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Videointervista a Giulia Fazzi

Il nuovo romanzo di Giulia Fazzi , “Le ragazze sono andate via”, è da poco uscito con Mondadori Editore e ho approfittato per intervistarla sulla sua opera letteraria.
Abbiamo parlato molto dell’ultimo romanzo, ambientato alla fine degli anni ’80 a Modena e incentrato sulle storie di amicizia tra giovani donne molto diverse tra loro ma accomunate dalla difficoltà – ma anche dalla bellezza – di vivere il momento magico della soglia alla vita adulta. Ma anche di Modena come luogo di benpensanti piccolo borghesi, di razzismo padano, di donne/ragazze di serie B (le eroinomani che si prostituivano in quegli anni per farsi, morte ammazzate da un “mostro” che guarda caso non è mai venuto fuori altro che dai giornali).
Ma anche più in generale del corpo della donna come terreno di conflitto, rifacendoci ai suoi precedenti lavori: Giulia ha esordito a suo tempo con Gaffi con “Ferita di guerra” (tradotto in Francia da Gallimard) e poi ancora con “Per il bene di tutti” con Il Saggiatore.

Mi ha fatto piacere e mi ha commosso poter ricordare, tra le tante cose legate alla scrittura di Giulia, anche il ruolo avuto dalla molto compianta Laura Orsi, che aveva a suo tempo invitato Giulia a presentare la sua opera all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma.

Buona visione!

Narratori del Nuovo Millennio – Giulia Fazzi

Questa mia piccola rubrica dei Narratori del nuovo millennio è stata ferma per molti mesi, per varie ragioni, ma sono contenta di riaprirla con una delle mie scrittrici preferite, Giulia Fazzi.
Il suo ultimo romanzo, Le ragazze sono andate via, è appena uscito per Mondadori.
Il titolo del suo contributo l’ho scelto io, estraendolo dalle sue parole. Buona lettura!

QUANDO SCRIVO NON HO PAURA DI NIENTE

Scrivo da quando ero una ragazzina. Il primo romanzetto l’ho scritto a quattro mani con la mia amica del cuore, tra la quinta elementare e la prima media. Scrivevamo i capitoli una alla volta e seppellivamo il quaderno sotto la terra del nostro albero preferito. Era la storia di una grande amore sullo sfondo di una qualche guerra che avevamo studiato a scuola dove l’eroina moriva tragicamente di tisi tra le braccia dell’amato. Poi ho scritto una fanfiction (anche se allora non si chiamavano così) su Madonna e qualche altro raccontino. Ho sempre subito tantissimo l’influenza dei film che amavo, tra i miei archivi ho anche un breve romanzo dove la ragazza protagonista stava insieme al ragazzaccio del paese che era ispirato al River Phoenix di Stand by Me. Cioè, era lui. Le facce dei miei personaggi sono spesso le facce di attrici e attori. Continua a leggere

“Negli occhi di un cane”, un racconto di Alessandro Perotti

NEGLI OCCHI DI UN CANE

Racconto di Alessandro Perotti

Non si è mai sufficientemente pronti. È questo il leitmotiv che rimbomba nella mia testa.
Da quel maledetto lunedì sono trascorse due settimane scarse e la situazione, purtroppo, comincia a delinearsi irrevocabilmente come previsto.

Ho ancora nitida l’immagine del veterinario che scruta il proprio guardaroba mentale per cercare di vestire in maniera accettabile il dolore imminente che è costretto suo malgrado a dare: “No, purtroppo non sono lipomi, sono linfonodi molto ingrossati. Ora prescrivo delle analisi, ma ho abbastanza esperienza per dirvi che… bla bla bla… mi dispiace”. Le ultime due parole, pronunciate in modo sommesso, non avevano bisogno di ulteriori spiegazioni tecniche, erano già una sentenza.
Io e mia moglie usciamo ghiacciati dallo studio, con al guinzaglio il solito Jack. Ci guarda, sfodera il suo sorriso. È sempre entusiasta quando si esce da lì. Bisognerebbe installare due fotocamere negli ambulatori veterinari, una in entrata e una in uscita, sarebbe esilarante fare un raffronto. Il mio Jackie poi, entra con la tipica euforia di un condannato a morte e ne esce con un sorriso ebete che fatica a contenere. Anche se stavolta ci accorgiamo subito che è preoccupato, avverte la nostra tensione e fatica a reggerla.
Quando vivi con un cane impari a conoscere i suoi stati d’animo solo col tempo. Per loro è diverso, capiscono immediatamente il tuo umore, sono attenti ai dettagli. Continua a leggere

“ICE” – una poesia di Enrico Petruccioli

Maria Grazia Calandrone (una delle mie scrittrici preferite di tutti i tempi) mi ha segnalato oggi una poesia che il giovanissimo Enrico Petruccioli, diciottenne studente del quinto anno di liceo, ha appena composto sulle note vicende che riguardano ICE in Minnesota. È un piacere ospitare questi versi, con i nostri complimenti al poeta!

ICE

Parole pericolose
escono dalla bocca.
Sguardi pericolosi
lanciati dagli occhi.
Idee pericolose
nate dalla testa.
La testa te la faccio esplodere
puttana.
Parole rassicuranti
dette con calma.
Sguardi rassicuranti
filmati con calma.
idee rassicuranti
uccise con calma.
La testa te la faccio esplodere
puttana.

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Narratori del Nuovo Millennio – Monica Lanfranco

In questo nuovo appuntamento con i Narratori del nuovo millennio ho chiesto un contributo a una delle voci migliori del femminismo italiano, Monica Lanfranco, che ha molto generosamente parlato dei temi che la coinvolgono di più, e della sua lunga vita di giornalista, scrittrice, ricercatrice e ispiratrice politico-sociale. Le sono molto grata per tutto ciò che ha fatto e continua instancabilmente a fare.

LE PAROLE PER DIRSI

Sono una narratrice (forse meglio sarebbe dire artigiana della parola) dello scorso millennio, visto che la mia biografia parla chiaro: nasco nel 1959, dunque ho vissuto fino ai miei quarant’anni nel ‘900. Per età, ma soprattutto per il piacere e la meraviglia che provo, sono legata alla forma materiale del testo scritto.
Per questo amo i libri, il loro odore e la loro consistenza. In più, e non è secondario, sono nata nella comunicazione giornalistica con il mezzo radiofonico.
Oggi il podcast ha riportato in primo piano la modalità di informazione e comunicazione attraverso la voce, il che è una benefica trasgressione alla ferrea legge dell’immagine, (in tv o via social) dominante nelle nostre esistenze di spettatori e spettatrici. Ma sono ben cosciente del fatto che la contemporaneità non è ritmata dalla voce umana e dal frusciare della carta stampata. Scrivo per alcuni blog, e molti dei miei libri sono anche in formato elettronico. Eppure. Continua a leggere

“Terre”, una poesia di Ida Andersen

Una delle mie scrittrici preferite è la svedese Ida Andersen, che è anche una delle migliori traduttrici dallo svedese all’italiano di tutti i tempi.
Negli ultimi anni Ida si è soprattutto dedicata ai romanzi, ma inizialmente ha pubblicato alcuni libri di poesie. In particolare, ha deciso di comporre una delle sue liriche svedesi anche in italiano, e mi ha permesso di pubblicarla qui oggi!

 

 

 

 

 

Terre

dietro le palpebre batte
l’inesprimibile
come un’emicrania,
come una santificazione
mi manca una lingua
mi mancano terre
c’è una prova nell’afasia
nel riposare nell’inesplicabile Continua a leggere

Narratori del Nuovo Millennio – Fiammetta Palpati

Nuovo appuntamento con i Narratori del nuovo millennio, oggi con una delle voci più interessanti e fresche della Letteratura italiana con la elle maiuscola: Fiammetta Palpati.
La sua storia ha un ché di epico: scrive un romanzo (in seno alla scuola di scrittura “Bottega di Narrazione”, gestita da Giulio Mozzi). Dopo sette anni di attesa di un segnale di vita da parte del solito carosello di editori, Giulio Mozzi decide di pubblicarlo nella sua collana “fremen” con Laurana Editore, dove esce a gennaio 2024  con il titolo “La casa delle orfane bianche“, diventando cinque minuti dopo il Libro del Mese di gennaio 2024 a Radio 3 Fahrenheit. Sette minuti dopo, è proposto per il Premio Strega ma in zona così Cesarini da restare giocoforza nel mucchio, ma pazienza dato che ha vinto una lunga serie di premi molto prestigiosi tra cui, fiore all’occhiello, il Premio Campiello Opera Prima. Insomma, uno dei rari casi in cui possiamo parlare di feelgood editoriale.
Vi invito quindi ora a leggere lo splendido e toccante contributo di Fiammetta per la mia rubrica! Eccolo qui:

Perché scrivo, io, mi domandi, tu.
Se non scrivessi, io, ci saremmo parlate, noi?
Forse. Ma il fatto è, il fatto è, che noi siamo in contatto, contatto umano, perché io ho scritto. Quindi la mia prima risposta alla tua domanda è: la mia scrittura è il modo per entrare in contatto con altri esseri umani, presenti o distanti, per il tramite di qualcosa – la lingua scritta – che teniamo in comune e caro e amato. Certamente ci saranno – ci sono – diversi altri modi, tramite i quali gli esseri umani entrano in contatto. Continua a leggere

Narratori del Nuovo Millennio – Francesco Trento

Nuovo appuntamento con i Narratori del nuovo millennio, oggi di nuovo in formato videointervista!
Ho chiacchierato con un ospite speciale: lo scrittore, sceneggiatore e docente Francesco Trento.

Non solo dei suoi libri ma anche della sua straordinaria scuola online di scrittura, Come si scrive una grande storia.

Se preferite ascoltare solo l’audio, lo potete trovare e ascoltare a questo link.

 

 

Narratori del Nuovo Millennio – Carola Susani

 

Nell’appuntamento di oggi  Carola Susani ha scelto di raccontare la sua scrittura attraverso una delle sue splendide poesie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Narratori del Nuovo Millennio – Yari Selvetella

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Yari Selvetella, uno dei miei scrittori italiani preferiti di tutti i tempi.
Data la quantità di cose di cui volevo parlare con lui, e consapevole della densità delle sue risposte, ho deciso per questo appuntamento della mia rubrica di condurre  un’intervista online, che potete guardare qui su YT, o ascoltare come pod da questo link, oppure leggere in una versione condensata qui sotto.

Grazie mille di essere qui, è un’intervista di cui parliamo da un pezzo! Sei uno dei pochi scrittori che ho conosciuto prima che fosse un autore di romanzi: quando ci siamo conosciuti avevi pubblicato soltanto un libro di poesia, nel ‘97 – cosa che mi era completamente sfuggita e poi la poesia l’hai ripresa soltanto quasi dieci anni dopo. Come mai?

Ma guarda in realtà io sin da ragazzo faccio sempre le stesse cose. Continua a leggere

Narratori del Nuovo Millennio – Marta Baiocchi

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Marta Baiocchi, una scrittrice che lavora nel campo della ricerca scientifica – “una persona tra due mondi” come si definisce – che ho invitato in questa rubrica per il suo punto di vista insolito sulla scrittura.

Mi sento, questo sì, una persona tra due mondi: la ricerca e la narrativa, che non sono solo due attività distinte, ma, nella mia percezione, due modi diversi di porsi di fronte alla realtà.
Una posizione scomoda, diciamolo, però così magica, fascinosa.
È sempre stato così per me, fin da quando ho memoria: quella curiosità avida verso il mondo, gli oggetti, le cose che si muovevano intorno a me, le cose che facevano cose. Volevo toccarle, tutte, metterle in bocca, assaporarle. Possibilmente aprirle, meglio ancora romperle, per vedere cosa c’era dentro, come funzionavano.
Non credo di essere stata molto diversa in questo da tutti gli altri bambini, ma non so se a tutti ne resta qualche traccia nella memoria, come a me. Io ero quel tipo di bambina (nonsoloimaschi) capace di passare un pomeriggio avvitando e svitando una manciata di bulloni ai propri dadi. Indignandomi poi se di qualche dado o bullone non si trovava la controparte giusta. Io ero quel tipo di bambina a cui bisognava nascondere le lampadine del flash della macchina fotografica. Perché me le mangiavo. A quei tempi, le macchinette fotografiche non avevano batterie né flash incorporati: per ogni foto bisognava mettere una lampadina nuova, che faceva un unico flash, col quale si bruciava e andava poi buttata. Si compravano a scatolette, da sei, da otto, non so, ma me le ricordo bene, erano minuscole, graziose, di un bellissimo azzurro trasparente, molto appetitoso. Non ricordo precisamente di averle mangiate, me lo hanno raccontato, ma so che quel tipo di vetro azzurro e trasparente mi evoca da sempre un senso di attrazione invincibile, ora non voglio arrivare a dire di acquolina in bocca. Continua a leggere

Narratori del Nuovo Millennio – Nicola Lagioia

Nell’appuntamento di oggi pubblico con enorme piacere una mia lunghissima intervista a Nicola Lagioia, avvenuta qualche settimana fa a seguito dell’uscita in svedese del suo ultimo romano, “La città dei vivi”.
abbiamo parlato del romanzo ma soprattutto più in generale di cosa significhi – per Nicola – la scrittura, che funzione ha nel tempo, nella dimensione sociopolitica e culturale di oggi, quali i mezzi, le risorse, le insidie, le possibilità. Sono grata a Nicola per essersi preso tutto il tempo e il respiro necessari a rendere questo dialogo così ricco e fecondo.

“La città dei vivi” è un true crime che racconta la storia di due giovani uomini dalla vita relativamente nella norma, Marco Prato e Manuel Foffo che hanno brutalmente torturato e ucciso un giovane prostituto di 23 anni, Luca Varani, dopo averlo torturato per ore. Hai fatto un’indagine molto approfondita intervistando tutte le persone coinvolte con le quali hai potuto parlare, e ne hai estratto questo monumentale romanzo documentalistico. Perché?

Nicola Lagioia ritratto da Chiara Pasqualini

Guarda, ci sono in realtà due risposte a questa domanda. La più superficiale è che dalla prima volta che ho sentito la notizia di questo omicidio al telegiornale, ho pensato che fosse una storia terribile ma al tempo stesso interessante da raccontare. Prima di tutto per la sua violenza, che per una città come Roma è abbastanza rara: è una città turbolenta però statisticamente parlando ha un basso numero di omicidi rispetto all’Europa in generale. In più, si è trattato di un omicidio completamente privo di movente, eseguito da persone che non avevano nessun collegamento con il mondo criminale; un patto di sangue tra due persone con una vita relativamente ordinaria. Marco Prato è figlio della buona borghesia di sinistra, è una persona con un certo tipo di interessi culturali e fa da PR per un locale alla moda, è affermato nella comunità LGBTQ. Manuel invece viene dal Collatino, un quartiere non molto chic, ma la sua famiglia è benestante e finanziariamente solida. Insomma, due persone insospettabili. Continua a leggere

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Narratori del Nuovo Millennio – Gian Marco Griffi

Nell’appuntamento di oggi incontriamo Gian Marco Griffi, autore di un romanzo sorprendente e spiazzante come “Ferrovie del Messico”, uscito con Laurana Editore nella collana fremen diretta da Giulio Mozzi e candidato al Premio Strega 2023.

Gian Marco ha scritto per La poesia e lo spirito una narrazione autofittiva sulle ragioni del suo scrivere dal titolo:

La noia e Emilio

L’altro giorno era a Roma. Tra un impegno e l’altro ho preso a girandolare per le strade di Roma come ogni volta che sono a Roma e ho del tempo da perdere, giacché avere del tempo da perdere a Roma, per me, è quanto di meglio possa capitare a un viandante, a un pellegrino, a un viaggiatore, a un avventuriero, insomma avere del tempo da perdere a Roma è una cosa bellissima, entusiasmante, mentre avere del tempo da perdere dalle mie parti, che ne so, per esempio a Scurzolengo (provincia di Asti), per quanto l’aria di Scurzolengo in provincia di Asti sia presumibilmente un po’ migliore di quella di Roma, Continua a leggere

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Narratori del Nuovo Millennio – Tommaso Giartosio

Ieri è stata annunciata la dozzina del Premio Strega e ho deciso di mettere un post extra oggi per ospitare una poetica, fertile e profonda riflessione di Tommaso Giartosio – nella dozzina con il suo “Autobiogrammatica” [Minimum Fax] – a proposito della ragione ultima dello scrivere, che è così centrale per questa rubrica. 

Trovarsi a concorrere a un premio blasonato può avere un senso a una sola condizione: di poter contare sul sostegno di una moltitudine di atti di lettura e di gesti di condivisione e solidarietà, un rumore buono che si fa sentire da una lettrice all’altra e fa dell’augusto premio ciò che deve essere: un luogo di ricerca del senso attraverso la scrittura.

Scrittura di un tipo particolare, chiamata letteratura; scrittura che per rispondere pone domande, per svelare la realtà la trasforma, e per spalancare porte carraie dispone solo di una chiave di violino e della spinta di un soffio.

“La casa delle orfane bianche” di Fiammetta Palpati

Ho letto e recensisco con molto piacere il romanzo di Fiammetta Palpati, “La casa delle orfane bianche”.

Tre amiche decidono di mettere sotto lo stesso tetto le loro tre madri anziane e malandate per occuparsi di loro coralmente, e ne nasce un racconto geniale, estenuante e a tratti esilarante, claustrofobico e pieno di odori, puzze, horror casalingo; il tutto narrato da un’elegante voce-personaggio animata da una vena tragicomica. Un romanzo di figlie badanti e madri badate i cui ruoli spesso si mischiano, in cui ognuna è saggia o stolta a turno. Il Tempo è sempre lo stesso, come fosse un unico giorno: un tempo che resta all’interno di una pièce teatrale le cui attrici non recitano affatto ma portano semmai i loro crucci, dolori, preoccupazioni e fastidi sulla scena. Li espongono per rimescolarli in quelli delle altre, ne fanno un impasto che ogni giorno va spianato per poter essere di nuovo contaminato da un nuovo fermento. Il più grande tra questi, l’arrivo di una forsesuora barbona, che scombina ancora di più le carte. Continua a leggere

“Un omaggio alle donne invisibili dell’Italia del dopoguerra” intervista a Paola Cortellesi

Ho avuto il piacere di incontrare Paola Cortellesi qui a Göteborg, di recente, dato che il suo film era in concorso al Göteborg Film Festival (dove ha naturalmente vinto il premio come Miglior Film Internazionale!).

Da questo incontro è nata un’intervista* che ho molto piacere a presentare proprio oggi, 8 marzo, a commemorare tutte le donne che, non solo nel dopoguerra ma anche 80 anni dopo, purtroppo!, continuano a svalutarsi perché continuano a venire svalutate.

Paola, il tuo film ha avuto la prima al Roma Film Festival e ha subito vinto tutti i possibili premi: il premio della critica e del pubblico e il premio per il miglior film d’esordio. Per una volta tutti erano d’accordo: sei rimasta sorpresa o sapevi che sarebbe stato così?
È stato un inizio fantastico! Mi sono resa conto subito che sarebbe andata bene perché il giorno della prima, alla proiezione serale, un signore in sala mi ha detto che aveva appena visto il film ma che si era ricomprato il biglietto per vederlo immediatamente di nuovo. A quel punto ho capito che era un film che toccava il pubblico nel profondo. Continua a leggere

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Un ricordo di Nina Maroccolo

Qualche giorno fa è venuta prematuramente a mancare Nina Maroccolo, scrittrice e performer che abbiamo avuto il piacere di ospitare qualche anno fa con un fortissimo e indimenticabile contributo per il mio progetto “Deragliate“.
La ricordiamo con affetto e gratitudine attraverso un suo brano che ha ispirato suo fratello Gianni (il più grande bassista italiano di tutti i tempi) alla composizione di uno splendido brano musicale.
Grazie Nina, e grazie Gianni ?

«Quando Loletta inciampò lungo la strada che ogni giorno percorreva per andare a scuola, cadde e si addormentò. Inciampò fra le radiche di piante secolari e un’insolita pioggia di pietrisco. Forse erano soltanto i detriti dei sogni. O la consegna di una bimba a una manciata di stelle, prima di scivolare nel suo ventre di polvere.» Nina Maroccolo

Lettura da “L’organista di Mainz” di A. Chimenti

Una mia lettura dalla nuova antologia di racconti di Andrea Chimenti, di cui ho avuto il piacere di scrivere la postfazione!

Il pessimismo del sognatore

Otto racconti che narrano storie completamente diverse tra loro – e che si svolgono tra epoche antiche e futuro – ma tenuti insieme da una tonalità precisa, un’atmosfera novecentesca che ha il respiro dei grandi narratori di cui la nostra generazione di baby boomers si è nutrita, generando il nostro DNA letterario, la cifra invisibile del nostro stile. In questa tonalità ci sentiamo a casa, sentiamo il sapore dei Libri, quelli che ci hanno cresciuti. Buzzati, in primo luogo, con il suo senso solenne della narrazione ma anche la sua capacità fabulistica e l’introduzione dell’elemento del fantastico come dimensione ulteriore – quasi come una coloritura – senza esserne un obiettivo o un fine. Continua a leggere

“Dove non mi hai portata” di Maria Grazia Calandrone – Videolettura

Ho divorato questo libro in una mattinata, ve ne leggo l’inizio e ne posto la mia recensione.

Maria Grazia Calandrone “Dove non mi hai portata”, Einaudi 2022

La nostra migliore poetessa torna in libreria con un romanzo appena uscito per Einaudi nel quale racconta la vita di Lucia Galante, sua madre biologica. Una madre così disperata da credere che sua figlia sarebbe stata più protetta e al sicuro se affidata all’amore di persone estranee, che non restando con lei e il suo compagno, il padre biologico di Maria Grazia.
La coppia era in una situazione tragica sia dal punto di vista economico che socio-familiare, senza speranze per il futuro. Motivazioni probabilmente simili a quelle di altre centinaia di persone, per lo più madri, che presero la stessa decisione in quel frangente storico – la metà degli anni ’60 – come testimoniano le cifre degli abbandoni registrati per quell’anno in tutta Italia. Continua a leggere