Gesù non si ritrova tanto nei nostri momenti di gloria, quanto in quelli della vita nascosta. Lo Sposo basta alla sposa, e la felicità della sposa è la felicità dello Sposo, Egli dice alla Bossis.
Gli atti di umiltà non sono mai troppi. La Madre di Gesù ne ha fatti tanti: ed era Madre di Dio. Non si diventa mai piccoli abbastanza, quando si viene raggiunti dall’Amore.
A che serve la preghiera senza umiltà? Possiamo compiere gesti senza senso, riti svuotati, se prima non scendiamo nel profondo, dove la verità è di casa.
Ci lamentiamo, a volte, per i mancati riconoscimenti, i traguardi sfuggiti o le carriere incompiute. Dimentichiamo che Gesù ci vuole piccoli, e che amarsi come tali è il vero segreto della pace.
Se vedessimo la nostra povertà, saremmo più tranquilli. L’umiltà porta la pace. La violenza che vediamo intorno proviene da un concetto sbagliato di ricchezza, da un cuore che pretende e che possiede.
Se l’umiltà è raccomandata dalla Bibbia, ci dev’essere un motivo. A Dio piacciono i semplici, quelli che vivono nella verità. Lo stress dell’io, prima di rivelarsi una menzogna, è un’idiozia.
Basandoci sui nostri meriti, finiremmo male. Bisogna scommettere sulla misericordia del Signore: quando è Gesù a donare, persino il male si trasforma in bene.
Saremo giudicati sulla somiglianza con Cristo. Per questo il Vangelo è la mappa con cui dobbiamo confrontarci. La chiave, come sempre, è l’umiltà: a contatto col Gigante, ci scopriamo nani.
Il problema è sempre la superbia, il voler fare da soli, il pensare che un modo lo troviamo. Ma è il Padre che bisogna trovare. È Lui che ha dato tutto: l’umiltà necessaria è riconoscerlo.
Tutto conta, se si parla di amore. Anche le cose più insignificanti, come piallare il legno, diventano preziose. Gesù lo ha fatto per anni, e ha salvato il mondo anche così.
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