Archivi categoria: Letteratura

“Sotto Graffio” di Lucrezia Maggi

Sotto Graffio di Lucrezia Maggi. Di sbarre e di nuove gabbie (ed. Delta 3)

Recensione di Francesco Improta

Originaria di Taranto, Lucrezia Maggi, poetessa e operatrice culturale, presidente e fondatrice dell’Associazione culturale Le muse project, ideatrice e organizzatrice del Premio Letterario Nazionale “Città di Taranto”, è attiva sulla scena letteraria dal 2007. Da allora ha pubblicato, con successo di pubblico e di critica, numerose opere in versi e in prosa. Sotto Graffio, di cui ci occuperemo oggi, è la sua terza silloge poetica, dopo Indelebile (Controluna, 2018) e L’arido arpeggio (CTL Editore Livorno, 2022) in cui la sua voce si alterna a quella del cugino Francesco Maggi. Il titolo, impreziosito da una copertina, che visualizza le ferite che attraversano il corpo e la mente dell’autrice, è fin troppo eloquente; si tratta, infatti, come si legge chiaramente nell’introduzione, di un viaggio sotto pelle, alla ricerca delle crepe che lacerano l’anima e mortificano lo spirito. L’esergo di Vincenzo Cardarelli, che assimila la sorte del poeta a quella dei gabbiani, mi ha richiamato alla mente un autore, a me molto caro, Francesco Biamonti: “Intonacati d’aria andavano al mare, ancora marmoreo, come a un letto di pace” e ha evidenziato l’inquietudine che governa l’esistenza di Lucrezia Maggi e al tempo stesso il suo desiderio di pace. Continua a leggere

Luciano Villa, “Gli spiriti della valle”

Recensione di Francesco Improta

Luciano Villa, Gli spiriti della valle (Bookabook Narrativa, 2026)

Ho avuto più volte occasione di confessare la mia scarsa simpatia per il genere fantasy, sia a cinema sia in letteratura, ma con altrettanta sincerità devo ammettere che Gli spiriti della valle di Luciano Villa, non diversamente dal suo precedente Di pietra e di sogno, di cui il nuovo romanzo costituisce il sequel, mi ha fatto parzialmente ricredere. Va precisato innanzitutto che non si tratta di un semplice fantasy per la capacità dell’autore di attraversare vari generi, sottoponendoli a una sapiente e personale rivisitazione.  Del resto, gli eserghi tratti rispettivamente da H. P. Lovecraft (La cosa sulla soglia) e P. Ovidio Nasone (Le metamorfosi) ci trasportano dalla weird fiction alla letteratura classica. Il libro, decisamente corposo (oltre quattrocento pagine), è suddiviso in quattordici capitoli, incorniciati da un prologo e un epilogo e impreziositi da una particolareggiata mappa del Mandamento di Triora nella Valle Argentina del 1828 di Lino Pastorelli e dalla copertina allusiva di Chiara Mazzocchi in cui una figura femminile, ingenua e innocente, come testimoniano l’abito bianco e la fronte bassa sarà presto vittima di presenze fantasmatiche e inafferrabili che si muovono tra gli alberi. Continua a leggere

Viviana Spada, “Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi”

Intervista di Marino Magliani a Viviana Spada su Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi (Il Filo di Arianna, 2025)

Nell’anno in cui ricorre l’80° anniversario dell’assegnazione del Premio Goethe e Premio Nobel per la Letteratura (nel 1946) a Hermann Hesse, esce il saggio di Viviana Spada Da Hermann Hesse al Paese delle Nevi, dedicato al grande scrittore tedesco, ma svizzero d’adozione.
A Montagnola, infatti, dove egli visse a lungo, si trova il Museo Hermann Hesse, il più importante e completo, al cui interno si trovano la sua macchina da scrivere, i suoi occhiali, manoscritti, quadri…; all’esterno, l’aria che respirava, i suoi paesaggi, Casa Camuzzi, dove ha scritto l’immortale “Siddhartha”, e la straordinaria sensazione di rivivere la stessa magia ispiratrice…

Quando nasce il tuo amore per la lettura e la scrittura?
All’età di cinque anni imparai a leggere e a scrivere dalla trasmissione condotta dal M° Alberto Manzi “Non è mai troppo tardi” e, da allora, credo di non avere mai smesso di farlo.

Come e quando hai capito che sarebbe potuto diventare un mestiere?
Leggendo e scrivendo molto, fatto che a scuola mi permetteva di svolgere temi molto lunghi rispetto a quelli delle compagne, sovente premiati per il contenuto e la forma. In seguito ho sviluppato un forte interesse e grande curiosità per le materie umanistiche, accrescendo la mia formazione culturale affiancando agli studi e alle letture molti viaggi a giro per il mondo che mi hanno fatto conoscere culture e pensieri differenti e rafforzato in me la voglia di raccontare e raccontarmi. Continua a leggere

Giacomo Sartori. Anatomia della battaglia

di Roberto Plevano

“Carissimo padre,
di recente mi hai chiesto per qual motivo sostengo di aver paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti, in parte proprio per la paura che mi incuti, in parte perché motivare tale paura richiederebbe troppi dettagli per poterli esporre a voce con una certa coerenza.”

Nell’autunno del 2019 Franz Kafka inizia a redarre un testo nella forma di lettera al padre Hermann, commerciante di un certo successo in mercerie e articoli di moda. Il testo non arrivò mai al suo apparente destinatario; a leggerlo con attenzione sembra più un’articolazione dell’opera letteraria di Franz che un documento meramente autobiografico. Trattandosi di Kafka, è un’osservazione scontata, come lo sarebbe di molti autori la corrispondenza dei quali mai è mera faccenda privata, anzi entra a pieno titolo nel corpo della loro opera. L’opera tuttavia – è questa la cosa importante – non può davvero essere letta e interpretata a partire dai dati biografici. Le relazioni personali e sociali di cui si racconta, insomma, talvolta anche negli epistolari più privati, sono costruite più su fantasia e talento del narratore che sull’aderenza a un certo vissuto. Può capitare che rispetto al dato biografico – e soltanto rispetto ad esso – siano esagerazioni, omissioni, invenzioni, patenti menzogne. Memories that become monstrous lies, canta Nick Cave. Continua a leggere

Trasversalmente “oltre” tra cinque libri

“Trasversalmente oltre tra cinque libri”

 di Giovanni Agnoloni

Negli ultimi tempi mi è capitata più spesso un’esperienza che avevo già vissuto in precedenza, sempre nel solco del tema a me caro delle sincronicità junghiane: ovvero, riscontrare sorprendenti assonanze tra i miei stati d’animo e pensieri e i temi trattati o nei libri che sto traducendo o in quelli che sto leggendo. Senza volerlo, trovo una continuità trasversale in e tra tutti questi scritti, che sembra accompagnare i miei percorsi interiori, portandomi oltre gli stati mentali attuali e nella direzione di un’evoluzione spirituale capace di produrre risultati migliori di quelli forniti dai meandri della mente. Trasversalmente oltre, insomma, come ho indicato nel titolo di questo pezzo. Gran parte di questa strana sintesi è riflessa da una recente intervista fattami da Gianluca Garrapa, dove per la prima volta ho visto con chiarezza le mie due anime letterarie – contemplativo/metafisica e di osservazione e critica sociopolitica – convergersi e fondersi appieno. E, se lo dico, non è tanto per autopromozione, quanto perché per me sarebbe ridicolo ergere barriere tra i vari aspetti del mio lavoro quotidiano (scrivere, tradurre, leggere, interpretare la realtà, nonché viaggiare e perfino suonare), visto che nell’universo “tutto è uno”. E i cinque libri di cui oggi voglio parlare rispecchiano perfettamente, nella trasversalità dei temi che li attraversano, l’incontro di quelle due anime nella direzione di un Oltre geografico, culturale, emotivo, professionale e sociale.

Il primo è Romanzo olandese di Marino Magliani, edito da Scritturapura (2025). Si tratta di una trilogia, come recita il sottotitolo, o meglio di una sinfonia in tre movimenti, mi verrebbe da dire. Qui l’autore ligure – che vive nei Paesi Bassi, e che ha fatto del tema del confronto tra l’orizzontalità olandese e la verticalità dell’entroterra ligure, nonché di quello dello sradicamento e del vagare nel mondo, alcuni dei motivi (appunto) trasversali di tutta la sua produzione – riunisce, rielaborandoli profondamente, tre suoi vecchi lavori, che finiscono per assumere una sostanza del tutto nuova, diventando le tre parti di un discorso unitario che ha al centro la sua terra di adozione. Il primo atto, “La talpa”, è un itinerario – inizialmente in bicicletta – nella capitale olandese (dove Magliani non abita ma va di tanto in tanto per attività letterarie presso l’Istituto Italiano di Cultura e, in passato, nella libreria italiana “Bonardi”, dove una volta presentammo anche insieme un mio libro per l’appunto ambientato ad Amsterdam, e che purtroppo ha chiuso), ma non solo. È un autentico sovvertimento della dimensione orizzontale, così intrinseca ai Paesi Bassi, perché lo conduce nei sotterranei della città, nel cuore stesso della sua struttura nascosta e oscura, con due guide “dantesche” come il suo traduttore olandese Roland Fagel e una ragazza del posto, Walmoet. Sì, perché si tratta di un percorso prima di tutto simbolico (anche ricco di suggestioni bolañiane, tema che Marino e io amiamo per aver tradotto metà per uno la raccolta di saggi su Roberto Bolaño Bolaño selvaggio edita da Miraggi), dove l’esplorazione delle “magagne” olandesi – speculazione edilizia, acque di scolo, correlati rischi di smottamento e altro – fa tutt’uno con una discesa negli inferi del subconscio. Insomma, ciò che ci si aspettava di trovare di sopra, in una città dove la luce, quando non piove, è meravigliosa, ha ceduto il posto a un mondo di sotto la cui “risoluzione” appare un’imprescindibile premessa alla riscoperta della vita nel “fuori”.

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Luoghi del mondo e della mente: quattro libri

Articolo di Giovanni Agnoloni

A volte capita di leggere in sequenza libri che sono collegati da un filo sottile, che non ci vuoi trovare per forza, ma che in effetti è , per farsi cogliere ed evidenziare. L’ho notato mentre mi accingevo a scrivere di due testi inviatimi nei mesi scorsi da Tarka Edizioni, usciti nel 2024 ed entrambi legati a Marino Magliani, amico scrittore e traduttore con cui collaboro spesso a diversi progetti editoriali. E pensavo appunto di preparare un articolo solo su questi libri, quando mi sono reso conto che quel filo c’era, sì, ma si estendeva anche oltre, arrivando ad abbracciare altre mie recenti letture.

Andiamo per ordine: i due libri che ho menzionato sono Luogo a procedere. Viaggio in Liguria con Marino Magliani e Marco Ferrari, di Roberto Carvelli (con prefazione di Giacomo Sartori), e Dizionario universale delle creature fantastiche di Luciano Hernández, tradotto da Marino Magliani (con la revisione di Riccardo Ferrazzi e la curatela di Alessandro Gianetti).

Il primo fotografa il plurisfaccettato spiritus loci della Liguria, osservata tramite non solo i ricordi di Roberto Carvelli, ma un ricco campionario di citazioni letterarie attinte dalla produzione narrativa di Magliani e Ferrari (dei quali avevo in precedenza recensito il romanzo Sporca faccenda, mezzala Morettini) e da quella di grandi autori del passato, tra cui Italo Calvino, Camillo Sbarbaro e Francesco Biamonti, ma, ancor prima, di un classico della letteratura inglese come David Herbert Lawrence. Attraverso le loro pagine, intessute della stessa sostanza del binomio dialettico di mare ed entroterra che caratterizza questa regione dagli innumerevoli riflessi di luce e ombra, Carvelli si addentra nel mistero epifanico (aggettivo a me caro) dei luoghi, da intendersi principalmente come aloni mentali che legano il mondo al punto di vista di chi lo osserva e lo vive. Ne risulta un viaggio intriso di poesia e sensibilità naturalistica e antropologica: un autentico invito all’esplorazione esterna e interiore. Continua a leggere

Mauro GERMANI, Reticenze. Nota di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI

RETICENZE

Racconti

Fallone Editore (2024)

 

Le ultime parole

Non voglio più tagliareessere tagliato. Basta. Queste che leggerete sono le mie ultime parole. D’ora in poi mi affiderò al silenzio e non sentirete più la mia voce. Ho compreso, infatti, che è tutto inutile, inutile e pericoloso. Le parole -più che pietre- sono vetri: tagliano e feriscono chi le pronuncia e chi le ascolta. Sono frammenti di specchi acuminati. Continua a leggere

Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

da Rassegna Stampa Il Punto | La newsletter del Corriere della Sera

Venerdì 27 settembre 2024

Rassegna antropologica (Minimi Tropici)

Il romanzo sul fútbol povero della vecchia Argentina (che ci riporta alla magia autentica del calcio)

di Mauro Francesco Minervino editorialista 

«Forse l’Occidente sta anticipando una religione e ancora non lo sa».

Lo scriveva alcuni decenni or sono Marc Augé in un breve, folgorante e ironico saggio — Football. Il calcio come fenomeno religioso — scritto in prima battuta per la rivista francese Le Débat nel 1982, e poi a lungo rivisto e aggiornato sin quasi ai giorni nostri. Nel calcio attuale, spiegava poi lo studioso francese, di fronte alle enormi trasformazioni recenti registratesi nello sport, si sono venuti via confermando i condizionamenti esterni ai fattori di specialità e all’etica del gioco. Fenomeni di grande scala sui quali, col suo acuminato sguardo da antropologo della contemporaneità applicato al football, Augé ci invitava infine a riflettere da par suo. Aspetti come la dimensione pervasiva dei giganteschi rapporti di forza economici e i crescenti interessi politici che sempre più sovrastano e deformano lo sport più popolare al mondo. Gli stadi, trasformati da campi sportivi in templi catodici ove si mette in scena e si celebra il più grande spettacolo di consumo delle società globali uniformate dalla contemporaneità. Continua a leggere

Lorenzo Mari, “In ordine sparso”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Lorenzo Mari, In ordine sparso, Galaad Edizioni, 2023

Mi sono trovato a completare la lettura di questo nuovo libro di Lorenzo Mari – che ho conosciuto anni fa prima di tutto come traduttore del comune amico poeta irlandese Billy Ramsell –  in un periodo di relativa calma, dovuta sia ai fastidi da cambio-stagione, sia a una nuova presa di coscienza interiore in atto in queste settimane. Così, oltre a riuscire ad aver più tempo per leggere (nonostante il lavoro che chiama), sono entrato nello stato mentale giusto per interpretare questa singolare raccolta di racconti che è quasi un concept-book, dato che tutti gli scritti che la formano – pur originariamente pubblicati in sedi diverse – hanno un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a collimare con le mie riflessioni di questi giorni.

In ordine sparso raffigura da diverse angolazioni le varie situazioni di vita in un immaginario (ma chissà quanto, poi), paese dal nome “oscurato”, ovvero P***, che già in quanto tale diventa una sorta di simbolo, o di archetipo, della vita di provincia (mi viene quasi da pensarlo come una “Macondo in P-otenza”). È dunque, in qualche modo, un emblema della dimensione del “limite”, del presente sempre uguale a se stesso e proprio per questo, in sé, “pena esistenziale” – se è vero che, come diceva sempre il mio professore d’italiano al liceo, le anime dannate di Dante avevano proprio nell’essere sempre uguale del loro castigo il proprio maggior tormento.

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Donatella Sasso, “Piazza della Vittoria”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Donatella Sasso, Piazza della Vittoria, Golem Edizioni, 2023

Una delle cose più difficili in narrativa è rendere la quotidianità come qualcosa non di trito e grigio, ma capace di suscitare interesse anche nella regolarità degli eventi – comprese le parentesi di eccezionalità legate a fatti particolari. È un tratto distintivo della letteratura italiana del secondo dopoguerra, stagione che arriva fino a tutti gli anni ’60, e che ha per protagonisti autori come Cesare Pavese, Carlo Cassola e Luciano Bianciardi, testimoni della vita nel suo concreto svolgersi attraverso un’epoca di grandi possibilità e inequivocabili segnali di crisi.

Leggendo Piazza della Vittoria di Donatella Sasso, opera ambientata nella Torino del nostro tempo – un “nostro tempo” da intendersi in senso ampio, perché potrebbe trattarsi del presente come, più plausibilmente, di un periodo indefinito verso la fine del Novecento o l’inizio del Duemila –, ho ritrovato vibrazioni simili, che impregnano di sé la vicenda di una donna proveniente dall’ex “Oltrecortina” (ma è piuttosto chiaro che si tratta della Repubblica Ceca). Dopo aver conosciuto un uomo italiano, si sposa con lui e si trasferisce nel nostro paese, appunto a Torino, iniziando a veder orbitare la propria esistenza intorno a una piazza non importante ma caratteristica e piena di vita, Piazza della Vittoria, con i suoi giardinetti, i suoi negozi e le attività che vi fervono, con l’unico svago dei weekend in montagna. Dapprima tutto questo le appare come una girandola di entusiasmo e d’amore, presto arricchito dall’arrivo di due figli, ma col tempo finisce per convertirsi in abitudine, ripetitività e ricerca di un nuovo senso ai giorni che passano. Continua a leggere

Marino Magliani, “Materiali onirici di un somarello marino”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani, Materiali onirici di un somarello marino, Hopefulmonster Editore, 2024

Il nuovo romanzo di Marino Magliani – che chiamo consapevolmente così, e non romanzo breve o racconto lungo, come potrebbe sembrare – è stata una grande sorpresa. Materiali onirici di un somarello marino, appena uscito per Hopefulmonster nella collana “Pennisole”, diretta da Dario Voltolini, è un’opera che ribalta lo schema a cui ero abituato pensando alle opere di Magliani, ovvero l’osservazione del mare da parte di un uomo che vive a terra e si sposta lungo le coste, o al limite lo attraversa navigando. Tutta la produzione dello scrittore ligure residente in Olanda è infatti sospesa tra questi poli, oscillando tra il Ponente della sua regione, le dune delle spiagge nei pressi di IJmuiden, nei Paesi Bassi, e a volte l’Argentina o la Spagna, con l’orizzonte convesso del mare o dell’oceano a fare da costante interlocutore – tanto che a volte chiama confidenzialmente l’Atlantico “la pozzanghera”.

Qui no. Qui ci immergiamo direttamente nelle profondità del mare, fin nel cuore dei suoi fondali, per andare ad appuntarci nel punto di vista di una delle sue creature, una sorta di cavalluccio marino (in curiosa assonanza col nome dell’autore) che, stufo della solita vita e soprattutto desideroso di vedere “la pelle del mare”, ossia la superficie, con le prospettive di mondo che se ne spalancano, dopo essersi consultato con un altro membro della sua specie che racconta di aver fatto quel viaggio, parte anche lui per un’avventura che lo porterà dove non pensava. Continua a leggere

Carlo Cuppini, “Logout”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Carlo Cuppini, Logout (ed. Marcos y Marcos, 2024)

Posso affermare con una certa sicurezza che Carlo Cuppini è uno degli scrittori che conosco meglio, e non solo perché è un amico. Con lui ho sempre avuto una sintonia spontanea sul piano artistico, politico (in senso apartitico) e personale, come del resto con Sandra Salvato, la terza coautrice di un libro che abbiamo scritto insieme, Da luoghi lontani (Arkadia Editore, 2022).

Di Carlo, in particolare, avevo già molto apprezzato Il mistero delle meraviglie scomparse (Marcos y Marcos, 2021), un romanzo nominalmente per bambini, ma in realtà una favola assai matura e dalla profondità archetipica, come avevo evidenziato nella mia recensione di allora, uscita sempre su questo blog letterario.

Con Logout, appena uscito sempre per Marcos y Marcos, l’autore fa un ulteriore salto in avanti, e non solo come fascia “deputata” di lettori – qui l’età formalmente destinataria sarebbe più o meno dai 9 ai 12 anni – ma proprio come capacità di rivolgersi, usando un linguaggio semplice e al contempo densissimo (capacità che hanno pochi narratori), a un pubblico universale. E questo non solo perché la trama è estremamente avvincente, ma soprattutto perché tratta, appunto, temi universali e attualissimi, come la libertà personale in una società retta dalle multinazionali della comunicazione, della tecnologia e del farmaco, l’invasione onnipervasiva della domotica e dell’intelligenza artificiale, la diffusione (pandemia docet) di una mentalità spaventata da tutto e, con questo utile pretesto, tradotta in una vita “in gabbia” al di là di ogni ragionevole buon senso e, sempre a questo scopo, l’introduzione del concetto di “cittadinanza a punti”, con premi e libertà speciali concessi ai più virtuosi in attività condotte rigorosamente a distanza. Continua a leggere

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“La casa delle orfane bianche” di Fiammetta Palpati

Ho letto e recensisco con molto piacere il romanzo di Fiammetta Palpati, “La casa delle orfane bianche”.

Tre amiche decidono di mettere sotto lo stesso tetto le loro tre madri anziane e malandate per occuparsi di loro coralmente, e ne nasce un racconto geniale, estenuante e a tratti esilarante, claustrofobico e pieno di odori, puzze, horror casalingo; il tutto narrato da un’elegante voce-personaggio animata da una vena tragicomica. Un romanzo di figlie badanti e madri badate i cui ruoli spesso si mischiano, in cui ognuna è saggia o stolta a turno. Il Tempo è sempre lo stesso, come fosse un unico giorno: un tempo che resta all’interno di una pièce teatrale le cui attrici non recitano affatto ma portano semmai i loro crucci, dolori, preoccupazioni e fastidi sulla scena. Li espongono per rimescolarli in quelli delle altre, ne fanno un impasto che ogni giorno va spianato per poter essere di nuovo contaminato da un nuovo fermento. Il più grande tra questi, l’arrivo di una forsesuora barbona, che scombina ancora di più le carte. Continua a leggere

Poesie di Dušan Gojkov

Dušan Gojkov è poeta, autore di racconti, romanziere, saggista, giornalista, regista di drammi radiofonici, nonché fondatore e capo-redattore del Balkan Literary Herald .

Ha pubblicato 15 libri di prosa e uno di poesia. Ha inoltre drammatizzato e diretto circa 240 opere in prosa e poetiche ed è stato un corrispondente per la stampa jugoslava e serba da 37 paesi.

È segretario generale dell’organizzazione PEN aromena, e vive tra la Serbia e la Grecia.

La foto che vedete è stata scattata dallo scrittore, giornalista e fotografo a margine della residenza letteraria di Gojkov a Pécs, in Ungheria, questo marzo, presso lo Zsolnay Kulturális Negyed, per lo Hungarian Writers Residence Program.

Qui di seguito trovate alcune sue poesie in lingua inglese, tradotte da Giovanni Agnoloni, che a giugno è stato ospite della stessa residenza.

L’amore è follia, di Dušan Gojkov

N° 1

lei
ripone triste gli abiti invernali nell’armadio
cercando di ricordare
dove ha smarrito l’anno precedente
che è stato il primo e l’ultimo per molte cose
lui
appoggiato al letto
scrive versi patetici senza senso che non fanno neppure rima
ma in realtà si sforza di ricordare
come e dove si è perso l’anno prima
si avvicina alla finestra, è primavera
la strada è buia e il lampione in legno non fa più quella luce
dorata e granulosa
quella luce che odora di pane caldo appena sfornato
e d’inverno
ricordi che qualche tempo fa progettavamo di andare a Parigi
e non l’abbiamo ancora fatto
insieme
dici che il tuo tè si sta raffreddando
è una buona cosa scrivere poesia
hai sempre a portata di mano un pezzetto di carta su cui mettere
i semi degli gnocchi di susine

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“Gli altri”, di Ignacio Carral

Recensione di Giovanni Agnoloni

Ignacio Carral, Los otros, ed. I Libri di Mompracem, 2023

Frutto di un’inchiesta giornalistica condotta dall’autore in prima persona all’inizio degli anni ’30 e uscita a puntate sulla rivista “Estampa”, Gli altri (Los otros) di Ignacio Carral, qui tradotto da Riccardo Ferrazzi, è un esempio di narrativa di grande vividezza e carica realistica, perché nasce dall’impasto stesso della vita più dura, quella degli ultimi – l’altro lato della Madrid benestante di quel periodo, immediatamente precedente il precipitare degli eventi che nella seconda metà di quel decennio avrebbe condotto alla guerra civile.

L’autore – morto di arresto cardiaco nel 1935, a soli trentotto anni – entra in quel mondo di miseria senza filtri o scappatoie. Patisce le stesse condizioni impietose dei senzatetto della capitale iberica, conoscendo il freddo, la mortificazione e la perenne stanchezza, oltre naturalmente all’onnipresente fame, sia pur temperata, a tratti, da pasti rimediati qua e là. E tutto questo lo restituisce con incandescente immediatezza e – combinazione quanto mai rara – con uno stile asciuttissimo, privo di ornamenti di sorta. Un perfetto esempio di giornalismo che si fa letteratura, in controtendenza rispetto a tanta tradizione ampollosa del tempo, com’è stato messo in luce in occasione della presentazione fiorentina del volume, cui sono stato lieto di assistere. Continua a leggere

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Antonio FIORI, Vita di un altro

di Giovanni Nuscis

E’ uscito il nuovo libro di Antonio Fiori dal titolo Vita di un altro, per le edizioni Inschibboleth, nella collana Margini diretta da Filippo La Porta. Tre anni fa, nel 2020, per le stesse edizioni, ricorderemo I poeti del sogno, che riscosse ampio apprezzamento sia tra i critici e i poeti sia tra i lettori. Continua a leggere

Claudio Magris: Mark Axelrod «smonta» i maestri – Il gioco del Lego in letteratura

Articolo di Claudio Magris

Mark Axelrod «smonta» i maestri – Il gioco del Lego in letteratura

Balzac’s Coffee, DaVinci’s Ristorante dello studioso americano è un libro 
bizzarro e inclassificabile che prende di mira, e supera, il post-postmoderno

«Gioco di costruzioni in plastica costituito da piccoli pezzi di forma geometrica a incastro tali da permettere una grande quantità di combinazioni». Così lo Zingarelli, il grande vocabolario della lingua italiana, definisce il gioco del Lego, che per generazioni di bambini è stato scuola di arte combinatoria e costruttivistica, castelli che smontati e riaggregati diversamente diventano mostri o navi. D’altronde Dante, rimescolando le lettere dell’alfabeto, è riuscito a rappresentare Dio e tutte le passioni umane.

Mark Axelrod insegna Letteratura comparata alla Chapman University di Orange, in California. Per 16 anni è stato il direttore del John Fowles Center for Creative Writing.

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Federico Pacchioni, “I frutti del mio giardino!

L’agire della leggerezza di Domenico Napoletani è la postfazione del volume I frutti del mio giardino di Federico Pacchioni (Manni Editore, 2022). Seguono da tre poesie dell’autore.

L’agire della Leggerezza

La poesia di Federico Pacchioni cerca il miracolo del percepire la leggerezza delle cose senza dimenticare il loro peso e la gravità del vivere. Leggerezza…una parola cara a Italo Calvino, che non si associa spesso all’azione, alle laboriose cure che ci prendono ogni giorno. Ma anche la leggerezza è sforzo, e la presente raccolta, I frutti del mio giardino, è al contempo un suo ironico inno e una dolente riflessione sulla perdita di ogni giorno che passa, fatta più viva dalla scelta irreversibile di spezzare il proprio percorso per poi ricomporlo da emigrante in altro luogo (così che “il tempo ripulisce impietoso/ tutte le inconsistenze,/ scansa parti dell’affetto/ sempre più in là”); luogo che per Pacchioni è l’America, che abbaglia con i suoi grandi, luminosi deserti (dove è “smembrato il mondo quassù al cielo”) e le sue anonime, pulsanti periferie.

Lo sguardo al contempo amorevole, aperto a tutto, ma capace di rimanere saldamente nell’intimo della propria esperienza, fa della poesia di Pacchioni una rara commistione di disarmante, immediata sincerità emotiva e attenta operazione artistica. I frutti del mio giardino diventa perciò realtà di un angolo d’America, fatto centro aperto del mondo, rifugio di domestica pace, ma anche una chiamata ad essere fruttuosi, a non lasciare che il proprio ruolo nel mondo ci faccia diventare come un “cuore in una corsia vuota”. Continua a leggere

Down Under: Finalmente letteratura!!! LEONARDO SCIASCIA

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Leonardo Sciascia, presentato da Bruno attraverso le sue numerose opere e Continua a leggere

“Dove non mi hai portata” di Maria Grazia Calandrone – Videolettura

Ho divorato questo libro in una mattinata, ve ne leggo l’inizio e ne posto la mia recensione.

Maria Grazia Calandrone “Dove non mi hai portata”, Einaudi 2022

La nostra migliore poetessa torna in libreria con un romanzo appena uscito per Einaudi nel quale racconta la vita di Lucia Galante, sua madre biologica. Una madre così disperata da credere che sua figlia sarebbe stata più protetta e al sicuro se affidata all’amore di persone estranee, che non restando con lei e il suo compagno, il padre biologico di Maria Grazia.
La coppia era in una situazione tragica sia dal punto di vista economico che socio-familiare, senza speranze per il futuro. Motivazioni probabilmente simili a quelle di altre centinaia di persone, per lo più madri, che presero la stessa decisione in quel frangente storico – la metà degli anni ’60 – come testimoniano le cifre degli abbandoni registrati per quell’anno in tutta Italia. Continua a leggere