Recensione di Francesco Improta
Torna in libreria, a undici anni di distanza dalla prima pubblicazione, Il testamento del greco, una spy story ambientata a Genova e nel suo entroterra. A voler essere fiscali, l’azione comincia nella Val d’Orcia, in provincia di Siena, dove il Greco, un agente dei Servizi segreti, dopo la morte della moglie, si è rintanato in compagnia del figlio quattordicenne Alessandro perché, come si legge testualmente, “il Greco aveva un’ossessione: proteggere dalla verità le persone che amava” pur sapendo, dal momento che lo aveva sperimentato sulla propria pelle, che “lo sradicamento genera confusione e sofferenza”. Non basta, in questo ambiente appartato, lontano da occhi indiscreti, insegna al figlio a muoversi come un lupo solitario per farne un perfetto soldato, meglio ancora, una perfetta macchina da guerra plurilingue. Il figlio, addestrato quotidianamente all’uso delle armi e alle tecniche dell’intelligence, considera, però, quelle lezioni incomprensibili e infatti il prologo è punteggiato di “perché”, di domande a cui trova una risposta, sia pure parziale, solo dopo la lettura del testamento (da cui il titolo del libro), l’anno successivo alla morte del padre. Cade il velo che gli aveva coperto gli occhi fino ad allora e la realtà si svela in tutta la sua drammaticità: la madre non è morta in un incidente automobilistico, come aveva sempre creduto, ma è stata assassinata. Continua a leggere

















