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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Cinzia Coppola (David Maria Turoldo)

“Il dramma è Dio” di David Maria Turoldo

Io debbo essere un segno mai visto
ipostasi del non visto prima,
goccia consapevole o perla della notte,
il lucente attimo d’Iddio
che per me solamente
così si riveli e comunichi.
Unico male l’abitudine
e la scelta tragica:
discorrere invece che intuire.
E la mente si popola di idoli
e il cuore è un deserto lunare:
solo la Meraviglia ci potrà salvare
aprendo il varco
verso la Sostanza.
Allora il medesimo silenzio dell’origine
nuovamente fascerà le cose,
o eromperà – uguale
evento – il canto.

(da Il Dramma è Dio, Rizzoli 1992) Continua a leggere

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Don Pietro D’Angelo

Don Pietro D’Angelo (Assistente Ecclesiastico U.C.A.I.)

Oggi é necessario parlare di come il mondo sia caduto in una grande e grave crisi esistenziale. Viviamo in un’epoca in cui le persone hanno difficoltà a farcela in tutti i sensi.
L’immagine di Dio è oscurata, e così anche quella dell’uomo. É vero, desideriamo fortemente tutti un mondo nuovo, ma un mondo migliore non esiste senza Dio. Ha bisogno che Dio lo aiuti a diventare più giusto, più umano, più bello, più santo.
Stiamo assistendo oggi alla perversione e al degrado della società umana: la disintegrazione non solo della morale dell’uomo ma anche della sua struttura fisica e biologica è sempre più forte.
Quasi tutta l’umanità si è ammalata soprattutto di idolatria. Si può dire che il demone dell’egoismo governa e raccoglie il suo tributo trovando sempre più spazio nei cuori di uomini e donne senza ideali e senza valori. Lo spirito del modernismo, del laicismo, del secolarismo e del relativismo sta guadagnando slancio ed é proprio questa la causa principale del degrado generale in cui ci troviamo a vivere.
La visione anticristiana del mondo è sempre più presente. Cosa sta succedendo con l’Europa? Vuole pian piano rimuovere le radici cristiane dalla nostra società. Ma ci chiediamo il perché e facciamo qualcosa oppure assistiamo impassibili a quest’opera diabolica?
Tuttavia, credo che potremmo essere tutti d’accordo su di una cosa: l’uomo non è mai stato più insicuro e ansioso, preoccupato e insoddisfatto, peccatore e smarrito, fragile e malato, come ai nostri giorni. Insomma, l’umanità non è mai stata in guai più seri dai tempi di Sodoma e Gomorra. Chi pensa o afferma il contrario è complice dell’autodistruzione oppure è dissociato dalla realtà…

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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Nicola Sguera

Pater noster

Padre nostro,
che sei nei cieli
ma nel vento anche
e nella pioggia, che sei il sole,
madre di ogni cosa,
santificàti siano i molti nomi
che gli uomini ti danno.

Venga il tuo regno.
L’attesa sarà forgia
d’una stirpe diversa
d’uomini. Migliore.

Sia fatta la tua volontà
nel cielo e sulla terra.
Desiderio, speranza,
perché tu, se mai lo fosti,
creato il mondo, non sei onnipotente,
altrimenti libertà non sarebbe.

Dacci oggi il pane nostro quotidiano.
Quanto giusto che ognuno
ne avesse! Per nutrirsi, non oltre.
Anche questo è un auspicio
che affina il fare nei giorni.

Rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai debitori:
se perdonàti, a tua immagine,
ci tocca perdonare.

In quanto creature,
per natura imperfette,
cadiamo, ci alziamo,
di nuovo cadiamo,
e serve una mano che aiuti.

SapendoTi fragile,
che possiamo lottare il male:
insieme a te contro la forza
che in ogni dove impera
con il volto demoniaco del potere
e la tronfia apparenza del denaro.

Grazie, dunque, per tutto ciò che è stato.
E così sia per tutto quello
che dovesse accadere.

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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Letizia Dimartino

Pregare in solitudine: dolore e poesia

Se il poeta di oggi sceglie di uscire dalla solitudine, a me accade di immergermi in ció che la tempesta emotiva vuole fortemente, così che la tensione non mi fa sentire il senso di esclusione.?”L’apparire” non esiste nella mia vita, le rime nascono in un processo convulso, come unica e vera esigenza per esprimere sensazioni forti. Il defilarmi fa maturare lo scrivere, il gesto quotidiano, atto di autoaffermazione e rielaborazione, si fa spesso rituale del sentimento: è così che al corpo mi rivolgo, un corpo che comanda, nella sua geografia purtroppo realmente sofferta. Sento che il mio è un rapporto intenso tra poesia del corpo e poesia dell’anima, rapporto che si intreccia, di continuo, al vivere la casa e le cose che la abitano – creature della mia vita chiusa – in gesti abitudinari.?E se fuori la città vive e cambia, io, nella mia bolla intatta, scrivo ció che “vedo”, senza rapporti relazionali, in una assenza che mi procura desiderio della realtà da tradurre in versi. Un giorno dell’81 dissi che il mio vero desiderio era avere talento letterario. Ero in auto e il mio futuro marito mi ascoltava. Eravamo sotto i balconi barocchi della nostra città, decorati con maschere e facce a volte irriverenti. Era un pomeriggio sereno. E io ero battagliera. Ma sapevo anche che non avrei raggiunto niente. Che si trattava di un pensiero inutile. Poi tramontò sui palazzi grigi, in fondo alla via in salita. E mi scordai. O forse no Ed è in una notte di insonnia che scrivo. La prima poesia della mia vita. Con lo strazio necessario. Il mattino dopo continuo. Continua a leggere

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Cristiana Buccarelli

In questo brano c’è una connessione tra la parola e l’assenza indicibile, c’è la volontà di rompere la cospirazione del silenzio.
La parola diventa un ponte, un anello di congiunzione, un ascolto di simboli e segni che restano nella memoria dei vivi e che congiungono con l’invisibile.
Dal libro di prosa e poesia Taccuini di viaggio (Cervino Edizioni 2025)
Cristiana Buccarelli

A mio padre

Ti ascolto in giardino
nel fruscio delle foglie
nei movimenti dei gatti di notte sulle foglie secche,
ti ascolto nei rumori delle porte di casa,
nel loro aprirsi e chiudersi,
nelle ombre notturne delle stanze,
nelle foto di te bambino
nei quadri degli avi.
Ti ascolto e ti respiro tra le mura,
sei tu la casa stessa,
tu che continui ad esserci,
presenza radicata e familiare,
rifugio e riparo nei giorni,
tu che mi accompagni attraverso il tempo.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Carlo Di Legge

Trenta novembre

Dio: non terra nella terra,
non aria dov’è l’aria
ma forma dell’informe,
non scrittura dov’è scrittura, né linguaggio,
eppure segno,
nome no, eppure
di tutti i nomi
nome.
Con fervore ti cerco,
e nella stessa mia febbre m’inganni:
e mai ti colgo.

In: Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte, ed, puntoacapo, Pasturana (Al), 2018.

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Carla Malerba

Scorgere il divino intorno a noi, nella natura, nel cielo con le sue fasi d’ombra e di luce, nelle creature che popolano il nostro piccolo pianeta, potrebbe essere cosa naturale, darci subito sensazioni di pace interiore. Invece abbandonarsi alla fiducia nel Creato non è cosa facile, distratti come siamo dalle mille incombenze del quotidiano. Ma tutto intorno a noi respira e i simboli rimandano al mistero di un Dio che aspetta soltanto di essere intuito. Cosi la poesia che di segni e simboli intreccia la propria parola può forse, presso chi sente il bisogno di scorgere un sentiero di luce o si trova dinnanzi a inspiegabili misteri, fungere da intermediaria tra l’uomo e l’universo. Continua a leggere

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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Giansalvo Pio Fortunato

Poesia e divino: molte domande, poche risposte

La complessa relazione tra poesia e divino si pone entro due sfere assai specifiche ed articolate. In una chiave rigorosamente analitica, la segnicità, insita a qualsiasi forma poetica, si evidenzia in maniera chiarissima nella segnicità del sacro e, con esso, del divino. D’altro canto, una vigorosa esperienza del sacro e del poetico si accomunano per vari punti di tangenza (?), che devono essere adeguatamente posti in risalto.  Continua a leggere

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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Elisabetta Petrolati

Prego piano

Questa sera prego piano
perché chiedo solo pochi
centimetri di distacco
dalle cose che non riesco
a cambiare, capire, spiegare.
Pochi centimetri di distanza,
un sottile piano di spazio
tra me e le cose umane
per far accadere
il contatto di coscienza
di ciò che è evitabile o inevitabile
indipendentemente da me.
Chiedo mi sia data la misura
tra perseveranza e ostinazione.
Prego piano, mettendo
in devota processione poche,
essenziali parole:
esisto, agisco, osservo,
lascio che sia.

Elisabetta Pamela Petrolati

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Claudia Iandolo

Sappiamo dei padri
Che ci amarono in contumacia
In nome del loro nome
Nel tempo del loro tempo

Ma delle madri non sappiamo
Che questo:
partorirono nella carne
anche Dio
e fu un’ipotesi perfetta

di mancanza in mancanza
senza tempo né tempi.

(testo tratto da Alia, Tracce edizioni 2012)

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Anita Piscazzi


Io canto il tuo nome 
come acqua tranquilla nello spazio libero,
                                   fresca 
come un fiore che si apre alla luce.

Sento ogni essere nelle cellule fluire, 
un loto con cinque petali.

Lascio che il vaso si riempia del tuo viso,
di calma, di respiro, di gioia.

Io canto il tuo nome, sorgente di tutto.


Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Salvatore Violante

Comunione

Io voglio farmi uccello mio Signore
e fare festa, all’alba, nel risveglio
contento d’esser vivo e volar via.
E fiore e pianta io voglio farmi ed erba
e pioggia e fiato e nera sabbia e culla
ed acque rotolanti, sinfonie
di luci fuse, coro per gli impianti
di soli e stelle, fasci rampicanti.
Io voglio farmi giorno, ripiegare
sborniato e fuso sopra il calmo mare
sciolto in carminio a lungo, scivolare
con ali decorate e fra le piante
voglio tenere appesi gli aquiloni,
e rotearli ad arte in mezzo ai rami.
Voglio tuffarmi infine fra I gerani.

Da Sulle tracce dell’uomo (Marcus ed. Napoli 2009)

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Antonio Spagnuolo

“La Croce”
*
Che i miei miseri versi diventino preghiera
verso di Te trafitto sulla Croce,
tra la luce che propone spine
ed il sangue che tinge il fiume in rosso.
Sul legno alto nel cielo le stelle
tentano un ponte per tutto il creato,
ed io povero artista ho mani vuote,
sogni spezzati, livide illusioni.
Vorrei porti il segreto con verghe d’oro
e con le pietre, e con versi
che non spariranno in fretta,
ma le mie sillabe tremano di fede,
mimando voce del ladrone smarrito.
Tu accogli il mio muto oscillare,
il desiderio di riuscire a credere,
allontanando il dubbio che corrode
e le parole del mio fragile canto.
Lama di folgori la tua passione terrena
è ferita per il mio eterno rincorrere.
*

Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Vincenzo Crosio

‘Koan, la parola che ci interroga’

 Breve introduzione-saggio sulla parola come linguaggio del divino

In genere i saggi sulla fenomenologia della religione e del sacro, anche i più consapevoli e scientificamente avanzati, si fermano alle soglie della domanda: cos’è il sacro e quale sia la sua lingua. In realtà già questo ci dice molto sul rito e sui linguaggi semiogenetici che ‘il sacro’ (categoria recentemente riaffrontata dalla scuola di santa Giustina in Padova e in particolare da Roberto Tagliaferri) attiva. In qualsiasi tempo e luogo si comprende proprio come la ritualità, a volte il linguaggio magico rituale, disegni una vera e propria mappa di Thom, ovverossia il teatro/luogo dell’umano che ‘recita’ l’omelia del sacro a volte ritualmente silente, a volte parlando ai più una lingua estranea,nel senso di misteriosa. Ma a veder bene non è così. Dai canti sciamanici siberiani, a quelli indo vedici, ai sutra, alle preghiere recitate in ebraico con la loro struttura musicale. Bellissimo ad esempio il canto musicato de ‘Il cantico dei cantici’ attribuito a seconda della tradizione a re Salomone o a suo padre, Davide, che essendo anche citaredo e guaritore col canto quale novello Apollo, probabilmente è il vero autore. Il canto poetico e ‘mieloso’(pieno di miele sono le tue labbra o mia gazzella dei monti…) è connesso ad una pratica della semiogenesi espressiva che non ha eguali al mondo. Tranne che ad osservare bene come i mantrajari indù siano esattamente questo, poemi in versi, ritmati, battuti sui metri di nove, dieci e dodici misure. Come acutamente osservarono Mauss e Granet, il metro di Anna virai fa degli inni vedici, dei poemi in canto e musica di una strana forza e persuasione poetica. Ricollegabili questa tradizione ai poemi omerici e alla successiva riscrittura sintattica e metrica dei poemi latini come l’Eneide e persino del De Rerum Natura di Lucrezio.’ Continua a leggere

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Poesia religiosa di tutti i tempi, a cura di Rita Pacilio. Lucilla Trapazzo

Cara Rita, 

ho accolto con gratitudine il vostro invito a La Poesia e lo Spirito, perché sento fortemente la poesia come manifestazione del divino. Da molti anni vivo un cammino spirituale personale, non legato a istituzioni, ma nutrito da esperienze diverse, dalla meditazione buddista al pellegrinaggio cristiano. In questo percorso sento ogni cosa, persino il dubbio, con una profonda percezione del sacro. Contemplazione e squarcio fanno in fondo parte della stessa sostanza divina.   Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Lorenza Auguadra

Spighe di pace

Che strano essere in versi
usciti in matita di piedi
al respiro fragile dell’alba
come un silenzio spezzato
in Terra al suo plurale d’odio
che da tormento si fa grano
in estasi pane per gesto contrario
paziente arcano donato.

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Maria Consiglia Alvino

La consistenza del sempre (da Campi di luce, Controluna, 2025)

Dita di rosa scendono sugli occhi,
cielo-mare argento, fine agosto.
Così ti appare il mondo,
un bacio senza fine.
Tu non temi l’orizzonte, il confine.
Distese di venti e dormienti spazi
notte e stelle verranno ancora,
ancora udremo parole nello stream.
Seguiamo la spezzata linea d’acqua,
sentiamo galassie e pietre e grani oro
il volo bianco del gabbiano,
gli atomi del tutto che tutto sanno
e noi che nulla, nulla abbiamo.
C’è la sabbia, il fondale, poi un raggio.
Siamo noi e l’onda calma e la vela
campi di luce chiara, in trasparenza.

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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Stefano Taccone

Sono nato nel 1981, l’anno in cui Enrico Berlinguer dichiarava esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione di ottobre, per quanto probabilmente si fosse già esaurita da tempo. Mi sono formato in una scuola e in università in cui la complessità del sapere e la ricchezza della lingua sembravano tutto sommato ancora un valore; poi piano piano, già nel percorso intermedio, di passaggio dall’altra parte della cattedra, mi è stato detto crescentemente che la mia formazione era antiquata, poco smart, che dovevo rivedere radicalmente tutti i metodi, gli obiettivi etc. se volevo diventare comunicativo, inclusivo, attrattivo… In altri termini, se volevo evitare di finire nella pattumiera della storia. Ho avuto vent’anni ai tempi dei fatti del G8 di Genova – che solo col senno di poi può considerarsi l’inizio del declino del movimento – ed ho pagato la mancanza di memoria storica diretta, a causa della quale mi sono illuso che le società, il mondo intero, non sarebbero stati più come prima. Per la verità, naturalmente, come prima non lo sono più stati, ma non nell’accezione che preconizzavo. Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonietta Gnerre

È svanito il programma del giorno.
Nel bosco i rami hanno smesso
di spiare le ballerine bianche.
Resto a casa. Invoco gli oggetti
di fare silenzio: il vaso rotto in un angolo,
le riviste in disordine accanto al lume.
I quadri alle pareti attraversano
la nebbia degli anni. Mi chiamano
ancora con il mio nome di battesimo.
Ora ripeto un segreto a voce bassa,
trattenere i ricordi nelle mani.
Nel giardino, sulle sedie di paglia.
Nel gesto millenario di accarezzare l’acqua.
Di pregare un petalo di geranio sul davanzale.

(Da Umano Fiorire, Passigli Editori 2025)

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Maria Grazia Palazzo

Viviamo un tempo complesso e disorientante, perché nel caos della cronaca attuale che i media riportano, in tutto o in parte, in modo inesatto, incompleto, persino fuorviante, ci ritroviamo ad essere fruitori passivi di una narrazione ambigua, come in un loop di cui non conosciamo più bene la regia e di cui non ci sentiamo responsabili. Il nostro vivere è inestricabilmente legato a ciò che avviene nel mondo e abbiamo bisogno di interazioni diverse, per nutrire una speranza realista e sana, attraversando il presente nel modo più onesto possibile. La cultura della morte e del conflitto ci viene inoculata in ogni modo, senza soluzione di continuità. Continua a leggere