
La morte di Abderrahim Fakir e una domanda: dove stiamo andando?
di Vincenza Di Schiena*
Le immagini degli ultimi istanti di vita di Abderrahim Fakir, piccolo imprenditore di 43 anni di origini marocchine residente a Borgo Panigale, stanno scuotendo l’opinione pubblica globale, riaprendo una ferita profonda sul rapporto tra forza, potere e civiltà del diritto. L’episodio, avvenuto domenica scorsa nel quartiere Pilastro di Bologna in via Italo Svevo, ha visto l’uomo morire bloccato a terra a pancia in giù. Mentre gridava disperatamente “AIUTO, BASTA!”, veniva immobilizzato con le manette dietro la schiena. I video documentano persino una terza persona intervenuta dall’esterno per bloccarne i piedi e la presenza di sanitari del 118 inermi, in una dinamica ‘grottesca’’. Il caso solleva una riflessione urgente sul collasso dei sistemi democratici di contenimento e sulla gestione del disagio psichico ed economico.









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