Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Morte 3

La Morte 3. Il canto delle cicale

Lo abbiamo sentito ripetere spesso: le stagioni non sono più quelle di una volta. Meno consueta, assai meno scontata, un’altra affermazione dello stesso tenore, relativa alla Morte: “C’era un tempo in cui la morte stessa era giovane e virile, quando falciava senza scrupoli il genere umano: pervasiva, inconfutabile, inarrestabile. Ora, anche la morte è invecchiata, tenuta in disparte, un terrore represso consegnato a qualche soffitta della nostra memoria”. Continua a leggere

Su “La ragazza dei macelli” di Marina Massenz

Su La ragazza dei macelli di Marina Massenz
di Giorgio Morale

Con la sua nuova raccolta poetica Marina Massenz ci dà una figura, quella de La ragazza dei macelli che dà il titolo al volume, che, con termine desunto da Harold Fish (Un futuro ricordato: saggio sulla mitologia letteraria, 1988), possiamo definire un archetipo storico, una figura in cui si può riassumere l’esperienza di quella che Miguel Gotor nel saggio omonimo ha chiamato “Generazione Settanta”. Continua a leggere

“Fondovalle” di Marino Magliani

Recensione di Francesco Improta

Marino Magliani, Fondovalle (Casa Editrice Carabba, collana “Corsara”, 2026)

L’ultimo lavoro di Marino Magliani dal titolo decisamente evocativo, Fondovalle, enfatizzato in copertina dal bellissimo acquerello di Lino Pastorelli, dice, ad una attenta lettura, molto più di quanto le poche pagine (96) possano farci immaginare. Si tratta, infatti, di un consuntivo della vita di un uomo e di un artista, spesso cresciuti insieme, com’è naturale che sia e talvolta separati e protesi a inseguire, lungo percorsi diversi, obiettivi differenti. Va premesso che il Fondovalle, cui ci si riferisce, è geograficamente identificabile nella Val Prino dove Marino Magliani è nato nel 1960 e dove ha trascorso la sua adolescenza, maturando un senso di colpa per la propria inadeguatezza a soddisfare le aspettative dei genitori. Ne consegue che il Fondovalle non è soltanto la vallata nell’entroterra d’Imperia, chiusa a settentrione da una spalliera di monti scoscesi, attraversata dal fiume Prino e punteggiata di case, uliveti e frantoi ma è anche il substrato della sua coscienza dove Magliani matura esperienze e consapevolezze che poi trasmette, in qualità di artista, ai suoi personaggi che gliele restituiscono filtrate e arricchite dalla vita autonoma che assumono nella sua narrativa. Continua a leggere

Decalogo. Omaggio a K.Kieslowski, di Alida Airaghi

IX. Non desiderare la donna d’altri

di Alida Airaghi

Cerbiatta veloce e leggera
agnella dal manto di ovatta.
Pantera rapace flessuosa
sinuosa anguilla di fiume.
Merla di piume nera
colomba bianca di ali.
Seppia celata in fondali
ape ronzante all’aperto.
Canto di upupa stanca
lince screziata del deserto.
Farfalla colorata di allegria:
sei di un altro, ma ti voglio mia.

L’amante giovane gode
dell’amore imprudente proibito:
la pelle profumata i capelli
sottili di una moglie non sua.
Smanioso e accanito, azzarda
incontri febbrili, segreti
appuntamenti, noncurante
del dolore di un noioso marito
che ascolta e guarda, impotente
custode del passato. Continua a leggere

Intervista a Laura Corraducci

 

  •   di Luca Pizzolitto
  • Ciao Laura, in questa intervista che ha per oggetto principale il tuo nuovo libro (Tableaux, PeQuod 2026), partirei, con le domande, proprio dal principio, dalla copertina: che significato ha, per te, la scelta di un titolo in lingua straniera? E quale immagine racchiude, per te, la parola Tableaux?

Ciao Luca, intanto grazie di questa intervista e grazie anche a chi ci ospita “La poesia e lo spirito”.

Allora, scegliere i titoli è stato spesso un grosso problema, la maggioranza delle mie poesie non ne ha nessuno e anche in questo mio ultimo libro è piuttosto così, fatico a chiudere in una parola (o in più parole) quello che magari il testo poetico o, in questo caso, un’intera raccolta può racchiudere, anche se comprendo bene che un titolo che abbia un certo impatto di immagini e suoni sia molto importante, in particolare modo per un libro. E’ il suo biglietto da visita. Per tutti i libri che ho scritto fino ad ora, Tableaux incluso, il titolo è arrivato da sé, per Il passo dell’obbedienza (Moretti e Vitali, 2020)  il libro precedente, fu verso la fine, questa volta, invece, è stato molto prima, stavo lavorando alla sezione dedicata ai dipinti (in francese la parola “tableaux” significa quadri) e avevo pensato di intitolarla così, poi, andando avanti con il libro ho sentito che doveva essere di tutta la raccolta.  Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Non abbiate paura

salmo 8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
“Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. [Mt 10,26-33]

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Il settimo senso. Visioni, epifanie e tracce di spirito nel cinema. # 2

di GIulio Bruno

La solitudine della vocazione autentica. Los Domingos di Alauda Ruiz de Azúa come controesempio filosofico bilaterale

1. Il controesempio cinematografico e la struttura bilaterale

Ainara è una diciassettenne basca cresciuta senza madre, in una famiglia con problemi economici, che all’ultimo anno di liceo sente crescere in sé il desiderio di dedicare la vita a qualcosa di più grande e chiede di trascorrere due settimane con le suore di clausura. Il film dispone questo dilemma tra due poli speculari: da un lato la cultura familiare e laica, incarnata dalla zia e, con più ambiguità, dal padre; dall’altro la tradizione religiosa istituzionale, rappresentata dal convento, dalla badessa, da Suor Isabel e dal giovane padre Txema.

I due poli esercitano una pressione costante su Ainara, presentandosi come risposte risolutive, ma rivelandosi infine sistemi parziali, portatori di difetti strutturali incapaci di accogliere il suo desiderio autentico. Il controesempio bilaterale simmetrico non confuta una posizione in favore dell’altra, le invalida entrambe simultaneamente. La tesi del film risiede nell’inadeguatezza dei modelli proposti rispetto al dilemma di Ainara, uno scarto che costituisce l’autentico nucleo concettuale dell’opera.

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La città che sale, di Gian Piero Stefanoni

di Gian Piero Stefanoni

Raccolgo in queste pagine un intreccio di riflessioni tra poesia e fede, tra parola poetica e interrogazioni del sacro. Nel dialogo un tentativo nell’affondo del mistero dell’uomo, delle sue aspirazioni, dalla nudità della Croce. Intrecciando, come in un piccolo rosario figure e testi di una parola poetica legata in modo diverso al pensiero cristiano, ne muove le istanze rammentando nella direzione della creaturalità quel disegno che l’uomo comprende, raccoglie e trascende. Dal perché delle ferite allora al perché della vita iscritta nel motivo della sua speranza, e della bellezza nell’attualizzata memoria di una parola poetica che, seppure provata, non teme la sua ricerca in relazione a una modernità nella voce e nel volto sempre più sfigurata. Questi gli autori di riferimento: Karol Wojtyla, Francis Jammes, Giovanni Testori, Gerard Manley Hopkins, Charles Péguy, Mario Dell’Arco, Madeleinue Delbrêl.

Passando ponte con Mario Dell’Arco, sesto connubio

Disperatamente ed eternamente umana la voce di Mario Dell’Arco, indimenticato architetto del secolo scorso e autore in dialetto di una Roma in poesia ritratta tra infermità e aspirazioni del moderno e ritagli classici, nei bagliori e nelle oscurità di una sacralità ora avversa e chiamata in causa ora rincorsa l’uomo non tornando più all’uomo. Continua a leggere

Konstantinos Kavafis

 

a cura di Giorgio Stella

Itaca

Quando parti alla volta di Itaca
augurati che il tragitto sia lungo,
pieno di avventure, pieno di sapere.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’adirato Poseidone non temere,
mai li incontrerai sulla tua strada
se il tuo giudizio rimane elevato, se un’emozione
squisita ti sfiora il corpo e lo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’ostile Poseidone non li incontrerai
se non li rechi dentro te nell’anima,
se la tua anima non li erge innanzi a te.

Augurati che il tragitto sia lungo.
Tanti siano i mattini d’estate in cui
con grande gioia e immensa delizia
entrerai in approdi mai visti prima;
fermati negli empori dei fenici
e procurati bella mercanzia,
madreperla e corallo, ambra ed ebano,

e aromi sensuali d’ogni sorta,
quanto più copiosi aromi sensuali,
vai in molte città egiziane
e impara più che puoi dai savi.

Itaca devi avere sempre in mente.
Giungervi è la tua meta.
Ma non affrettare mai il viaggio.
Meglio se dura tanti anni
e vecchio ormai ormeggi nell’isola,
ricco di quanto hai guadagnato strada facendo,
senza aspettarti che Itaca ti dia ricchezze.

Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non saresti partito.
Nient’altro ha da offrirti.

E se anche la trovi spoglia, Itaca non t’ha ingannato.
Saggio come sei diventato, con così tante esperienze
avrai già capito quanto vale un’Itaca.

[1911]

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Recensione a Metapoetica di Maresa Elia

 

di Francesco De Girolamo

Recensione a Metapoetica di Maresa Elia
(Edizioni Progetto Cultura, 2025) – di Francesco De Girolamo

Metapoetica di Maresa Elia porta il lettore fuori dal rumore. La poesia cerca il Sacro in un tempo schiacciato su profitto e produzione, dove mancano cura, scambio e condivisione.
Nei testi iniziali il Sacro appare nella natura. Immagini semplici come una foglia, un volo, un seme dicono qualcosa di integro che non si vende e non si piega all’utile. In Periferia il discorso si allarga: la periferia è il margine dove resistono voci e identità che il sistema prova a cancellare. L’identità si fa plurale e sfugge alle etichette. Il corpo resta intero, non merce, ma presenza viva. Continua a leggere

Roberto Carifi

Screenshot

a cura di Giorgio Stella

Ringraziamento

Accendi il lume che conosci,
qui è la nostra tomba,
qui dove l’orto fiorisce polvere
e il vento è voce,
ormai di chi devasta.
Noi siamo,
siamo nel cuore della Croce,
sotto un legno ricurvo e molle
con te che sei la madre,
con voi che la fame ha dissanguato.
Qui è la nostra casa,
la porta dove attendere,
abbiamo occhi minacciati
e ringraziamo.
Accendi il lume che conosci
e cosí sia.

Il figlio, Jaca Book, Milano 1995, p. 56.

Tutte le carezze del mondo – ricordando Plinio Perilli di Luca Benassi

 

– Che ne dici di iniziare con alcune interviste?
– Mi sembra un’ottima idea
– Pensavo ad alcune domande sul rapporto fra poesia e luce, dunque fra atto creativo e possibilità di aprire squarci su una realtà sempre più complessa e inafferrabile, sulla relazione fra poesia e speranza, versi e sacro.

È stato più o meno questo il dialogo con Don Fabrizio Centofanti quando ci siamo confrontati su questa nuova rubrica – immeritatamente affidata al sottoscritto – dal titolo forse troppo pretenzioso La Luce nella Stanza. Deciso l’argomento, la discussione si è spostata sui poeti da intervistare. Plinio Perilli è stato fra i primi nomi venuti in mente. La ragione non risiedeva solo nello straordinario acume critico e nella profondità del pensiero, o nella bellezza della sua poesia, quanto nell’atteggiamento di un uomo che, con gioia ed umiltà, è sempre in cammino alla ricerca della luce che l’arte e la letteratura possono dare. Continua a leggere