
Dal punto di vista di Dio, la vita si legge all’incontrario: la superbia è bassezza, l’umiltà è altezza. Per conoscere lo spirito, bisogna capovolgere ogni termine, perché è più grande ciò che è più profondo.

Alla fine restano in due, la misera e la Misericordia: la folgorante conclusione di Agostino, nel commento all’episodio dell’adultera, riguarda tutti noi. Grandezza di Dio e piccolezza dell’uomo si incontrano, con risultati imprevedibili. È lì che scocca la scintilla, è lì che si accende la speranza.

Ciò che è buono, viene da Dio, ciò che non lo è, viene da noi: è la convinzione migliore per coltivare l’umiltà. È anche un buon sistema per non svalutarsi: a questo pensano gli altri. Mi viene in mente una scena di Marcellino pane e vino: i frati dicono che sono cattivo, confida il protagonista; ma Gesù gli risponde: Emmanuel che dice? La verità è nelle parole di chi ama.

È bello pensare a Dio come a Uno che perdona. Immaginarne la pazienza di fronte all’insipienza umana, convincerci che siamo amati nonostante, sotto uno sguardo come il Suo. Contempliamo, nello stesso tempo, il mistero del rifiuto, l’antico vizio di credersi padroni: non di una ditta o di una proprietà, ma della vita.

Gesù invita Gabrielle ad affidarsi a Maria, la Madre dolorosa e immacolata, perché molti problemi sorgono a causa dell’orgoglio, e nessuno meglio di Lei può insegnarle la via dell’umiltà. Le chiede di ammettere che, con un Padre, una Madre e un Fratello così, può sentirsi supportata nel cammino terreno. Deve solo curare di non perdere il contatto con doni così grandi.

Gesù vuole agire attraverso di noi: mangiare, dormire, amare, come quando è passato sulla terra. Perché accada, è necessaria l’umiltà: pensare che è Lui che scrive quella cosa, che avvia quel discorso, che mette quella mano sulla spalla. Lui è in noi: è il centro, è accanto, è dappertutto. Vuole che lo lasciamo vivere.

Gesù dice a Gabrielle di mettersi davanti al Suo volto, di aprire l’anima e stenderla come un tessuto spiegato, ricordando i suoi peccati, senza dir nulla. Quest’atto di umiltà diventa comunione, rivela che tutto è motivo di unità. Anche gli scarti ci avvicinano a Lui, diventano amore di riparazione, contrizione del cuore. Tutto conduce all’amore che ci viene incontro.