Archivi tag: Francesco De Girolamo

Restituzione, di Ilaria Palomba

Recensione per Restituzione di Ilaria Palomba
(Interno Libri Edizioni, 2025)

di Francesco De Girolamo

La raccolta poetica Restituzione di Ilaria Palomba, pubblicata alla fine del 2025 da “Interno Libri Edizioni”, rappresenta il capitolo conclusivo e più luminoso di una densa quadrilogia sul dolore e l’esplorazione dell’“Io”. Il libro, impreziosito dalla prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua e dalla postfazione di Silvio Raffo, si propone come un diario catartico di una rinascita, capace di rielaborare un’originaria fase di crisi, dalla quale una personalità ferita e riemersa completa la sua parabola di un superamento, di una crescita e del suo percorso verso una consapevolezza più salda e profonda della propria volontà e potenzialità vitale. Continua a leggere

Recensione a Metapoetica di Maresa Elia

 

di Francesco De Girolamo

Recensione a Metapoetica di Maresa Elia
(Edizioni Progetto Cultura, 2025) – di Francesco De Girolamo

Metapoetica di Maresa Elia porta il lettore fuori dal rumore. La poesia cerca il Sacro in un tempo schiacciato su profitto e produzione, dove mancano cura, scambio e condivisione.
Nei testi iniziali il Sacro appare nella natura. Immagini semplici come una foglia, un volo, un seme dicono qualcosa di integro che non si vende e non si piega all’utile. In Periferia il discorso si allarga: la periferia è il margine dove resistono voci e identità che il sistema prova a cancellare. L’identità si fa plurale e sfugge alle etichette. Il corpo resta intero, non merce, ma presenza viva. Continua a leggere

Ultimo avviso, di Francesco De Girolamo

Ultimo avviso

Non fidarti di me, non lasciarti ingannare
dall’apparente candore che dal mio sguardo mansueto
vagamente traspare.
Potrebbero esserci minacce imprevedibili
nascoste in quella quiete sfuggente
ed imperscrutabili mire di un soggiogamento perpetuo,
silenzioso, incruento, che porterebbero pian piano il tuo orgoglio
ad una resa incondizionata e quasi inconsapevole.
Dietro quei modi teneri, infantili, un io nascosto ha un dominio
segreto, un io feroce, bieco, senza freni: una belva affamata
di continue concessioni, di conferme, di dedizioni,
spesso persino di sottomissioni.

Non fidarti di me, il fuoco arde sotto la cenere,
e la lunaticità è quasi come la licantropia
ed a volte trasforma d’un tratto la noia
in un gioco crudele. Ed è allora
che potresti dover soffrire, solo per dimostrarmi
che sono importante;
e se non soffrissi abbastanza, se il sale delle mie accuse
non bruciasse nelle tue ferite, vorrebbe dire
che non mi meriti; ed amen.

Non fidarti di me: troppo sconfinato è il mio orgoglio,
troppo tenace la mia vanità e l’improvvisa perfidia
che ti coglierà di sorpresa, nel sonno,
quando meno te lo aspetti, mentre sorridi,
svestita ogni corazza, con le armi ai piedi del letto,
porgendo il tuo piccolo cuore nudo
ai mille artigli del mio affetto vile.

Francesco De Girolamo
(da Piccolo libro da guanciale, Dalia Edizioni, 1990)

Beati i frigidi, di Francesco De Girolamo

Beati i frigidi, perché non avranno sgradite sensazioni, anche quando il fuoco gli sarà vicino, forse vicinissimo.
Beati quelli che capiscono tutte le cose, senza mai capire nulla, quelli che hanno sempre la risposta pronta, anche se è sempre quella sbagliata.
Beati gli eleganti, che fanno attenzione a non macchiarsi. E se si macchiano, hanno sempre un “no problem” pronto in tasca, per poter nascondere il caffè, il vino, o il sangue, senza lasciare l’alone.
Beati quelli che non hanno odore, perché non saranno mai allontanati. Beati quelli che hanno orgoglio e onore, perché non saranno mai disprezzati. Beati gli eruditi, che sapranno nascondere bene la loro ignoranza. Beati gli affabili, che non saranno mai emarginati.
Beati gli impotenti, perché non faranno mai brutte figure, e non avranno fallimenti. Beati quelli che non credono a nulla, che non credono nella vita, che credono nella morte, che non credono nell’amore, ma ne conoscono bene le leggi. Beati quelli che leggono poco e quelli che leggono tutto; e che non hanno mai tempo per un pensiero diverso, un pensiero tutto loro, un formicolio dell’anima, un prurito nascosto, una fitta alla gola. Essi erediteranno una bella copertina bianca sul loro libro di poesie scritte nell’ora di ricreazione. E vinceranno il premio dei premi, consegnato dal loro idolo di turno in persona, il grande poeta, filosofo, antropologo, virologo, conduttore, docente, politologo, fotografo, reggicoda, plenipoteziario in attesa di qualche ministero creato al bisogno. Ministro della sicurezza idraulica, ministro della laica inquisizione, ministro delle politiche mediterranee, dell’ablazione della forfora e del tartaro. Ministro dell’economia dei bidoni dell’immondizia indifferenziata e della sanità terminale dei lavoratori del settore bibliotecario. Beati i detentori del “boh”, del “non so” e del “mi dispiace ma non sono assolutamente interessato”, “non è colpa mia” del “no comment”, “questo è il mondo”. Sì, proprio loro erediteranno la terra quando sarà completamente distrutta, deserta. E si troverà parcheggio finalmente dappertutto. E così sia.

Nota critica per Urbana di Vincenza Salvatore

di Francesco De Girolamo

Urbana è un romanzo durissimo e atrocemente lineare, che segue senza vacui pietismi il percorso di due anime segnate dalla vita a tal punto da non potere nemmeno sperare di sfuggire al proprio destino di sofferenza e distruzione, intimamente collegato, ma di diversa natura.
Il primo, quello della donna il cui emblematico nome dà il titolo al romanzo, inizia da un’infanzia, in parte raccontata, in parte facilmente intuibile per i tratti che l’Autrice ci fornisce senza entrare in dettagli, di precocissima violenza e degrado, di tossicodipendenza, prostituzione e conseguente malattia, cui nessuno, assolutamente nessuno, non una famiglia, non un’istituzione ipoteticamente preposta a tutelare una simile realtà, tenterà nemmeno lontanamente di dare un sostegno, di progettare un possibile rimedio di recupero. Continua a leggere

Ritratti in/versi, di Silvana Leonardi

di Francesco De Girolamo

Ritratti in/versi di Silvana Leonardi è una raccolta di calligrammi dedicati a 29 figure femminili della storia letteraria e artistica internazionale e a un uomo, nel suo eteronimo femminile.
I calligrammi sono componimenti poetici che si sviluppano su un testo che prende, nella sua struttura dei versi, anche la forma di un disegno, di un’immagine stilizzata, non necessariamente in relazione, per ciò che rappresenta visivamente, con il tema del testo poetico.
Ebbero inizio nella cultura ellenistica, nel IV e III secolo avanti Cristo, e nella lingua greca presero il nome di “technopegnie”. Si diffusero poi anche nella poesia latina prendendo il nome di “Carmina figurata”.
Questo particolare tipo di poesia, pur essendo sempre stato praticato nelle diverse storie letterarie, anche le più antiche, è stato poi ripreso in tempi più recenti dall’avanguardia, nella cosiddetta poesia visuale e concreta. Continua a leggere

Antenati del futuro, di Rossella Seller

di Francesco De Girolamo

La raccolta di poesie Antenati del futuro – Poesie della Trasformazione di Rossella Seller, presenta una visione profonda e suggestiva del nostro rapporto con le problematiche delle relazioni umane, in ogni sua particolare manifestazione, offrendo un’analisi e una riflessione raffinata, intensa e personale sui temi della trasformazione, della libertà e della connessione con il mondo naturale, osservato nella sua complessa totalità fenomenica.
Una delle caratteristiche più evidenti della poesia di Rossella Seller è la sua capacità di evocare immagini e sensazioni con un linguaggio limpido ma pregnante, ricco di figurazioni di grande vigore espressivo e padronanza stilistica.
Un tema centrale nella poesia di Rossella Seller è l’esplorazione della relazione tra gli esseri umani, nella sua effettiva, reale autenticità, in tutte le sue implicazioni e le sue dinamiche, a volte anche larvatamente, strumentali e strategiche. Nella poesia “Se un dono”, il dono è presentato come qualcosa che può essere sia fonte di gioia che di dolore, a seconda delle intenzioni e delle aspettative che lo accompagnano: Continua a leggere

Enrico Pietrangeli, Morte vestita da fanciulla

Recensione di Francesco De Girolamo a Morte vestita da fanciulla di Enrico Pietrangeli (FusibiliaLibri, 2025)

La raccolta poetica “Morte vestita da fanciulla” di Enrico Pietrangeli è un’opera che esplora la morte come tema centrale, presentandola come un’esperienza individuale e tragica. Il poeta affronta la morte con un linguaggio che coniuga la concretezza all’astrazione, creando un’atmosfera di sospensione tra il biologico e il metafisico.
Pietrangeli riabilita il passaggio alla natura organica, al biologico e alla decomposizione, per scrutare il principio di esistenza della forma. La sua poesia è una meditazione sulla morte che non arretra di fronte ai rischi del mistero e dell’ignoto. Continua a leggere

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Francesco De Girolamo, Luci segrete

di Enrico Pietrangeli

Quello di Francesco De Girolamo è un ponte ideale sospeso tra Oriente e Occidente attraverso l’haiku, di cui preserva ricerca e conoscenza della tradizione e, al contempo, lo slancio creativo, quello che si protende sulla sponda connessa, vincolato alle rispettive radici e con ali aperte a cogliere e rendere possibili nuovi orizzonti tra ombre, chiaroscuri e finanche colori: “luci segrete”, che mai si rivelano nel significato tracciandolo in segni, come un faro che, nella notte, segretamente ci riconduce a un porto celato ma certo, quello della poesia, dove “niente traspare / questa notte nel buio / solo un respiro”. E così, navigando al di fuori di stagioni temporali, se non in quelle rispettive e interiori, l’autore è in grado di cogliere quante sfuggenti essenze attraverso collaudati stilemi che lo riconducono, a compendio di una rispettiva poetica, a un suo ben demarcato ed evoluto percorso senza incorrere in innesti esotici ed epigonici riferimenti. Il libro, suddiviso in sezioni, si avvale di alcuni disegni di Laura Medei che, al pari dell’incipit, sono un delicato “fruscio d’assenza” in cui la pagina cadenza spazi e silenzi tra le brevi e sospese composizioni in cui il poeta si chiede se “è proprio il sole / che ai piedi del letto / riappare lento?”, mentre “arriva in porto / l’inferno variopinto / dello sconforto”, dove ci sono ad attenderlo “braci di smalto / tra le scorie riemerse / dalle radici” e “un ramo in fiore / nella nebbia dissolta / semina oro” laddove “fiumi di melma / scorrono verso il gorgo / di solchi verdi” e “lacrime sorde / sul ciglio della strada / specchiano il fango” tra “fossili d’erba / sepolti dalla spuma / di acidi spenti”.  Continua a leggere

Poeton poetoni, di Sangiuliano

di Francesco De Girolamo

In queste poesie di Sangiuliano, tratte dalla sua ultima raccolta Poeton poetoni (Il vizio delle parole), appare evidente che ci troviamo di fronte ad una sorta di bilancio del percorso personale, umano, esistenziale, affettivo, oltreché, ovviamente, letterario dell’Autore.
Sembrerebbe qui quasi intravedersi una componente lirica nei versi del Poeta, uno scavo interiore, una più diretta esigenza di entrare nella dimensione del ricordo, del sogno, con maggiore decisione che altrove, che conduce la sua scrittura più all’interno degli elementi evocati del vissuto, per tentare di coglierne l’essenza, mettendo apertamente in gioco la soggettiva condizione umana del Poeta, del momento presente dell’esistenza nel suo scorrere, e nella sua fase storica, con tutte le sue tragiche connotazioni sullo sfondo. Ma vi è sempre un’irrinunciabile sobrietà, un congenito pudore virile, che, a volte, sembrano quasi ricorrere a una sorta di reticenza, più che di allusività, un freno verso ogni possibilità di abbandono che il navigato mestiere di Sangiuliano, scaltro e di una assoluta padronanza, non elude mai, confermando l’alveo sicuro e il passo saldo, ancora, di quella che è una poesia sicuramente colta, vigilata, scabra e anche, suo modo, lievemente sperimentale, mai ripiegata su stilemi troppo desueti; e che continua ad esserlo anche in questa fase di maggiore apertura ad una più íntima dimensione di temi quasi confessionali, con sprazzi di nostalgia, di rimpianto, di propensione ad un utopico desiderio di assoluto. Ed è proprio in questo nuovo capitolo del suo tanto lungo e ricco lavoro letterario, suo vero “dono”, più che “vizio” delle parole che i versi di Sangiuliano trovano un nuovo estro, una più franca immediatezza, una finora insospettabile dolcezza, che mitiga la sua originaria, aspra, a volte caustica, ironia, gli scatti epigrammatici, saturnini, sferzanti, pur di una ben nota, estrema, efficacia, che hanno solitamente caratterizzato la sua poesia; scatti presenti anche in queste pagine, ma in misura assai più blanda e bonaria, quasi, nel tempo, offrendo il tardo frutto di una stagione di riconciliata volontà di perdono e fiducia verso le offese di una dimensione sempre più spietata del vivere. Continua a leggere

La parola ai poeti. Francesco De Girolamo

Il mio rapporto con la poesia ha inizio in età molto giovanile, durante gli anni scolastici. Ero uno studente molto attento alle non moltissime occasioni di conoscenza che la scuola, a quel tempo, offriva per venire a conoscenza della poesia contemporanea. E l’incontro con i versi di Ungaretti, di Quasimodo, di Montale, di Penna, per nominare solo alcuni di quelli che produsserro in me un’eco la cui profondità crebbe poi col tempo, quando cominciai a approfondire la conoscenza della loro scrittura autonomamente, fuori dalla scuola, con una voracità di lettura “forsennata”. In conseguenza di questa frequentazione assidua, da lettore, nacque il mio desiderio di emulazione. E cominciai a scrivere, avrò avuto allora sedici-diciassette anni, i miei primi testi, che naturalmente riflettevano il mio profondo amore per l’ermetismo, la sua poetica, la sua misura tanto essenziale, la sua forza espressiva così pregnante e scabra.
Poi, col tempo, da queste prime mosse, palesemente di emulazione epigonica, ebbe origine una mia scrittura più personale, che mi portò, via via, alla mia prima raccolta giovanile, Piccolo libro da guanciale,  permeato anche da una chiara suggestione crepuscolare, tanto apprezzato dai primi poeti cui lo offrii in timoroso dono, Gabriella Sobrino, Giovanni Giudici, Nelo Risi, Patrizia Cavalli: ricordi, intuibilmente, di una valenza immane.
Andando avanti nel mio percorso di lavoro di scrittura, mi avvicinai a un più “esteso” versificare, che produsse anche un riavvicinamento alla metrica tradizionale, nelle raccolte: La lingua degli angeli e La radice e l’ala, nelle quali si condensa e si delinea, forse, la sostanza più rilevante della mia personale scrittura poetica, così fieramente in controtendenza, per quegli anni, a detta di molti critici. Ed è proprio di questa più recente fase, che propongo tre poesie, per me molto emblematiche, della mia identità poetica. Le prime due, da La lingua degli angeli, la terza da La radice e l’ala. Continua a leggere

FRUSCIO D’ASSENZA. HAIKU di Francesco De Girolamo

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                                                                                                                  (Giardino Zen)

 

da “Fruscio d’assenza”
(Haiku della quinta stagione)
di
Francesco De Girolamo
Edizioni Gazebo, 2009

 

Tolgo le scarpe
sulla soglia dell’uscio
come un viandante.

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