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Lorenzo Mari, “In ordine sparso”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Lorenzo Mari, In ordine sparso, Galaad Edizioni, 2023

Mi sono trovato a completare la lettura di questo nuovo libro di Lorenzo Mari – che ho conosciuto anni fa prima di tutto come traduttore del comune amico poeta irlandese Billy Ramsell –  in un periodo di relativa calma, dovuta sia ai fastidi da cambio-stagione, sia a una nuova presa di coscienza interiore in atto in queste settimane. Così, oltre a riuscire ad aver più tempo per leggere (nonostante il lavoro che chiama), sono entrato nello stato mentale giusto per interpretare questa singolare raccolta di racconti che è quasi un concept-book, dato che tutti gli scritti che la formano – pur originariamente pubblicati in sedi diverse – hanno un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a collimare con le mie riflessioni di questi giorni.

In ordine sparso raffigura da diverse angolazioni le varie situazioni di vita in un immaginario (ma chissà quanto, poi), paese dal nome “oscurato”, ovvero P***, che già in quanto tale diventa una sorta di simbolo, o di archetipo, della vita di provincia (mi viene quasi da pensarlo come una “Macondo in P-otenza”). È dunque, in qualche modo, un emblema della dimensione del “limite”, del presente sempre uguale a se stesso e proprio per questo, in sé, “pena esistenziale” – se è vero che, come diceva sempre il mio professore d’italiano al liceo, le anime dannate di Dante avevano proprio nell’essere sempre uguale del loro castigo il proprio maggior tormento.

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Lo stato dell’arte. Lorenzo Mari

Sono domande difficili, molto difficili. Per questo motivo, funzionano molto meglio, per me, se restano in forma di domanda e non come spunto per un mio, inevitabilmente banale, tentativo di risposta. 

Provo comunque a svolgere un ragionamento che mi riporti, in chiusura, alle domande iniziali.

Parlare di stato dell’arte implica poter descrivere un intero campo letterario con le dovute accortezze critiche (ma anche: culturali, politiche, esistenziali, etc.), cosa che resta assai lontana dalle mie competenze. Qui e altrove, in ogni caso, leggo in vari termini di una certa stasi, di una frammentazione o polverizzazione e di un accomodamento conformistico che si fanno generalizzati.  Continua a leggere

La parola ai poeti. Lorenzo Mari


Per dare una risposta che probabilmente non è una risposta a una domanda che non è soltanto una domanda (ma anche
un segno di amicizia da parte di chi la estende, un segno che richiede e, soprattutto, che provoca gratitudine) su una questione, la “poesia”, che quasi sicuramente non è più tale (ovvero immediatamente o facilmente riconoscibile come tale), propongo un mio testo tratto daSoggetti a cancellazione (Arcipelago Itaca, 2022).

Non lo faccio con la sicumera – peraltro ampiamente legittima, nel caso specifico – di Giuseppe Ungaretti, al quale attribuisco, andando a memoria, l’aneddoto per il quale gli fu chiesto quale fosse il significato di una certa poesia e Ungaretti, per tutta risposta, rilesse quel testo per intero, senza commentarlo. Non lo faccio nemmeno con la sicumera, diametralmente opposta, di chi – non avendo, magari, nulla da dire – costruisce una dichiarazione di poetica che – magari, mantenendo le apparenze di un discorso super partes, o comunque che rifugge il gioco delle parti – difenda il proprio operato e quello del proprio circolo ristretto. Continua a leggere

Dorinda Di Prossimo, Quaderno millimetrato

E’ un bel libro di poesia, Quaderno millimetrato di Dorinda Di Prossimo, edito da un piccolo editore che è da menzionare per una scelta di qualità e un’ottima cura delle sue pubblicazioni, Incerti Editori. Presentiamo un assaggio dei testi, delle impressioni di lettura di Chandra Livia Candiani, una selezione di recensioni apparse in rete.

Sincere matterie
di Chandra Livia Candiani

I visionari sono esseri (non dico persone, perché molti animali, prima di tutto i gatti, lo sono) molto pudichi. Coltivano un pudore fondamentale nei confronti della realtà, sanno che si dà solo nei riflessi, nei millimetri, nei livelli zero. Continua a leggere

Minuta di silenzio di Lorenzo MARI

Nelle fondamenta

Unire volume a volume, coprire i vuoti, riassettare
la stanza, comunque adorna, lasciata
dall’ultimo che è partito. Tentennare nel mezzo
e poi riscrivere il circolo del pensiero
che come vomere affonda impavido
nell’impiantito. Scendere, guardando
il mobilio – finto esercito allineato –
fino alle tubature, scalfendo;
raschiando oro in pellicola; cercando acqua
come rabdomanti ignoranti, avidi. Si troverà
l’acqua che di regola ci portano, con il suo prezzo
e con l’ordine del flusso. Più sotto
i maiali: liberi, sozzi, grufolanti. Bisognerà allora
riscrivere ciò che non esce, per un barlume
di vita, occorrerà ripresentare
il possibile, per un momento allibito
                                     di nascita. Continua a leggere