Archivi tag: Rita Pacilio

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Salvatore Contessini

La poesia annientata

Prima della fine del mondo si consuma, lenta, la poesia. Esaurita nella sua vena significante, sterile di messaggi, inadatta nel parlare all’insieme dei nostri sentimenti, incapace di suscitare emozioni che possano scuotere l’attuale esistenza.
Questo lo status che da tempo schiaccia la mia condizione poetica. La bellezza arretra esposta esclusivamente all’immagine, all’apparire a vantaggio della supremazia dell’astio che sempre più si fa strada nel nostro senso umano, costretta a recedere nell’intimo privato più profondo per legarsi ad armonia e pace interiore dell’individuo e ritornare bellezza morale e spirituale ad uso esclusivo del singolo. Continua a leggere→

4
0

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Monica Messa

Confideremo nel miracolo seguente,
nella prossima luna nuova,
nel fondo del tè successivo,
girato tre volte
e versato nel piattino.

Bruceremo altri incensi,
leggeremo le carte del mazzo nuovo,
interrogheremo un oracolo dimenticato,
accenderemo ceri pluriennali,
cambieremo le parole nelle preghiere.

Studieremo nuovi incantesimi,
ripeteremo tutti i battesimi,
metteremo peonie nelle acquasantiere,
inaspriremo le penitenze,
elettrificheremo gli inginocchiatoi.

Ma, cascasse il cielo,
non perderemo la speranza!

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giorgio Moio

Sòvere (1)

un tempo siamo stati anche felici
in cui non avevamo niente
dietro le barricate per difenderci
dal chiaro di luna nel mare
a litteram a libitum
nel marettil nel mutibil
zampillanti tra gli assilli
di dolore e un treno in partenza:
cu ’o tiempo e cu ’a paglia
con l’imprudenza e l’insavietà
s’ammaturano le sòvere
ma cadono dall’albero nel fango

(1) sorbo, albero da frutto

La poesia prima della fine del (o di un ) mondo, a cura di Rita Pacilio. Gavino Angius

Da un poema intitolato “X”

1
Sfilarono gli stivali scalcagnati. Finite le gole da tagliare, un orto e un pozzo, male che vada scale e pennellesse. Reimparavi imprecando gli agi di coperte e materassi. Sfiato di flauti, un sogno. Motivetti, cosce avvinghiate. Accontentati, amico.

Uomini verticali gli eredi, sbarazzeranno cantine e armadi fino all’ultima lametta, e un click nostalgico dell’accendigas. Setta di codificatori bene in carne, dopo aver seminato lo spicciolo ritroso, cifra e talismano, tareranno di nuovo il contrappeso alle bilance. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudio Moica

La poesia, di fronte all’imminenza di una fine – collettiva o individuale – si trasforma in un atto di resistenza e interrogazione radicale. Non importa se la catastrofe è storica (guerre, estinzioni, pandemie) o intima (la dissoluzione di un amore, il crollo di un’identità): il linguaggio poetico diventa un luogo di condensazione, dove il caos si fa significato e il silenzio trova una forma. È un gesto che attraversa epoche e culture: dai canti funebri delle civiltà antiche, incisi su tavolette per sfidare l’oblio, alle opere di Paul Celan, che trasformano l’orrore della Shoah in ritmo e metafora, fino agli haiku giapponesi, brevi come un respiro prima del vuoto. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Letizia Dimartino

Per la rinascita: la natura

Vorrei scrivere di olivi.
Bassi e con la chioma cadente.
Di foglie argentate e impolverate.
Di tronchi torti, di ombre
con sprazzi di luce.
Di un pianto, di un loro pianto.
Questa estate li guardavamo gli alberi antichi,
mio figlio ne scostava i rami fruscianti, pulendo il terreno sottostante.
Un uliveto va osservato tutto: dal cielo alla terra.
Lui ne parla ancora, come si parla
di parenti, di persone ferite,
nell’attesa della pioggia e mi chiede infatti la sera se è piovuto da noi,
mentre il mare è lucido e vicino. E la notte, se sentirà piovere sarà contento.
E dormirà più tranquillo.
L’umidità della terra va controllata,
mentre le gazze si aggirano
e si fermano nei punti più alti degli eucalipti,
e la cornacchia non si stanca mai di emettere il suo verso.
Oggi ho assaggiato l’olio nuovo, aveva l’aspro e il dolce dell’anno trascorso,
con i nostri pensieri e con l’amore.
Il pane di farina gialla inzuppato a pulire il piattino
e il tempo che si è fermato, bello.
E come eterno

3
1

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Prisco De Vivo

L’amore come calamita: energia sulla terra, che dona luce alla materia e guarisce da tutti i mali. 

L’imperitura forza dell’amore rompe tutte le catene. Oltrepassa tutti muri.
Questo iridescente e infinito flusso è la medicina al male.
La preghiera e l’amore quando si uniscono diventano una grande calamita, un potente vettore che generando un campo magnetico rilascerà l’energia del bene. Dappertutto.
Cosi questa energia del bene si unisce a se stessa per diventare forza incommensurabile a disposizione degli uomini di Dio. E forse il nostro compito sulla terra è quello di unificare l’amore, intrecciare tutti i suoi fili, tutte le radici che vi si presentano quasi anonimi davanti a noi con una nuova volontà .
Costruire tutti insieme come con la torre di Babele, oggi invece c’è bisogno di farlo con la forma dell’amore, una nuova torre che dal cuore e all’anima ascende a Dio. Solo dando amore possiamo curare ed essere curati. Tutto ciò inevitabilmente porta alla salvezza del mondo.
Ritrovarsi a benedire ed essere benedetti  in  un vortice che ci conduce  con naturalezza alla vita eterna. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Claudia Iandolo

Certifico la mia esistenza in vita e in morte
Sesso cultura e religione
Monogama nei fine settimana
Poligama poliandrica etero e mono
Dichiaro in cattiva e buona fede
D’essere nata a in e da ma non per

Produco documento della mia cultura
Lingua nazione stato ma non d’animo
Patente identità passaporto assicurazione
Iban codici bancomat tessere a punti
Indirizzo domicilio provvisori e traballanti
Di essere mittente e destinataria
Di lettere bollette petizioni informazioni pubblicità

Dichiaro sotto nessuna responsabilità
Di non riconoscere sempre le mie foto
Di essere inabile al successo e alle guerre
Perfino condominiali per non dire domestiche
Di parlare ai gatti che spesso mi rispondono

Certifico inoltre dichiaro infine
Di esistere senza ombra di dubbio per me e me stessa
Anche quando ogni documento sarà scaduto
Ed è l’unico miracolo che mi aspetto.
In fede.

** Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giansalvo Pio Fortunato

Il sogno decadente chiama le macchie vestite sulla pelle. E noi siamo negli scatti, creando il cielo fino all’inverosimile. In questo progetto trionfa la compattezza: la geografia delle vite che empatizza con gli sfollati, tutto d’un fiato, e la parola di Gerico che si lascia andare, nelle acque che desiderano di essere sommerse. Venite o monti dell’Apocalisse, calate le nubi costruite per la catena di montaggio. Venite o venti dell’Oreb. Venite, festanti. Mentre il mondo chiama di gioia il dorso. Mentre il mondo gioca a fare la fame. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Pasquale Vitagliano

A cosa serve la poesia? A nulla verrebbe da dire. Tutta l’arte è inutile. E’ fine a se stessa. In questo trova il suo grande valore. Penso che non si possa dire la stessa cosa della parola poetica. Rispetto ad altre forme artistiche, che spesso godono di mediazioni esterne al pensiero e al sentimento umano, la poesia ha qualcosa in meno e qualcosa in più. In meno ha la potenza espressiva. Il verso scritto è debole e solitario. All’opposto, pensate al cinema. Non c’è confronto. Anche rispetto alla narrativa, la poesia arranca. Non c’è trama che possa supportarla. D’altra parte, la poesia ha qualcosa in più. Ha un accesso diretto alla verità. La poesia è luce. Illumina la reale sostanza delle cose. In questo la poesia, quando è autentica, onesta direbbe Saba, è sempre civile. La poesia è la lingua della nostra corda seria. Per questo può aiutarci a costruire mondi migliori. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Stefania Di Lino

**

<<…Scrivere è un processo, un passaggio di vita, che attraversa il vivibile e il vissuto. La scrittura è inseparabile dal divenire: scrivendo si diventa donna, si diventa animale e vegetale, si diventa molecole, fino a diventare impercettibili>> 
Gilles Deleuze

<<Non è tempo di trattare con Dio affari di poco conto>> 
S. Teresa D’Avila 

**
e poi sei là a lavorare / nella trasposizione degli atti in vita / a scuotere della notte i sogni da inseguire / a carpire profezie /a prefigurare mutamenti / ribaltamenti e sparizioni / ad auspicare ritorni / e a fingere di non morire,
**
impagino e scompagino / versi senza tregua / fogli di un libro tutto mio / un sentimento nudo il vuoto / orfano di un Dio mai incontrato / ma tu parlami ancora se puoi / dell’infinitamente buono / e dimmi perché sentire così tanto male / su quale tavola marmorea / in quale passo della storia questo tormento / dimmi chi ha inciso questo comandamento,

Per Papa Francesco una poesia di gratitudine di Rita Pacilio

Il continuo fermento intellettuale intorno al nome di Papa Francesco continuerà per generazioni e le sue innovazioni educative riguardo a tematiche sociali (sogno, speranza, pace, cura per il Creato, amore, fratellanza, gioia, misericordia, memoria) avranno una eco resistente e all’infinito.

“Carissimo Padre, resterai l’interlocutore di molti. Questa volta, anziché una lettera da Casa Santa Marta, aspetterò una benedizione dal Paradiso. Per te, una mia poesia”. (rp) Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Rita Greco




Ora scendi dal piedistallo di Magnifico Cuore
       la quota di magnifico che hai è pari a quella di chiunque 

tutti abbiamo in agguato un potere che fa gola 
                              feste di rabbia che teniamo in gran segreto
viviamo di espedienti
                         e col bisogno di qualcuno con cui prendercela 
per dare alle cose una spiegazione 
               senza l’incomodo di doverci guardare nello specchio.

Pessimi noi umani
come le bestie ci sbraniamo 
solo usiamo metodi più eleganti.


3
0

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Monia Gaita

Ci sono mille cicatrici

Ci sono mille cicatrici
sulla guancia sinistra dell’aria,
ignoro il loro nome e ne raccolgo il pianto mormorante
nella mano.

Lividi vecchi e nuovi,
tagli infossati nel tronco delle nuvole
coi lembi di fessura aperti e sanguinanti.

Escoriazioni, edèmi e strappi
che affondano con l’amo della rabbia nella pancia
e strisciano all’indietro come lucertole intontite
fino alla prima donna crudelmente assassinata. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giuseppe Vetromile

O Signore,
noi opera del Sesto Giorno
immeritati condomini del Tuo Eden
non comprendiamo ancora
l’unicità del nostro prezioso cuore
e inutili al Tuo Richiamo
sopravviviamo in silenzio…

Già verso la fine del secolo scorso, quando cominciavo a muovere i miei primi timidi passi nel mondo della creatività poetica, forse presagendo un vago declino umano, etico e sociale di una civiltà che sta ormai chiaramente disgregandosi in ogni ambito, ebbi a scrivere alcuni versi su tale argomento. Li riporto qui. Sono tratti da vecchie raccolte edite, ma che, rileggendoli e riproponendoli, mi sembrano ancora disperatamente attuali.
Avremo modo di superare tutte le evidenti negatività e brutture che minano, dall’esterno come dal nostro mondo interiore, lo splendore di noi Umani figli del Creatore?…
La Poesia e l’Arte, uniche attività ri-creative e plasmatrici del cuore dell’Uomo, forse ci salveranno! Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonella Corna

Tempi strani quelli di oggi, anche per noi italiani. Trascorriamo sempre piu tempo sui social e su internet: social media, streaming TV, video, videogame, ma anche ecommerce, podcast, banking online, lavoro da remoto. A dirla così sembriamo un popolo evoluto, ma in realtà, secondo una preoccupante statistica OCSE, per il 35% della popolazione, siamo affetti da analfabetismo funzionale, ossia l’incapacità di usare in modo efficace le nostre abilità di lettura, scrittura e calcolo. Siamo, dunque, incapaci di comprendere, confrontare e utilizzare efficacemente i dati in nostro possesso.  In parole povere: parliamo senza capirci.
Mi vengono in mente certi tolk show televisivi, dove gli ospiti parlano a se stessi, più che all’interlocutore, perchè l’interesse non sta nel confronto costruttivo finalizzato ad individuare strade possibili da camminare insieme, ma nella volontà di primeggiare, col risultato – ben evidente ai più- di esaurire il dialogo in un parlarsi addosso che sempre con maggiore difficoltà riconosciamo come paradossale. Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Salvatore Cantone

Addio

Ogni cosa ripete
sommessamente
nell’aria addio,
e addio toccherà
anche a me pronunciarlo
ogniqualvolta rivivrò
nel suono e nel sapore
del tuo labbro
che più non torna.
Quell’ultimo bacio
mi lasciò vibrare,
ascolta, ti prego ascolta
il mio cuore,
scordato strumento
che suonò d’amore.

da Morire d’Amore (RPlibri 2023) Continua a leggere→

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Carlo Di Legge

“Mansuetudine, solitudine, limite”

VI
Nel tempo cosmico, una e molte vite
bruciano nell’attimo,
ogni vita è già compiuta.

VII
Secondo paradosso, i mistici
cercano Dio nel nulla, oppure
trovano eccelsa la miseria urbana.
Uccidono in nome di presunte
verità, come se i morti,
liberati da errore, potessero vederle.
Gli assassini sono pronti, agnelli
e lupi si scambiano i ruoli.
Vivi e morti testimoniano certezze.
Compi te stesso. Offri
albergo al pellegrino
dove discutere senza fanatismi.

VIII
Pensare non guadagna seguaci.
È fede urgente in sé esigente.
Luce di paradossi, evidenza dell’oscuro, pratica
d’ignoto, linguaggio potente, sete d’introvabili.
Non sapere: volontà di sapere, cammino
a nuovo non sapere. Esperienza
di singola esistenza,
si comunica,
non si può condividere.

(da Di febbraio in “Buenos Aires, Benares”, Delta3 edizioni, Grottaminarda (AV) 2024).

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giovanni Nuscis

Chi cura e preserva sé stesso salva un pezzo di mondo

C’è un momento nelle nostre vite in cui la coscienza di chi siamo s’illumina anche un solo istante, e la nostra piccola storia si misura in modo fulmineo con le nostre aspirazioni e ci fa dire: ecco, questo sono io, questo vorrei fare di me, nel tempo che mi è dato. 

Non dando peso a questa folgorazione, il primo mondo a morire sarà proprio il mondo che noi siamo, porzione del più ampio mondo. Preservare la nostra identità, riconoscerla, affermarla, accrescerla e difenderla è un esercizio di salvezza dall’indubbia valenza sociale. 

Un uomo, solo, può fare molte cose. Con altri, ben di più, e di rilievo, come l’esperienza ci insegna. Continua a leggere→