POESIA E POLITICA.48. Matteo Veronesi

 

Avevo un amico che non credeva in niente, mi disse

che tutti gli uomini sono profeti ed ogni

volo di mosca può cambiare il mondo, e intanto beveva

il caffè, scriveva qualche cosa su un foglietto, guardava

tranquillo il passeggio sotto i portici – io non seppi Continua a leggere

Proibito ringraziare

di Fabrizio Centofanti

Immaginiamo che una legge severissima proibisse all’umanità di ringraziare: che cosa proverebbe? Si affaccerebbe un desiderio di pronunciare la fatidica parola? L’Eucaristia, sia feriale sia festiva, sarebbe vietata, perché significa “ringraziamento”. Da qualche parte il vocabolo salterebbe fuori, e i responsabili del suo utilizzo sarebbero puniti con la morte. Verrebbe allestito un cimitero per seppellire solo loro, rei di aver compiuto un atto temerario, coraggioso, ormai dimenticato: dire “grazie”. Tuttavia, da qualche parte, in un angolo sperduto del mondo, per l’assenza di autorità riconosciute o tribunali approvati dal governo, questa parola trascurata, negletta, invisa ai potenti della terra, sopravviverebbe, tuonerebbe, garantendo la conservazione del genere umano, col suo carico esplosivo di vita.

 

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A settembre la Grande Poesia Coreana sul Lago di Como

Kim-Kooseul

Dall’intensa lirica contemporanea di Seoul fino alle rive del Lago di Como: dal 12 al 16 settembre si terrà una ricca rassegna di eventi culturali dedicati alla poesia e alla cultura della Corea del Sud, promossa e organizzata da La Casa della Poesia di Como, I quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, L’Associazione “Parliamo Coreano”, Fondazione Alessandro Volta, e con il Patrocinio del Consolato Generale della Repubblica di Corea a Milano, del Comune di Lezzeno. L’iniziativa vedrà la partecipazione straordinaria di due tra le voci più prestigiose del panorama letterario asiatico: il poeta Choi Dongho, Professore Emerito alla Korea University e membro dell’Accademia Nazionale delle Arti della Repubblica di Corea, e la poetessa Kim Kooseul, Professoressa Emerita alla Hyupsung University di Seoul, accompagnati da un’ampia delegazione di autori coreani e poeti italiani.

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Due o tre


(Giorgio De Chirico)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. [Mt 18,15-20]

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Singolare, femminile, di Filomena Ciavarella

di Giovanni Parrini

È di ragguardevole sostanza, eppure di una leggerezza ineffabile, quel che riceviamo da Singolare, femminile, l’ultimo libro della poetessa Filomena Ciavarella, uscito per i tipi di RP Libri, nell’aprile scorso.
Esso è costituito da una poesia introduttiva, “A sé stessa”, più quattro sezioni, “Di poche briciole”, “Enaima”, “Singolare femminile”, “Note al margine”, per un totale di settantasette pagine. Continua a leggere

Viaggi

di Fabrizio Centofanti

Non riesco a smettere di guardare questa foto. Tu, su una specie di banchina, con la valigia, che guardi chissà dove. II mare è a circa un metro, attraversato dai riflessi delle case tipiche che colpivano la nostra fantasia. Sullo sfondo, la costa punteggiata dal bianco delle abitazioni e un cielo a macchie più blu man mano che vanno verso l’alto. Due imbarcazioni (una, poi, è sparita) si sfiorano: la prima si avvicina, l’altra – un motoscafo – sta prendendo il largo. Continua a leggere

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Corpo di fondo, di Lucianna Argentino

di Prisco De Vivo

Corpo di fondo di Lucianna Argentino

Poesia della trascendenza dei giorni azzurri che rimangono da vivere

Chi conosce già la poesia di Lucianna Argentino sa bene che il suo registro poetico si articola su “un desiderio di trascendenza”, una trascendenza dettata sull’esperienza umana, talvolta più profonda di un desiderio sradicato dalla passione; si può parlare di autobiografismo di una realtà spirituale che investe non solo tutti i sensi, ma che adotta con benevolenza una forma delicata e lirica che si modella sulla scrittura stessa, come una “conca” irta sull’acqua salata del mare, che dopo lunghi anni ritorna a riva e si lascia modellare ancora dall’acqua. Continua a leggere

Daìta Martinez, sant’anna

Daìta Martinez, sant’anna (Ilglomerulodisale 2025)

La poesia di Daìta Martinez, qui raccolta nel volume intitolato sant’anna, si offre al lettore come un’esperienza immersiva, una soglia in cui la parola esonda e riempie ogni spazio, diventando atto di incarnazione vera e propria. Fin dalle prime pagine si percepisce come per l’autrice la poesia non sia un mero esercizio estetico, né pura ricerca linguistica, ma potenza vocale che si spinge oltre ogni confine nel tentativo disperato – perché impossibile da compiere – di ridare una possibile forma al silenzio di per sé insostenibile. Ma il silenzio – o se si preferisce, il vuoto di senso, l’afonia della voce che grida – è inestirpabile e tuttavia estirpato dalla Martinez che colma il muro dei versi con pietre di parole. Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Cominciò a rivelare

(“Prigione” di Michelangelo)

“In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni»”. [Mt 16,21-27]

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Stelle

di Fabrizio Centofanti

Le stelle sono mappe di sogni: non basta farli, bisogna dargli un nome. Il grande carro è il tavolaccio dove preghi, prendi il caffè coi biscotti al cioccolato, snoccioli pensieri che dovrebbero servire a dare un volto plausibile al futuro. La Stella Polare è Cristo, che non entra mai abbastanza nella vita e bisogna allinearlo con Merach e Dubhe, i Puntatori: i sacramenti e la preghiera, che guidano, indirizzano, porgono, quasi, la luce del Messia. Guardando in alto – o in basso, secondo la stagione – appare Cassiopea, con la sua forma a zig zag, a memoria delle piroette, i salti mortali, le chicane da affrontare a intervalli regolari, come se la vita fosse uno slalom o una corsa di formula uno da decidersi all’ultimo metro. Dell’Orsa minore vedi solo Kochab e Pherkad, le altre rimangono nascoste, come con Dio, che ti chiede di procedere a tentoni, ignorando di che tipo sia la prossima stella da incontrare: gigante rossa, nana bianca, buco nero o pulsar. Il tempo passa e tu sei ancora lì, a dare un nome alle luci lontane e tremolanti, simili a sogni irraggiungibili. E invece sono elenchi dei tuoi desideri più profondi, destinati ad avverarsi, quando il Cristo ti avrà attratto nell’orbita abbagliante del suo abbraccio.