Combattere il fascismo da dentro?

di Antonio Sparzani

Werner è il terzo da sinistra in prima fila, tra Bohr e Pauli

In tempi tristi come questi, in cui nel nostro Bel Paese governa la destra più destra che abbiamo e in particolare un partito che proviene direttamente – attraverso successivi cambi di nome – dal MSI, dichiaratamente fascista, mi viene spesso da interrogarmi su come ciò sia stato possibile nel 2022 (per aggiungere ridicolo all’orrore, centenario della marcia su Roma, avallata allora, lasciatemelo dire, dal maledetto Savoia di turno sull’italico trono), indagando magari come ciò sia avvenuto in altri casi forse (forse) anche più clamorosi di questo. Per cui proseguendo la riflessione e il racconto già qui presenti sull’inizio del nazismo e sugli scienziati che se ne andarono e quelli che restarono, cerco di mantenere la promessa fatta qui di esaminare il caso di Werner Heisenberg che fu uno di quelli che, a differenza di Erwin Schrödinger che se ne andò immediatamente dalla sua prestigiosa cattedra berlinese, restò invece sulla sua cattedra universitaria di Lipsia, entrambi, s’intende, ariani purosangue.
Per fare questo non trovo nulla di meglio che riportarvi qui un brano di una specie di autobiografia di Heisenberg, nella quale egli si sofferma accuratamente sulla sua difficile scelta

di quella primavera del 1933, raccontando due colloqui che ebbe in quel periodo, prima con uno studente, giovane dirigente della “Gioventù hitleriana” e poi con il grande Max Planck, praticamente il capo della fisica tedesca, presidente della Kaiser Wilhelm Gesellschaft dal 1930 al 1937, colui che, pur inconsapevolmente, aveva, nel 1900, dato il primo inizio alla nuova meccanica, chiamata poi quantistica. Comincerò con il colloquio col giovane studente, che era andato da Heisenberg nel suo istituto per sentirlo suonare il pianoforte (cosa che Werner faceva spesso nelle pause del lavoro nel suo studio dove aveva un ottimo pianoforte). Il colloquio con lo studente è assai interessante, a mio avviso, perché mostra come un giovane di allora, forse anche in buona fede, potesse essere attirato, almeno in una prima fase, dalle nuove e “rivoluzionarie” proposte del nascente nazismo. Poiché il dialogo è un po’ lungo, ma mi pare tutto interessante, ve ne trascrivo qui la prima metà, la seconda tra pochi giorni. Ecco qua:
Studente “Ho ascoltato le sue lezioni e mi rendo conto che abbiamo molto da imparare da lei. Però la lezione è l’unico contatto che ha con noi studenti. Più di una volta l’ho ascoltata suonare. So anche che un tempo anche lei era, come me, membro del Movimento giovanile.
Ma oggi non la si vede mai alle riunioni indette o dall’Associazione Studenti nazionalsocialisti o dalla Gioventù hitleriana o da altre associazioni. lo, in quanto dirigente della Gioventù hitleriana, gradirei molto vederla partecipare alle nostre riunioni. Lei invece si comporta come quei vecchi professori dalle idee conservatrici, incapaci di staccarsi dal passato e di guardare verso la nuova Germania, per non dir di peggio. Non capisco come mai una persona giovane e così dotata per la musica come lei non abbia simpatia per noi giovani, e soprattutto per coloro tra noi che desiderano costruire una Germania migliore. Noi abbiamo bisogno di persone con maggiore esperienza, di persone che possano aiutarci nella grande opera di ricostruzione. Forse non le piacciono certe brutte cose che succedono, non le va che tanti innocenti vengano perseguitati ed espulsi. La prego di credermi: anch’io le trovo ripugnanti, e le garantisco che nessuno dei miei amici vi mette mai mano. Ma sa anche lei com’è difficile tenere a freno la gente quando è presa dall’entusiasmo allo scoppio di una grande rivoluzione, e impedire agli opportunisti di infiltrarsi tra quelli che ci credono veramente. Speriamo di buttarli fuori tutti quanti, e in fretta. Ed è proprio per questo che abbiamo bisogno dell’aiuto di chi cl può aiutare a costruire una Germania migliore e più vasta, di chi può portare tra noi gli ideali del Movimento giovanile. Perché dunque ci tiene tanto a distanza?”

W.H. “Se si trattasse solo di collaborare con i giovani, con gli studenti, di aiutarli a conseguire ciò che credo giusto, davvero vi aiuterei con tutto il cuore, con la parola e con l’azione. Ma ora che vaste masse di popolo sono scese in campo, le idee di pochi studenti e professori non contano più. Inoltre, i capi di questa rivoluzione hanno badato bene a che la nazione non presti orecchio alla ragione: e disprezzano i cosiddetti intellettuali, e tutti coloro che mostrano maggior discernimento spirituale dei vostri nuovi padroni. Davvero è sicuro che è questa la strada giusta verso la nuova Germania? Non dico che lei personalmente non sia mosso dalle migliori intenzioni; ma nel complesso una cosa sola è certa, cioè che si sta distruggendo la Germania e che siamo circondati dall’ingiustizia: tutto il resto è solo sogno e illusione. Se voi cercaste semplicemente di rimediare ai mali presenti, sarei al vostro fianco. Ma non è questo che oggi sta avvenendo. lo non posso collaborare con chi sta portando la Germania alla rovina: tutto qui.”

Stud. “È ingiusto, dicendo questo. Non può credere davvero che si possa ancora salvare la Germania con qualche riforma di minor conto. È dal 1918 che le cose vanno di male in peggio. Sì, abbiamo perso la guerra: i nostri nemici di allora si sono dimostrati più forti, e ciò avrebbe dovuto servirci di lezione. Che cos’è successo, invece? Locali notturni e cabaret dappertutto, e sorrisi di compatimento per tutti coloro che si preoccupano del bene comune sacrificando gli egoismi individuali. ‘Lascia perdere – diceva la gente – e vieni a divertirti. con noi. Abbiamo perduto la guerra, d’accordo, ma ci restano alcool e donne.’ E intanto la corruzione dilagava nel mondo dell’economia in misura mai vista. E quando il governo non aveva più soldi perché c’erano i danni di guerra da pagare e la gente era diventata così povera che non poteva più pagare le tasse, non faceva altro che stamparne di nuovi. Perché no? Che i vecchi e i deboli morissero di fame non importava a nessuno. Tutti erano contenti: il governo aveva i soldi che voleva, i ricchi diventavano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E deve riconoscere che in tutti gli scandali più clamorosi degli ultimi anni c’entravano sempre gli ebrei.”

W.H. “E ciò l’autorizza a considerare gli ebrei una sottospecie del genere umano, a trattarli in modo ignobile, a costringere gente per bene ad abbandonare la Germania? Non ci sono forse i tribunali a giudicare chi ha infranto la legge, senza tener conto né della religione né della razza?”

Stud. “I tribunali non giudicavano correttamente. La giustizia, contaminata con la politica, era solo uno strumento per perpetuare uno status quo ingiusto e completamente marcio: lo scopo era esclusivamente di proteggere le classi dominanti, e che gli altri andassero pure all’inferno. Agli imbroglioni più ignobili venivano comminate pene mitissime. Ovunque si sentiva puzza di marcio. In campo artistico, per esempio, si spacciavano per grande arte le porcherie più ridicole, gli intrugli più malsani. E se la gente comune si rifiutava di cadere in estasi, le si diceva: ‘Per forza, siete troppo ignoranti per capire.’ E che faceva lo Stato per i poveri? Grandi chiacchiere di riforme, di meravigliosi sistemi di assistenza sociale. Ma non basta dare ai poveri quattro soldi perché non muoiano di fame e poi dimenticarsene. Deve riconoscere che noi facciamo le cose molto meglio. Andiamo tra i lavoratori, facciamo le esercitazioni militari fianco a fianco con loro, raccogliamo viveri e indumenti per i poveri, sfiliamo accanto a loro nelle dimostrazioni, sentiamo che ci stimano. Questo è un miglioramento, non è vero? Da quattordici anni a questa parte tutti si sono dati da fare solo per riempirsi le tasche. Importava solo sfoggiare vestiti più eleganti del vicino, avere una casa più lussuosa, esibire pretese maggiori. E i deputati del Reichstag, che cercavano solo più potere e più ricchezza per sé e per il proprio partito. Tutti dicevano che gli altri erano avidi, e ciò solo per giustificare la propria avidità. E tutti dimenticavano il bene comune. E squallidi litigi e zuffe alla Camera, a pugni e calci, con i calamai che volavano da un banco all’altro. Non può negare che abbiamo messo fine a tutto questo, con gran sollievo di ‘tutti.”

W.H. “Ma il popolo tedesco ha dovuto imparare a governarsi da sé, per la prima volta, nel 1919: e non è facile, quando si è abituati da sempre all’intervento di un’autorità superiore, imparare a rispettare i diritti degli altri.”

Stud. “Sarà anche così, ma i partiti hanno avuto quattordici anni per imparare: ma le cose, invece di migliorare, sono andate di male in peggio. Se noi tedeschi continuiamo a litigare e a mentire tra noi, non c’è da meravigliarsi che gli stranieri perdano quel poco di rispetto che ancora hanno per noi e cerchino di metterci sotto i piedi. La Lega delle Nazioni continua a parlare di diritto all’autodeterminazione dei popoli, ma nessuno si prende la briga di chiedere agli abitanti del Sudtirolo se intendono o no far parte del Regno d’Italia. E che cosa significano in realtà tutti i discorsi di sicurezza e disarmo? Disarmo della Germania e sicurezza delle altre nazioni. Non può fare una colpa ai nostri giovani perché si rifiutano di accettare queste menzogne; dovrebbe anzi essere lieto che non le accettino.”

W.H. “E lei pensa davvero che Hitler sia più onesto degli altri?”

Stud. “Capisco che Hitler le possa apparire troppo poco raffinato per i suoi gusti. Ma tenga presente che lui deve parlare alla gente qualsiasi, e quindi deve parlare come loro. Non posso dimostrarle che è più onesto degli altri, ma ben presto si accorgerà che è molto più efficace. Vedrà che gli ex nemici della Germania faranno più concessioni a Hitler che ai suoi predecessori: e questo perché d’ora in poi dovranno anch’essi fare dei sacrifici se vogliono continuare con l’iniqua politica verso la Germania. In passato era più facile, perché il nostro governo cedeva senza discutere alla minima pressione straniera.”

W.H. Anche se avesse ragione, una politica di forza è comunque molto pericolosa: ogni concessione che le nazioni straniere sarebbero costrette a fare alla Germania ci procurerebbe nuovi nemici; e la guerra ci ha fatto capire l’assurdità della massima ‘molti nemici, molto onore’.”
Stud. “E quindi secondo lei la Germania dovrebbe rimanere una nazione disprezzata e derisa, una nazione che ingoia tutti gli insulti, che accetta di ritenersi l’unica responsabile della Grande Guerra perché così dicono gli altri; o, meglio, perché in sostanza siamo stati sconfitti?”

W.H. Si direbbe che non parliamo la stessa lingua”, dissi per cercare di calmarlo. “Cercherò dunque di spiegarmi più diffusamente.

Tratto da Werner Heisenberg, Fisica e oltre — incontri con i protagonisti 1920-1965, Bollati Boringhieri 2020 (1° ediz. 1984), tradotto da Marco e Dida Paggi dall’edizione inglese Physics and beyond, Harper & Row, New York 1971, mentre l’edizione tedesca originale era Der Teil und das Ganze. Gespräche im Umkreis der Atomphysik. Piper, München 1969.

Un pensiero su “Combattere il fascismo da dentro?

  1. Riccardo Ferrazzi

    Grazie Antonello. Questo dialogo è davvero illuminante, almeno per quanto riguarda una mia ormai vecchia convinzione: a cose fatte tutto sembra aver seguito una logica ineluttabile, ma prima, quando si è chiamati a prendere una decisione, tutto appare caotico ed è quasi impossibile capire quali sono le ragioni e quali i torti. Noi che abbiamo una certa età possiamo anche rabbrividire leggendo fra le righe le stesse argomentazioni di Putin, ma chi ha diciotto anni come fa a prendere una posizione ragionata? Davvero invecchiare non serve a niente: il mondo commette sempre gli stessi errori.

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