Saremo giudicati sulla somiglianza con Cristo. Per questo il Vangelo è la mappa con cui dobbiamo confrontarci. La chiave, come sempre, è l’umiltà: a contatto col Gigante, ci scopriamo nani.
Il problema è sempre la superbia, il voler fare da soli, il pensare che un modo lo troviamo. Ma è il Padre che bisogna trovare. È Lui che ha dato tutto: l’umiltà necessaria è riconoscerlo.
Tutto conta, se si parla di amore. Anche le cose più insignificanti, come piallare il legno, diventano preziose. Gesù lo ha fatto per anni, e ha salvato il mondo anche così.
Gesù nasce in una stalla: l’amore fa anche questo, accetta di scendere al livello più basso, pur di raggiungere l’amato. Una lezione importante per chi rifiuta di sporcarsi le mani, per chi vuole conservare ciò che in questo modo perderà, per sempre.
Non dovremmo mai dimenticare frasi come questa: all’inferno ci sono delle vergini, non ci sono delle umili. Ci fanno apprezzare la virtù più importante, quella che i monaci chiamavano regina.
La vita non è tutta rosa e fiori. Spesso è una salita faticosa, una sfida, la prova a cui bisogna sottoporsi per risultare vincitori: chi vince è perduto, cantava qualcuno, ma l’umile vince in pazienza e fedeltà.
Siamo amabili se diventiamo importanti – pensiamo -, ma è vero il contrario: Dio ama i piccoli e gli umili, preferisce gli ultimi. Il prototipo della salvezza è il bambino: è sicuro di non farcela da solo, sa di soccombere se è privo dell’aiuto di Qualcuno.
L’umiltà è una cosa seria. Gesù la dimostra accettando di ridursi a un pezzo di pane e un po’ di vino. Lo faremmo? Ce la prendiamo se non riconoscono il valore che riteniamo di avere – magari a torto -, per cui la scelta di Gesù per noi è la luna.
Gli anni portano saggezza, profondità, acutezza. Ma ciò richiede umiltà, il grande dono di Gesù: al di fuori dell’amore, anche il fiore più splendido marcisce.
Vantarsi è andare indietro, perdere terreno, sprofondare nella trappola dell’io. Ciò che siamo, ciò che facciamo, è per un Altro. È questa la direzione che conduce alla meta, anche tra ostacoli e cadute.
A Gesù piace l’umiltà. Novità, per Lui, è questo, e ci tiene a proporci un volto nuovo, una nuova identità, il cui segno è il segno di Abramo, di Maria, di coloro che ricevono l’impronta originaria: gli umili di Dio.
A volte ci sentiamo umiliati, come se dovessimo agire al di sotto del nostro valore, o servire chi non vorremmo servire. In questi casi è bene ricordare che, in ogni cosa, serviamo Gesù. Come Lui ha fatto con noi.
Noi siamo niente. Anche se ci gonfiamo e ci diamo delle arie, siamo come la rana della favola. La gloria non è nostra ma, come cantavano gli angeli nella notte della Nascita, di Dio. Sentirsi frustrati per questa verità significa aver fatto poca strada.
Pensiamo di essere grandi quando ci gonfiamo, o ci diamo delle arie. Gesù ci ha insegnato il contrario. Non ci vuole granché a capirlo; o meglio, ci vuole Lui. Da soli non capiamo nulla.
Cerchiamo di ritenerci all’altezza, magari di pensarci superiori, più bravi, preparati, o quantomeno più furbi di quelli che incontriamo, o con cui condividiamo le giornate. Dovremmo, tuttavia, fare il contrario: guardare dal basso, dal piano del servo, quello prediletto da Gesù, Figlio di Dio.
Gesù viene a noi, si riposa quando trova accoglienza, se è atteso come l’Ospite dolce dell’anima. Lo Spirito ci insegna a diventare dimora del Santissimo, a vivere di Paradiso anche in mezzo all’inferno della terra. Nessuna violenza può vincere un Dio mite e umile di cuore, invincibile per questo.
Dio sceglie i più piccoli e i più miseri. È consolante. Significa che non puoi vantarti, ma neanche lamentarti: se il bene tarda, puoi ben dire che è il minimo che capiti al più misero e al piccolo. Tutto non può che migliorare.
Ci vuole poco per essere umili: non bisogna disprezzarsi, né ignorare le proprie qualità; basta riconoscerne l’origine, essere certi che sono doni di Dio.
Più talenti abbiamo, più piccoli dobbiamo diventare. Il Vangelo c’insegna queste basi, che valgono l’eternità. I padri dicevano che, senza umiltà, tutte le virtù si trasformano in vizi. Scendiamo per salire, come ha fatto Qualcuno di nostra conoscenza.
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