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L’infinito

Cos’è la ricchezza? Prima o poi si capisce che non era ciò che ci sembrava. Si affaccia un senso nuovo, quello dell’appartenenza, del sentirsi amato da qualcuno che è l’amore stesso. È allora che la povertà diventa ciò che permette di ricevere, in se stessi, l’infinito.

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Che cercate


Gesù vuole donarsi: è il tesoro più grande, ma anche il più misconosciuto. Chissà perché è così difficile capire cosa sia vera ricchezza. Sarà per questo che il Vangelo di Giovanni comincia e finisce con la stessa domanda, prima ai seguaci del Battista e poi alla Maddalena: Che cercate? chi cerchi?

Ricchezze


Gesù ha sofferto. La passione è il tributo di Dio da cui otteniamo proventi inestimabili, prelevabili in qualunque momento. Ogni dolore, ogni piaga di Cristo, è un tesoro a cui è dato attingere senza restrizioni. La preghiera è potente perché conta su questa ricchezza inesauribile: l’offerta del Figlio, la bontà del Padre. Ci bastano?

La nostra vocazione


Gesù non aveva nulla. Gli fu prestata persino la stanza in cui istituì l’Eucaristia: il padrone ne ha bisogno, fece dire ai discepoli. E la tunica cucita da sua madre? Data anche quella. Il Cristo povero insegna che l’avere conta poco. Dovremmo concentrarci sull’essere, assecondando la nostra vocazione: glorificare Dio e gioire in Lui solo. Il resto lasciamolo ai ricchi, ma impetriamone la conversione, soprattutto se i ricchi siamo noi.

Gridare


Abbiamo fame, fame di essere. Mi ha colpito, su Instagram, il video di una lontra che grida perché le diano il cibo. Facciamo come lei: gridiamo a Gesù, finché non ci esaudisca. Non sarà più pronto a soddisfarci che a negarci il dono? Dio lo conosciamo poco: c’è chi si augura che non esista, ma l’Essere è Lui. Qualcuno dovrà pure difendere il tesoro dagli assalti nemici. Se ci stringiamo a Cristo, riceveremo la sua essenza, saremo con Lui una cosa sola. Siamo fatti l’uno per l’altro: felicità, per noi, è conseguire questa meta.