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I sessi sono due, i desideri tanti

Propongo degli appunti di Raffaella Molena, che collegano opportunamente l’attuale “politicamente corretto” in materia di “genere” con la “cultura della cancellazione” e mostrano come siano le aberrazioni ideologiche a generare aberrazioni linguistiche.

Aberrazioni (storiche) del politicamente corretto (e della ‘cancel culture’)
di Raffaella Molena

Aberrazione: illusione ottica; deviazione per errore da ciò che è ritenuto norma; deviazione del fatto commesso dal fatto voluto (es. si provoca offesa a persona diversa da quella a cui era diretta).” Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. La guerra toglie di mezzo la ragione e il pensiero critico

Ci avviamo al terzo mese dal suo inizio e la guerra in Ucraina non occupa più 14 pagine di giornali ma 4. Digerito il suo bagaglio di nefandezze (vedi qui e qui) e deliri (vedi qui), emergono nuovi obbrobri che vedono protagonisti strutture dello stato e organi d’informazione. Ci sono voluti quasi tre mesi perché il New York Times scoprisse che “L’Ucraina non può vincere“. E’ probabile che a guerra finita ci si domanderà a cosa sarà servita, oltre a causare morte, impoverimento per l’Europa e profitti per le lobby delle armi principalmente USA. E un aumento della disponibilità di armi per la criminalità organizzata. Basterebbe questo per rendere evidente che occorre perseguire vie diplomatiche, perché la guerra “toglie di mezzo la ragione”, equivale a un crimine e una delle sue vittime è il pensiero, come scrive Raffaella Molena negli appunti che propongo. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. La pace non scoppia, va costruita

La guerra in Ucraina è uno di quegli eventi che rompono lo status quo e obbligano ognuno a interrogarsi con una radicalità che scompagina schieramenti precostituiti. Raramente si è vista tanta varietà di prese di posizioni tanto all’interno di ogni partito politico, quanto di ogni compagnia o raggruppamento amicale, come in questa primavera del 2022 a proposito della guerra. C’è da augurarsi che questo non si traduca in una ulteriore polverizzazione della socialità a cui già la pandemia ha dato una accelerazione, ma diventi un appello alla responsabilità personale. Come dice don Tonino Bello “Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista”. E come scrive Raffaella Molena, in alcuni pensieri che qui propongo: “la pace non è il contrario della guerra, bensì una costruzione”. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. La guerra è una modalità di relazione

“Nella sua essenza profonda, la guerra è una modalità relazionale, tra persone, tra enti, tra stati”. Così dice la mia amica Raffaella Molena. Se è così, come ritengo, la guerra dipende da una relazione in cui due o più sono coinvolti. Non capisco allora perché il partito della guerra egemone nei media gridi allo scandalo a quanto ormai molti dicono: l’invasione russa dell’Ucraina è da condannare; contemporaneamente c’è da domandarsi cosa ha portato all’invasione. Quando gli storici del futuro scriveranno la storia della guerra del 2022 in Ucraina non potranno che indicarne le cause in fattori che emergono da documenti che indico di seguito. Questi documenti dicono che la Nato ha la sua responsabilità e da trent’anni lo ripetono gli stessi politici statunitensi in dichiarazioni pubbliche. Da questa presa d’atto non dovrebbe scaturire la giustificazione della guerra, ma indicazioni su quale dovrebbe essere il lavoro della diplomazia per costruire la pace. Continua a leggere