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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino

Parole “transessuali”

I puristi si rassegnino: il pronome indefinito maschile qualcosa sta per mutar genere. Anzi, è già diventato femminile nella testa e negli scritti della stragrande maggioranza dei parlanti/scriventi (che tendono a concordare con cosa, trattandosi del composto di qualche e cosa):
“Qualcosa mi è sfuggita”;
“Qualcosa si è messa di mezzo”…

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino

Si diffonde sempre più largamente, anche presso i parlanti/scriventi cólti e coltissimi, il verbo beneficiare nella doppia accezione di ‘trarre’ e ‘dar beneficio’.
Sennonché, almeno fino a questo momento, beneficiare significa ‘trarre beneficio’, mentre beneficare vale ‘far del bene’.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 59

Espressioni come La finestra l’ho già aperta non sono accettabili solo nel parlato informale. Si tratta della dislocazione a sinistra, un modulo sintattico che esiste fin dalle origini della lingua italiana (lo si trova, ad esempio, nel Placito capuano del 960: «Sao ko KELLE TERRE, per kelle fini que ki contene, trenta anni LE possette parte Sancti Benedicti»).
È una frase marcata in cui un costituente (l’argomento) viene dislocato in posizione preverbale per acquistare rilievo e poi ripreso da un pronome, senza rispettare l’ordine normale Soggetto-Verbo-Oggetto.
Nella dislocazione a destra, invece, l’argomento è collocato alla fine ed è anticipato dal pronome: La mangi la pasta?
Mentre la dislocazione a destra è adatta esclusivamente a contesti colloquiali, la dislocazione a sinistra è assai meno soggetta a censura da parte delle grammatiche normative e la si trova sempre più spesso nelle scritture sorvegliate.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 58

Non solo tipologia per ‘tipo’, ma persino problematica per ‘problema’.
Sennonché problematica non significa ‘problema’, ma ‘insieme di problemi’, quindi non ha senso dire «Non ho preso la macchina per una problematica al freno».
Idem per quanto riguarda metodo/metodologia.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 53

Propositi

Sarei tentato d’inaugurare un nuovo genere letterario: la riscrittura di discutibili traduzioni d’opere classiche. Comincerei dalla versione di Delitto e castigo di Dostoevskij a firma di Serena Prina (Oscar Mondadori). Qualche esempio (la mia versione segue la freccia):

«Per strada c’era un caldo soffocante, afoso, e c’era gente dappertutto, dovunque c’era calce, legno, mattoni, polvere»
? «Per strada c’era un caldo soffocante e ovunque gente, calce, legno, mattoni, polvere»

«[…] tedeschi vari, fanciulle che vivevano da sole, piccoli impiegati e gente simile. C’era gente che entrava e usciva»
? «[…] tedeschi, fanciulle che vivevano sole, impiegatucci e gente simile. Chi entrava e chi usciva»

«tornò all’improvviso a balenare»
? «tornò d’improvviso [d’un tratto] a balenare»

«”E voi continuate a dire” continuò Raskòl’nikov»
? «”E voi continuate a dire” riprese Raskòl’nikov»

E queste le lascio a voi:

«non sarebbe forse stato possibile contare su una possibilità di successo»;
«lo guardava con sguardo molto fisso»;
«Non te ne farò pentire, in alcuno modo!»

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 52

Autofiction

Negli ultimi anni si contano ormai a dozzine gli autori italiani di varia statura che si cimentano col genere dell’autobiografia romanzata (da Antonio Moresco a Walter Siti, da Aldo Nove a Emanuele Trevi, da Eraldo Affinati a Edoardo Albinati), i più persuasi che la celebrazione e lo squadernamento dell’io anagrafico in tutta la sua voyeuristica oscenità possa di per sé conferire all’opera un plusvalore in termini di mordente e carica espressiva, quasiché la letteratura s’identificasse fatalmente con la deprecata letterarietà e dunque non si desse verità e autenticità fuori dalle coordinate del cosiddetto “vissuto”.
Nulla di più illusorio giacché
a) come dovrebbe esser noto, la letterarietà costituisce il proprium dell’arte della parola, ergo non è né evitabile né vitanda, ma buona o cattiva (qui si pare la nobiltà dell’artefice);
b) la coincidenza più o meno plenaria della voce narrante con la persona fisica dell’autore non muta il rapporto lettore-testo, essendo il patto che ne è all’origine sempre e comunque di natura finzionale;
c) non esiste conato o furore antiletterario che non si grammaticalizzi in letterarietà;
d) fino a nuovo ordine verità, immediatezza e sincerità non si ottengono per grazia celeste o di genere: si conquistano tramite calcoli e artifici tra sofisticati e sofisticatissimi, in difetto dei quali — autofiction o non autofiction — la pagina perde non solo verità, immediatezza e sincerità, ma spessore e ragion d’essere.

L’arte dell scrivere, di Gualberto Alvino. 52

Si diffonde sempre più largamente, anche presso i parlanti/scriventi cólti e coltissimi, il verbo beneficiare nella doppia accezione di ‘trarre’ e ‘dar beneficio’.
Sennonché, almeno fino a questo momento, beneficiare significa ‘trarre beneficio’, mentre beneficare vale ‘far del bene’.

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 51

Studiosi poco studiosi

Leggo in un saggio:
«In italiano antico, “pure” può possedere i significati additivo di ‘anche’, restrittivo di ‘soltanto’, avversativo di ‘nondimeno’».
Sennonché, “pure” ha sempre avuto quei significati. Anche oggi. Qualche esempio reale:
Pure io mangio a quell’ora ( = anche);
Non pure… ma anche… ( = non solo);
Sei intelligente; pure non capisci la matematica ( = tuttavia).

L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 50

Digitate in Google e in Google Libri la stringa «i più migliori» e vedrete che il costrutto non è affatto privo d’attestazioni lessicografiche e letterarie anche illustri. Ciò significa che è grammaticalmente corretto, visto che si tratta di una «possibilità dell’italiano», come dice un mio amico studioso?
Prendiamo intimo e infimo. Si tratta di superlativi, ma vengono percepiti dalla totalità dei parlanti/scriventi come aggettivi di grado positivo: “il mio più intimo amico” ecc.
Al contrario, migliore è (finora) avvertito come comparativo di buono, ergo “più migliore” è considerato erroneo. Non possiamo escludere che migliore abbia la stessa sorte di intimo e infimo, ma aspettiamo che accada.
Finora, ripeto, è un costrutto appartenente all’italiano dialettale, popolare, deficitario.