Lo stato dell’arte. Giacomo Cerrai

Caro Fabrizio, domande capitali le tue, che mi pare nascondano anche una certa angoscia. Se c’è, la condivido. Come dice un filosofo, non è la bellezza che salverà il mondo (come certo sai il principe Myshkin non lo ha mai detto davvero, sono relata refero di Ippolit) e neanche lo rovescerà, come dice il motto di LPELS, bensì è il mondo (noi) che deve salvare la bellezza. Credo che per la poesia sia lo stesso, che ha qualcosa da dire nella misura in cui noi abbiamo qualcosa da dire, magari allargando lo sguardo. Se c’è una speranza è proprio nella bellezza che sta a noi salvaguardare, e non parlo mica solo di estetica, ma soprattutto di etica, giustizia, indagine sulla e nella complessità, perché lì si nasconde il senso. Servirebbe una poesia analitica, sostenuta (ecco un’altra bellezza da salvare) da una lingua restituita non dico alla sua purezza ma alla sua proprietà, cioè non espropriata della sua capacità non solo di descrivere, ma di criticare, accusare, colpire se necessario, coltivare il dubbio, chiamare in giudizio il potere. E non parlo di una poesia cosiddetta civile, ma di una poesia che anche quando parla di un singolo disperso in una periferia o rovescia la lingua come un calzino lo faccia proprio per riappropriarsi di qualcosa di inalienabile. Compreso, almeno nello spazio di qualche verso, il senso di cui parli. Perciò la poesia (la buona poesia) deve essere salvaguardata, non solo come attività dello spirito (per quanto sommamente “inutile”, vedi Montale ed altri) ma anche come unico strumento (molto più della narrativa) che possa operare per lo sviluppo, l’articolazione, l’ampliamento di significato della lingua, e di conseguenza della capacità di dire le cose, che è libertà. Soprattutto perché il linguaggio dell’informazione, dei media, del commercio, dei social, della pubblicità, della cattiva politica (ma anche della cattiva poesia) va nella direzione opposta, che è quella dello slogan (ben descritto dal Canetti di “Massa e potere”), della semplificazione, della mozione elementare, della manipolazione.
La speranza, poi, è un’altra cosa. E’ il terreno della politica, che non andrebbe lasciato coltivare ai politicanti.
Un abbraccio.

10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *