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La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giuseppe Vetromile

O Signore,
noi opera del Sesto Giorno
immeritati condomini del Tuo Eden
non comprendiamo ancora
l’unicità del nostro prezioso cuore
e inutili al Tuo Richiamo
sopravviviamo in silenzio…

Già verso la fine del secolo scorso, quando cominciavo a muovere i miei primi timidi passi nel mondo della creatività poetica, forse presagendo un vago declino umano, etico e sociale di una civiltà che sta ormai chiaramente disgregandosi in ogni ambito, ebbi a scrivere alcuni versi su tale argomento. Li riporto qui. Sono tratti da vecchie raccolte edite, ma che, rileggendoli e riproponendoli, mi sembrano ancora disperatamente attuali.
Avremo modo di superare tutte le evidenti negatività e brutture che minano, dall’esterno come dal nostro mondo interiore, lo splendore di noi Umani figli del Creatore?…
La Poesia e l’Arte, uniche attività ri-creative e plasmatrici del cuore dell’Uomo, forse ci salveranno! Continua a leggere

Lo Stato dell’arte. Giuseppe Vetromile

Parlare di arte, di creatività e quindi di poesia, oggi, potrebbe sembrare ridicolo se non addirittura anacronistico, nel senso che la maggior parte della gente si meraviglierebbe non poco, considerati i problemi più “seri” che attualmente la coinvolgono (lavoro, precarietà, sicurezza, salute, ecc…). La società attuale è molto cambiata, forse peggiorata (anzi, sicuramente, senza il “forse”) per quanto concerne la libertà di pensiero, la qualità della vita, sia singola che di coppia, l’ambito lavorativo che non offre più né certezze né stabilità, e per tanti altri aspetti troppo numerosi per poterli elencare qui. Un generale appiattimento, dunque, una sostanziale declassificazione dei valori fondamentali, unita anche ad un impoverimento culturale abbastanza diffuso, ha contagiato, anzi inquinato, la cultura in generale, relegandola in meri ambiti commerciali o di facciata, perdendo linfa vitale, qualità, originalità, capacità di indagine e di studi approfonditi sul senso della realtà e della vita. Questo accade anche in poesia, dove accanto ad una proliferazione di produzioni poetiche senza filtri critici opportuni, si assiste ad una banalizzazione della materia poetica (fatte naturalmente le dovute eccezioni!…). Nonostante tutto ciò, la Poesia non muore e non morirà. Come tutte le altre espressioni artistiche, se perseguita e attuata con serietà e competenza, la poesia costituirà sempre una delle poche opportunità, per l’uomo, di dichiararsi tale: uomo che cerca di comprendere il creato, di capire sé stesso e il suo ruolo in seno alla natura, tentare di dare un senso alla propria esistenza. E indicare, con la poesia e l’arte, la via giusta per la redenzione, la libertà, la pace, l’amore. Non fa niente che questi siano ormai dei concetti utopistici: l’importante è il tentativo asintotico di avvicinarsi quanto più possibile a questi: la Poesia è questa tangente all’infinito.