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Si vis pacem, para pacem. «Ci salverà il soldato che la guerra rifiuterà»

Oggi è la Domenica delle Palme, giornata che per il mondo cristiano è simbolo di pace. E di pace è tornato a parlare papa Francesco, concludendo il suo discorso con l’invocazione: “Si ripongano le armi, si inizi una tregua pasquale ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere. No. Una tregua per arrivare alla pace attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?”. Parlando a “un Occidente che si dice culturalmente ‘cristiano’, senza più avere nulla a che fare con l’insegnamento di Cristo”. Nello stesso giorno il patriarca Kirill invita alle armi: “In questo periodo difficile per la nostra patria, possa il Signore aiutare ognuno di noi a unirci, anche attorno al potere… È così che emergerà la vera solidarietà nel nostro popolo, così come la capacità di respingere i nemici esterni e interni e di costruire una vita con più bene, verità e amore”. Mi sembra opportuno proporre in questa giornata una riflessione di Tomaso Montanari sul rapporto fra cristianesimo e guerra. Continua a leggere

Juliette Gréco. Saint-Germain-des-Prés e altrove.

( Juliette Gréco)

Juliette Gréco. Saint-Germain-des-Prés e altrove.

di Nadia Agustoni

Nella sua autobiografia “Juliette Gréco” Rusconi 1985, i nomi degli amici si rincorrono nelle pagine (1). Poco male. In fondo come ebbe a dire a chi la rimproverava per quello che sembrava un esibire la propria e altrui celebrità, lei era consapevole di avere vissuto un’epoca rara, con persone che non a tutti è dato incontrare  e tanto meno frequentare. Da Sartre e Simone De Beauvoir, a Camus e Boris Vian, da Kosma agli attori e attrici del jet set internazionale come Errol Flynn, Ava Gardner e Marlon Brando.

Juliette Gréco o Jujube, suo nomignolo, ha però scritto di sé in modo essenziale, scoprendosi apparentemente poco, ma in verità lasciando intuire molte cose. In qualche modo il suo riserbo è legato alla fama, che l’ha accompagnata a lungo, di ragazza che precorre i tempi.

Qualche anno dopo apparirà, anche lei molto francese e molto sopra le righe, un’altra ragazza cattiva: Françoise Sagan,  con le sue intemperanze e trasgressioni che un film della regista Diane Kurys (“Sagan”, 2008) ci ha raccontato. Continua a leggere