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La necessità e il limite della connessione


di Raffaela Fazio

La presentazione dell’antologia “Connessioni” (Vita Activa Nuova, 2022), avvenuta a Roma a fine novembre 2023, mi ha spinta a proseguire la riflessione iniziata nel passato. Ho pensato che il tema potesse essere affrontato sia dal punto di vista della necessità della connessione (biologica ed esistenziale), sia dal punto di vista del suo limite (legittimo e naturale).

La necessità. Nasciamo dal e nel contatto. Nasciamo dal contatto tra due esseri umani. E cresciamo iscrivendoci all’interno di dinamiche relazionali. Attraverso il contatto e il confronto scopriamo parti di noi sempre nuove, e nuovi luoghi di appartenenza e di passaggio. Il contatto ci permette sia di conoscere i nostri confini, prendendo atto dell’alterità irriducibile dell’altro, sia di spingere più in là i nostri limiti, grazie all’apprendimento e all’arricchimento che proviene dall’esterno.  Continua a leggere

In origine (L’albero)

Tornare agli archetipi significa riprendere il gioco necessario con il mondo, non dargli una risposta. 

Risaliamo la corrente fino all’Albero-Frutto, in cui non c’è distinzione e tutto è unito, il bene e il male, l’inizio e la fine.

La Donna, mangiandone, assimila questa coesistenza tra gli opposti, che si porterà dentro per sempre. Non sarà più separata neppure dal mondo: la conoscenza è ormai interiore, è un sapore, non è più solo distaccata visione.

Forse, l’errore della Donna non è il desiderio, ma l’impazienza. Nell’assaggio, è stata la prima. E la prima è anche l’unica, in quell’attimo fondante di solitudine, di non-condivisione.

Tornare agli archetipi significa riprendere il gioco necessario con il mondo, non dargli una risposta. 

Risaliamo la corrente fino all’Albero-Frutto, in cui non c’è distinzione e tutto è unito, il bene e il male, l’inizio e la fine.

La Donna, mangiandone, assimila questa coesistenza tra gli opposti, che si porterà dentro per sempre. Non sarà più separata neppure dal mondo: la conoscenza è ormai interiore, è un sapore, non è più solo distaccata visione.

Forse, l’errore della Donna non è il desiderio, ma l’impazienza. Nell’assaggio, è stata la prima. E la prima è anche l’unica, in quell’attimo fondante di solitudine, di non-condivisione.

In origine

L’albero

[…] 

Io sono l’albero-frutto

succoso

in tutte le mie parti.

Da me si passa

per morire.

La donna lo sapeva:

per generare

barattò l’eterno con la storia […]

 

… o felix culpa…

da qui

da piccolo al Sabato Santo sera mi piaceva molto il canto dell'”Exultet”: lo cantava il nostro arciprete di Desenzano del Garda, che, diciamo così, non era un tenore di prima forza, ma ci metteva entusiasmo e convinzione e io lo ricordo con molto affetto. Buona Pasqua di Resurrezione a tutte e tutti.