Archivio mensile:Aprile 2025

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Rita Greco




Ora scendi dal piedistallo di Magnifico Cuore
       la quota di magnifico che hai è pari a quella di chiunque 

tutti abbiamo in agguato un potere che fa gola 
                              feste di rabbia che teniamo in gran segreto
viviamo di espedienti
                         e col bisogno di qualcuno con cui prendercela 
per dare alle cose una spiegazione 
               senza l’incomodo di doverci guardare nello specchio.

Pessimi noi umani
come le bestie ci sbraniamo 
solo usiamo metodi più eleganti.


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POESIA E POLITICA. 3. Antonio FIORI

 

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]   

 

 

Il secondo delitto         

 

Non è facile raccontarvi gli antefatti;  sono state rimosse le prove sin da quando furono accusati: ripulite le macchie sui vestiti, rottamati i veicoli, trasferiti gli inquirenti onesti. Continua a leggere

Intervista a Luigi Palazzo

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Chiude un cerchio che avvertivo la necessità di chiudere. Ho scritto a me stesso, provando a prendere di petto alcuni fantasmi che ancora orbitavano e che sentivo di poter affrontare con un atto di comunicazione al pubblico. Continua a leggere

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La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 3

A cosa serve lo stupore

Non saprei dire esattamente da dove venga, ma c’è in noi una forma di stupore che non ci ha mai del tutto abbandonati. A volte, basta poco: un gesto spontaneo, una domanda che ci sorprende, una frase ascoltata per caso. Non è nostalgia. È, piuttosto, qualcosa che insiste dentro di noi. E forse resiste nel tempo, nonostante tutto.
L’infantile non è l’infanzia. Non è questione di età o tempo. È una crepa nell’armatura, una
disponibilità a lasciarsi toccare da ciò che non è ancora formato. In fondo, è quella parte di noi che si rifiuta di adattarsi al mondo circostante. Simile al margine, è ciò che rimane in disparte, che non si conforma, che non si rassegna. Ed è lì che si gioca, a volte, la possibilità di cambiare prospettiva.
Benjamin ne parla, ma senza mai renderlo concetto chiuso. Lo lascia affiorare nei frammenti, nei piccoli dettagli che sfuggono allo sguardo addestrato. Non c’è eroismo in questo sguardo infantile. Piuttosto una forma di disobbedienza quieta, che prende le distanze dall’utile, dal funzionale, dall’ovvio. Una crepa nel tempo, forse. O solo una pausa. Ma quella pausa basta a mettere in discussione il ritmo dominante.
Non si tratta di restare eternamente bambini. Ma neanche di diventare adulti a tutti i costi. Il punto è un altro: riconoscere il valore di ciò che rimane incompiuto. Accettare che esista in noi uno spazio non colonizzato, dove l’identità respira, dove il senso non è già stabilito. È lì che si nasconde, a volte, la libertà.
Chi riesce a custodire quell’apertura — non con ingenuità, ma con lucidità — forse intuisce qualcosa che sfugge a chi si è consegnato del tutto alla logica della prestazione: forse la maturità non è un traguardo, ma un equilibrio difficile tra il sapere e il non sapere, tra il costruire e il lasciare aperto.
E allora, torno a chiedermi: cosa resta in noi di quell’infantile?
Forse nulla di evidente. Solo quella piccola esitazione che spezza l’automatismo, quel momento di stupore che ci salva dalla tirannia dell’abitudine. Qualcosa si muove ogni volta che ci perdiamo, ogni volta che smettiamo di sapere troppo bene dove stiamo andando.

Quattro punti per il rinnovamento della Chiesa

di Giampolo Centofanti

Invocare, cercare, il sempre nuovo salvifico, venire di Gesù Dio e uomo, tornando sempre in modo nuovo ai vangeli

Con il contributo di tutti: il regno di Dio è in mezzo a voi
Rendere possibile la sincera ricerca della vita vera da parte di ogni persona, fin dalla scuola. Ascoltare la luce nel cuore mette in contatto comunque con lo Spirito di Gesù. Dire che questa luce scende come una colomba significa ancora più orientare a Gesù perché solo in lui si incontrano adeguatamente il cielo e la terra.
Cercare le vie della crescita autentica, per superare tecnicismi, codici di apparato, tutto ciò che ostacola la sincera ricerca del vero, e la sincera partecipazione, senza le quali la società muore.
Ritorno del papato e della collegialità alla Chiesa delle origini? Diocesi che tornano a misura d’uomo per liberare i vescovi da eccessive incombenze burocratiche e favorire la partecipazione dei fedeli secondo i criteri della fede? Certo considerare i pericoli.

Un racconto da Gli altri vedono il clown di Enrico Grandesso (Campanotto, 2025)

Questi racconti di Enrico Grandesso hanno una sapienza cechoviana. Fulmenei ma eloquenti, lucidi e insime sottilmente ironici. Il minimalismo delle situazioni rappresenta solo un approdo roccioso dal quale aprirsi al mare aperto. Infine, singolare e dunque da rimarcare è la capacità di mettere in relazione dinamica i luoghi con i personaggi. Stazioni, angoli di città e valli interagiscono con efficacia impressionistica con i protagonisti delle storie.

(Pasquale Vitagliano)

da Gli altri vedono il clown di Enrico Grandesso.

Tante cose

Si era svegliata da quel breve riposo quasi di soprassalto: eppure certa dell’immagine di lui che la guardava con il suo sorriso inquieto e dolce, con quegli occhi tra l’azzurro e il verde che nessun pittore avrebbe mai saputo mettere su tela. Gilbert, che aveva sempre saputo spiazzarla nei momenti importanti; il giovane uomo sempre giovane; nella felicità il suo punto di forza. Intanto fuoriusciva puntuale una voce leggera e dura, “allacciare le cinture, signore e signori, stiamo atterrando su Milano”. Un’ora e cinque dalla partenza, c’est vachement bon! I tempi erano rispettati. Un tipo alto, con la barba e un naso da capretto le aveva lanciato una brutta occhiata mentre tornava al suo posto. “Arabi” lo aveva sentito dire, “ammazzarli tutti! Senza pietà”. “Così poi il petrolio ce lo prendiamo noi, cazzarola!” aveva aggiunto uno seduto vicino a lui. “Li scannerei con la scimitarra”. Sapeva di non doverli neppure ascoltare; e il tempo avanzava, più rapido del previsto, dieci giorni dopo quel martedì maledetto. Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Domenica in Albis

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

[Gv 20,19-31]

 

 

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“Il tema di Ethna”, di Anna Bertini

Anna Bertini, Il tema di Ethna (Arkadia, 2025)

Forse non è un caso se ho finito di leggere questo libro e ho scritto la prima stesura di questa recensione durante il mio recente volo verso la Florida per alcuni incontri universitari, mentre ero sospeso tra due continenti. Il tema di Ethna di Anna Bertini è il secondo romanzo della scrittrice toscana edito da Arkadia dopo Le stelle doppie (del 2020). La storia qui raccontata è anch’essa, infatti, sospesa tra molti mondi, ma principalmente tra due, l’Irlanda e l’Italia – cosa che mi trova quanto mai in linea, dato che la verde isola è per me, spiritualmente, una seconda casa.

La vicenda narrata è quella di Ethna Sarfatti, figlia di Enzo, un tipografo italiano (e in seguito professore d’inglese) emigrato a Dublino negli anni ’30 (ma figlia solo sul piano legale, perché biologicamente era nata da un irlandese scapestrato, Jeffrey, che ben presto avrebbe abbandonato sua madre Lora). Ethna (pronunciato “Enna”) è una violoncellista e compositrice che si fa strada nonostante il segreto che, a partire dalla confessione di Enzo poco prima di morire, deve portarsi dentro, e che la carica di rabbia e rancore.

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Didattica della poesia, di Enrico Grandesso

Musica suoni  e ritmo

Dopo una rapida introduzione in classe, una poesia va letta. Come?  A VOCE. 
Chiariamolo una volta per tutte: la lettura muta delle poesie va bandita! E’ l’uovo di Colombo, certo: ma come nel celeberrimo racconto di Achille Campanile, sembra essere rimasto per lungo tempo nel cassetto del comandante. Chissà a chi mai, tanto tempo fa, è venuta in mente una turpitudine simile: a un pigrone? A chi soffriva di raucedine cronica? A un ipersensibile che avrebbe singhiozzato a dirotto leggendo “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”? O è stata l’opera nascosta di un satanasso versicida?   Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Monia Gaita

Ci sono mille cicatrici

Ci sono mille cicatrici
sulla guancia sinistra dell’aria,
ignoro il loro nome e ne raccolgo il pianto mormorante
nella mano.

Lividi vecchi e nuovi,
tagli infossati nel tronco delle nuvole
coi lembi di fessura aperti e sanguinanti.

Escoriazioni, edèmi e strappi
che affondano con l’amo della rabbia nella pancia
e strisciano all’indietro come lucertole intontite
fino alla prima donna crudelmente assassinata. Continua a leggere

POESIA E POLITICA. 2. Antonio PIBIRI

Si invitano i poeti a collaborare con questa rubrica  inviando  una o più poesie e una breve nota bio-bibliografica all’indirizzo:   [email protected]  

 

Affrettatevi genti d’Europa!

esortava la guida

alle desolate rive del Baltico

Qui la sabbia frustata dai venti

migra inesorabile e tutto inghiotte

vecchi fari, minuscole pievi, padri… Continua a leggere