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A che serve

di Fabrizio Centofanti

Strano, un Dio che serve. Ci saremmo aspettati, piuttosto, uno che dominasse con la forza, che sistemasse senza complimenti chi ti ha fatto del male. A che serve un Dio che serve? Non sarebbe più adatto uno che risolvesse ex cathedra tutte le questioni? Tu dentro, tu fuori, e chi s’è visto s’è visto. A che pro tante attenzioni? Non è più efficace il Dio degli eserciti del Primo Testamento?

Poi vai a vedere anche lì: a Gedeone lascia solo trecento combattenti; Davide va incontro al gigante con la pietra e con la fionda. Il vincente, agli occhi di Dio, è sempre il più debole, l’inabile, il secondo: Abele, Giacobbe, le donne sterili, gli anziani…

Dev’essere un vizio: il Servo di IHWH; eccomi, sono la serva del Signore; io sto in mezzo a voi come colui che serve. Per divino, insindacabile parere, uno che serve, serve.

La cura


Gli angeli esistono: sono messaggeri dell’amore che prende la forma del servizio, come quando Gesù lavò i piedi ai discepoli. Il Cielo appare quando la pesantezza del potere si trasforma nella leggerezza del conforto, nel volo radente della cura.

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Per sempre

Gesù è al servizio, perché ama. Come possiamo non servire anche noi? Il destinatario del servizio è sempre Lui, che attira nell’amore tutto ciò che non fa resistenza. Raggiunto quel cuore e da quel cuore, tutto è puro. Tutto vale per sempre.

Zelo

Il servizio va scoperto, come fonte di gioia. È il segno della liberazione dall’io, questo ingombro di cui è così difficile disfarsi. Può aiutare il termine zelo, anch’esso, non a caso, finito nell’oblio.

Ogni bene

Dobbiamo raccogliere le forze nel momento presente, la potenza di credere, sperare e amare, e offrirle al Cristo. Lui ci darà la luce necessaria, la guarigione di tutte le ferite. L’essenziale è non servire l’io, ma Dio. Fatto questo, ne consegue ogni bene. 

Il servizio

Il servizio, a volte, è faticoso, a volte umiliante. Ti impegni senza risparmiarti, ma nessuno sembra accorgersene, nessun grazie ti raggiunge. Al punto che, andando a svolgerlo, già ti incupisci, già ti sorprende la tristezza. Eppure Gesù identifica il servizio con la gioia: se ne dichiara pieno, e nello stesso tempo si presenta come Colui che serve. Non resta che imparare da Lui, mettersi ogni volta alla sua scuola. E un giorno, pensando al servizio da svolgere, quello stesso servizio che ci rendeva tristi, sorrideremo felici, non sapendo perché.

Chi servire


Siamo chiamati a raccogliere tutta la potenza del nostro credere, sperare e amare: Gesù la prenderà e ne farà un altare di propiziazione per il mondo. Possiamo essere soli come Noè, ma Cristo sarà l’Arca che unirà cielo e terra. Il rischio è la tiepidezza nel pregare: ci vuole zelo nel mettere gli occhi nei Suoi occhi, consci della propria miseria. Solo allora non serviremo più noi stessi, ma Gesù, e a Lui saremo uniti da un amore sponsale.

Servire Dio


A volte, tocchiamo con mano la mediocrità. Le giornate ci sembrano inutili, come se, impegno dopo impegno, il fare ci svuotasse, anziché riempirci. Gli altri ci ignorano, o ci sono ostili; le incompetenze superano le competenze, ci sentiamo inadeguati. Gli anni passano, la debolezza cresce, ci pare che tutto si inoltri verso il nulla.
Eppure una via d’uscita ci sarebbe. Prendo a caso dal deposito dei santi, che qualcosa della vita hanno capito. San Leonardo da Porto Maurizio dice questo: Oh, che gran verità abbiamo per le mani! Badate: noi siamo nati per servir a Dio. Che gran parola!
In effetti, se comprendessimo questo dettaglio, l’esistenza cambierebbe aspetto, per miracolo.