Archivi tag: Racconti

Mauro GERMANI, Reticenze. Nota di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI

RETICENZE

Racconti

Fallone Editore (2024)

 

Le ultime parole

Non voglio più tagliareessere tagliato. Basta. Queste che leggerete sono le mie ultime parole. D’ora in poi mi affiderò al silenzio e non sentirete più la mia voce. Ho compreso, infatti, che è tutto inutile, inutile e pericoloso. Le parole -più che pietre- sono vetri: tagliano e feriscono chi le pronuncia e chi le ascolta. Sono frammenti di specchi acuminati. Continua a leggere

Lorenzo Mari, “In ordine sparso”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Lorenzo Mari, In ordine sparso, Galaad Edizioni, 2023

Mi sono trovato a completare la lettura di questo nuovo libro di Lorenzo Mari – che ho conosciuto anni fa prima di tutto come traduttore del comune amico poeta irlandese Billy Ramsell –  in un periodo di relativa calma, dovuta sia ai fastidi da cambio-stagione, sia a una nuova presa di coscienza interiore in atto in queste settimane. Così, oltre a riuscire ad aver più tempo per leggere (nonostante il lavoro che chiama), sono entrato nello stato mentale giusto per interpretare questa singolare raccolta di racconti che è quasi un concept-book, dato che tutti gli scritti che la formano – pur originariamente pubblicati in sedi diverse – hanno un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a collimare con le mie riflessioni di questi giorni.

In ordine sparso raffigura da diverse angolazioni le varie situazioni di vita in un immaginario (ma chissà quanto, poi), paese dal nome “oscurato”, ovvero P***, che già in quanto tale diventa una sorta di simbolo, o di archetipo, della vita di provincia (mi viene quasi da pensarlo come una “Macondo in P-otenza”). È dunque, in qualche modo, un emblema della dimensione del “limite”, del presente sempre uguale a se stesso e proprio per questo, in sé, “pena esistenziale” – se è vero che, come diceva sempre il mio professore d’italiano al liceo, le anime dannate di Dante avevano proprio nell’essere sempre uguale del loro castigo il proprio maggior tormento.

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“Breve amore”, un racconto di Károly Méhes

Károly Méhes (1965) è nato a Pécs, nella parte meridionale dell’Ungheria. La sua carriera letteraria è iniziata nel 1991 in campo poetico, mentre in seguito è passato ai racconti e ai romanzi. Fino ad oggi ha pubblicato ventuno libri, parallelamente al suo secondo lavoro come giornalista e autore esperto di Formula 1.

Nel 2007, insieme a sua moglie Enik? Kulcsár, ha fondato il “Pécs Writers Program”, oggi parte dello “Hungarian Residence Program”.

Breve amore

di Károly Méhes

(traduzione dall’inglese di Giovanni Agnoloni)

Domenica mattina, il direttore del villaggio turistico venne al nostro tavolo indossando una giacca a quadri e una cravatta, nonostante il caldo soffocante. Su cinque delle sue nove dita luccicavano anelli con pietre di varie dimensioni. Torcendosi le mani, si rivolse a noi – be’, devo correggermi: ad Anyuka – in tono rispettosissimo, chiedendoci se potesse far accomodare in nostra compagnia altri due ospiti che erano inaspettatamente arrivati in quel momento.

Anyuka mi guardò leggermente spaventata, ma io evitai di ricambiare la sua occhiata, per poi ascoltarla mentre rispondeva di sì a bassa voce. Credo che non riuscisse mai a contraddire un uomo in giacca e cravatta. Apuka si vestiva sempre in quel modo. Anche quando guardava le partite di calcio, lui era costantemente “in servizio”, perché un uomo, a suo giudizio, doveva essere sempre pronto per eventuali chiamate, se voleva raggiungere dei risultati. Con quell’atteggiamento, finiva che Apuka veniva ininterrottamente sballottato qua e là dagli altri.

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Intervista a Andrea Chimenti


Ho intervistato lo storico musicista e autore italiano Andrea Chimenti, che negli ultimi anni si è dedicato anche la scrittura in prosa, per parlare del suo ormai introvabile libro di racconti con annessa scatolina di latta delle piccole meraviglie – come quelle dei bambini! – compresa una pennetta USB con le letture di due dei suoi racconti – ovviamente musicate. Continua a leggere

Giorgio Camillo Galli, “I romanzi smarriti sui treni”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Giorgio Camillo Galli, I romanzi smarriti sui treni, Algra Editore, 2021

I romanzi smarriti sui treni, tanto per cominciare, è un titolo bellissimo. Ispirato alla vicenda del manoscritto perso su un vagone ferroviario dallo scrittore russo – ubriaco – Venedikt (Viktor) Erofeev, protagonista di uno dei racconti di questa originalissima raccolta di Giorgio Camillo Galli, fotografa alla perfezione lo stato d’animo che li attraversa trasversalmente tutti: quello delle occasioni perdute, ma poi, in qualche modo, recuperate, magari da qualcun altro, e consegnate alla storia e all’attenzione di occhi e orecchie dotati della sensibilità necessaria per apprezzarle. Continua a leggere

Due racconti brevi di Roberto Scudeletti

Amore senza amore

Si sentiva nervoso, doveva combinare qualcosa, uscire di casa.

Decise per una passeggiata, una camminata lungo il fiume, attraversando infine il ponte che separava il centro storico dalla periferia, costituita da un miscuglio di antiche fattorie, per lo più abbandonate, nuovi condomini, supermercati e un enorme centro commerciale in vetro e cemento.

– Ciao John – lo salutò il suo omonimo in versione italica, Giovanni.
Lo chiamavano così per il suo amore infinito verso i film western con protagonista il mitico Wayne. Ordinò un caffè ginseng e si sedette in un tavolino all’aperto del bar, situato vicino a uno dei pochi parco giochi, sopravvissuto alla speculazione edilizia.

– Ti vedo pensieroso oggi, John – osservò il barista, servendolo.
– Niente di che, Giovanni – rispose lui, mentendo.

Era alle prese con un dilemma, altro che niente!

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“Lunga notte nella Petite Passe”, racconto di Lino Pastorelli

Lino Pastorelli, “Lunga notte nella Petite Passe”

A J.C., con riconoscenza

– Guarda un po’ quanto manca, va’! ‘Sto Loran lampeggia, non prende… ne puoi fare regate, funziona un cazzo qui! –
– Quella piastra di massa, scommetti? Comunque quello lì è il faro del Titan, ce lo lasciamo a dritta e filiamo giù fuori delle isole, il temporale arriva da terra. Se non fa scherzi per le due entriamo a Tolone –
Il lampo ammicca vicino, intenso. Gian armeggia con la bussola, il compasso punge la carta umida. Continua a leggere

“Notturno con sax”, di Rossana Pavone

Notturno con sax

di Rossana Pavone

Aveva imboccato per caso il viottolo in discesa e la vecchia moto che lo accompagnava da tanti anni sembrava scegliere autonomamente il percorso migliore su quel terreno sconnesso.

Arrivato alla spiaggetta compì l’unico consueto movimento con cui, smontando, appoggiava il mezzo al cavalletto. Questa volta, però, non c’era nessuno da aiutare a scendere dalla sella.

Sfilò il casco e si avviò seguendo i suoi passi. Non si accorse del respiro cadenzato del mare, né delle cicale che avevano ritrovato il ritmo del loro canto, l’ultimo prima del calare della notte, interrotto dal rombo estraneo di quel motore sconosciuto e potente.

Si era lasciato cadere sulla sabbia, stordito dall’assenza dolorosa che aveva preso il posto dei suoi pensieri. La sua figura era in contrasto stridente con l’armonia di quell’angolino riposto, abbracciato dalle rocce ancora tiepide di sole, lambito dal mare già tremolante dei riflessi della notte. Dopo un tempo indefinito si rialzò, allacciando meccanicamente il giubbotto, con passo rigido e cieco raggiunse la moto fedele, l’avviò col gesto noto e si allontanò accompagnato dal rombo basso del motore.

Non notò la piccola abitazione abbarbicata alle rocce, dello stesso colore, in perfetta sintonia con esse, che apriva piccole finestre da cui trapelava una luce. Non sentì muovere un’imposta, né scivolare leggero un gatto ritagliato nel colore della notte.

La baia tornò silenziosa per poco, per riaccendersi poi del frinire dei grilli che davano, nel buio, il cambio alle cicale.

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Il Liotro e gli elefantini siciliani

liotro foto

di AMBRA STANCAMPIANO

(immagine di Martina Garzia)

Un tempo molto lontano da adesso, quando il mondo era ancora giovane e la Sicilia appena una bambina, viveva sull’Etna e nelle campagne circostanti un gruppo d’elefanti nani, piccoli come dei pony a cui sia cresciuta una proboscide.

I primi uomini che avevano deciso di stabilirsi da quelle parti stavano fondando proprio allora la città di Catania. A quei tempi vivevano lì intorno terribili mostri e animali feroci come la biscia belluina delle zolfare, i ciclopi dei faraglioni e il Drago Tifone, che abitava nelle viscere del vulcano e aveva davvero un pessimo carattere. Continua a leggere

Il resto del mondo là fuori

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L’uomo ha poco meno di quarant’anni, i capelli brizzolati e lo sguardo stanco. Si serve del vino con lentezza, osserva le foto del viaggio di nozze appese alla parete e ragiona su quanto tempo è passato dal giorno in cui sono state scattate. La cucina è un rettangolo ampio e ben illuminato, interrotto a metà da un tavolo a penisola sotto cui stazionano quattro sgabelli identici l’uno all’altro. Intorno a lui, nell’aria, ha cominciato da poco a spargersi un odore sempre più intenso di pomarola.
“Se una tua cara amica ti chiedesse aiuto per qualcosa di brutto che ha fatto” dice sedendosi sullo sgabello più vicino alla parete, “diciamo qualcosa d’illegale… come ti comporteresti?”
“Dipende” risponde la donna a cui si è appena rivolto. Finisce di mescolare il sugo e gli fa cenno di versare anche a lei del vino. “Illegale come aver evaso le tasse… o illegale come aver tradito il marito?”
L’uomo sospira. “Qualcosa come aver ucciso per errore il proprio marito…”
“Questa sì che è buona” dice la donna. “Prima o dopo aver scoperto che la tradiva?”
“Parlo sul serio” dice l’uomo. Indossa una camicia bianca con la cravatta allentata e le Continua a leggere

Occhi chiusi

di AMBRA STANCAMPIANO

ambra

Sono nato in una terra magica, su cui un antico dio greco ha stabilito la sua fucina e si incontrano due mari di due colori diversi.
La mia isola e le sue sorelle portano il nome del vento, i miei occhi sono cresciuti alla luce di paesaggi verdi e gialli, le mie orecchie al ritmo dello scrosciare delle onde e del frinire dei grilli, le mie mani tastando spiagge fine e pietrose, il mio naso indagando i sentori aspri del mare, del mirto e delle scogliere. Vivo nella casa più vicina al vulcano nero, lontano dal paese. Continua a leggere

Il ragazzo e il mare

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Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana, ma ogni volta che vedeva il vecchio tornare a riva con lo scafo vuoto si sentiva colpevole d’averlo abbandonato.
Nel villaggio tutti dicevano che quando la mala suerte scendeva nelle reti di un vecchio pescatore, a quel pescatore non restava che salire i gradini in pietra che conducevano alla Terrazza del porticciolo e sedersi insieme agli altri salai sulle panchine che si affacciavano sul mare.
Ma il ragazzo era convinto che il tempo di sedersi sulla panchina a guardare il mare, per il vecchio, non fosse ancora giunto.
Il ragazzo era magro e aveva braccia ossute e nervose, ed era cresciuto in barca col vecchio, e considerava il vecchio come un padre. E sebbene suo padre gli avesse detto di lasciare il vecchio al suo destino, si recava ogni sera in spiaggia per aiutarlo a trasportare l’attrezzatura via dalla barca.
“Domani uscirò prima dell’ Continua a leggere

chilometro37

Chilometro 37
Le sedie sono addossate al muro in perfetto ordine.
Incolori. Solitarie. L’aria del pomeriggio sa di deserto e di provincia. Lontano si sente il rumore di un treno. Le serrande sono tutte abbassate. Seduto su una di queste sedie, c’è un ragazzo con i calzoni corti la faccia gonfia ,che fuma nervosamente. All’improvviso ride, ma è un sorriso amaro pieno di voci che gridano solo nella sua testa. Non ci si fa neanche caso in quella solitudine ma quel ragazzo ha una storia di paura alle spalle. Nera. Terribilmente nera.
Era sempre stato ribelle Nicolino detto o’pitone per la sua abilità di sgusciare, di schivare le situazioni pericolose Un talento naturale per le occasioni mancate, per le storie che vanno dove non devono andare,inesorabilmente giù verso il fondo. Ma il tempo delle paure era cosi lontano che non riuscivi a vederlo neanche all’orizzonte. Il cielo aveva lo stesso colore del mare per tutti . Poi sono arrivate le nuvole. Tutte insieme. Continua a leggere

“Chi è Jo Spatacchia?”

Disponibile adesso online Chi è Jo Spatacchia? (Who’s Jo Spatacchia?), storia a puntate in italiano e in inglese di Vieri Tommasi Candidi, con contenuti grafici e musicali, scaricabile anche su supporti come Tablet e iPhone. Traduzione in inglese a cura di Giovanni Agnoloni. Il sito è www.jospatacchia.com.

La presentazione ufficiale è in programma a Firenze presso Le Murate – Caffè Letterario, il 10 luglio alle 19,30.

da www.jospatacchia.com

Premio Teramo per un racconto inedito

Premio Teramo per un racconto inedito – XLII Edizione – 2012

È aperta la 42a edizione del “Premio Teramo” per un racconto inedito, promosso e organizzato dal Comune di Teramo. Il Bando di partecipazione può essere consultato sul sito ufficiale del Premio, www.premioteramo.it (per la precisione, qui).

La partecipazione è aperta a tutti e non comporta il pagamento di alcuna tassa.

Le Sezioni alle quali è possibile concorrere sono: Premio Teramo (di euro 3000); Premio Teramo “Mario Pomilio” (di euro 2500, riservato a uno scrittore abruzzese); Premio Teramo “Giacomo Debendetti” (di euro 1500, riservato a uno scrittore di età non superiore ai trentacinque anni).

La Giuria del Premio Teramo 2012 è composta da Raffaella Morselli (Presidente), Lucilla Sergiacomo, Attilio Danese, Roberto Michilli, Renato Minore, Stefano Petrocchi e Stefano Traini.

Per informazioni: [email protected]

MARIA DE FILIPPI


Emanuele Kraushaar, Maria De Filippi, Alet 2011

da domani in tutte le librerie

10

A me tutti quelli che vanno al programma Uomini e donne fanno schifo. E dato che non ho alcuna considerazione neppure di me, ci vado pure io al programma.
Ma io voglio fare colpo su qualcuna della redazione, perché quelle durano per sempre, mica sono come le troniste che vanno e vengono e poi nessuno se le ricorda, o magari gli scrivono troie su youtube. Io penso in grande, se ci scappa ci provo pure con Maria De Filippi.
Quando mi siedo di fronte alle ragazze della redazione, punto subito quella più brutta.
Non che sia poi da buttare via, penso.
Alla pausa pranzo la avvicino, ma quella non mi fila per niente.
Allora mi scappa una bestemmia. E la dico pure forte.
Così arriva un tipo che mi dice che è meglio che mi allontano.
Io gli punto il dito contro, ma poi torno sui miei passi, perché anche se sembro un armadio e faccio palestra da anni, ho sempre una fottuta paura di fare a botte.
Così, mentre sotto la pioggia imbocco la Tuscolana e Cinecittà diventa un puntino lontano, ripenso a quello che mi picchiò quando stavo al mare a Ladispoli.
Ci avevo provato con la sorella, per questo mi ruppe il polso e ancora adesso quando piove mi sento picchiare sull’osso.

I soldi

 

di Emanuele Kraushaar
A me i soldi fanno schifo, infatti quando ho qualche soldo tra le mani, lo faccio sparire.  Se si tratta di banconote, le straccio. Se sono monete, me ne invento qualcuna. Tengo con me solo i soldi che mi servono per vivere. Tutto il resto lo anniento, perché proprio non sopporto la sola idea di accumulare denaro. Continua a leggere

Due falene

Quando ce la vediamo sbucare davanti ha da poco finito di piovere.
Lui mi sta ancora raccontando di sua moglie, e di quello che succede a un matrimonio dopo nemmeno due anni di vita. La morte che comincia a entrare dentro le cose, a fari semispenti e motore al minimo, e più scende in profondità più buio si lascia alle spalle.
Io non ho smesso di fissare l’auto dal momento in cui ha imboccato la nostra strada. Lui parla, io guardo. Ma so che anche lui l’ha notata e la sta tenendo d’occhio.
Questa cosa del matrimonio l’ho già sentita talmente tante volte da non aver bisogno di ascoltare, per sapere dove andremo a concludere. Continua a leggere

La fantascienza tra monachesimo, nucleare e filosofia

di Paola Pegoraro

«A spiritu fornicationis,
Domine, libera nos.
Dal lampo e dalla tempesta,
Liberaci, Signore.
Dal flagello del terremoto,
Liberaci, Signore.
Dalla peste, dalla carestia e dalla guerra,
Liberaci, Signore.
Dal luogo del ground zero,
Liberaci, Signore.
Dalla pioggia del cobalto,
Liberaci, Signore.
Dalla pioggia dello stronzio,
Liberaci, Signore.
Dalla caduta del cesio,
Liberaci, Signore.
Dalla maledizione del Fallout,
Liberaci, Signore.
A morte perpetua,
Domine, libera nos».

Mentre in questi giorni seguiamo con apprensione la vicenda della centrale di Fukushima Daiichi, mi sono tornare alla mente le litanie che Walter M. Miller Jr. (1923-1996) poneva sulle labbra di una immaginaria congregazione monastica futura, l’Ordine Albertiano di San Leibowitz. Il romanzo dal quale sono tratte – Un cantico per Leibowitz (riedito lo scorso anno nella collana Urania Collezione n. 084, Mondadori, pp. 432, € 5,50) – è annoverato tra i capolavori della fantascienza, o meglio, della “fantateologia”, come ebbe a scrivere Umberto Eco. Continua a leggere

Flusso

di Roberto Saporito

“C’è una sola cosa, in questa vita,
che vale più della felicità, ed è la libertà.
E’ più importante essere liberi
che essere felici.”
(Tom Robbins)

Scrivere tutto come viene alla mente, tutto, senza filtri, senza neanche “pensare” a quello che si sta scrivendo, ma scriverlo e basta, in una sorta di esercizio zen, o qualcosa del genere. Il problema è che se cerco di scrivere il mio “flusso di coscienza” (tanto per dargli un nome), temo, che questo si interrompa, o che cambi in quanto smascherato, in quanto non più pensiero, ma scrittura. Bisogna che la trasformazione da pensiero a scrittura avvenga senza che il pensiero se ne accorga: come in questo esatto momento: io dovrei scrivere quello che sta avvenendo nella mia mente, dovrei scrivere le parole che questa partorisce di secondo in secondo, e non dovrei scrivere che dovrei scriverle: questo è uno dei primi problemi da risolvere. Già, ma come? Dovrei scrivere col pensiero, direttamente, come se fosse facile. Continua a leggere