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“Fondovalle” di Marino Magliani

Recensione di Francesco Improta

Marino Magliani, Fondovalle (Casa Editrice Carabba, collana “Corsara”, 2026)

L’ultimo lavoro di Marino Magliani dal titolo decisamente evocativo, Fondovalle, enfatizzato in copertina dal bellissimo acquerello di Lino Pastorelli, dice, ad una attenta lettura, molto più di quanto le poche pagine (96) possano farci immaginare. Si tratta, infatti, di un consuntivo della vita di un uomo e di un artista, spesso cresciuti insieme, com’è naturale che sia e talvolta separati e protesi a inseguire, lungo percorsi diversi, obiettivi differenti. Va premesso che il Fondovalle, cui ci si riferisce, è geograficamente identificabile nella Val Prino dove Marino Magliani è nato nel 1960 e dove ha trascorso la sua adolescenza, maturando un senso di colpa per la propria inadeguatezza a soddisfare le aspettative dei genitori. Ne consegue che il Fondovalle non è soltanto la vallata nell’entroterra d’Imperia, chiusa a settentrione da una spalliera di monti scoscesi, attraversata dal fiume Prino e punteggiata di case, uliveti e frantoi ma è anche il substrato della sua coscienza dove Magliani matura esperienze e consapevolezze che poi trasmette, in qualità di artista, ai suoi personaggi che gliele restituiscono filtrate e arricchite dalla vita autonoma che assumono nella sua narrativa. Continua a leggere

Maria Pia Romano, “Controluce”

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Controluce, Besa Muci Editore, 2024

Da due settimane è arrivato in libreria, per i tipi di Besa, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, Controluce, che su proposta di Maria Cristina Donnarumma ha ottenuto una candidatura al LXXVIII premio letterario Strega. Credo che la Romano non abbia bisogno di presentazioni; attiva da una ventina di anni sul versante della letteratura e del giornalismo la scrittrice, pugliese di adozione ma originaria di Benevento, ha già ottenuto diversi riconoscimenti di prestigio. Controluce è, come si legge nella quarta di copertina, la storia di due solitudini: una pittrice che dipinge le onde e uno scienziato che studia l’aria, sullo sfondo di una terra magica e incantata, qual è il Salento. Continua a leggere

“Anatomia del ritorno”, di Paolo Ciampi

Recensione di Francesco Improta

Paolo Ciampi, Anatomia del ritorno (Italo Svevo Edizioni, 2021)

Paolo Ciampi, narratore di viaggi o meglio di luoghi come egli ama definirsi, in questo libro dal titolo fin troppo eloquente torna a occuparsi di viaggi ma da un’ottica diversa. Non racconta esperienze, incontri o avventure capitate durante il suo girovagare ma si sofferma a indagare e a riflettere sul senso del viaggio e del ritorno, prendendo spunto dall’isola in cui si trova a trascorrere una settimana di relax e dalla lettura di un libro di Luigi Malerba, Itaca per sempre. Continua a leggere

“Le stagioni del viaggio”, di Maria Pia Romano

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Le stagioni del viaggio, Besa Muci Editore, 2021

Placida notte, e verecondo raggio // della cadente luna; e tu che spunti // fra la tacita selva in su la rupe //nunzio del giorno…

È questo l’incipit bellissimo dell’Ultimo canto di Saffo di Giacomo Leopardi che fa da cerniera tra le Canzoni della sua prima giovinezza e gli Idilli della maturità. Leopardi in questo canto accoglie la leggenda di Saffo più facilmente assimilabile alla sua condizione fisica e psicologica, in quanto anche egli non diversamente dalla poetessa di Lesbo per la veste corporea non molto gradevole si sente escluso dall’amore e dalla comunione con la natura. E Saffo ha un posto significativo nell’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, Le stagioni del viaggio, che è ambientato non a caso nell’isola di Leucade dove, secondo la leggenda menzionata in precedenza, Saffo pose fine ai suoi giorni, lanciandosi giù da una rupe. Se mi spingessi oltre nel cogliere cor­rispondenze, analogie o semplici suggestioni letterarie non renderei un buon servizio ai lettori, scoprendo le carte prima che inizi il gioco, per rimanere nell’ambito della metafora. Continua a leggere

“Le verità bugiarde”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Le verità bugiarde, di Marisa Papa Ruggiero (ed. Oedipus)

Credo che si tratti della riedizione di un libro scritto da Marisa Papa Ruggiero nella prima decade del terzo millennio e pubblicato nel 2008 da Il laboratorio/edizioni. L’autrice vi ha apportato, comunque, sostanziali modifiche a livello strutturale: i dialoghi non sono più quattro, ma soltanto tre, mancano, inoltre, le due incursioni conclusive, critiche ma appassionate, su Andrea Sparaco, di cui quest’anno ricorre il decennale della scomparsa, e Mario Persico, di cui viene riportato, in copertina, Il viaggio patafisico. Con quest’operazione di riduzione e decurtazione, che non è e non vuole essere di semplificazione, che sarebbe in ogni caso banalizzazione, Marisa Papa Ruggiero, che tra le altre cose è una pittrice di spessore e una critica d’arte raffinata, snellisce il volume, liberandolo da una certa gravità “accademica”, e finisce col concentrare la sua attenzione e quella dei lettori sugli aspetti filosofici della sua indagine linguistica e letteraria. Continua a leggere

“Cosa rimane”, di Rita Pacilio

Recensione di Francesco Improta

Rita PacilioCosa rimane, ed. Augh! (collana “Frecce”)

Quasi in contemporanea con Pretesti danteschi per riflettere di sociologia (Guida editore 14 €), Rita Pacilio approda in libreria con Cosa rimane (Augh, collana “Frecce”, 13 €), a testimonianza della sua vena prolifica e poliedrica. Si tratta di un romanzo e rappresenta la prima prova narrativa della scrittrice beneventana, non potendosi definire tali, a dispetto della loro veste prosastica, Non camminare scalzo e L’amore casomai e avendo privilegiato in passato altri generi letterari: poesia, teatro, saggistica e persino il canto. Continua a leggere

Rita Pacilio, “Pretesti danteschi per riflettere di sociologia”

Recensione di Francesco Improta 

Rita Pacilio, Pretesti danteschi per riflettere di sociologia (ed. Guida)

Che Dante possa aver offerto spunti di riflessioni per una scienza decisamente moderna come la sociologia, la cui data di nascita si suole far risalire al 1824 (A. Comte), non deve meravigliarci più di tanto. Nell’Alighieri, infatti, è tale l’intensità del sentire, non disgiunta da una straordinaria e incomparabile ampiezza culturale, che bene ha fatto Rita Pacilio, sociologa, poetessa, operatrice culturale nonché editrice, a utilizzare per queste sue divagazioni psico-sociologiche alcuni versi del grande Fiorentino, di cui tra l’altro quest’anno si celebra il settecentesimo anniversario della morte. I versi, come si evince dal titolo, sono pretesti che assumono il valore di guide orientative per i lettori, chiamati a confrontarsi con temi e argomenti concernenti la loro sfera psicologica e il loro comportamento in società. Continua a leggere

“Dove inizia l’amore”, di Melania Panico

Recensione di Francesco Improta

Melania Panico, poetessa, filologa e critica letteraria come risulta dalla scheda bio-bibliografica posta in calce a questo libriccino, a 700 anni di distanza dalla morte di Dante Alighieri si propone una full-immersion nella Vita Nova, alla scoperta del­l’amore e della poesia nel grande fiorentino, all’epoca non ancora trentenne. Mi sembra doveroso rilevare che per compiere questa indagine la Panico non si serve né degli strumenti critici né dell’attrezzatura retorica di cui fanno bella mostra i critici patentati, ma di intuizioni, immaginazione e quella passione che riesce a infondere nelle sue lezioni se è vero che i suoi studenti, pur essendo sprovveduti lingui­stica­mente (siamo in una zona socialmente dissestata), la pregano di leggere più volte i versi di Dante, come lei stessa ci confessa a pagina 71. Il suo è un viaggio fuori dell’Accademia, in cui la Panico rischia di persona, intrecciando alle poesie e alle prose di cui si compone la Vita Nova testimonianze, memorie ed esperienze personali. Affiorano dal passato stagioni, figure e località ora nitide e luminose ora sbiadite e offuscate da un velo di pianto, come Marcello, compagno di giochi nell’infanzia, scomparso prematuramente; verrebbe spontaneo dire date lilia plenis manibus perché il nome e la giovine età mi hanno richiamato alla mente un personaggio virgiliano. Sul versante opposto la figura del nonno, forte e vigoroso a dispetto dell’età avanzata, che già in una poesia di Non ero preparata la Panico aveva paragonato ad un albero sacro e qui addirittura a un colle a testimonianza di una tradizione che dura nel tempo e di una sentita comunione con la natura.

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Francesco Biamonti: venti anni senza

Recensione di Francesco Improta

In quel non esser lì che da sempre ti abitava; nel chiarore dello sguardo intriso d’innocenza implacabile come lo è la verità; nella pietà silente del sorriso… ti sei sparìu. 

Con queste parole Luigi Bonalumi, intellettuale, letterato e amico di vecchia data, salutava la scomparsa prematura (17 ottobre 2001) di Francesco Biamonti. Sono trascorsi venti anni da quel giorno e il vuoto per la sua dipartita si avverte sempre di più. Il mondo appare depauperato d’intelligenza, di sensibilità, di poesia e persino della sua voce, una voce bassa e velata, capace di affascinare l’uditorio e tenerlo inchiodato alle poltrone.

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Maria Gabriella Mariani, “I sogni della ragione non generano mostri”

Recensione di Francesco Improta

Maria Gabriella Mariani, I sogni della ragione non generano mostri, Genesi Editrice, 2020

L’ultimo libro di Maria Gabriella Mariani, musicista e concertista di fama internazionale, è un romanzo intrigante dal titolo evocativo che rimanda a Francisco Goya pur negandone l’assunto originale, I sogni della ragione non generano mostri (Genesi editrice, 10 €). Con la sua acquaforte F. Goya voleva non solo mettere in guardia dai pericoli insiti nel crepuscolo della ragione ma anche sottolineare l’importanza di quest’ultima nella creazione di un’opera d’arte. E l’arte, la sua genesi, la sua funzione sono anche al centro del nuovo romanzo della Mariani, che affronta allo stesso tempo, in maniera più o meno esplicita, tanti altri motivi: la solitudine, la mancanza, la commistione e la confusione tra arte e vita, l’amore, la scrittura, il sogno e il rapporto tra discepolo e maestro. Ma procediamo con ordine.

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Ilaria Palomba, “Città metafisiche”

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Città metafisiche, Edizioni Ensemble 2020

Dinanzi a questa silloge, pubblicata da Ensemble (12€), sono rimasto folgorato ed esterrefatto. Folgorato dalla bellezza di questi versi, dalla luce abbacinante che emana da essi ed esterrefatto dinanzi alla loro perfezione. Tralasciando alcune prove giovanili (I buchi neri divorano le stelle) questa è la terza raccolta di poesie di Ilaria Palomba dopo Mancanza e Deserto e ne costituisce il suggello e al tempo stesso, come dice Gabriele Galloni nella bella e succinta prefazione, l’apertura verso nuovi orizzonti. La Palomba ha raggiunto un livello di concentrazione e di condensazione lirica diffi­cilmente immaginabile.  Ciò che di composito e di farraginoso l’urgenza del dire portava con sé viene qui completamente accantonato o si scioglie magicamente in un dettato lirico di straordinaria efficacia e resa artistica. Questa silloge nasce da un processo di prosciu­gamento e di politezza. Eliminato, come ho già detto, tutto il superfluo, prevalgono la brevitas alessandrina e al contempo la condensazione ungarettiana. Splendida sintesi di antico, nel senso di classico, e di moderno, che non può e non deve meravigliarci, vista la padronanza con cui maneggia coppie oppo­sizionali e a livello concettuale e a livello figurativo.

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Domenico Sapio, “Notturno barocco”

Recensione di Francesco Improta

Domenico Sapio, Notturno barocco, ed. Colonnese, 2020

Domenico Sapio, docente di letteratura poetica e drammatica al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dopo aver affrontato in Dei senza Olimpo un tema di grande interesse ma poco dibattuto, quello delle “voci bianche”, approda alla narrativa con un romanzo di grande impatto emotivo e di stupefacente bellezza, Notturno barocco (Colonnese editore 15 €). Già il titolo ci catapulta in un’epoca tra le più feconde della nostra Storia, a dispetto dei tanti giudizi negativi pronunciati per il passato in maniera sommaria da storici e studiosi.

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“Oltre la linea gialla”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Marisa Papa Ruggiero, Oltre la linea gialla (Edizioni Divinafollia)

Rovistando tra gli scaffali della mia biblioteca, nella calura di questa estate bislacca, che si snoda tra paure non ancora rimosse e incerta voglia di ricominciare, mi è capitato tra le mani Oltre la linea gialla di Marisa Papa Ruggiero (Edizioni Divinafollia, 15 €). Il libro in questione, non più lungo di un centinaio di pagine, è stato per me una piacevolissima sorpresa e ha evidenziato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, come nel terzo millennio, per la sopravvivenza stessa della letteratura, vadano riscritti modelli, forme e tecniche dei generi letterari. Continua a leggere

“Le amiche imperfette” di Maria Pia Romano

Recensione di Francesco Improta

Maria Pia Romano, Le amiche imperfette (ed. Besa muci)

Ho letto, affascinato come sempre dalla magia e dalla grazia della sua scrittura, l’ultimo romanzo di Maria Pia Romano, dal titolo fin troppo eloquente, Le amiche imperfette (Besa Muci 15€), quasi a voler sottolineare quanto sia difficile instaurare e coltivare un’amicizia sincera e disinteressata in un mondo in cui prevalgono l’egoismo, l’ipocrisia e il proprio esclusivo tornaconto.

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Giuseppe Conte, “Non finirò di scrivere sul mare”

Recensione di Francesco Improta

Giuseppe Conte, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori, collana “Lo specchio”, 2019)

Ho sempre pensato che Giuseppe Conte fosse il maggior poeta italiano e la lettura della sua ultima silloge poetica, Non finirò di scrivere sul mare (ed. Mondadori), ha confermato e rafforzato, qualora ce ne fosse stato bisogno, questa mia convinzione.

In questo libro c’è tutto l’universo mitico, simbolico e poetico di Giuseppe Conte. Al centro di questo universo, come suggerisce il titolo, c’è il mare e non potrebbe essere diversamente per chi come lui è cresciuto con il rumore del mare nelle orecchie nella splendida Riviera ligure di ponente. Il mare è diventato per lui una categoria dello spirito, la fonte della sua ispirazione, l’origine e la fine della vita. Ossessione e disperazione, salvezza e perdizione, finitudine e infinito, avventura e mistero, il mare con il suo perenne movimento indica il divenire stesso della vita, il suo perenne fluire. Quel mare violato per la prima volta dalla nave degli Argonauti e percorso dalle triremi fenicie e dalle galee genovesi, come ci rammenta il poeta, quel mare che ha alimentato le fantasie di Conrad e di Pessoa, per il quale, però, – vale la pena ricordarlo il mare più bello è quello che non abbiamo ancora navigato, quel mare per Giuseppe Conte è soprattutto emblema di libertà: Continua a leggere

Ilaria Palomba, “Brama”

Recensione di Francesco Improta 

Ilaria Palomba, Brama, Giulio Perrone Editore, 2020 

Il romanzo decolla con studiata lentezza ma poi prende quota e non si ferma più, vola altissimo. Se mi si chiedesse un’opinione a caldo di Brama, ultima fatica letteraria di Ilaria Palomba (Giulio Perrone editore, 16 €), credo che mi esprimerei in questi termini.

Il libro, però, ha una struttura complessa per la molteplicità delle tematiche affrontate, di natura prevalentemente filosofica o estetica, per l’acca­vallarsi dei piani narrativi, per le continue analessi, per i frequenti slittamenti nella dimensione onirica e necessita quindi di una disamina più articolata e approfondita. Continua a leggere

“L’anno che Bartolo decise di morire”, di Valentina Di Cesare

Recensione di Francesco Improta

Valentina Di Cesare, L’anno che Bartolo decise di morire, Arkadia Editore, 2019

Prima di procedere a una disamina di questo libro credo sia doveroso spendere qualche parola per questa giovane casa editrice che nata recentemente ha già conquistato una buona fetta del mercato librario e un numero crescente di lettori con iniziative diversificate ma tutte ugualmente innovative e spregiudicate. La collana cui appartiene questa pubblicazione, “Senza rotta”, deve il suo nome a un libro inedito in Italia fino all’anno scorso, Sin Rumbo, di Eugenio Cambaceres, scrittore argentino del­l’ottocento, e allude a una navigazione a vista, priva di coordinate e quindi capace di spaziare nelle più diverse direzioni. Continua a leggere

“Deserto”, di Ilaria Palomba

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Deserto (ed. Fusibilia)

Con Deserto, silloge poetica vincitrice del concorso letterario “Profumi di poesia”, Ilaria Palomba continua il suo cammino nel deserto dell’essere, riallacciandosi a Mancanza, pubblicato dalla casa editrice Augh nel 2017, con tale convinzione ed efficacia da indurci a considerarlo un seguito e una promessa di ulteriori esplorazioni come sembra suggerire la chiusa di questa raccolta:

Adesso // cammina sul sole // non badare al crollo.”

In questa terzina permane, tuttavia, un panorama di rovine, ancora fumanti per il crollo recente, ma illuminato e riscaldato dalla luce del sole che indica nuove traiettorie, nuovi percorsi e probabilmente nuovi e inaspettati approdi. Continua a leggere

“Il giro dell’oca”, di Erri De Luca

Recensione di Francesco Improta

Erri De Luca, Il giro dell’oca, Feltrinelli 2018

Con Il giro dell’oca (Feltrinelli, 13 euro) Erri De Luca, dopo alcune incertezze palesate recentemente, ritrova il passo sicuro del narratore, oserei dire dell’affabulatore, per la straordinaria fascinazione che esercita sui suoi lettori – se le sue storie, come egli stesso confessa, non provenissero dalla realtà di cui è stato, a seconda dei casi, protagonista o testimone. In questo libro, confrontandosi con la sua realtà più intima e ripescando da quel crepaccio che è la sua memoria alcuni ricordi familiari, parla della sua mancata paternità. Continua a leggere

“Prima che te lo dicano altri”, di Marino Magliani

Recensione di Francesco Improta

Marino Magliani, Prima che te lo dicano altri, Chiarelettere 2018

In una recente intervista Marino Magliani ha affermato testualmente: “I miei viaggi sono stati in realtà un andare e un tornare, un cerchio. Mi sono chiesto se io sia mai davvero partito.” Tale dichiarazione non solo ribadisce l’importanza fondamentale delle radici per Magliani, uomo e scrittore, ma anche e soprattutto il carattere particolare della sua narrativa, dove personaggi, situazioni, paesaggi e persino nomi sono continuamente presenti a configurare un universo domestico e simbolico al contempo.

Prima che te lo dicano altri (Chiarelettere editore, 17,50 euro) conferma quanto enunciato sopra. Il romanzo piuttosto corposo si svolge in maniera non lineare, attraverso un continuo slittamento di tempi e di piani narrativi, nell’arco di un cinquan­tennio, dal 1974 al 2025 e si divide in due parti: la villa e la pozzanghera. Continua a leggere