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Lia Albricci, Una storia di guerra e d’amore

Per Pina, amica luminosa e amatissima,
che ha combattuto guerre terribili,
amava profondamente la terra dove era
nata, e questa storia le sarebbe piaciuta.

Una storia di guerra e d’amore
di Lia Albricci

Siamo spettatori. Di questa ultima guerra che stiamo vivendo troppo vicino e troppo lontano sappiamo quasi tutto. Abbiamo mappe, foto aeree, rappresentazioni grafiche precise al millimetro. Conosciamo il numero dei proiettili usati e l’aspetto tecnologico degli strumenti di distruzione più innovativi e brutali. Sappiamo di ogni bombardamento in tempo reale, delle perdite umane e logistiche, vediamo le immagini delle città distrutte e delle fosse comuni, vediamo le file dei profughi alle frontiere, vediamo i morti nelle strade, vediamo sui volti la paura e il dolore, la fierezza o la disperazione. Vediamo ancora una volta l’umanità che fa paragoni col proprio passato e si appresta a cancellare il futuro. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. “Ma dove è il pericolo, cresce / anche ciò che salva”

In caso di conflitto nucleare generalizzato le vittime ammonterebbero a circa 34 milioni solo nelle prime ore. Eppure gli USA inviano altre armi, l’Ucraina invoca la no-fly zone sui suoi cieli e la fornitura di missili a lungo raggio Atacms, mentre Mosca annuncia il ricorso al nucleare nel caso queste richieste venissero accolte. A quel punto sarebbe da attendersi un intervento degli Stati Uniti: con armi convenzionali o nucleari? Le bombe russe potrebbero puntare su obiettivi strategici anche in Italia, come le basi aeree e navali e i comandi Nato. Prime nel mirino sarebbero le basi Nato di Ghedi (Brescia) e Aviano (Pordenone), che ospitano circa 40 testate nucleari. Altri bersagli, le basi e i comandi militari Nato a Vicenza, Livorno, Gaeta, Napoli, Taranto, Sigonella. In Italia il bilancio ammonterebbe ad almeno 55.000 morti e oltre 190.000 feriti. Come scrive Franco Toscani in questa puntata di Para Pacem: “Dovremmo sempre tener presente quella che Primo Levi chiamò la ‘memoria dell’orrore’, che non serve per restare paralizzati, ma per scongiurare il peggio”. Continua a leggere

Vivalascuola. La scuola per la pace

Il mondo della scuola non può rimanere insensibile di fronte alla possibilità di una guerra nucleare né può accettare lo stato di guerra in cui versano tante, troppe parti del mondo. Lanciamo un appello a studenti, insegnanti, lavoratori della scuola affinché si facciano parte attiva di un movimento popolare e dal basso che reclami a gran voce il rispetto dell’articolo 11 della nostra Costituzione. Il nostro slogan è già scritto nella Carta costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra”. A partire da questa affermazione inequivocabile chiediamo che si cessi di alimentare i conflitti, che il nostro Paese lavori seriamente per la soluzione diplomatica del conflitto tra Russia ed Ucraina e che si arrivi, in tempi brevissimi, ad una tregua. L’ombra scura di un conflitto nucleare non deve incombere sul nostro futuro. La barbarie della guerra, alla quale i potenti del mondo guardano con cinica ed interessata indifferenza, ci ripugna. Vogliamo la pace! Comincia da Torino una protesta che speriamo tocchi tanti altri luoghi d’Italia, d’Europa, del mondo. Presidio di fronte al Comune di Torino, Piazza Palazzo di Città, sabato 15 ottobre, ore 15.00. Per firmare l’appello: [email protected] Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Contro la minaccia nucleare: scendere in piazza in massa, ora

Il Parlamento europeo ci invita a prepararci a un attacco nucleare. Mi rifornisco di viveri? Di pillole? Di armi? Scavo un rifugio in casa mia? Non dice che vuole intraprendere, con sette mesi di ritardo, una iniziativa diplomatica, questo non lo dice; ci invita a prepararci a un attacco nucleare. Nonostante l’ennesimo appello di papa Francesco a fermare la “pazzia” della guerra che è sempre in sé un «errore e un orrore». Ancora una volta sono gli Usa a fare e disfare: prima i maggiori sostenitori del proseguimento della guerra, adesso disponibili a trattare. Tutto sulla testa dell’Unione Europea. Propongo un appello di Tomaso Montanari: “I cuori pulsanti delle democrazie sono i parlamenti, ma ci sono dei momenti così gravi da pretendere che il popolo faccia sentire direttamente la propria voce: in questo caso, la propria voglia di vivere“. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. La guerra toglie di mezzo la ragione e il pensiero critico

Ci avviamo al terzo mese dal suo inizio e la guerra in Ucraina non occupa più 14 pagine di giornali ma 4. Digerito il suo bagaglio di nefandezze (vedi qui e qui) e deliri (vedi qui), emergono nuovi obbrobri che vedono protagonisti strutture dello stato e organi d’informazione. Ci sono voluti quasi tre mesi perché il New York Times scoprisse che “L’Ucraina non può vincere“. E’ probabile che a guerra finita ci si domanderà a cosa sarà servita, oltre a causare morte, impoverimento per l’Europa e profitti per le lobby delle armi principalmente USA. E un aumento della disponibilità di armi per la criminalità organizzata. Basterebbe questo per rendere evidente che occorre perseguire vie diplomatiche, perché la guerra “toglie di mezzo la ragione”, equivale a un crimine e una delle sue vittime è il pensiero, come scrive Raffaella Molena negli appunti che propongo. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Pace o distruzione del nemico?

Io sono senza parole. Lascio parlare per me il professor Giovanni Orsina: nella guerra in Ucraina “le parti sono ben chiare, Putin è l’aggressore e Zelensky l’aggredito, e si può e si deve simpatizzare con gli ucraini e antipatizzare con Putin. Quel che mi preoccupa, però, è l’emotività della sfera comunicativa occidentale, che ha fame di sensazioni forti e tende, di conseguenza, a essere manichea, a definire i buoni e i cattivi”. E propongo il documento che segue solo per rilanciare la domanda di Paolo Colantoni: nella guerra in corso perseguiamo “Il tentativo di trovare un accordo e di terminare il conflitto, o la voglia di alimentare il duello, provando ad annientare l’avversario, chiedendone la distruzione culturale e mediatica?” Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Mercanti d’armi e finanzieri

Il 26 aprile è nata un’alleanza di 40 Paesi per dare armi pesanti all’Ucraina nella prospettiva di una guerra lunga anni se non decenni. E un tavolo permanente per la guerra anziché un tavolo permanente per la pace. Al contempo nessun sostegno per la missione di pace del Presidente dell’Onu Guterres. L’interesse generale è concentrato sulle armi, e ci mancherebbe non fosse così, visto che dall’inizio della guerra in Ucraina i profitti di produttori d’armi e finanzieri sono lievitati. C’è da domandarsi se questi profitti siano una conseguenza imprevista della guerra o la causa scatenante. La risposta è semplice, essendo noti gli intrecci fra la politica e la lobby delle armi. Secondo uno studio del 2018 del Project on Government Oversight 380 ex ufficiali militari e funzionari del Dipartimento della Difesa sono dirigenti, membri del consiglio di amministrazione, consulenti di società della Difesa o lobbisti essi stessi. Un caso per tutti: Lloyd Austin, ex generale e segretario della Difesa degli Stati Uniti e ispiratore dell’alleanza dei 40, è consigliere della società di consulenza aziendale WestExec Advisors, che lavora in particolare con l’industria delle armi; è nel fondo di investimento di Pine Island Capital Partners e siede nel consiglio di amministrazione di Raytheon. Siccome siamo in pochi ad avere queste notizie, spero non abbiano a saperle Biden, Johnson, Scholz, Macron e Draghi, che mandano armi pensando di operare per la pace e potrebbero restarci male. Continua a leggere

Si via pacem, para pacem. Il 25 aprile non è la festa del nazionalismo armato

Buon 25 Aprile a tutti. Con commozione e gratitudine per quanti “volontari si adunarono, per dignità non per odio”, come scrisse Piero Calamandrei. E con la consapevolezza che il frutto più maturo della Resistenza è l’articolo 11 della Costituzione Italiana che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Le parole migliori che oggi ho letto per rendere onore a questa data e alla sua eredità mi sembra siano quelle di Tomaso Montanari, che propongo di seguito. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Fermatevi! La guerra è una follia

Domenica 24 aprile 2022, vigilia della Festa della Liberazione, Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità. EDIZIONE STRAORDINARIA. Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della Viola 1 (06122) Perugia – Tel. 075/5737266 – 335.6590356 – fax 075/5721234 – email [email protected] – www.perlapace.it – www.perugiassisi.org Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. A Kiev e a Mosca!

Il 20 aprile il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha chiesto di poter incontrare il presidente russo Vladimir Putin a Mosca e quello ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev. L’Onu spiega che l’obiettivo di Guterres è parlare di una serie di “misure urgenti per arrivare alla pace” nel momento in cui il conflitto nell’Europa dell’est rappresenta “un grande pericolo”. E la pace, ci sta dicendo Guterres, si fa andando a Kiev e a Mosca. Ieri ho letto questa notizia data in poche righe dalle agenzie di stampa e oggi mi sarei aspettato di vederla in rilievo nelle prime pagine dei giornali. Invece niente. Perché ignorare l’unico gesto concreto di pace che sia stato fatto dall’inizio di questa guerra, insieme a quelli di papa Francesco? Evidentemente c’è chi ha interesse a oscurare la pace, come emerge dall’articolo di Olga Rodríguez su elDiario.es che propongo. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Abbiamo tante guerre, una è in Ucraina

Scontri tra palestinesi e polizia israeliana alla moschea di al Aqsa, a Gerusalemme, ci hanno ricordato nei giorni di Pasqua che la guerra non è solo in Ucraina. Le guerre nel mondo sono tante. C’è chi dice 59, chi molte di più, chi 378. I Paesi in guerra sono 70, le vittime in un anno, da aprile 2021 e aprile 2022, oltre 150.000. 82 milioni di persone nel mondo sono in fuga da persecuzioni, catastrofi climatiche e guerre dimenticate. Nello Yemen, che vive una grave catastrofe umanitaria, una persona di 25 anni ha già vissuto 14 guerreCome commenta il mio amico Orazio Parisi, “Abbiamo tante guerre nel mondo e una di queste è quella in Ucraina. Ma, come ha detto qualcuno su le pagine del Fatto quotidiano, a furia di apericena noi non ce ne accorgiamo perché abbiamo dimenticato cosa è veramente una guerra. Abbiamo anche una guerra in Italia, di retrocessione economica, morale, democratica e culturale. Ma, siccome è una guerra per certi versi “invisibile” perché non è giocata con le armi e quindi non si vede come non si vedono i virus, non ce ne stiamo accorgendo. Tanto, a furia di apericena, tiriamo a campare!” Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Amiamo il coraggio della pace

Propongo in questa Pasqua di guerra una poesia di Donato Salzarulo. La poesia non cambierà il mondo, ma sicuramente “può insinuare il dubbio, può aiutare a meditare a capire a denunciare” (Antonella Doria, Poesia contro la guerra, 2007). La poesia può mostrare che il mondo che vogliono i signori della guerra non è l’unico possibile. E soprattutto non è certamente il mondo migliore. Quando nella commedia di Aristofane La Pace Lisistrata domanda alla dea della Pace perché gli uomini fanno la guerra, la Dea risponde: “Perché è spenta la loro fantasia, perché non sanno cantare inni ai fiori e al vento e si servono delle fanciulle solo per sollazzo, non conoscono più né l’amore né la Poesia”. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Ma questo è lo spirito della divisione!

L’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede contesta la decisione del Vaticano di “mettere insieme donne ucraine e russe nel portare la Croce durante la Via Crucis”. Dopo l’ambasciatore è la Chiesa greco-cattolica ucraina a contestare il Papa tramite l’arcivescovo di Kiev Svjatoslav, che trasmette alla Sede Apostolica “la grande indignazione e il rifiuto di questo progetto”. Sviatoslav è certo di parlare anche a nome dei “fratelli cattolici di rito latino” e confida che le sue richieste “vengano ascoltate”. Il commento di Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, è che “Francesco è un pastore non un politico”. Io rimango allibito sia dal diplomatico che vuole insegnare a una guida religiosa a fare il suo mestiere sia dall’intellettuale cattolico che sminuisce la portata politica del gesto. Questo invece oltre che un gesto religioso è un tangibile gesto politico di pace che i leader mondiali sono impotenti a esprimere. Per questo mi auguro che papa Francesco respinga queste ingerenze e che le richieste non siano ascoltate. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. «Ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà»

Oggi è la Domenica delle Palme, giornata che per il mondo cristiano è simbolo di pace. E di pace è tornato a parlare papa Francesco, concludendo il suo discorso con l’invocazione: “Si ripongano le armi, si inizi una tregua pasquale ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere. No. Una tregua per arrivare alla pace attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?”. Parlando a “un Occidente che si dice culturalmente ‘cristiano’, senza più avere nulla a che fare con l’insegnamento di Cristo”. Nello stesso giorno il patriarca Kirill invita alle armi: “In questo periodo difficile per la nostra patria, possa il Signore aiutare ognuno di noi a unirci, anche attorno al potere… È così che emergerà la vera solidarietà nel nostro popolo, così come la capacità di respingere i nemici esterni e interni e di costruire una vita con più bene, verità e amore”. Mi sembra opportuno proporre in questa giornata una riflessione di Tomaso Montanari sul rapporto fra cristianesimo e guerra. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Con la soppressione di scuola e sanità sai quante armi ci si può comprare!

Alcuni giorni fa un “pesce d’aprile” annunciava la soppressione del Ministero dell’Istruzione. Propongo un commento di Giovanna Lo Presti allo scherzo di Pasquale Almirante apparso su La Tecnica della Scuola. Scherzo ma non troppo, osserva Giovanna Lo Presti. Infatti, viste le politiche governative, è inequivocabile che per chi ci governa la scuola non serve a niente. Siamo ancora ai tempi in cui un ministro della Repubblica dichiarava che “Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia“. La celerità e l’unanimità con cui si aumenta la spesa per le armi non ha termine di paragone. Non si è mai vista né per la scuola né per la sanità. Anzi, dopo l’esperienza della pandemia che ha mostrato tutte le pecche dei nostri sistemi scolastico e sanitario, la realtà è che il DEF vede la spesa pubblica per la scuola in calo nei prossimi anni. Così come è in calo la spesa sanitaria. Parafrasando il detto di quel famoso ministro della Repubblica, ci cureremo con un carro armato e ci istruiremo con un porto d’armi. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Signore e signori, questa è la guerra!

Propongo un articolo di Marco Tarquinio uscito ieri su Avvenire, che mi sembra contenere le parole più sagge che siano state scritte o dette sugli orrori di Bucha da parte dei giornalisti italiani. Alle notizie e alle immagini degli orrori di civili inermi uccisi e abbandonati nelle strade si devono aggiungere quelle di fosse comuni, torture, stupri. E adesso veniamo a sapere anche che “Ci sono denunce di violenza sessuale da parte delle forze ucraine e delle milizie della protezione civile di Kiev”, come annuncia Rosemary DiCarlo, sottosegretario generale delle Nazioni Unite, parlando al Consiglio di Sicurezza. A prescindere dai risultati delle indagini che vengono invocate per stabilire la veridicità e la responsabilità di queste notizie e immagini, una cosa è certa: queste sono le notizie e le immagini della guerra, di tutte le guerre. Per questo l’unica voce ragionevole è quella che dice “Fermatevi!“. “La guerra è una pazzia! Fermatevi, per favore! Guardate questa crudeltà!”. Per poi lasciare alla diplomazia discutere i torti e le ragioni degli uni e degli altri e trovare gli accordi più soddisfacenti e duraturi. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. Il realismo della pacificazione

Capita raramente di leggere un articolo equilibrato sulla guerra in Ucraina, che segna il trionfo dell’irrazionalismo e la Caporetto del giornalismo. Per questo sono lieto di presentare un articolo di Alfio Mastropaolo apparso su un numero speciale della rivista il Mulino dedicato alla guerra. E’ un articolo che ritengo equilibrato, con uno sguardo ampio nel prendere in considerazione i vari aspetti della situazione e pacato nella loro trattazione. Mastropaolo cerca di puntare l’attenzione sulla realtà e presenta una proposta di soluzione del conflitto in corso che combina le lezioni della storia con la risorsa del buon senso. Penso possa essere un aiuto per quelli che, oltre a manifestare nell’immediato la loro solidarietà alle vittime della guerra, sono desiderosi di capire. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. La pace non scoppia, va costruita

La guerra in Ucraina è uno di quegli eventi che rompono lo status quo e obbligano ognuno a interrogarsi con una radicalità che scompagina schieramenti precostituiti. Raramente si è vista tanta varietà di prese di posizioni tanto all’interno di ogni partito politico, quanto di ogni compagnia o raggruppamento amicale, come in questa primavera del 2022 a proposito della guerra. C’è da augurarsi che questo non si traduca in una ulteriore polverizzazione della socialità a cui già la pandemia ha dato una accelerazione, ma diventi un appello alla responsabilità personale. Come dice don Tonino Bello “Occorre forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista”. E come scrive Raffaella Molena, in alcuni pensieri che qui propongo: “la pace non è il contrario della guerra, bensì una costruzione”. Continua a leggere

Si vis pacem, para pacem. La guerra è una modalità di relazione

“Nella sua essenza profonda, la guerra è una modalità relazionale, tra persone, tra enti, tra stati”. Così dice la mia amica Raffaella Molena. Se è così, come ritengo, la guerra dipende da una relazione in cui due o più sono coinvolti. Non capisco allora perché il partito della guerra egemone nei media gridi allo scandalo a quanto ormai molti dicono: l’invasione russa dell’Ucraina è da condannare; contemporaneamente c’è da domandarsi cosa ha portato all’invasione. Quando gli storici del futuro scriveranno la storia della guerra del 2022 in Ucraina non potranno che indicarne le cause in fattori che emergono da documenti che indico di seguito. Questi documenti dicono che la Nato ha la sua responsabilità e da trent’anni lo ripetono gli stessi politici statunitensi in dichiarazioni pubbliche. Da questa presa d’atto non dovrebbe scaturire la giustificazione della guerra, ma indicazioni su quale dovrebbe essere il lavoro della diplomazia per costruire la pace. Continua a leggere