Archivio mensile:Agosto 2026

Daìta Martinez, sant’anna

Daìta Martinez, sant’anna (Ilglomerulodisale 2025)

La poesia di Daìta Martinez, qui raccolta nel volume intitolato sant’anna, si offre al lettore come un’esperienza immersiva, una soglia in cui la parola esonda e riempie ogni spazio, diventando atto di incarnazione vera e propria. Fin dalle prime pagine si percepisce come per l’autrice la poesia non sia un mero esercizio estetico, né pura ricerca linguistica, ma potenza vocale che si spinge oltre ogni confine nel tentativo disperato – perché impossibile da compiere – di ridare una possibile forma al silenzio di per sé insostenibile. Ma il silenzio – o se si preferisce, il vuoto di senso, l’afonia della voce che grida – è inestirpabile e tuttavia estirpato dalla Martinez che colma il muro dei versi con pietre di parole. Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Cominciò a rivelare

(“Prigione” di Michelangelo)

“In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni»”. [Mt 16,21-27]

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Stelle

di Fabrizio Centofanti

Le stelle sono mappe di sogni: non basta farli, bisogna dargli un nome. Il grande carro è il tavolaccio dove preghi, prendi il caffè coi biscotti al cioccolato, snoccioli pensieri che dovrebbero servire a dare un volto plausibile al futuro. La Stella Polare è Cristo, che non entra mai abbastanza nella vita e bisogna allinearlo con Merach e Dubhe, i Puntatori: i sacramenti e la preghiera, che guidano, indirizzano, porgono, quasi, la luce del Messia. Guardando in alto – o in basso, secondo la stagione – appare Cassiopea, con la sua forma a zig zag, a memoria delle piroette, i salti mortali, le chicane da affrontare a intervalli regolari, come se la vita fosse uno slalom o una corsa di formula uno da decidersi all’ultimo metro. Dell’Orsa minore vedi solo Kochab e Pherkad, le altre rimangono nascoste, come con Dio, che ti chiede di procedere a tentoni, ignorando di che tipo sia la prossima stella da incontrare: gigante rossa, nana bianca, buco nero o pulsar. Il tempo passa e tu sei ancora lì, a dare un nome alle luci lontane e tremolanti, simili a sogni irraggiungibili. E invece sono elenchi dei tuoi desideri più profondi, destinati ad avverarsi, quando il Cristo ti avrà attratto nell’orbita abbagliante del suo abbraccio.

20 rige (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Terra nullius è la nuova raccolta di Doris Emilia Bragagnini, pubblicata da Anterem Edizioni (2025), da cui discende il prestigioso Premio di Poesia “Lorenzo Montano”. Dove ci conduce la lettura dei suoi versi? La destinazione è scritta nel titolo, una terra che non appartiene a nessuno. Dunque, per converso, che appartiene a tutti noi. Principalmente, mi pare di cogliere, una terra dove la parola grazie alla poesia sgorga liberata, senza obbligo di dare senso, ma portatrice naturale di significato. Questa parola risale in superficie dalle cose che non sono. E in questo movimento ci permette di compiere una riabilitazione della nostra umanità, come l’attraversamento infantile senza dare la mano.

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POESIA E POLITICA.47. Giselda Pontesilli


a Lavinio

 

I
È quasi inverno, quasi un altr’anno,
lo vedo, ma me ne accorgo davvero
grazie a te, signora
Franca Sbarigia,
perché,
ora, come l’altr’anno,
non siedi più coi tuoi secchi di latte
fuori, sull’aia,
ma al tepore, dentro la stalla,
dalle cinque alle sei di sera,
un’ora prima
perché il sole, ora,
tramonta prima.

-Buona sera, ti dico
(e ti do le mie bottiglie
da riempire di latte).
-Ciao, rispondi.
-L’estate… Continua a leggere

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Antonia Pozzi

Confidare

Ho tanta fede in te. Mi sembra
che saprei aspettare la tua voce
in silenzio, per secoli
di oscurità.

Tu sai tutti i segreti,
come il sole:
potresti far fiorire
i gerani e la zàgara selvaggia
sul fondo delle cave
di pietra, delle prigioni
leggendarie.

Ho tanta fede in te. Son quieta
come l’arabo avvolto
nel barracano bianco,
che ascolta Dio maturargli
l’orzo intorno alla casa.

Imperfetto perfetto

di Fabrizio Centofanti

Un sentimento comune è quello di non farcela. Ognuno di noi ha limiti, difetti, la naturale falla che si apre nel sistema-persona. È un classico scoprire il punto debole anche nei tipi in apparenza più impeccabili. Un dettaglio trascurabile, magari, agli occhi meno esperti, ma indubbiamente è là, a ricordarci che perfetto è solo Dio.

Ciò può provocare un senso d’insoddisfazione, e invece è salutare. Chi splendeva di più è diventato la tenebra per antonomasia: Lucifero, il portatore di una luce falsa, praticamente una patacca.

Ma Cristo non ci lascia in balia delle nostre imperfezioni. Lui parla chiaro: da soli non ce la faremo, anche impegnandoci allo spasimo. Con Lui è tutta un’altra storia: della salvezza, come dicono i teologi che hanno ancora un po’ di sale in zucca.

Angelo Barile

Uscire dalla vita

Uscire dalla vita come quando
s’esce di chiesa
in un finale d’organo: s’avventa
l’anima a scale prodigiose, trova
il piede sulla soglia
un bianco che vi palpita: e la luce
è nuova.
Ma uscire non è dato in rapimento.
Ch’io possa almeno
lasciarmi dietro la mia stanza, un poco
volgendo il capo a riguardarla, alfine
pulita, sgombra
d’ogni discordia, in ordine sereno
come la chiesa ora vuota: le croci
fanno una chiara ombra
sul pavimento.

Poesie (1930-1963), Scheiwiller, Milano 1965, p. 137.

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Ma voi?

(Mark Rothko)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.” [Mt 16,13-20] Continua a leggere

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Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. La Morte 5

La Morte 5. Un accenno di inchino

In una stanza chiusa, dai pesanti tendaggi, dai fitti parati, dai mobili di pregio, una signora accarezza, lieve, le fotografie dei defunti disposte in semicerchio sul tavolino, tra rosari sgranati, piccoli crocifissi e resti di candele. In un’altra casa, in un altro paese, in una stanza che appare più ampia ma meno sontuosa, forse una cucina, teli coprono un lavabo con il relativo rubinetto, il tubo a vista di una stufa penetra nella parete, parenti e amici vegliano addolorati le spoglie di un uomo adagiato in una bara scoperta. Continua a leggere