L’obbedienza dell’acqua, di Francesca Piovesan

 

di Ivano Mugnaini

L’obbedienza dell’acqua, Francesca Piovesan, Puntoacapo, 2025     

 

Nel panorama poetico contemporaneo, dove spesso prevale l’urlo o il sussurro compiaciuto, la raccolta L’obbedienza dell’acqua (Puntoacapo Editrice, collana «Intersezioni» n. 151) di Francesca Piovesan si distingue per una ricerca che non teme il silenzio né la metafisica.  Continua a leggere

Wislawa Szymborska

 

a cura di Giorgio Stella

Perché mai a tal punto singolare?
Questa e non quella? E qui che ci sto a fare?
Di martedì? In una casa e non nel nido?
Pelle e non squame? Non foglia, ma viso?
Perché di persona una volta soltanto?
E sulla terra? Con una stella accanto?
Dopo tante ere di non presenza?
Per tutti i tempi e per tutti gli ioni?
Per i vibrioni e le costellazioni?
E proprio adesso? Fino all’essenza?
Sola da me con me? Perché, mi chiedo,
non a lato né a miglia di distanza,
non ieri, né cent’anni addietro, siedo
e guardo un angolo buio della stanza –
come, rizzato il capo, sta a guardare
la cosa ringhiante che chiamano cane?

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Accoglienza

 

 

  (M. Chagall)

«In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.» [Mt 10,34.37-42]

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Ricordo del futuro

di Stefanie Golisch

a mio fratello

La tua vita

Un giovane viene arrestato. Sono tempi bui. Viene mandato in un campo dove trascorrerà la sua vita. Al suo rilascio, un vecchio uomo lo fissa nello specchio. Chi è questo uomo? Forse è meglio non porsi questa domanda e piuttosto concentrare i propri pensieri su alcuni imperativi contemporanei.
Conosci te stesso – ma solo entro i limiti di ciò che è consentito. Misura il tuo girovita. Conta le calorie. Renditi conto che basta una sola parola sbagliata e sei fuori dalla compagnia dei benpensanti.
Un resort di lusso per i ricchi nei paesi dei poveri e un posto in un dormitorio per i poveri. Continua a leggere

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista ad Annamaria Ferramosca

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista ad Annamaria Ferramosca

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita?

Con questa tua prima domanda mi hai riportato molto indietro nel tempo, sui banchi del liceo, quando mi incantavo ascoltando i versi dei lirici greci, mia prima immersione nella dimensione pura della poesia che da allora non mi ha più abbandonato; sì, la luce che quella poesia effondeva, era un simbolo potente, associato a qualcosa di immateriale, o divino, come la misteriosa forza della bellezza e dell’amore in Saffo o come il senso di sacra pienezza della gloria in Pindaro o quella sconfinata dimensione di luce in Alceo, quando celebra il sole e la natura che ne è invasa. Una luce che dagli albori della scrittura poetica ha poi attraversato i secoli e guidato la penna dei poeti come metafora della splendida forza della conoscenza, luce-guida per contrastare la parte oscura della vita, l’insondabile mistero della morte e dell’altrove, e tutto il buio che sedimenta nel fondo della nostra interiorità. Continua a leggere

Tomas Tranströmer

 

a cura di Giorgio Stella

Tracce

Di notte, alle due: chiaro di luna. Il treno si è fermato
in mezzo alla pianura. Lontano i punti luminosi di una città,
freddamente scintillanti all’orizzonte.

Come quando un uomo è così immerso in un sogno
che mai, ritornato al suo spazio,
ricorderà di esserci stato.

E come quando qualcuno è cosí immerso in una malattia
che i suoi giorni passati divengono solo pochi punti luminosi,
uno sciame,
piccolo e freddo all’orizzonte.

Il treno è assolutamente immobile.
Alle due: forte luce lunare, poche stelle.

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Morte 3

La Morte 3. Il canto delle cicale

Lo abbiamo sentito ripetere spesso: le stagioni non sono più quelle di una volta. Meno consueta, assai meno scontata, un’altra affermazione dello stesso tenore, relativa alla Morte: “C’era un tempo in cui la morte stessa era giovane e virile, quando falciava senza scrupoli il genere umano: pervasiva, inconfutabile, inarrestabile. Ora, anche la morte è invecchiata, tenuta in disparte, un terrore represso consegnato a qualche soffitta della nostra memoria”. Continua a leggere

Su “La ragazza dei macelli” di Marina Massenz

Su La ragazza dei macelli di Marina Massenz
di Giorgio Morale

Con la sua nuova raccolta poetica Marina Massenz ci dà una figura, quella de La ragazza dei macelli che dà il titolo al volume, che, con termine desunto da Harold Fish (Un futuro ricordato: saggio sulla mitologia letteraria, 1988), possiamo definire un archetipo storico, una figura in cui si può riassumere l’esperienza di quella che Miguel Gotor nel saggio omonimo ha chiamato “Generazione Settanta”. Continua a leggere

“Fondovalle” di Marino Magliani

Recensione di Francesco Improta

Marino Magliani, Fondovalle (Casa Editrice Carabba, collana “Corsara”, 2026)

L’ultimo lavoro di Marino Magliani dal titolo decisamente evocativo, Fondovalle, enfatizzato in copertina dal bellissimo acquerello di Lino Pastorelli, dice, ad una attenta lettura, molto più di quanto le poche pagine (96) possano farci immaginare. Si tratta, infatti, di un consuntivo della vita di un uomo e di un artista, spesso cresciuti insieme, com’è naturale che sia e talvolta separati e protesi a inseguire, lungo percorsi diversi, obiettivi differenti. Va premesso che il Fondovalle, cui ci si riferisce, è geograficamente identificabile nella Val Prino dove Marino Magliani è nato nel 1960 e dove ha trascorso la sua adolescenza, maturando un senso di colpa per la propria inadeguatezza a soddisfare le aspettative dei genitori. Ne consegue che il Fondovalle non è soltanto la vallata nell’entroterra d’Imperia, chiusa a settentrione da una spalliera di monti scoscesi, attraversata dal fiume Prino e punteggiata di case, uliveti e frantoi ma è anche il substrato della sua coscienza dove Magliani matura esperienze e consapevolezze che poi trasmette, in qualità di artista, ai suoi personaggi che gliele restituiscono filtrate e arricchite dalla vita autonoma che assumono nella sua narrativa. Continua a leggere

Decalogo. Omaggio a K.Kieslowski, di Alida Airaghi

IX. Non desiderare la donna d’altri

di Alida Airaghi

Cerbiatta veloce e leggera
agnella dal manto di ovatta.
Pantera rapace flessuosa
sinuosa anguilla di fiume.
Merla di piume nera
colomba bianca di ali.
Seppia celata in fondali
ape ronzante all’aperto.
Canto di upupa stanca
lince screziata del deserto.
Farfalla colorata di allegria:
sei di un altro, ma ti voglio mia.

L’amante giovane gode
dell’amore imprudente proibito:
la pelle profumata i capelli
sottili di una moglie non sua.
Smanioso e accanito, azzarda
incontri febbrili, segreti
appuntamenti, noncurante
del dolore di un noioso marito
che ascolta e guarda, impotente
custode del passato. Continua a leggere

Intervista a Laura Corraducci

 

  •   di Luca Pizzolitto
  • Ciao Laura, in questa intervista che ha per oggetto principale il tuo nuovo libro (Tableaux, PeQuod 2026), partirei, con le domande, proprio dal principio, dalla copertina: che significato ha, per te, la scelta di un titolo in lingua straniera? E quale immagine racchiude, per te, la parola Tableaux?

Ciao Luca, intanto grazie di questa intervista e grazie anche a chi ci ospita “La poesia e lo spirito”.

Allora, scegliere i titoli è stato spesso un grosso problema, la maggioranza delle mie poesie non ne ha nessuno e anche in questo mio ultimo libro è piuttosto così, fatico a chiudere in una parola (o in più parole) quello che magari il testo poetico o, in questo caso, un’intera raccolta può racchiudere, anche se comprendo bene che un titolo che abbia un certo impatto di immagini e suoni sia molto importante, in particolare modo per un libro. E’ il suo biglietto da visita. Per tutti i libri che ho scritto fino ad ora, Tableaux incluso, il titolo è arrivato da sé, per Il passo dell’obbedienza (Moretti e Vitali, 2020)  il libro precedente, fu verso la fine, questa volta, invece, è stato molto prima, stavo lavorando alla sezione dedicata ai dipinti (in francese la parola “tableaux” significa quadri) e avevo pensato di intitolarla così, poi, andando avanti con il libro ho sentito che doveva essere di tutta la raccolta.  Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Non abbiate paura

salmo 8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
“Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. [Mt 10,26-33]

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