Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Libro 1

Il Libro 1. Un mondo a parte?

Secondo Andrea Kerbaker “Il primo libro non si scorda mai”. Il primo libro, in questo caso, è la Bibbia di Gutemberg, opera di una vita, che il tipografo tedesco, ideatore nel Quattrocento della stampa a caratteri mobili, realizza in 180 copie nella propria officina: “Il mestiere è totalmente nuovo: occorre insegnarlo ed inventare le varie fasi giorno dopo giorno, insieme agli apprendisti che si stanno formando con lui. Da subito, nell’officina si lavora su un testo a due colonne, dapprima su 40 righe, poi aumentate a 41 e infine a 42; il volume finale sarà noto infatti come la Bibbia delle 42 linee”. Continua a leggere

Giuliano Mesa

ritorna ciò che rimane,
ritorna
inaridito d’ossido,
non come,
non concavo,
solo parole andate,
che rimangono,
a fare piaghe,
una dopo l’altra,
làmina frangia intaglio,
a fare un corpo nuovo,
fatto di piaghe, fitte,
una accanto all’altra,
parole piaghe,
parole vere non più vere,
parola tace,
taci
taci

[da Fuga tripla]

Tu sei

di Fabrizio Centofanti

La gioia è difficile trovarla. Giri di qua, di là, e scopri al massimo risate sguaiate. Perché la gioia è superarsi, lasciare che sia un altro a prendere le redini. L’allegria è un’altra cosa. Anche questa non è poi così frequente: il correttore automatico, infatti, mi ha sostituito la parola. Ha messo Algeria. Magari lì sono felici, ma non credo.

La gioia sei Tu. Un Dio è gioioso per principio. Perché è Dio. Uno che gioisce non critica, si abbandona all’onda della vita che lo attraversa volentieri, perché alla vita piace vivere, naturalmente.

Ci inviti alla gioia, a perderci in Te, nella tua capacità di metterti da parte, di renderci importanti. L’amore è fare spazio. Gli ebrei lo chiamano “tzim-tzum”: il ritrarsi, perché l’altro sia.

lo sono perché Tu sei l’lo sono. E lasci che io sia.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

“Je est un autre

(G. Richter)

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

[Rm 14,7-9]

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Giuseppe Conte

Noi fioriamo così

Allora niente è cosa salda qui
niente, la sostanza che cerco
per me non appartiene
agli uomini, essere intero, indiviso
da se stesso, stabile come una roccia
continuo come un fiume
leggero come un anemone
alto come un acanto
rapido come un ramo
di pesco nel coprirsi di germogli
nessuno lo può.

Per questo riempiamo i fogli
di parole: per questo conosciamo il canto;
noi fioriamo così. Intanto
il sogno della vita si avvera
non sinché non ci tocchi un freddo, un nero
sporco risveglio.

[da Dialogo del poeta e del messaggero]

Il gran rifiuto

di Fabrizio Centofanti

L’equivoco è considerare il Cristianesimo come una rinuncia.
Che esista, è impossibile negarlo, ma è quella che troviamo nel rito del Battesimo: rinunciate a satana? E a tutte le sue opere? E a tutte le sue seduzioni?
Rinunciando al male, si apre uno scenario in cui i sensi godono delle cose giuste, rendono felici di ciò che piace a Dio e alle creature che vivono a Sua immagine. Da questo punto di vista, la situazione si ribalta: il piacere mondano porta sempre con sé un’inquietudine sottile, a volte inconscia, che rovina anche quelli che sarebbero i momenti più belli della vita. È un retrogusto amaro di cui tutti abbiamo fatto esperienza; richiama alla memoria il giovane ricco del Vangelo, che rifiuta di seguire Gesù: “se ne andò via triste”; quelli da lui considerati come beni che riempivano la vita, di fronte al Cristo, non possono bastargli. Continua a leggere

Intervista a Danila di Croce

Intervista per La poesia e lo spirito su Cose da sciogliere e rifare

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

La nascita è mistero per ogni creatura. Muove necessariamente da una relazione, può esigere ma anche scavalcare il nostro volere, chiede nutrimento per farsi identità. Una volta posta in essere, capita poi che l’avventura della vita, a seconda della prospettiva a cui ci si espone, induca a farne ipotesi di inizio o approdo mai definitivo (Dove ancora non siamo nati: così pensavo nella mia precedente raccolta).
Chissà, forse questo vale anche per quelle che, giocando sull’affinità fonetica e con una buona dose di incoscienza, chiamiamo talvolta creazioni (letterarie, musicali, architettoniche…). Continua a leggere

Remo Pagnanelli

L’hidalgo è stanco.
Il suo orizzonte è senza fondali,
se pure non erano parvenze quelle architetture,
e il copione già di per sé imprevedibile
non serve al suo futuro di trovarobe.
Così l’hidalgo stanco
non traccia più chimere
nell’arco del cielo e tutto
si riconnette – l’ora, il rosa
in uno smerigliato ma tenace
fluire, anche la sua bianca allegria
che pure gli sembrava prodigio inattaccato.

Da Epigrammi dell’inconsistenza

Chandra Candiani, Essere nuvola

Giovedì 10 settembre alle ore 18 nella Sala Excelsior del Cinema Anteo, in via Milazzo 9, a Milano, Chandra Candiani presenta la nuova raccolta di poesie Essere nuvola (Einaudi 2026) in dialogo con Giorgio Morale.

Dalla quarta di copertina
In questa raccolta la parola nasce fragile, si perde, ritorna. È una creatura viva Continua a leggere

POESIA E POLITICA.48. Matteo Veronesi

 

Avevo un amico che non credeva in niente, mi disse

che tutti gli uomini sono profeti ed ogni

volo di mosca può cambiare il mondo, e intanto beveva

il caffè, scriveva qualche cosa su un foglietto, guardava

tranquillo il passeggio sotto i portici – io non seppi Continua a leggere