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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Monia Gaita

Ci sono mille cicatrici

Ci sono mille cicatrici
sulla guancia sinistra dell’aria,
ignoro il loro nome e ne raccolgo il pianto mormorante
nella mano.

Lividi vecchi e nuovi,
tagli infossati nel tronco delle nuvole
coi lembi di fessura aperti e sanguinanti.

Escoriazioni, edèmi e strappi
che affondano con l’amo della rabbia nella pancia
e strisciano all’indietro come lucertole intontite
fino alla prima donna crudelmente assassinata. Continua a leggere

Due poesie di Monia Gaita

 

Spingiamo i giorni senza meta

Spingiamo i giorni senza meta,

e collochiamo fiori freschi di paura

dentro il vaso.

La gioia non ha più l’età per concepire,

non si ristabilisce dalla febbre

e lascia il sacco con le ossa cementato

in fondo al muro.

I morti non invecchiano,

versano il pianto della sera in una crepa.

È così forte la nostalgia dei vivi

e le ragioni sembrano dissanguarsi nel vestito.

A volte accade

che tremino i pilastri dalla base

e la giustizia finisca con la testa fracassata

sotto le sue vele.

A volte accade

che l’innocenza ruzzoli in un rigagnolo di fango

e la sostanza fermentata dei motivi

rimanga esonerata dal dovere.

I perché vorrebbero disseppellire

almeno 2 monete dalla fonte,

ma le risposte fumano nei desideri triturati come foglie

in mezzo ai denti.

E la parola,

nell’impotenza che esala dalla terra,

porta le antiche colpe sulle spalle,

filtra dalle persiane dei secoli

coi feti abortiti dei diritti, 

contusi e diffamati,

nell’addome

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La parola ai poeti. Monia Gaita

La poesia è la spremuta di un fertile scambio tra interno ed esterno. È un ponte sfavillante che collega il mondo individuale al mondo universale. Quando mi concentro sul foglio potrei sembrare un artigiano scostante e solitario, eppure non è così: si stabilisce un dialogo robusto non solo tra me e la parola, ma anche tra la parola e il mondo. Questo è scontato dal momento che si tratta più che di corpi finitimi, di corpi combacianti e commisti, non convergenti in entità separate. La poesia mette il cuore in ogni cosa, prende parte delle vicende, dei fenomeni, della materia visibile e invisibile; non lavora a compartimenti stagni, non erige barriere divisorie. Ha cura di noi, carezza e bacia pure i nostri silenzi. Continua a leggere