Archivi categoria: Traduzione

Parsifal, il mea culpa di Wagner

 

 Parsifal, il mea culpa di Wagner

di Riccardo Ferrazzi

In passato, quando le opere straniere venivano rappresentate in lingua italiana, si rendevano necessarie le cosiddette “versioni ritmiche”, nelle quali le battute del testo straniero erano tradotte in un improbabile italiano ottocentesco e, per così dire, “operistico”. Non era il massimo. Ma era difficile fare di meglio, perché non bastava tradurre: il testo andava cantato, quindi doveva avere la stessa metrica, le stesse pause e un suono il più possibile vicino all’originale. 

Oggi (finalmente!) le opere liriche vengono rappresentate in lingua originale e i teatri si sono variamente attrezzati per aiutare lo spettatore a seguire i recitativi e tutto ciò che accade sul palcoscenico. Le versioni ritmiche non sono più necessarie. Del resto, le opere di repertorio sono famose, le vicende rappresentate sono note (almeno a grandi linee) e non è difficile farsi un’idea generale di ciò che succede sulla scena.  Continua a leggere

POESIA E POLITICA. Daryush SHAYEGAN, Il divenire iraniano e il passato culturale. Traduzione e riduzione di Giselda Pontesilli

 

Daryush Shayegan

IL DIVENIRE IRANIANO
E IL PASSATO CULTURALE

 

traduzione e riduzione di Giselda Pontesilli

 

Il testo qui presentato fa parte di Les illusions de l’identité, una raccolta di venti
articoli, scritti in francese, curata dall’autore stesso, il filosofo iraniano Daryush
Shayegan (1935-2018) e pubblicata nel 1992.

Il divenire iraniano e il passato culturale è contenuto nella Prima Parte della
raccolta, intitolata Poesia e arte, e svolge, soprattutto nei paragrafi Il contatto con l’Occidente e Un’arte di transizione, due temi fondamentali nel pensiero di Shayegan: la teoria della cultura e, congiuntamente, il “Dialogo di civiltà”, per i quali egli ricevette nel 2009, insieme a Mohammad Khatami, il Premio danese per il Dialogo Globale (Global Dialogue Prize). Continua a leggere

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“Groundwork”, di Randi Ward

Testo introduttivo e traduzione delle poesie di Giovanni Agnoloni

Randi Ward (foto da https://randiward.com/)

Randi Ward è una poetessa, traduttrice letteraria, paroliera e fotografa del West Virginia, negli Stati Uniti. Ha conseguito un Master in Studi Culturali presso l’Università delle Isole Fær Øer e ha vinto per due volte il “Nadia Christensen Prize” dell’American-Scandinavian Foundation. Le sue opere sono apparse su AsymptoteWords Without BordersWorld Literature Today e su molte altre pubblicazioni, e sono state trasmesse anche su Folk Radio UK, NPR e PBS Newshour. Ha ottenuto l’“Appalachian Photography Award” della Shepherd University, e la Biblioteca della Cornell University nel 2015 ha inserito una raccolta di suoi lavori nel proprio Dipartimento di Libri rari e Manoscritti.

Di lei ricordo in particolare la silloge poetica Whipstitches, oltre alla traduzione americana della raccolta di versi del poeta faroese Kim Simonsen La composizione biologica di una goccia di acqua di mare porta con sé l’eco del sangue nelle mie vene, da cui ho tradotto la stessa silloge in italiano per I Libri di Mompracem.

Oggi vi propongo una selezione di versi di Randi Ward tratti dalla sua opera poetica e fotografica Groundwork, che è stata oggetto di una mostra in West Virginia, dove lei vive. Il concetto di fondo è dare voce agli esseri viventi e agli elementi del paesaggio naturale della sua regione, nella quale dopo la seconda guerra mondiale le attività industriali ed estrattive hanno determinato un selvaggio inquinamento dalle conseguenze persistenti, oltre a vari episodi di inondazione e incendio (si veda il film Cattive acque di Todd Haynes).

Il risultato è una poesia in cui la voce degli animali, delle piante e perfino delle montagne e degli oggetti diventa un tutt’uno con quella degli esseri umani che li pensano, a evidenziare il filo circolare che ci lega alla Natura, e che solo la nostra presuntuosa ignoranza può pretendere di vedere separate in nome del profitto.

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Raúl Carlos Maícas:”La marea del tempo”

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Ecco un estratto della mia nuova traduzione, La marea del tempo (uscita a luglio per Ortica Editrice con la curatela di Alessandro Gianetti), il diario intellettuale – un notevole esempio di saggio narrativo – dello scrittore spagnolo Raúl Carlos Maícas, nato nel 1962 nella cittadina aragonese di Teruel, e fondatore e direttore della Rivista Culturale “Turia”, che ha raggiunto fama internazionale occupandosi di letteratura, arti visive, filosofia e cinema) e raccogliendo scritti di autori come Ignacio Martínez de Pisón, Luis Buñuel, Fernando Savater, Octavio Paz, Günter Grass, Claudio Magris, Antonio Tabucchi ed Erri De Luca. Maícas è anche autore di altre due opere in prosa, Días sin huella e La nieve sobre el agua.

La marea del tempo è un libro molto intenso, capace di introdurci nei segreti più intimi della quotidianità e della vita culturale di un angolo di entroterra iberico che è in sé un piccolo universo, e si affaccia sull’orizzonte e sulle complicate e spesso frustranti dinamiche di un mundillo di intellettuali innamorati di se stessi più che dell’arte che praticano.

La scrittura è densa, sinuosa e brillante, e accompagna di capitolo in capitolo con mano invitante e confidenziale, calandoci nel punto di vista e di sentire dell’autore.

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“Polvere” di Rupert Brooke, nella traduzione di Raffaela Fazio

da qui

Polvere di Rupert Brooke, nella traduzione di Raffaela Fazio

da Rupert Brook. L’amore è breccia nelle mura. Antologia poetica a cura di Raffaela Fazio. Puntoacapo 2025

Polvere

Quando la fiamma bianca in noi sarà cessata
e del mondo avremo perso, ormai, ogni diletto,
rigidi nel buio, da soli abbandonati
a sgretolarci ognuno nella propria notte, Continua a leggere

“Terre”, una poesia di Ida Andersen

Una delle mie scrittrici preferite è la svedese Ida Andersen, che è anche una delle migliori traduttrici dallo svedese all’italiano di tutti i tempi.
Negli ultimi anni Ida si è soprattutto dedicata ai romanzi, ma inizialmente ha pubblicato alcuni libri di poesie. In particolare, ha deciso di comporre una delle sue liriche svedesi anche in italiano, e mi ha permesso di pubblicarla qui oggi!

 

 

 

 

 

Terre

dietro le palpebre batte
l’inesprimibile
come un’emicrania,
come una santificazione
mi manca una lingua
mi mancano terre
c’è una prova nell’afasia
nel riposare nell’inesplicabile Continua a leggere

Gautier e come si racconta una fiaba

di Riccardo Ferrazzi

Théophile Gautier (1811-1872), poeta, romanziere, uomo di teatro, giornalista e critico letterario, fu una figura importante nel mondo culturale francese. A lui Baudelaire dedicò Les fleurs du mal e diverse correnti letterarie (Parnasse, Simbolismo, Decadentismo e altre) trovarono nelle sue opere e nei suoi articoli gli spunti dai quali svilupparono la loro poetica. Per almeno vent’anni, pur senza appartenere a una corrente definita, Gautier fu un punto di riferimento per i letterati francesi.    Continua a leggere

Quattro poesie di Roland Orcsik

Quattro poesie di Roland Orcsik 

Traduzione dalla versione inglese di Giovanni Agnoloni

Foto di Kira?ly Farkas

Roland Orcsik ritratto fotograficamente da Farkas Király

Roland Orcsik, di cui qui sotto potete trovare quattro poesie da me tradotte, tratte da una silloge in lingua inglese, croata e ungherese, è nato a Becse (Serbia) nel 1975. Dal 1992 vive a Szeged (Ungheria). Insegna all’Università di Szeged presso l’Istituto di Studi di Slavistica. Fa parte della redazione del mensile letterario ungherese Tiszatáj. Scrive poesia e critica letteraria e traduce in ungherese da diverse lingue dell’area ex-jugoslava. La sua ricerca accademica si concentra appunto sulle connessioni tra la cultura magiara e quella dell’ex-Jugoslavia.

Finora ha pubblicato cinque volumi di poesia, e il suo libro Mahler downloaded è stato pubblicato anche in serbo. Il suo primo romanzo è uscito nel 2016 col titolo di Phantomcommando (pubblicato anche in rumeno nel 2018 e in serbo nel 2019). Ha vinto prestigiosi premi letterari per le sue opere, che sono state tradotte in ceco, inglese, francese, croato, tedesco, greco, rumeno, sloveno, francese e serbo. Suona in una band di punk psichedelico di nome Lajka.

Una nota personale. Ho conosciuto Roland e la sua famiglia nel 2014 durante una residenza letteraria in Croazia, presso Zvona i Nari. Nel giugno 2023, poi, al termine di un’altra mia residenza letteraria in Ungheria (a Pécs, tramite lo Hungarian Writers’ Residence Program), ci siamo ritrovati nella sua città, Szeged, dove abbiamo tenuto un reading da lui organizzato in un bel caffè letterario, con la partecipazione della poetessa Orsolya Bencsik.

Seguono le quattro poesie.

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Il mio amico Huck Finn, di Riccardo Ferrazzi

Per tradurre The adventures of Huckleberry Finn non si può prescindere da ciò che al testo è stato premesso dall’autore. Lo riporto integralmente perché anche il burlesco “Avviso” iniziale è indispensabile per chiarire quale deve essere il tono della narrazione.   

 

                                                    Avviso

 

Chiunque cerchi di trovare uno scopo in questo romanzo sarà incriminato; chiunque pretenda di trovarci una morale sarà proscritto; 

chiunque si azzardi a trovarci un senso sarà fucilato.

 

                                                                    Per ordine dell’autore

 

                                                                    Firmato              G.G.

                                                                               Comandante in capo dell’Artiglieria (*)

 

(*) N.d. T.  Si suppone che questo G.G. fosse un tale George Griffin, negro nato schiavo e reso libero dalla Proclamazione di Emancipazione dopo essere stato attendente del generale Devens durante la Guerra di Secessione. A partire dal 1874 fu per diciassette anni maggiordomo in casa di Samuel Clemens (vero nome di Mark Twain). Si dice che abbia ispirato il personaggio del negro Jim. Continua a leggere

Un tentativo di tradurre Garcia Lorca, di Riccardo Ferrazzi

Tradurre la poesia, si sa, è praticamente impossibile. Ogni singola parola di ciascuna lingua ha un suono particolare, e il poeta se ne serve per evocare significati molteplici o per conferire musicalità al verso. Anche i poeti contemporanei, che volutamente rifuggono da rime e metri, vanno alla ricerca di una loro musicalità.

Il traduttore deve essere ben consapevole dei suoi limiti: passare da una lingua all’altra mantenendo il senso, le allusioni e la musicalità dell’originale è quasi sempre una sfida persa in partenza. Quando poi si tratta di affrontare Garcia Lorca, la sfida diventa estrema. Le metafore lorchiane sono spesso criptiche, stralunate, o anche studiatamente ingenue, ma la versione non è una esegesi e non può destrutturare le metafore: mettere in chiaro il significato occulto di una metafora sarebbe uno snaturare la poesia. Continua a leggere

Lorca, “Romancero Gitano”, traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi


Introduzione di Fabrizio Centofanti 

Il pomeriggio che Riccardo Ferrazzi mi ha proposto di introdurre la sua perfetta traduzione del Romancero gitano ho pensato immediatamente di declinare l’invito. Di Lorca, per me, non si può scrivere, solo leggere o ascoltare. È una lingua di altri mondi, una musica librata al di sopra delle teste, qualcosa che si prova a inseguire, ma non si riesce ad afferrare: come i gitani, perseguitati e disprezzati per l’assenza di stabilità e di patria, pericolosi come profeti e poeti, come Lorca, non a caso fucilato a Viznar, nell’amata Andalusia, vicino a un ulivo, insieme a due toreri e un insegnante. Continua a leggere

Edgar Allan Poe. Nevermore. Poesie di un Altrove, a cura di Raffaela Fazio

 

Edgar Allan Poe. Nevermore. Poesie di un Altrove, a cura di Raffaela Fazio” (Marco Saya Edizioni, 2021)

 

Dall’introduzione di Raffaela Fazio

 

Nel presente volume mi sono occupata della traduzione di una poesia che – lo dico chiaramente – andrebbe letta, ancora più di altre, in lingua originale. Il motivo è semplice: la musicalità del verso. Per Edgar Allan Poe (Boston 1809 – Baltimora 1849) la musica è l’arte che più efficacemente eccita ed eleva l’anima, permettendole di accedere al regno etereo della bellezza. […] Attraverso la sonorità e il ritmo del verso, che spesso assomiglia a una ballata e non di rado presenta una lunghezza variabile, l’autore vuole produrre un effetto immediato, incantatorio, vuole coinvolgere il lettore emotivamente, più che indurlo alla riflessione/ elaborazione concettuale. La sua poesia non si basa infatti su una molteplicità di livelli “stratigrafici” da indagare in profondità con il pensiero, ma sulla capacità di creare atmosfere suggestive, da un punto di vista tanto scenografico quanto psicologico. Continua a leggere

“Sì certo che fa male quando scoppiano i boccioli”, una poesia di Karin Boye


Oggi ricorrono gli 80 anni dalla morte delle poetessa e scrittrice svedese Karin Boye, che scelse purtroppo di togliersi la vita il 24 aprile 1941.

Per ricordarla, ho scelto di tradurre e leggere una delle sue liriche più belle, a mio avviso, “Sì certo che fa male quando scoppiano i boccioli” (in svedese “Ja visst gör det ont när knoppar brister”).

Dedico questa traduzione e lettura alla mia carissima amica e sorella in letteratura, Giulia Fazzi. Continua a leggere

Haroldo Conti, “Mascaró”

Recensione di Francesco Improta

Haroldo Conti, Mascaró, Exòrma Edizioni, 2020

Ritorna in libreria, dopo una lunga assenza, uno dei capolavori della letteratura latino-americana, Mascaró di Haroldo Conti (Exòrma edizioni, 16,50 €), nella splendida traduzione di Marino Magliani che è riuscito a rendere perfettamente la scrittura colorita, festosa e scoppiettante del grande scrittore argentino.

Il romanzo si avvale dell’affettuosa e interessante prefazione di Gabriel García Márquez che non solo ci racconta in tutti i suoi drammatici dettagli la cattura dello scrittore inviso al regime militare di Videla e finito successivamente tra i desaparesido ma ci fornisce anche alcuni particolari illuminanti sulla personalità di H. Conti: la fedeltà all’ideale rivoluzionario di Fidel Castro e Che Guevara, il suo amore per la vita, l’attaccamento alla famiglia e al suo mestiere di scrittore e l’insopprimibile desiderio di libertà.

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Buona lettura 21: “Caribe”, di Fernando Velázquez Medina

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.  Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Vicende sconvolgenti, episodi affascinanti, personaggi coraggiosi, irrequieti e ingegnosi che non sempre riescono a smascherare il loro lato più oscuro: ecco Caribe di Fernando Velázquez Medina, nella limpida traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi (Arkadia edizioni).

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Mario Novaro in spagnolo e danese, tradotto da Martha Elias

Mario Novaro (foto tratta da Wikipedia)

 

Mario Novaro in spagnolo e danese, tradotto da Martha Elias

A seguito dalla pubblicazione di alcune poesie di Mario Novaro (1868-1944) in italiano e in inglese, proponiamo oggi, sempre insieme ai testi originali, le relative traduzioni spagnola e danese, a opera di Martha Elias, linguista danese che vive a Copenaghen.

Dal 2001, Martha lavora su progetti di carattere multilinguistico, nel settore delle lingue, dell’arte e della comunicazione, arrivando a coinvolgere otto lingue europee. Attualmente sta preparando un progetto interdisciplinare che coinvolge le espressioni lirico-poetica, dell’arte visiva e della musica. Il suo rapporto con la parola scritta si basa su un approccio trans-estetico e sull’impiego versatile delle lingue danese, inglese, spagnola, italiana e francese. Continua a leggere

Quattro poesie di Mario Novaro

Quattro poesie di Mario Novaro (1868-1944) in italiano e in inglese.

La traduzione inglese è di Giovanni Agnoloni.

Qui potete invece trovare le stesse poesie tradotte in spagnolo e danese da Martha Elias.

Mario Novaro (foto tratta da Wikipedia)

Aria di primavera

Giovine luce,
aria di primavera!
soffici nuvole bianche
ragnano il cielo puro:
chiama
la numerosa alterna
voce del mare.

 

Air of springtime

Young light,
air of springtime!
soft white clouds
cobweb the pure sky:
the plentiful,
alternate voice of the sea
is calling. Continua a leggere

SU “AUTISMI”, DI GIACOMO SARTORI

Questo pezzo su Autismi di Giacomo Sartori (Miraggi Editore) è stato scritto e postato da Frederika Randall, in inglese, sul suo blog. La traduttrice e giornalista americana ha tradotto alcuni testi della raccolta (postati in origine su “NazioneIndiana”, e poi rivisti) per la “Massachusetts Revue” (2015), così come il romanzo dell’autore Sono Dio, di prossima pubblicazione negli Stati Uniti.

 

AUTISMI, RECITATIVI D’AUTORE

Autismi, stilato nel 2010 e appena pubblicato in una elegante edizione da Miraggi, è uno degli esperimenti narrativi più originali e riusciti di Giacomo Sartori. In sedici episodi separati ma tra loro interconnessi (l’editore li definisce recitativi d’autore), il testo evoca persone e luoghi tratti liberamente dalle esperienze dell’autore. Le vicende dell’io narrante disegnano una creatura tragicomica, problematica e marginale, spesso ai ferri corti con l’universo tardocapitalistico, perpetuamente disorientata dalle regole del gioco che governano famiglia lavoro e società. La sua voce è dolorosamente candida e ingenuamente poetica, e in apparenza spontanea, può ricordare l’assurdità ribelle di Samuel Beckett o l’ilarità mostruosa di Kafka. Il volume si apre con quello che è forse episodio migliore, l’ipnotico Il mio lavoro, a proposito di una strana professione che poi ricalca quella dell’autore stesso, agronomo di formazione, e specialista del suolo (una disciplina scientifica in notevole fermento di questi tempi). “Il mio lavoro consiste nel fare buche nella terra. Bu­che grandi e profonde, in cui ci entra comodamente una persona. Poi appunto ci entro dentro. Mi ci seppellisco, si potrebbe dire.” E il libro si chiude con disposizioni stravaganti per il fine di vita, Il mio testamento biologico: “Se nonostante questi miei disinteressati consigli, non riuscirete a svegliarmi, sopprimetemi. Fatelo con gioia, come si sfila una carota dalla terra, pensando già a mangiarla. Procedete pensando che avete il mio pieno avvallo. Ditevi che anch’io al vostro posto agirei nello stesso modo.” Continua a leggere

Sotto la lunga nuvola bianca # 1 (Il Trattato di Waitangi)

Sotto la grande nuvola bianca.
(Un ciclo di brevi excursus su passato, presente e futuro della Nuova Zelanda e dei suoi abitanti)

Il Trattato di Waitangi

Si racconta che osservando l’arrivo dell’ennesimo vascello inglese nella baia di Wellington, un capo maori guardò l’orizzonte e chiese all’inviato del governo britannico se l’intera popolazione della Gran Bretagna si stesse trasferendo in Nuova Zelanda.
L’aneddoto non trova conferma nei documenti ufficiali ma la dice lunga su come la percezione dei maori nei confronti dei coloni anglosassoni andò cambiando all’indomani della firma del Trattato di Waitangi, che sanciva la nascita della nazione neozelandese e il suo passaggio sotto il controllo della Corona inglese.
Il Trattato di Waitangi è tutt’oggi oggetto di accese discussioni tra quanti ne mettono in evidenza i caratteri di grande modernità (vi si dichiara, pur tra mille contraddizioni, il principio secondo il quale i popoli inglese e maori decidono di vivere e lavorare insieme come parte di un’unica nazione, un principio tutto sommato innovativo nel panorama coloniale della prima metà dell’Ottocento) e quanti invece ne sottolineano la componente colonialista che, al di là delle dichiarazioni di principio, condanna un popolo (quello maori) alla sottomissione nei confronti di un altro (quello inglese).
Il percorso che aveva portato alla firma del Trattato non era stato né rapido né semplice e va inquadrato in un Continua a leggere