Archivi categoria: Religioni e sette

DON LORENZO MILANI: UN PRESBITERO DELLA CHIESA FIORENTINA

DON LORENZO MILANI: UN PRESBITERO DELLA CHIESA FIORENTINA


di Fabiano D’Arrigo

Le celebrazioni in occasione del centenario della nascita di don Lorenzo Milani volgono ormai al termine.

E’ utile, perciò, porsi una domanda.

Chi era Lorenzo Milani?

La risposta tutto sommato è semplice.

Lorenzo Milani era un presbitero della Chiesa cattolica: ha svolto il suo ministero prima come cappellano a San Donato di Calenzano e poi come priore a Sant’Andrea di Barbiana nella Diocesi di Firenze.

Come presbitero ha sofferto, e molto, a motivo delle avversioni, causate per lo più da incomprensioni e da motivazioni politiche, da parte di alcuni suoi confratelli sacerdoti e soprattutto da parte del suo vescovo il cardinale Ermenegildo Florit.

Papa Francesco il 20 giugno 2017 durante il suo pellegrinaggio a Barbiana ha pubblicamente riconosciuto l’esemplarità della missione sacerdotale di Lorenzo Milani.

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“L’universo in periferia, S-Oggetti sparsi intorno alla Poesia”, di Francesco Macciò

di Gabriella Galzio

Frutto di un lungo e accurato lavoro, quest’ultimo libro di Francesco Macciò – L’universo in periferia. S-Oggetti sparsi intorno alla Poesia (Moretti & Vitali 2023) – è un contributo pregevole alla critica letteraria e insieme la testimonianza del suo spessore autoriale. Uno spessore non esibito, se nel risvolto di copertina, laddove è riportata la nota biobibliografica, davanti a scrittore e saggista, non è menzionato il poeta. Un omissis, a mio parere, sostanziale, in quanto solo un poeta può così magistralmente padroneggiare téchne e senso della musica da farne un abile critico letterario, artefice di un libro così colto e raffinato. Rimane il fatto che la presenza del poeta è centrale, perché è da questa postazione – in quanto poeta – che Macciò non solo esercita con rara perizia ed eleganza l’arte della critica letteraria, ma si interroga sulle sorti della Poesia (scritta con l’iniziale maiuscola). E sarà perché per lui la poesia è dono d’amore, in me – disamorata dal decadimento della società letteraria – ha risvegliato l’affezione per le qualità nobili della letteratura. E già solo per essere in grado di sortire – in me e presumo in altri – questo piccolo prodigio, il libro meritava di venire alla luce. È infatti una guida mirabile a un viaggio nella nostra poesia, dai grandi del passato, come Dante e Giacomo Leopardi, ai contemporanei del Novecento, come Cesare Pavese, Giorgio Caproni ed Edoardo Sanguineti; questi ultimi due, conosciuti personalmente, su cui l’Autore ha potuto gettare qualche luce conoscitiva in più. Nel libro si incontrano poeti, dai più noti ai meno conosciuti, meritevoli di riscoperta, come Lorenzo Pittaluga e Giovanni Battista Conrieri; e un’unica presenza femminile, l’argentina Alejandra Pizarnik, cui Macciò regala un piccolo gioiello della critica, incastonato nel panorama interamente italiano e maschile antologizzato, in particolare ligure, come anche le Letture conclusive di Giuseppe Conte e Mauro Macario attestano. Questa raccolta di saggi critici (alcuni più recenti, altri, la cui elaborazione si estende anche nell’arco di un quarto di secolo) non ha del resto la pretesa di essere esaustiva dell’intera storia della poesia, ma costituisce la testimonianza del viaggio formativo di un poeta alla ricerca della sua dimensione letteraria e della sua cifra. Qui, infatti, il grande oggetto d’indagine è la Poesia, intorno alla quale sono sparsi – come recita il sottotitolo – i Soggetti-Oggetti di una galassia che la Poesia raduna intorno a sé come magico attrattore. Ed ecco che nel suo viaggio l’Autore si interroga sull’intima essenza, pressoché sovratemporale, della Poesia, così come sulla sua identità e funzione nella contemporaneità; per scoprire che l’universo della poesia, come recita il titolo, è finito ai margini, alla periferia del mondo, e che occorre nuovamente “metterla al centro della propria esistenza unita alle altre arti come cosa viva”.  Continua a leggere

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Maria Pia Romano, “Controluce”

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Controluce, Besa Muci Editore, 2024

Da due settimane è arrivato in libreria, per i tipi di Besa, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, Controluce, che su proposta di Maria Cristina Donnarumma ha ottenuto una candidatura al LXXVIII premio letterario Strega. Credo che la Romano non abbia bisogno di presentazioni; attiva da una ventina di anni sul versante della letteratura e del giornalismo la scrittrice, pugliese di adozione ma originaria di Benevento, ha già ottenuto diversi riconoscimenti di prestigio. Controluce è, come si legge nella quarta di copertina, la storia di due solitudini: una pittrice che dipinge le onde e uno scienziato che studia l’aria, sullo sfondo di una terra magica e incantata, qual è il Salento. Continua a leggere

Il santo realismo


di Alberto Fraccacreta

Quale linea politica hanno osservato gli ultimi tre ponteficiGiovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco nel delicatomomento storico tra la caduta del muro di Berlino e il post-postmodernismo? È il tema dell’interessante saggio di Matteo Matzuzzi, Il santo realismo (prefazione di Dario Fabbri, Luiss University Press, pp. 162, € 16,00), centrato sul ruolo della Chiesa nel contatto con gli avvenimenti internazionali dal movimento diSolidarno?? all’emergere dei fondamentalismi, sino al rapporto con gli Stati Uniti e la Cina. Condotte diplomatiche apparentemente diverse che hanno richiesto una buona dose di pragmatismo iniettato di santa prudenza (e talvolta anche di santo ardore). Continua a leggere

Ogni religione è “sacra” per chi la professa

di Antonio Sparzani

A quel che risulta agli antropologi tutti i popoli al mondo hanno sviluppato un qualche insieme di credenze cui siamo disposti a dare il nome di religione; di alcuni sappiamo davvero molto poco, forse i più misteriosi sono gli abitanti dell’isola di North Sentinel, nell’arcipelago delle Andamane, appartenenti all’India, che ci tengono a stare isolati da tutto il resto e che male accolgono qualsiasi visitatore (tra gli altri, in anni recenti, un povero missionario cattolico, ignaro evidentemente di tutto, ci lasciò la pelle). Ma in tutti i casi più conosciuti si è notata la credenza in qualcosa di “soprannaturale” in un qualche senso della parola. Continua a leggere

La libertà è un’altra cosa

gabbiaSono veramente perplessa e dispiaciuta dal tipo di prese di posizione sulla questione “burkini” che ho letto sulle bacheche di Facebook di gloriose femministe, compagne, amiche. Al di là del goffo editto francese (che mi pare più manipolatorio e dettato da un desiderio di ridicola “vendetta”, che non da un progetto politico), è piuttosto inquietante per me sentire impugnato un valore di “libertà” per la questione, come se questa libertà esistesse, ma soprattutto come se l’argomento non facesse parte di diritti costituzionali sui quali non è legittimo a mio avviso accettare alcun compromesso. Il rispetto delle culture non può eliminare quei valori morali, etici e politici che sono il frutto di 200 anni di cammino illuministico e oltre 100 anni di lotte femministe. Tollerare che a una donna sia imposto dalla propria convenzione sociale (che lei la possa “accettare” o meno è un’altra questione: la verità è che non ha possibilità di scelta pena l’esclusione dal suo gruppo di appartenenza) una copertura che non protegge la sua libertà, ma tutela unicamente il timore del suo Patriarca (chiunque sia: marito, fratello, padre, nonno, capo della comunità) di perderne, foss’anche per una mera fantasia sessuale, il suo esclusivo possesso e sottomissione. Di questo si tratta.
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A Medjugorje (e dintorni) fuori dagli schemi

Testo di Giovanni Agnoloni, foto di Andrea Fantini

Il luogo delle apparizioni, sul Podbrdo

Parlare di un viaggio a Medjugorje può rivelarsi difficile. Si rischia di far arrabbiare tanta gente, credente e non. Con queste righe, voglio scansare questo semplice inghippo, che di per sé scoraggia alla lettura, disinnescando le tematiche spirituali e il mio stesso modo di pormi davanti alla fede.
Questo è un reportage, che riferisce fatti e sensazioni. Perché un pellegrinaggio, in definitiva, è un viaggio, e ogni viaggio è, a suo modo, un pellegrinaggio.
Io oggi sono un credente, o meglio, come direbbe Joseph O’Connor, un “vero credente”, nel senso che rifuggo dalle ritualità esteriori bigotte e recitate, e mi calo nella vita. Per me la spiritualità e il rapporto con il Divino sono la ricerca e il dialogo costante con il centro dell’essere, il Sé, la radice dell’identità. E, come prima di partire ho scritto su Facebook, da questo viaggio non mi aspettavo miracoli o rivelazioni sconvolgenti, ma conferme.
Sono arrivate, anche se, come in ogni buon romanzo, in modo piuttosto sorprendente.

Il porto di Ancona alla partenza

Dopo la traversata in mare da Ancona a Spalato con mio cugino Andrea Fantini, matematico pure lui cristiano fuori dagli schemi, il tragitto in auto fino a Medjugorje è stato un percorso nel cuore di una natura scabra e montagnosa, tagliata come un graffio dalla modernissima A1 croata. Poi, dalla fine di questa alla nostra destinazione, passando per la frontiera bosniaca, è stato un susseguirsi di curve e colline boscose aperte su una pianura piatta e mossa da coltivazioni verdeggianti. Un’eco di Vietnam, o comunque di Sud-est asiatico. Mal d’auto del sottoscritto.
Medjugorje si annuncia all’improvviso, e quasi ti ci ritrovi dentro, con la sua proliferazione di alberghi, casette più o meno moderne e negozietti i più vari, che fanno corona alla chiesa parrocchiale e ai luoghi delle apparizioni della Madonna, che sono qui testimoniate fin dal 1981. Prima c’erano solo coltivazioni, soprattutto di tabacco, e pascoli per i pastori e le loro bestie.
In me non ha prevalso il fastidio per la “commercializzazione del sacro”, pur innegabile. Questa gente di qualcosa deve pur vivere. E, come avrei visto nei due giorni seguenti, è per lo più brava gente, segnata dai ricordi della guerra civile e, naturalmente, da quanto qui è successo e succede ancora. Continua a leggere

PASQUA DI RISURREZIONE

di Guglielmo Spirito

Il giovedì santo la chiesa aveva posto a suggello della celebrazione del triduo pasquale l’affermazione del vangelo di Giovanni: “Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Certamente non vuol significare solo che Gesù starà fedele al suo amore fino alla morte, ma più precisamente che va incontro alla morte perché si sveli in tutto il suo splendore l’amore che lo muove rispetto al Padre e a tutti noi. Nella stessa celebrazione, con l’istituzione dell’eucaristia e la lavanda dei piedi, l’amore era definito nel suo mistero di dono (“questo è il mio corpo, che è per voi”) e di servizio (“Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”). La posta in gioco è ‘aver parte con lui’. Accogliere il servizio di Gesù e non praticarlo al fratello significa non riconoscere quel ‘corpo, che è per noi’, tanto il mistero dell’amore parla di Dio e dell’uomo insieme. Continua a leggere

“Il Cristo zen” – Intervista a Raul Montanari

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Il Cristo zen è un saggio di Raul Montanari edito da Indiana, di grande profondità e originalità. Segue qui la mia recensione, precedentemente uscita su La Poesia e lo Spirito, unita poi, per Postpopuli.it, a un’intervista all’autore, che ringrazio per la disponibilità.

Certi libri sono perle di saggezza, e ti fanno chiedere se l’autore, che si professa ateo, non abbia invece scoperto l’essenza stessa della fede. Penso a Il Cristo zen, di Raul Montanari (Indiana Editore, 2011), opera che accosta temi e passi della tradizione cristiana e di quella del buddhismo zen, dopo un’illuminante introduzione sulle varie scuole della spiritualità orientale. Continua a leggere

“Il crocifisso”, di Leonardo Marini

Recensione di Giovanni Agnoloni

Ho maturato da qualche tempo il convincimento che Dio non sia qualcuno in cui si crede o non si crede. Lo si è o non lo si è. O meglio: lo si riconosce o non lo si riconosce come presenza/Fonte energetico-spirituale, dentro di sé.

Lo dico perché c’entra con questo romanzo di Leonardo Marini, intitolato emblematicamente Il crocifisso (Galaad Edizioni, 2011). È un libro molto particolare, il terzo romanzo di questo brillante sceneggiatore, tra gli autori dell’adattamento televisivo dei romanzi di Andrea Camilleri della serie del Commissario Montalbano.

Il suo romanzo, però, non è la storia di un’indagine, per lo meno non in senso immediato. In realtà, indaga eccome. Il protagonista è Alessio Parisi, un maestro elementare un tempo “credente”, ma poi serenamente riconosciutosi “ateo”, sposato a una donna (Giovanna) anche lei priva di fede, e padre di due bambine non battezzate. Continua a leggere

“Lodi a Maria e arte in Suo onore”, di Valentino Salvoldi

Recensione di Giovanni Agnoloni

Nella raccolta di quattro volumi di Lodi a Maria e arte in Suo onore (Edizioni Messaggero Padova) di Don Valentino Salvoldi mi sono imbattuto per uno di quei casi del destino che, secondo me, casi non sono.
Ero giunto da poco all’Albergo Centrale di Fino del Monte (BG), sotto la Presolana, per la performance letterario-musicale di Davide Sapienza e Giuseppe “Jos” Olivini sul libro La musica della neve (Ediciclo) di Davide, poi rivelatasi (ma non che avessi dubbi) un’esperienza straordinaria.
Ma evidentemente c’erano anche altre sorprese ad attendermi. Continua a leggere

La Qabbal?h

Religioni senza frontiere

La Qabbal?h

125 gradini per arrivare all’infinito

Di Mara Macrì

Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo www.actapopuli.net

In Italia è conosciuta soprattutto per le clamorose conversioni di Madonna e Demi Moore, donne per le quali i giornali scandalistici hanno speso intere pagine, paragonando quest’antica conoscenza ad una sorta di scienza magico-esoterica distorcendone i contenuti. Continua a leggere

Il Nilo e la memoria del futuro

Articolo di Guglielmo Spirito


Gli dei conoscono il futuro, gli uomini ciò che accade,
i saggi ciò che si avvicina.
Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, VIII, 7

 

Gli uomini conoscono ciò che accade.
Il futuro lo conoscono gli dei,
assoluti e unici detentori di ogni luce.
Del futuro i saggi vedono
Ciò che si avvicina. L’udito,

in ore di studi profondi, a volte
è scosso. Il segreto clamore
dei fatti che si avvicinano giunge loro.
E lo ascoltano con devozione. Fuori, invece,
sulla strada, il popolo non sente nulla.

Konstantinos Kavafis, I saggi ciò che si avvicina Continua a leggere

Europa Cristiana Libera

di Mara Macrì presidente di Acta Populi

La Sala del Consiglio del XII Municipio del Comune di Roma è gremita di gente nonostante fuori, nel cortile sotto un cielo grigio, ci siano tre gazzelle della polizia e nove uomini di scorta al freddo, che proteggono Magdi Cristiano Allam.

Intervenuto alla rassegna letteraria Dodici nel 12 “Incontri d’autore”, su invito del Presidente Pasquale Calzetta a presentare il suo ultimo libro “Europa Cristiana Libera” (Mondadori Editore) Allam parla con voce pacata e appassionata, racconta la sua esperienza di vita e di fede ad un pubblico attento e silenzioso, aprendo il dialogo con le frasi introduttive del suo libro:

Sabato 22 marzo 2008, nella notte della Veglia pasquale, dopo cinquantasei anni trascorsi da musulmano, sono rinato nella piena consapevolezza della fede in Cristo, ricevendo dalle mani del suo vicario Papa Benedetto XVI, il battesimo, la cresima e l’eucarestia. Continua a leggere

Propongo un’altra visione del cristianesimo

Credo che ci sia un’altra visione del cristianesimo:

  1. La chiesa dei discepoli di Gesù è solo una riunione cultuale in cui ci si riunisce per pregare e invocare Dio.
  2. Il cristianesimo non è una cultura ma un principio di critica radicale dell’ingiustizia mediante un appello continuo a Dio e alla sua giustizia, giustizia che Lui solo può intervenire a instaurare, quando come e se ne ha voglia. Il cristiano si adopera con le sue proprie singole forze a realizzare nella sua vita e nel suo ambiente la giustizia di Dio, senza ricorrere ad altri strumenti che quelli della sua persona. Continua a leggere

“Le due sponde”, di Guglielmo Spirito

 

Se non fossi egiziano, egiziano vorrei essere.
Mustafa Kamil

Dall’Egitto ho chiamato mio figlio

(Mt 2, 15)

Alessandria/Catanzaro,
agosto 2009

Sorvoliamo il Mediterraneo, in discesa verso la costa egiziana. Il mare scivola all’indietro e si perde fuori del finestrino. Un chiarore abbagliante, ovunque, appena attutito (o forse ingrandito, deformato?) dalla coltre di un giallastro sporco – pensavo fosse sabbia ed è invece smog-, che incombe come un lenzuolo lurido sul Cairo, avvolge l’arrivo nella terra dei copti. Continua a leggere

Sciamani del terzo millennio

La religione del peyote

Di Mara Macrì

Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo www.actapopuli.net

Abitatori indigeni dell’America così furono chiamati da Cristoforo Colombo che credeva di aver scoperto una parte dell’India Asiatica. Gli indiani d’America, detti anche Pellirossa per il color rame della loro pelle. Nelle grandi enciclopedie vengono definiti affini alla razza mongolica, con capelli neri e folti, barba rada, fronte bassa, cranio mesocefalo…

Coraggiosi, tenaci, fedeli ma pigri e crudeli (Diz. Enc. Mod.. Ed. Labor) nella realtà un grande popolo in estinzione ricco di un patrimonio di saggezza, spiritualità e conoscenza fitoterapica che ribalta la mentalità acquisita dai films western che collocano i “bianchi” nella categoria dei buoni e definiscono i pellirossa selvaggi tagliatori di gole. Ma chiunque approdi ad Ovest, dove vive l’America “pellerossa” concentrata in riserve non più grandi della nostra Calabria o della metà del Lazio, può scoprire la verità e l’incanto racchiusi in luoghi lontani dalla cultura occidentale e materialistica, dove antiche comunità Navajo, Yaqui, Kiowa, Apache ed altri nuclei meno numerosi cercano di sopravvivere lungo i sentieri del sacro e dei culti ancestrali. Eppure, ancor oggi, in un mistico silenzio mito e storia si fondono con la religione e la medicina indiana – erbe medicinali, trance, massaggi terapeutici e canti – riaffermano nonostante tutto l’antico culto del Peyote sacro, la pianta utilizzata per secoli dalle popolazioni mesoamericane per cerimoniali religiosi, mistico-visionari, alimentari e curativi. Continua a leggere

Le religioni convergono verso la verità, ognuna a suo modo: un’idea antica e attuale

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1. L’esperienza storica di ebraismo e cristianesimo, in territori estremamente vasti del nostro pianeta, dimostra che essi hanno assunto forme e comportamenti profondamente differenziati nelle diverse epoche e nelle diverse aree geografiche. Questi monoteismi sono stati a volte estremamente tolleranti e a volte estremamente intolleranti. E tra i due lati opposti del ventaglio esistono tante posizioni intermedie che si sono attuate concretamente e che sono state formulate teoricamente. Sono in sostanza convinto, per ripetere un’affermazione di Jacob Neusner, che le religioni siano quello che gli uomini decidono di farne, perché anche in passato esse si sono presentate in forme profondamente diverse. Continua a leggere

La sindone e la religione dei primi cristiani

I Vangeli di Marco, Luca, Matteo e il vangelo degli Ebrei parlano di un lenzuolo in cui Gesù fu avvolto. Pubblico un’analisi di questi testi sul prossimo numero di Micromega, ma qui vorrei parlare del quarto vangelo contenuto nel canone del Nuovo testamento, quello detto di Giovanni (19,38 – 20,10), il quale scrive abbastanza diversamente dagli altri. Non è solo Giuseppe di Arimatea che si fa dare il cadavere di Gesù da Pilato, ma anche Nicodemo. Ambedue avvolgono il cadavere di Gesù, ma non in una sindôn, bensi – al plurale – in othoniois. Per giunta, il Vangelo di Marco sostiene che

    “passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù”

e così pure dice Luca: «il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato» . Giovanni invece pensa che il cadavere di Gesù sia stato già profumato e unto da Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. In Giovanni è solo Maria Maddalena che va al sepolcro e non altre donne come in Marco, in Luca e Matteo. Continua a leggere