Maria Pia Romano, “Controluce”

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Controluce, Besa Muci Editore, 2024

Da due settimane è arrivato in libreria, per i tipi di Besa, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, Controluce, che su proposta di Maria Cristina Donnarumma ha ottenuto una candidatura al LXXVIII premio letterario Strega. Credo che la Romano non abbia bisogno di presentazioni; attiva da una ventina di anni sul versante della letteratura e del giornalismo la scrittrice, pugliese di adozione ma originaria di Benevento, ha già ottenuto diversi riconoscimenti di prestigio. Controluce è, come si legge nella quarta di copertina, la storia di due solitudini: una pittrice che dipinge le onde e uno scienziato che studia l’aria, sullo sfondo di una terra magica e incantata, qual è il Salento. La donna che ha alle spalle un’esperienza sentimentale fallimentare e un rapporto non idilliaco con la madre, si è isolata in una casetta vicino al mare cercando conforto nella pittura e nella cura di gatti randagi. L’uomo, invece, ha dedicato tutta la sua vita allo studio, alla ricerca e all’insegnamento, trascurando la vita affettiva e limitandosi a guardare la vita dalla finestra senza parteciparvi attivamente; si ritroveranno, dopo essersi sfiorati diverse volte, quando lo scienziato che aveva lavorato a Torino, Milano e Roma torna in pianta stabile a Lecce. Un incontro di due cuori in inverno che potrebbe diventare una sorta di risarcimento psicologico e di riabilitazione emotiva.

Non c’è vento, l’aria del mattino è umida, gabbiani sono allineati sulla battigia, fermi, a uguale distanza l’uno dall’altro: sembrano punti discreti, note adagiate sul rigo più basso di un pentagramma. Quando si accorgono dei passi di donna sull’arenile spiccano il volo con rassicurante regolarità, senza fughe repentine. A turno, in un’ordinata coreografia, si alzano da terra da sinistra verso destra e vanno a specchiarsi nell’azzurro calmo: erano dei bianchi Do pennuti, diventano dei Si bemolle alati e imprendibili. L’umana è entrata in punta di piedi nel regno delle creature volanti, senza scomporre l’accordo perfetto di onde e garriti: un privilegio che è concesso solo a coloro che conoscono il peso delle pause sugli spartiti d’acqua. Capelli raccolti, scarpe basse e tuta da ginnastica: la donna non ha bisogno di scattare foto per fermare la magia del volo: cattura gli istanti con gli occhi, ne farà un olio su tela, se ne avrà voglia; tanto le basta per sentirsi in armonia con l’universo che vive e respira insieme a lei. Dipingere le serve ad amplificare lo stupore per la bellezza: la natura è un luna park e lei una bambina assetata di luce. Ci sarebbe da fare la spesa: servono la frutta, l’insalata e il pane ai cereali. Il pensiero la sfiora soltanto, tutto può attendere.

Questo l’incipit del romanzo dove si possono cogliere controluce, in filigrana, non pochi dei motivi che ritroveremo nello sviluppo della vicenda: innanzitutto un paesaggio marino che farà da sfondo a tutta la storia e che sarà oggetto esclusivo di tutte le tele dipinte dalla protagonista; tele che, descritte con precisione minuziosa, si alternano alla narrazione diegetica e, con una geniale intuizione, costituiscono una sorta di illustrazione verbale, offrendo al lettore una pausa di bellezza e di riflessione. In secondo luogo, i gabbiani schierati sulla battigia, come note “adagiate sul rigo più basso di un pentagramma… Do pennuti che diventano Si bemolle alati e imprendibili” quando si levano in volo. Questi gabbiani da un lato anticipano la coscienza animalista della protagonista, che ama circondarsi di gatti, e dall’altro rimandano all’amore per la musica che ne favorisce la concentrazione durante il processo creativo, mi riferisco in particolare alle Gymnopédies di Erik Satie che Silvia (questo il nome della protagonista) amava ascoltare quando era alle prese con spatola, pennello e colori. Quello, comunque, che mi piace sottolineare è il tempo dell’attesa, quella particolare atmosfera di sospensione e la capacità della pittrice di vivere in armonia con la natura e di respirare all’unisono con lei. Stupefacente descrizione, decisamente sinestetica, in cui luci, suoni e colori si accavallano e si fondono solleticando tutte le sfere sensoriali e creando arabeschi e trine di incomparabile bellezza. Una lingua, quella della Romano, diafana ed aerea, fatta di baluginii e di trasparenze, che mantiene intatte la sua eleganza e la sua efficacia.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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