a volte, sembrano quasi ricorrere a una sorta di reticenza, più che di allusività, un freno verso ogni possibilità di abbandono che il navigato mestiere di Sangiuliano, scaltro e di una assoluta padronanza, non elude mai, confermando l’alveo sicuro e il passo saldo, ancora, di quella che è una poesia sicuramente colta, vigilata, scabra e anche, suo modo, lievemente sperimentale, mai ripiegata su stilemi troppo desueti; e che continua ad esserlo anche in questa fase di maggiore apertura ad una più íntima dimensione di temi quasi confessionali, con sprazzi di nostalgia, di rimpianto, di propensione ad un utopico desiderio di assoluto. Ed è proprio in questo nuovo capitolo del suo tanto lungo e ricco lavoro letterario, suo vero “dono”, più che “vizio” delle parole che i versi di Sangiuliano trovano un nuovo estro, una più franca immediatezza, una finora insospettabile dolcezza, che mitiga la sua originaria, aspra, a volte caustica, ironia, gli scatti epigrammatici, saturnini, sferzanti, pur di una ben nota, estrema, efficacia, che hanno solitamente caratterizzato la sua poesia; scatti presenti anche in queste pagine, ma in misura assai più blanda e bonaria, quasi, nel tempo, offrendo il tardo frutto di una stagione di riconciliata volontà di perdono e fiducia verso le offese di una dimensione sempre più spietata del vivere. Continua a leggere→