Archivi tag: Spagna

Raúl Carlos Maícas:”La marea del tempo”

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni

Ecco un estratto della mia nuova traduzione, La marea del tempo (uscita a luglio per Ortica Editrice con la curatela di Alessandro Gianetti), il diario intellettuale – un notevole esempio di saggio narrativo – dello scrittore spagnolo Raúl Carlos Maícas, nato nel 1962 nella cittadina aragonese di Teruel, e fondatore e direttore della Rivista Culturale “Turia”, che ha raggiunto fama internazionale occupandosi di letteratura, arti visive, filosofia e cinema) e raccogliendo scritti di autori come Ignacio Martínez de Pisón, Luis Buñuel, Fernando Savater, Octavio Paz, Günter Grass, Claudio Magris, Antonio Tabucchi ed Erri De Luca. Maícas è anche autore di altre due opere in prosa, Días sin huella e La nieve sobre el agua.

La marea del tempo è un libro molto intenso, capace di introdurci nei segreti più intimi della quotidianità e della vita culturale di un angolo di entroterra iberico che è in sé un piccolo universo, e si affaccia sull’orizzonte e sulle complicate e spesso frustranti dinamiche di un mundillo di intellettuali innamorati di se stessi più che dell’arte che praticano.

La scrittura è densa, sinuosa e brillante, e accompagna di capitolo in capitolo con mano invitante e confidenziale, calandoci nel punto di vista e di sentire dell’autore.

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Le “Poesie complete” di Julio Llamazares

Recensione di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

I libri di Amos Edizioni, piccola casa editrice di grande qualità, si contraddistinguono non solo per la bellezza materiale dei volumi, ma per i contenuti d’eccellenza. La raccolta delle Poesie complete di un grande autore spagnolo, Julio Llamazares, a cura e per la traduzione di Sebastiano Gatto (con testi a fronte in castigliano), offre un insight (non a caso uso il termine inglese, perché non c’è un equivalente italiano altrettanto pregnante: forse dovrei dire uno “sguardo penetrante”, ma non renderebbe l’idea) in un intero mondo, non solo nello stile e nella visione del mondo del poeta.

A tutto questo siamo egregiamente introdotti dall’intervista all’autore da parte dello stesso curatore, oltre che dalla postfazione di Llamazares. Che non è solo un autore di versi, va detto. Nella sua produzione lirica, tanto rada quanto essenziale e quasi ermetica, esprime un ricco pentagramma e un intero campionario di sfumature emotive, fatto non soltanto di toni e semitoni, o di colori primari e secondari, ma di microtoni, di sfumature intermedie che danno il senso della profondità e della complessità di un’intera esistenza.

Un tema ricorre come in una follia, nelle poesie di Llamazares. E mi è personalmente vicino, per un motivo che dirò alla fine. Si tratta del suo paese, Vegamián, scomparso sotto un lago artificiale, ma rimasto permanentemente nella sua memoria come un bacino di memorie e di potenzialità inespresse. Tutte le poesie di questo autore sono venate da un senso di “spora sommersa”, in cui suoni e le percezioni sembrano dilatarsi all’infinito, seguendo percorsi ritmico-melodici che attingono alle profondità del suo essere. Continua a leggere

“La spiaggia dei cani romantici”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Marino Magliani

La spiaggia dei cani romantici

Ed. Instar, 2011

Almeja è uno degli uomini-mito della Pampa da cui prende le mosse La spiaggia dei cani romantici (ed. Instar Libri), il miglior romanzo di Marino Magliani. Il titolo è ispirato a una raccolta poetica (Los perros románticos) del geniale scrittore cileno Roberto Bolaño, che fu, come Almeja e gli altri ‘animali notturni’ protagonisti del libro di Magliani, sospeso tra due continenti separati dalla “pozzanghera”, come l’autore ligure chiama l’Oceano Atlantico. Continua a leggere

“Gli occhi di Caino”, di Riccardo Ferrazzi

Recensione  e intervista di Giovanni Agnoloni

Riccardo Ferrazzi, Gli occhi di Caino, ed. Eumeswil (€ 13,00)

Se uno non fosse mai andato in Spagna, leggendo questo romanzo di Riccardo Ferrazzi si farebbe un’idea fedele delle sensazioni che questo paese dà. Gli occhi di Caino è un libro che ha per protagonista proprio un italiano, Vittorio Fabbri, un professionista che, un ventennio dopo un intenso periodo passato a Salamanca, fa ritorno, non senza difficoltà, nei luoghi che avevano conosciuto le sue passioni e i suoi tormenti giovanili. Continua a leggere

Tori, Hemingway e altro (seconda parte)

Il toro da combattimento ha le corna ma, se è per questo, le hanno anche i tori delle razze mansuete, le hanno anche le vacche da latte. Quando è libero nella dehesa, nei campi sterminati della Castiglia e dell’Andulsia, il toro selvaggio è indolente come tutti i bovini. Non chiede di meglio che essere lasciato in pace a pascolare. Il timore che suscita è contenuto in ciò che non fa, ma tutti sanno che può fare. A distinguerlo dagli altri bovini c’è soltanto il morrillo, il fascio di muscoli che gli gonfia il collo come una gobba. È quello il segno caratteristico di un animale che, a quattro anni, è capace di scattare al galoppo con la velocità di un purosangue, fermarsi, voltarsi e tornare a caricare senza prendere fiato. Quel fascio di muscoli lo distingue dal toro delle razze da carne che nel resto del mondo viene macellato a diciotto mesi, o anche prima, per fare bistecche. Continua a leggere

Miron

Il 27 luglio 2007 a Tarifa, sulla sponda europea dello stretto di Gibilterra, è successa una cosa non proprio unica, ma certamente rara. Si celebrava una corrida, che la televisione andalusa ha trasmesso via satellite, con tori provenienti dall’allevamento Nuñez del Cubillo, simili tra loro come presenza fisica, ma disuguali di comportamento. Il quarto toro si chiamava Mirón (che significa qualcosa come “guardone”) e non lasciava immaginare niente di speciale. Il matador che doveva affrontarlo era Jesus Janeiro, detto Jesulín de Ubrique, un torero dallo stile molto tecnico che intorno ai suoi vent’anni ha conosciuto stagioni di gloria e ora che ne ha trentatre sta completando la sua ultima stagione. In novembre si ritirerà, curvo sotto il peso dei milioni accumulati in quindici anni di combattimenti, viaggi notturni, stanchezza fisica e psichica, paura, ferite e ospedali. Continua a leggere

Difendere le conquiste del passato – Finale Ligure

A ogni generazione tocca ingoiare frasi fatte e luoghi comuni. La mia ha fatto indigestione di: “Bisogna difendere le conquiste (dei lavoratori, delle donne, degli studenti, ecc. ecc.)”. Se qualcuno è ancora sensibile al fascino di questa frase, mi permetta di essere sincero. Ogni volta che la sento intonare penso ai villaggi fantasma del Far West: catapecchie tirate su alla svelta per sfruttare l’indotto di una vena aurifera presto esaurita, e abbandonate senza rimpianti. Sicuramente ci sarà stato anche lì qualcuno che si ostinava a “difendere le conquiste”. E che fine ha fatto? Continua a leggere