C’è un libro che tutti dovrebbero leggere. Non è la Divina Commedia, è un libro sconosciuto ai più, diciamo quasi a tutti. Perché, allora, è importante? Proverò a spiegarmi.
Viviamo ai bordi di un tempo che ha fatto di tutto per perdere vita: nichilismo, edonismo, manipolazione delle menti, pubblicità che invade ogni angolo dell’esperienza quotidiana. La perdita d’identità è il salario di chi lavora in ogni istante contro sé stesso, di chi è costretto a pensare e ad agire attraverso emozioni primitive, a un livello subumano. Dire che ci si guarda in cagnesco è fare torto ai cani, che sono sicuramente più gentili. Come ci siamo ridotti in questo modo?
Abbiamo dentro un sogno: tornare a essere noi stessi, al senso della vita. No, il libro non è “Uno psicologo nei lager”, di Viktor Frankl, che resta un’opera che cambia. Sbocciare ad Auschwitz non può che definirsi un miracolo.
Ma qui tutto è più a portata di mano. È l’io che torna alle origini, che ricomincia a credere. Ad avere fiducia. Se non ritornerete come bambini. La felicità è la loro, è di chi ha appreso a tornare come loro. In questo tempo di disperazione la felicità è di chi spera. Di chi avvista un fiore che sboccia nel deserto. In questo tempo di odio e di violenza la felicità è di chi ama. Di chi va oltre il primo impulso di rifiuto. Il libro, dunque, non può essere che questo: “Credo, Amo, Spero”. Per chiunque desideri scoprire perché siamo al mondo.


















