Recensione a Metapoetica di Maresa Elia

 

di Francesco De Girolamo

Recensione a Metapoetica di Maresa Elia
(Edizioni Progetto Cultura, 2025) – di Francesco De Girolamo

Metapoetica di Maresa Elia porta il lettore fuori dal rumore. La poesia cerca il Sacro in un tempo schiacciato su profitto e produzione, dove mancano cura, scambio e condivisione.
Nei testi iniziali il Sacro appare nella natura. Immagini semplici come una foglia, un volo, un seme dicono qualcosa di integro che non si vende e non si piega all’utile. In Periferia il discorso si allarga: la periferia è il margine dove resistono voci e identità che il sistema prova a cancellare. L’identità si fa plurale e sfugge alle etichette. Il corpo resta intero, non merce, ma presenza viva.

Anche gli oggetti quotidiani diventano spazio sacro. Una tazzina, un gesto banale, aprono a una dimensione più profonda. Le poesie funzionano come stanze collegate: ogni immagine è passaggio verso “oltre”, tra ciò che non si vede e ciò che appare. La natura condivide con noi la sua fragilità e la trasforma in bellezza. Non si cambia per fuggire, ma per riconoscersi.
Poi il tono si fa più essenziale. La poesia chiama, rimette insieme ciò che era sparso. Corpo e spirito tornano vicini. È un passaggio di guarigione, un ritorno a un equilibrio più profondo. Subito dopo entra il disordine del quotidiano: rumore, tempo che va storto, amore messo alla prova. Ma proprio lì la poesia trova forza. Non spiega, accompagna. Tiene aperto uno spazio dove il senso può ancora nascere.
La raccolta sale ancora. Luoghi forti come salite e grotte fanno emergere ciò che non si conosce. L’essere umano è parte degli elementi: vento, fuoco, acqua, terra. L’amore non è una persona ma uno stato di cambiamento reciproco. Il dolore filtra e da lì nasce una dolcezza vera. La relazione è atto sacro, non possesso. Alla fine tutto torna in armonia naturale, dal riconoscersi e dal trovare una melodia comune.
Anche il dolore entra nel Sacro. La violenza spezza l’armonia e ferisce la libertà. La poesia risponde ricordando che il corpo è un tempio inviolabile. Il Sacro è carne, integrità. Ogni gesto, ogni tatto parla. Ciò che nasce dal buio torna alla luce e si accorda con il tutto. Il tempio non è monumento, è organismo vivo con memoria e funzione di cura. La vita non è da scontare, è da condividere.
Il mosaico si chiude su temi come vulnerabilità, maternità, memoria, ingiustizia, rinascita. La voce femminile denuncia la cancellazione e porta avanti una sapienza che nasce dal corpo e dallo spirito. Per Elia il Sacro non è dogma religioso. È ciò che resta irriducibile, ciò che non si può manipolare. C’è prima delle parole e resta dopo. È il punto che può curare e trasformare. La poesia è lo strumento di questa trasformazione.
La raccolta si conclude con la bellissima poesia Preghiera nella grotta di San Michele:
il testo si inserisce nel percorso della raccolta come momento di raccoglimento. La grotta di San Michele è spazio simbolico: soglia tra esterno e interno, tra ombra e luce.
La struttura è circolare. L’anafora “Siamo qui” crea un respiro che parte e ritorna. Dal “noi” si passa al “tu”, dall’invocazione all’offerta, “in tuo nome di arcangelo”.
I temi riprendono quelli di tutta l’opera: il “bene che ci è dato” richiama il seme inviolabile: non si consuma, circola se offerto. “Grazia” e “perdono” sono la stessa luce che vince l’ombra. Il “cuore” è il tempio da cui parte la gioia.
Il linguaggio è essenziale, senza ornamenti. Le immagini sono archetipiche: drago/ombra, luce, viaggio, cuore. La scelta è etica: la poesia rinuncia al decoro per restare preghiera.
Il verso finale chiarisce il senso: la sosta nella grotta non è fuga dal mondo, ma ricarica per tornarci. La spiritualità è dinamica. Si prega per avere forza da spendere fuori.
Con questa poesia l’opera smette di parlare del sacro e lo pratica, magnificamente: ringraziare, chiedere, offrire. Un monito di una rilevanza essenziale, in questi tempi tanto dissacrati e spogliati della primigenia, ancestrale creaturalità. Un libro davvero prezioso, oggi più che mai, necessario e, sotto certi aspetti, terapeutico.
(La raccolta Metapoetica di Maresa Elia è stata l’ultima opera curata per le “Edizioni Progetto Cultura”, prima della sua dolorosa scomparsa, da Giorgio Linguaglossa, che pensò, da quel grande, pionieristico sperimentatore di nuovi linguaggi che era, di farlo precedere da una nota critica elaborata da ChatGpt; della tanto insolita esperienza, probabilmente tra le prime realizzate nella nostra editoria, Letizia Leone fornisce una sua acuta riflessione, che introduce il particolarissimo volume).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *