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Daìta Martinez, sant’anna

Daìta Martinez, sant’anna (Ilglomerulodisale 2025)

La poesia di Daìta Martinez, qui raccolta nel volume intitolato sant’anna, si offre al lettore come un’esperienza immersiva, una soglia in cui la parola esonda e riempie ogni spazio, diventando atto di incarnazione vera e propria. Fin dalle prime pagine si percepisce come per l’autrice la poesia non sia un mero esercizio estetico, né pura ricerca linguistica, ma potenza vocale che si spinge oltre ogni confine nel tentativo disperato – perché impossibile da compiere – di ridare una possibile forma al silenzio di per sé insostenibile. Ma il silenzio – o se si preferisce, il vuoto di senso, l’afonia della voce che grida – è inestirpabile e tuttavia estirpato dalla Martinez che colma il muro dei versi con pietre di parole. Continua a leggere

Intervista a Daìta Martinez

di Luca Pizzolitto

La tua scrittura poetica è, dal mio punto di vista, una scrittura particolare, di ricerca, di intersezione tra vari mondi e percorsi (poetici). È stata, fin dall’inizio, questa – la dimensione del tuo scrivere -, o ci sono state fasi diverse che hai attraversato?

Non un punto di intersezione ma un sussurro di parola, luogo e origine di suono, il respiro nel cuore del silenzio. E nel silenzio l’estensione del mio scrivere, gesto che trova spazio in quel prima dello sguardo, ombra e immagine di una ricerca simmetrica all’interezza di una ferita schiusa nel cammino.

“Nell’ora dell’aurora” è una raccolta in cui un’esperienza tua personale di dolore molto forte trova spazio (e redenzione?) nella scrittura. Qual è (o quali sono) i riverberi che lo scrivere poetico ha/hanno su di te?

Nell’ora dell’aurora è l’ora esatta di un infinito farsi luce nel nome del padre. Un padre, il mio papà, nella dimensione altra eppure vita presente che mi racconta figlia nello spazio privilegiato di una promessa sua a me, promessa che ha forma di una carezza che provo a trattenere dove è preghiera il mio chiedere a lui perdono per ogni mio istante distratto alla sua voce. Il riflesso della parola sulla linea delle ciglia è una piccola goccia di rugiada, mia sintassi d’attesa, sintomo di una sempre attesa. 

Progetti per il futuro: stai già lavorando a qualcosa oppure attraverserai una fase di “meritato riposo”?

Impossibile, o almeno lo è per me, il “meritato riposo”, perché è sempre la scrittura a determinare il suo momento, così accade di non scrivere per giorni o mesi, poi l’improvviso sopra a ogni mia ritrosia. Il futuro è già un presente progettuale. È un alito di vento tutto dentro a una narrazione in movimento. 

Tre poetesse/poeti (e relative opere) che sono stati “punti cardine” all’interno del tuo percorso poetico.

Difficilissimo rispondere.
Tre incontri ricorsivi, oggi: Paola Malavasi, A questo servono le lacrime, Interlinea, 2006
Piera Oppezzo, Una lucida disperazione, Interlinea, 2016
Alejandra Pizarnik, Poesia completa, LietoColle, 2018

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