Archivio mensile:Luglio 2025

Teresa Wilms Montt

di Giorgio Stella

IV
Dormi quieto, Anuarí. Io sarò sempre tua. Ho mutato il
mio corpo in un altare sacro alle tue carezze e alle tue
labbra, profondo altare di venerazione.

Io reco l’incisione della lama del tuo riso nel punto ove
poso i miei occhi; il tuo riso carnivoro, mordace, che
fa delle tue labbra un bocciolo di sangue, denso di
bianche, lucide semenze.

Anuarí, il tuo sorriso è scempio e distruzione che reca
morte ad ogni mia speranza, il tuo sorriso è per la mia
mente come il lampo che stride nella notte. Madreperla
e veleno distillati dentro il mio cuore per lasciarlo
inerte. Continua a leggere

Johannes Bobrowski

di Giorgio Stella

Pianura

Lago.
Il lago.
Sprofondate
le rive. Sotto la nube
la gru. Bianchi, splendenti
dei popoli di pastori
i millenni, Con il vento

io risalii la montagna.
Qui vivrò. Un cacciatore
ero, ma mi afferrò
l’erba.

Insegnami a parlare, erba,
insegnami a essere morto e udire,
a lungo, e parlare, pietra,
insegnami a rimanere, acqua,
di me, e vento, non chiedere.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

L’ “invadenza”

 


«Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
 Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
 Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». [Lc 11,1-13] Continua a leggere

Robert Walser

di Giorgio Stella

Pioggia leggera

Cadeva la pioggia, leggera, leggera
(in una maniera,
che con tutta la mia buona volontà
non riuscirò a dirvi)
su quel grand’uomo dignitoso e pacato,
di genio illuminato,
di fama incoronato,
che stava lì serio e sovrano
tenendo(…) in mano.
Mentre la sua consorte il caffè beve
sui monti c’era, eterna, la neve,
la vedevano chiaramente.
Lui la guardava crudelmente,
freddo ed elegante,
giovane e vecchio, affascinante.
Il grand’uomo mise le mani nelle tasche
e poi gettò uno sguardo fugace
sulla propria attività fino a quel giorno,
al sanatorio c’erano betulle tutt’intorno
e frusciavano.

Miklòs Radnoti

di Giorgio Stella

19 aprile 1931

Ieri hanno sequestrato il mio nuovo libro,
ora sto seduto solo, con le dita
intrecciate attorno alle caviglie, oggi
con superstizione ho scavato sotto la soglia
una farfalla rossa, e lentamente m’addormento.

Mi ricordo! una volta una madre diciassettenne
priva di latte, la donna del mio amico,
si era assopita così stanca sopra la sua bimba di venti giorni
sognando camicine infantili
e scarpe nuove per il marito! e
si svegliò allegra come all’alba
nelle battaglie favolose i guerrieri al suono della tromba!

Mi sveglierò anch’io! sulla treccia
d’oro della mia amata urlerà la luce del sole
oscillando, la mia ombra crescerà fino al cielo
e con i miei ventidue anni sfrontati stanotte
per cena mangerò tre stelle!

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Maria Grazia Palazzo

Viviamo un tempo complesso e disorientante, perché nel caos della cronaca attuale che i media riportano, in tutto o in parte, in modo inesatto, incompleto, persino fuorviante, ci ritroviamo ad essere fruitori passivi di una narrazione ambigua, come in un loop di cui non conosciamo più bene la regia e di cui non ci sentiamo responsabili. Il nostro vivere è inestricabilmente legato a ciò che avviene nel mondo e abbiamo bisogno di interazioni diverse, per nutrire una speranza realista e sana, attraversando il presente nel modo più onesto possibile. La cultura della morte e del conflitto ci viene inoculata in ogni modo, senza soluzione di continuità. Continua a leggere

La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 10

La comunità liquida

Perché ci sentiamo spaesati pur avendo mille connessioni virtuali? Perché le nostre relazioni si dissolvono con la stessa facilità con cui nascono? E cosa succede alla nostra identità quando non abbiamo più radici stabili?
Le comunità tradizionali – basate sul territorio, la famiglia allargata e le istituzioni durature – stanno lasciando il posto a gruppi temporanei. Ci uniamo attorno a interessi del momento, piattaforme digitali o bisogni emotivi immediati. Queste nuove comunità sono fluide: nascono velocemente, si intensificano, poi svaniscono quando l’interesse cala o appare qualcosa di nuovo.
Il sociologo Zygmunt Bauman descrisse questo fenomeno come “modernità liquida”: tutto ciò che sembrava solido ora si scioglie. Nel quotidiano, viviamo questa liquidità come un’altalena tra l’euforia della connessione istantanea e l’angoscia dell’isolamento. Navighiamo in un mare di relazioni superficiali, dove l’appartenenza non è più un dato acquisito ma qualcosa da negoziare continuamente.
Questa fluidità ci dà più libertà di scelta, ma ci rende anche più fragili. Quando ogni legame può essere interrotto con un click, perdiamo quei riferimenti stabili che per secoli hanno guidato l’esperienza umana. Il paradosso è evidente: mentre cerchiamo disperatamente comunità, viviamo una solitudine più profonda.
Forse dovremmo distinguere quali connessioni vale la pena coltivare nel tempo, oltre l’immediatezza dell’emozione o dell’algoritmo.
In questo flusso continuo di appartenenze temporanee, riusciremo ancora a costruire qualcosa che assomigli a una casa?