
di Danilo Di Matteo
Elogio del sesso
Una spinta è il sesso
sollecitazione
sangue che scorre,
un andare verso,
un sovrastare,
uscita del corpo da sé stesso

di Danilo Di Matteo
Elogio del sesso
Una spinta è il sesso
sollecitazione
sangue che scorre,
un andare verso,
un sovrastare,
uscita del corpo da sé stesso

di Vincenza Di Schiena*
Le immagini degli ultimi istanti di vita di Abderrahim Fakir, piccolo imprenditore di 43 anni di origini marocchine residente a Borgo Panigale, stanno scuotendo l’opinione pubblica globale, riaprendo una ferita profonda sul rapporto tra forza, potere e civiltà del diritto. L’episodio, avvenuto domenica scorsa nel quartiere Pilastro di Bologna in via Italo Svevo, ha visto l’uomo morire bloccato a terra a pancia in giù. Mentre gridava disperatamente “AIUTO, BASTA!”, veniva immobilizzato con le manette dietro la schiena. I video documentano persino una terza persona intervenuta dall’esterno per bloccarne i piedi e la presenza di sanitari del 118 inermi, in una dinamica ‘grottesca’’. Il caso solleva una riflessione urgente sul collasso dei sistemi democratici di contenimento e sulla gestione del disagio psichico ed economico.

CREPA
“La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere.”
Antonio Gramsci, Quaderni del carcere [i]
“Wo aber Gefahr ist, wächst
Das Rettende auch.” [ii]
Friedrich Hölderlin, Patmos
Il vocabolario della lingua italiana [iii] registra crepa come sostantivo femminile, derivato dal latino cr?pare, con il significato di “fenditura prodottasi in una superficie, per esempio nello spessore di un terreno arido, secco, o che si presenta in murature o pavimenti, dovuta a cattive condizioni di stabilità dell’organismo strutturale o a insufficiente resistenza della muratura stessa”.
Nella sua accezione più comune la crepa indica un danno, un cedimento, un segnale di instabilità.
Chi è cresciuto in territori instabili, in case che portano nei muri la memoria dei terremoti, conosce la crepa come esperienza concreta.
La si osserva da bambini.
La si misura con gli occhi.
La si impara a leggere come un testo.

Fratelli e Sorelle!
Vi scrivo da Roma, nel cuore di questa Interpasqua, tra la Pasqua della Cattolica Roma e quella dell’Ortodossa Mosca, per un atto di Verità che non può più essere rimandato.
Mentre il mondo è ostaggio di guerre scatenate da chi ha fatto dell’oro il proprio idolo e della distruzione dell’immagine umana il proprio rito, ivi compreso il Giuda di Londra, noi riaffermiamo – siamo – l’Unità della Bellezza. Continua a leggere
UNA DELEGAZIONE di “PRETI CONTRO IL GENOCIDIO” a ROMA
di Giselda Pontesilli
Ci sono stati a Roma, il 22 settembre 2025, cento sacerdoti del movimento “Preti contro il genocidio”, i preti e vescovi cioè (oltre 1600, di 5 continenti e 50 paesi) che, contro “il genocidio in atto a Gaza”, hanno sottoscritto gli scopi espressi nel documento fondativo pubblicato sul sito dei Saveriani.
Si sono incontrati all’obelisco del Quirinale, hanno pregato e cantato nella vicina Chiesa di Sant’Andrea, hanno poi camminato per le vie di Roma, e di nuovo cantato e pregato a Montecitorio, portando ciascuno con sé in processione il disegno dal titolo “Christ Died in Gaza” dell’artista Gianluca Costantini. Continua a leggere
di Antonio Sparzani
Provo ormai giornalmente oltre a grande dolore, grande vergogna per l’umanità o, per meglio dire, per quella parte dell’umanità, di solito i governanti, che impunemente e senza neppure nascondersi un po’, fanno le cose peggiori che riuscirei a immaginare, anche con molta fantasia; stamani un’altra strage di bambini, oltre che di adulti, a Gaza, soprattutto fra quelli che son lì per chiedere qualche cibo per sopravvivere.
Orbene io propongo seriamente una CROCIATA, certo atipica.
La crociata sarebbe così, che il nostro Papa Leone XIV si attivi, spenda soldi della Santa Sede, organizzi una spedizione a Gaza. S’intende senza camminare fin là, però andando in un posto vicino con dei mezzi di trasporto e, da lì, lui, con tutta una folla di cardinali, gente di chiesa e non di chiesa ma decisa, si mettano a camminare Continua a leggere
Dall’antologia Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza, alcuni esempi e frammenti:
29/02/2024
La bambina il cui padre è stato ucciso
mentre portava un sacco di farina
sulla schiena
continuerà a gustare
il sangue di suo padre
in ogni pane.
24/03/2024
E il dolore
non lascia un affamato
che raccoglie chicchi di riso
dalla terra.
Ricorda come ha raccolto i resti di suo figlio affamato
in una borsa.
Haidar al?Ghazali (2004)
15/10/2023
Il suono che sentiamo è il suono della morte che ci ha
superato per scegliere altri,
siamo ancora vivi e sentiamo il suono della morte di altri che
conosciamo, diciamo:
grazie a Dio, l’ultimo suono che hanno udito non è stato
il suono del razzo.
Chi sente il suono del razzo sopravvive.
Siamo ancora vivi fino a nuovo avviso.
18/10/2023
Le nostre foto di famiglia: un sacco di brandelli, un mucchio
di cenere,
cinque sudari avvolti l’uno accanto all’altro di dimensioni
differenti.
Le foto di famiglia a Gaza non sono come tutte le altre.
Ma erano insieme, e insieme se ne sono andati.
20/10/2023
Noi di Gaza, presso Dio, siamo martiri o testimoni della
liberazione.
E tutti noi aspettiamo il luogo in cui saremo.
Tutti noi aspettiamo, o Dio, la tua promessa veritiera.
Heba Abu Nada (1991?uccisa 20/10/2023)
[…] Essere palestinese del ’48 significa
essere il cittadino più strano del mondo,
eccoti a supplicare tutti i paesi del mondo di proteggerti
dal tuo stato
[…]
Marwan Makhoul (1979)
[…]
Rimarrò
Perché i sentieri qui nella mia patria
Scorrono con una sofferenza simile alla mia
E malgrado il sangue versato
Mi restituiscono la sensazione della vita
[…]
Dareen Tatour (1982)
Il continuo fermento intellettuale intorno al nome di Papa Francesco continuerà per generazioni e le sue innovazioni educative riguardo a tematiche sociali (sogno, speranza, pace, cura per il Creato, amore, fratellanza, gioia, misericordia, memoria) avranno una eco resistente e all’infinito.
“Carissimo Padre, resterai l’interlocutore di molti. Questa volta, anziché una lettera da Casa Santa Marta, aspetterò una benedizione dal Paradiso. Per te, una mia poesia”. (rp) Continua a leggere
Invocare, cercare, il sempre nuovo salvifico, venire di Gesù Dio e uomo, tornando sempre in modo nuovo ai vangeli

Pensare la pace durante un raid aereo
di Virginia Wolf
La notte scorsa e quella precedente i tedeschi erano sopra la nostra casa. Adesso
sono tornati. È un’esperienza strana, trovarsi sdraiati al buio ad ascoltare il volo di
un calabrone che in ogni momento potrebbe pungerti fatalmente. È un rumore che
interrompe il fluire calmo e continuo di un pensiero sulla pace; eppure un frastuono
che costringe a concentrarsi sulla pace, molto più di una preghiera o di un inno
nazionale. Continua a leggere
di Antonio Sparzani e Kika Bohr
Milano pullula di mendicanti, dipende un po’ dai quartieri e dal tipo di zona, ma qualcuno spunta sempre fuori. Mendicanti. Persone che cercano di sopravvivere contando sulla pietà/generosità della gente. Sento molte teorie al proposito, che sono falsi poveri, perché alle loro spalle c’è un’organizzazione che li costringe a portare “a casa” ogni sera una cifra fissata, oppure falsi invalidi, che fingono di zoppicare e che invece, quando non visti, camminano bellamente, oppure semplicemente gente “che non ha voglia di lavorare”.
E allora? Non dò loro niente e li guardo con disprezzo? Faccio finta di niente e tiro dritto?
Mi pare che i testi evangelici non diano questi suggerimenti, dicano invece di prestare loro grande attenzione e cura e, in qualche testo, di dar loro tutto quello che hai, che tu sarai ricompensato altrove. Allora? Gli dò tutto quello che ho, e poi? Mi faccio mantenere da amici e parenti? Vado anch’io in giro a chiedere l’elemosina? Col che si sostituisce un mendicante con un altro (che comunque dura poco, perché se io non posso comprare le mie medicine sopravvivo poco).
Gli dò un euro, due euro, cinque euro? Gli basteranno per sopravvivere, mah! Continua a leggere
di Antonio Sparzani

di Antonio Sparzani
I miei mostri sacri della letteratura italiana sono Calvino e Gadda, rigidamente in ordine alfabetico. L’altra sera mi sono saltati addosso insieme. Cominciavo a leggere la quinta delle Lezioni americane di Italo Calvino: sappiamo che egli accuratamente scrisse le Lezioni prima di andare negli USA per portargli un po’ di cultura; ma incontrò, ancor prima di partire, la nera signora e tutto finì. Questa quinta lezione, titolo La Molteplicità, comincia con una lunga citazione di Carlo Emilio Gadda, di cui vi riporto solo la parte che mi interessa. Lo scritto di Calvino comincia appunto così:
“Cominciamo con una citazione:
Nella sua saggezza e nella sua povertà molisana, il dottor Ingravallo, che pareva vivere di silenzio e di sonno sotto la giungla nera di quella parrucca, lucida come pece e riccioluta come agnello d’Astrakan¸ nella sua saggezza interrompeva codesto sonno e silenzio per enunciare qualche teoretica idea (idea generale s’intende) sui casi degli uomini: e delle donne. A prima vista, cioè al primo udirle, sembravano banalità. Non erano banalità. [ . . . ] Sosteneva, tra l’altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l’effetto che dir si voglia, d’un unico motivo, d’una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo. Ma il termine giuridico “le causali la causale” gli sfuggiva preferentemente di bocca: quasi contro sua voglia. L’opinione che bisognasse “riformare in noi il senso della categoria di causa” quale avevamo dai filosofi, da Aristotele o da Emmanuele Kant, e sostituire alla causa le cause era in lui un’opinione centrale e persistente: una fissazione, quasi: che gli evaporava dalle labbra carnose, ma piuttosto bianche, dove un mozzicone di sigaretta spenta pareva, pencolando da un angolo, accompagnare la sonnolenza dello sguardo e il quasi-ghigno tra amaro e scettico, a cui per “vecchia” abitudine soleva atteggiare la metà inferiore della faccia, sotto quel sonno della fronte e delle palpebre e quel nero piceo della parrucca.
La causale apparente, la causale principe, era sì, una. Ma il fattaccio era l’effetto di tutta una rosa di causali che gli eran soffiate addosso a molinello [ . . . ].”
(Italo Calvino, Lezioni americane, Garzanti 1988, pp. 101-2, dove viene citato Carlo E. Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Garzanti 1973, pp. 2-3).
di Antonio Sparzani
Scusate ma quando stamattina mi sono reso conto che oggi è il 12 dicembre, sono impallidito. Spavento, furore, rabbia. La strage fascista di 55 anni fa a piazza Fontana, Banca dell’Agricoltura, è qualcosa che chi, come me, a quella data era già in grado di intendere e di volere, non può dimenticare.
Chi non ne avesse mai viste guardi la foto della banca sul Corriere di oggi online, e/o legga qualcosa in proposito Io quel giorno ero in giro per Milano e non ho percepito niente, ma arrivato a casa ho saputo.
C’è stato poi l’arresto di un innocente, Pietro Valpreda, il cattivo trattamento di un altro innocente, Giuseppe Pinelli, eufemisticamente caduto da una finestra della questura milanese, mentre era illegalmente trattenuto, c’è stata tutta quella successiva strategia, detta “della tensione” che è andata avanti per anni.
Il peggio di tutto è constatare che siamo regolarmente governati dagli eredi di quel partito, che allora si chiamava MSI, che era fuori da quello che allora si chiamava “arco costituzionale”, perché era dichiaratamente fascista. Poca allegria, ma almeno tanta memoria, vi prego.
di Antonio Sparzani

Sopron, Ungheria occidentale, città vecchia
Il re travestito
La malinconica e simmetrica dignità degli edifici absburgici
di Sopron fornisce una cornice di decoro e di stabilità a
quella lieve incertezza da autostoppisti in jeans. Al numero
11 di Templom Utca entro in un cortile, oltre il cancello che
reca una corona di ferro, e salgo qualche rampa di scale. Continua a leggere
IL 2 GIUNGO: LA FESTA DELLA REPUBBLICA
di Fabiano D’Arrigo
Le feste civico-politiche di una nazione, retta da un ordinamento democratico, sono utili per plasmare e nel caso ricostruire i caratteri comuni ed identitari del popolo, caratteri sempre condizionati dalle congiunture storico-politiche e dai cambiamenti generazionali lungo lo scorrere del tempo.
In Italia le principali date-riferimento per costruire, e poi rafforzare, la coscienza civica sono: il 2 giungo (festa della Repubblica), il 17 marzo (giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera), il 25 aprile (anniversario della Liberazione).
Il 2 giugno 1948 fu celebrata per la prima volta la festa della Repubblica come stabiliva il D.L.P. 28 maggio 1947 n. 387.
di Antonio Sparzani

in che senso “in fondo”? Da che parte? Beh, vi ho già portato dalla parte di piazza Gramsci, adesso andiamo dalla parte opposta, cioè verso il centro, e incontriamo così il viale Elvezia, traversato il quale si entra nel parco Sempione. Il Parco! Un posto grande, bello, vario, pieno di piante e, in questa stagione, di fiori e profumi e aria pulita (per lo meno un po’ più pulita di quella dei vialoni circostanti).
Chi si incontra nel parco? Dipende dall’ora in cui ci si entra; la mattina molti proprietari(e) di cani; cani di ogni forma e tipo, buoni, aggressivi, indifferenti, ma in genere vogliono salutarsi a vicenda, anche perché nel parco vengono spesso lasciati liberi, senza guinzaglio, nei modi in cui si salutano i cani, naturalmente, inducendo così spesso i padroni a sorridersi, a scambiare due parole. Continua a leggere


Benedetto XVI
Nel 1969, Joseph Ratzinger fece una considerazione ai microfoni della radio tedesca, quando profetizzò la fine della Chiesa così come l’abbiamo conosciuta.
Queste le sue parole:
“Avremo presto preti ridotti al ruolo di assistenti sociali e il messaggio di fede ridotto a visione politica. Tutto sembrerà perduto, ma al momento opportuno, proprio nella fase più drammatica della crisi, la Chiesa rinascerà.
Sarà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. Perché non sarà più la Chiesa di chi cerca di piacere al mondo, ma la Chiesa dei fedeli a Dio e alla sua legge eterna.
La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante eppure indomito, passato attraverso un processo di purificazione.
Perché è così che opera Dio.
Contro il male, resiste un piccolo gregge”.
Beata Anna Katharina Emmerick
Verranno tempi molto cattivi, nei quali i non cattolici svieranno molte persone. Ne risulterà una grande confusione. Vidi anche la battaglia. I nemici erano molto più numerosi, ma il piccolo esercito di fedeli ne abbatté file intere [di soldati nemici]. Durante la battaglia, la Madonna si trovava in piedi su una collina, e indossava un’armatura. Era una guerra terribile. Alla fine, solo pochi combattenti per la giusta causa erano sopravvissuti, ma la vittoria era la loro”. (22 ottobre 1822)
“Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Così doveva essere la nuova Chiesa… Ma Dio aveva altri progetti”. (22 aprile 1823)
La presentazione dell’antologia “Connessioni” (Vita Activa Nuova, 2022), avvenuta a Roma a fine novembre 2023, mi ha spinta a proseguire la riflessione iniziata nel passato. Ho pensato che il tema potesse essere affrontato sia dal punto di vista della necessità della connessione (biologica ed esistenziale), sia dal punto di vista del suo limite (legittimo e naturale).
La necessità. Nasciamo dal e nel contatto. Nasciamo dal contatto tra due esseri umani. E cresciamo iscrivendoci all’interno di dinamiche relazionali. Attraverso il contatto e il confronto scopriamo parti di noi sempre nuove, e nuovi luoghi di appartenenza e di passaggio. Il contatto ci permette sia di conoscere i nostri confini, prendendo atto dell’alterità irriducibile dell’altro, sia di spingere più in là i nostri limiti, grazie all’apprendimento e all’arricchimento che proviene dall’esterno. Continua a leggere
In Italia il 25 aprile si celebra la liberazione dal totalitarismo nazifascista; si ricorda la Resistenza, quella militare e quella civile, fatta da donne e da uomini di diverso ceto sociale, di diverso credo religioso, di diversa opinione politica, che a loro modo furono “nazione e popolo” e costruirono l’Italia attuale aperta all’Europa.
Dalla Resistenza nasce la Costituzione repubblicana italiana. E la Resistenza è a ragione l’anima antifascista della Costituzione repubblicana.
Piero Calamandrei in un celebre discorso del 26 gennaio 1955 sostiene che la Costituzione è nata “nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, … col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Numeri da record per gli spettatori che hanno seguito la finale del Festival di Sanremo 2023, così come per l’astensione degli elettori alle elezioni regionali in Lazio e Lombardia. Dato che è lo stesso popolo il protagonista dei due fenomeni, che si sono svolti pressappoco negli stessi giorni, che ci sia un legame fra di essi?
Il Festival del narcisismo italiano. Meglio tenerne lontani i minori
di Giovanna Lo Presti
Quest’anno sembra che uno dei frutti un po’ appassiti della Società dello Spettacolo, il Festival di Sanremo, per trovare nuovo vigore, non abbia avuto esitazione ad allontanarsi dal puro show per inoltrarsi nel “deserto del reale” (per usare l’espressione di Morpheus nel film Matrix). Continua a leggere