Archivi tag: nazismo

Combattere il nazismo da dentro? Arriva Planck

di Antonio Sparzani

Max Planck (1858-1947)

Vi riscrivo qui l’esatto seguito di quanto scrive Heisenberg dopo aver dato conto del dialogo con lo studente:

Il mio visitatore si alzò per andarsene; lo trattenni offrendomi di suonare l’ultimo movimento del concerto di Schumann. Egli accettò volentieri, e quindi ci congedammo da buoni amici.
Nelle settimane successive, le interferenze della politica nella vita universitaria si fecero via via intollerabili. Levy, un mio collega di matematica, perse il posto malgrado i suoi meriti di guerra. Ciò suscitò un’indignazione tale – soprattutto tra i colleghi più giovani: ho in mente ad esempio Friedrich Hund, Karl Friedrich Bonhoeffer e il matematico B. L. van der Waerden – che pensarono di dare le dimissioni e di far pressione sugli altri colleghi affinché facessero altrettanto. Prima però di fare un passo tanto grave decisi di chiedere consiglio a qualcuno più anziano di me e di cui potessi fidarmi completamente. Presi quindi un appuntamento con Max Planck e andai a trovarlo a Berlino, al Grünewald.
Planck mi fece entrare in un soggiorno un po’ cupo, ma comodo e piacevolmente antiquato: mancava solo, per completare il quadro, un lume a olio sul tavolo. Planck mi sembrò molto invecchiato dall’ultima volta che l’avevo visto [si tenga presente che Planck era nato nel 1858, dunque aveva 75 anni, n.d.r.]. Le rughe si erano fatte più fonde sul suo viso fine e ben modellato; sorrideva a stento, di un sorriso doloroso. E sembrava terribilmente stanco.

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Combattere il fascismo da dentro? #2

di Antonio Sparzani

Werner Karl Heisenberg


e questa è la seconda metà del dialogo, pubblicato qui, tra Werner Heisenberg e un suo studente verso la metà del 1933, quando Hitler era già al potere da gennaio:

W.H. Si direbbe che non parliamo la stessa lingua”, dissi per cercare di calmarlo. “Cercherò dunque di spiegarmi più diffusamente. In primo luogo, ho visto che paesi quali la Danimarca, la Svizzera e la Svezia vanno avanti benissimo anche se non hanno vinto guerre da cent’anni e non hanno un grande esercito. Questi paesi riescono a preservare la loro specificità nazionale malgrado dipendano in parte dalle grandi potenze. Perché non dovremmo tendere anche noi in questa direzione? Potrebbe obiettare che la Germania è una nazione molto più grande ed economicamente più forte della Svizzera, e che quindi dovremmo avere un’influenza all’estero proporzionalmente maggiore. lo però vorrei considerare la situazione secondo una prospettiva più ampia. Il mondo sta cambiando in un modo che mi ricorda l’Europa alla fine del Medioevo, quando i progressi della tecnica, e soprattutto la comparsa delle armi da fuoco, fecero si che castelli e città perdessero la loro indipendenza politica, Continua a leggere

Combattere il fascismo da dentro?

di Antonio Sparzani

Werner è il terzo da sinistra in prima fila, tra Bohr e Pauli

In tempi tristi come questi, in cui nel nostro Bel Paese governa la destra più destra che abbiamo e in particolare un partito che proviene direttamente – attraverso successivi cambi di nome – dal MSI, dichiaratamente fascista, mi viene spesso da interrogarmi su come ciò sia stato possibile nel 2022 (per aggiungere ridicolo all’orrore, centenario della marcia su Roma, avallata allora, lasciatemelo dire, dal maledetto Savoia di turno sull’italico trono), indagando magari come ciò sia avvenuto in altri casi forse (forse) anche più clamorosi di questo. Per cui proseguendo la riflessione e il racconto già qui presenti sull’inizio del nazismo e sugli scienziati che se ne andarono e quelli che restarono, cerco di mantenere la promessa fatta qui di esaminare il caso di Werner Heisenberg che fu uno di quelli che, a differenza di Erwin Schrödinger che se ne andò immediatamente dalla sua prestigiosa cattedra berlinese, restò invece sulla sua cattedra universitaria di Lipsia, entrambi, s’intende, ariani purosangue.
Per fare questo non trovo nulla di meglio che riportarvi qui un brano di una specie di autobiografia di Heisenberg, nella quale egli si sofferma accuratamente sulla sua difficile scelta Continua a leggere

Vivalascuola. I feticci della legalità e della memoria

Quest’anno per la Giornata della Memoria vivalascuola presenta spunti per una riflessione non ritualistica sulla ricorrenza dell’anniversario della liberazione del lager di Auschwitz. La memoria e la legalità non possono essere assunti come valori in sé, poiché, come argomenta Luca Rastello, il passato non si ripete solo se lo si capisce, e la legge, lo dimostra Stefano Levi Della Torre, non è sinonimo di giustizia. Solo entro i limiti di tale consapevolezza onorare la memoria ed educare alla legalità ha un senso. Solo se memoria e legalità non vogliono dire abdicare allo spirito critico e al diritto all’opposizione. Altri materiali sulla Giornata della Memoria su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui. Continua a leggere

Vivalascuola. Memoria del male, memoria del bene

Quest’anno la puntata di vivalascuola per la Giornata della Memoria è dedicata ai Giusti. Si tratta di una memoria che ci fa sentire in debito e ci “compromette“, poiché i Giusti ci trasmettono non solo la consapevolezza che “chi salva una vita salva il mondo“, ma anche che non basta indignarsi del male di cui siamo spettatori; e soprattutto ci trasmettono l’impegno di farci carico, noi stessi, della lucidità e del coraggio che hanno ispirato chi ha operato e opera con giustizia e speranza, contro corrente e mettendo a rischio la propria vita, per salvare anche una sola vita umana nel corso dei genocidi che da Auschwitz in poi si sono susseguiti ovunque, ieri come oggi. La puntata comprende una riflessione di Stefano Levi Della Torre sulla figura dei Giusti, un intervento di Salvatore Pennisi sul valore educativo della memoria del bene, il racconto di Maria Bacchi di una bella pagina della nostra storia in quel di Nonantola e la riproposta di un articolo di Gabriele Nissim su Shoah e Giusti. Completano la puntata tre racconti di resistenza e dignità che proponiamo come lettura per le scuole; inoltre materiali e segnalazioni. Altri materiali su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui.

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Vivalascuola. Viaggio della memoria

Presentiamo i racconti del “viaggio della memoria” a Mauthausen, Gusen e Hartheim che gli studenti della 5A del Liceo Scientifico Tecnologico dell’IIS “Giovanni Giorgi” di Milano hanno compiuto tra il 29 e il 31 gennaio 2013, introdotti da una riflessione di Stefano Levi Della Torre. Un grazie di cuore a ragazze e ragazzi e a tutti, uno per uno, l’augurio di rispettare, quando saranno adulti, “i sogni della giovinezza” (F. Schiller, Don Carlos).

Il coraggio di ricordare
di Stefano Levi Della Torre

L’impegno di tanti studenti e docenti nell’affrontare la tragedia dei campi di concentramento e di sterminio nel cuore dell’Europa è quasi eroico, non solo per l’argomento ma anche per la condizione in cui è stata ridotta la scuola italiana, la cui qualità si affida sempre più alla buona volontà di chi vi partecipa. Continua a leggere

Giorno della memoria: tre problemi

Giorno della memoria
di Stefano Levi Della Torre

La “Giornata della memoria” non può seguire un corso lineare. Mentre si estingue la generazione dei testimoni, cambiano gli interlocutori, la loro ricezione e le loro domande. Ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, alle scuole, e con l’immigrazione cambiano la composizione culturale, le mentalità e le sensibilità delle società europee. Si infiammano i rapporti tra maggioranze e minoranze, e le rispettive pretese identitarie entrano in competizione. La stessa integrazione degli ebrei, già tradita dalle persecuzioni del xx secolo, si misura ora coi problemi dell’integrazione di altri gruppi e di altre comunità. Le memorie competono con le memorie, e lo statuto di “vittima”, che è andato crescendo di peso nell’immaginario simbolico, è sempre più conteso per la sua valenza identitaria e politica. Continua a leggere