Si vis pacem, para pacem. Pace o distruzione del nemico?

Io sono senza parole. Lascio parlare per me il professor Giovanni Orsina: nella guerra in Ucraina “le parti sono ben chiare, Putin è l’aggressore e Zelensky l’aggredito, e si può e si deve simpatizzare con gli ucraini e antipatizzare con Putin. Quel che mi preoccupa, però, è l’emotività della sfera comunicativa occidentale, che ha fame di sensazioni forti e tende, di conseguenza, a essere manichea, a definire i buoni e i cattivi”. E propongo il documento che segue solo per rilanciare la domanda di Paolo Colantoni: nella guerra in corso perseguiamo “Il tentativo di trovare un accordo e di terminare il conflitto, o la voglia di alimentare il duello, provando ad annientare l’avversario, chiedendone la distruzione culturale e mediatica?”

Questo è il volantino diffuso da influencer ucraini:

Pace o distruzione dell'avversario? Il volantino ucraino fa discutere

E questo è il loro appello:

La decolonizzazione della Russia è impossibile senza la completa cancellazione della sua cultura

A nome di influencer culturali della comunità ucraina, vi invitiamo a sostenere la nostra lotta contro l’aggressione russa.

La cultura russa è di natura espansiva e imperialistica. Per generazioni ha nutrito la superiorità sulle altre nazioni che furono prima soggiogate dall’impero russo e poi dallo stato sovietico. La Federazione Russa ha scelto di continuare questa sfortunata pratica. Quasi tutta la cultura russa continua la tradizione dell’imperialismo russo principalmente a causa del fatto che le politiche espansionistiche della Russia non sono mai state condannate e denunciate pubblicamente. Questa è una delle narrazioni chiave a sostegno dell’invasione russa dell’Ucraina, un’azione sostenuta dalla maggior parte della popolazione del paese.

Aiutaci a combattere l’impero russo cancellando la sua cultura colonialista.

Trattieni qualsiasi finanziamento, supporto o persino attenzione che una volta hai fornito ad artisti, scrittori o musicisti russi. Non dovrebbe esserci spazio per le loro mostre, pubblicazioni o concerti. Non si dovrebbe menzionarli sulla stampa fintanto che i soldati russi stanno cancellando la nostra eredità culturale, rimuovendo i libri ucraini e costringendo i bambini ucraini a imparare la lingua e la letteratura russa nelle scuole delle città ucraine occupate.

Uniti nella diversità — è il motto dell’Unione Europea. Il motto della Russia potrebbe essere: “Unità in conformità. Mondo russo, per il mondo intero“. Tutto ciò che considerano non “russo” è stato a lungo considerato indegno, inferiore e corrotto. Oggi è il momento di ridare visibilità a intere nazioni paralizzate dall’imperialismo russo.

La cultura russa oggi non è altro che il risultato di un furto a lungo termine di culture soggiogate da parte dello stato. La decolonizzazione della Russia è impossibile senza la completa cancellazione della sua cultura. Dopotutto, con il pretesto della cultura come “soft power” nelle sue più diverse manifestazioni, la Russia ha esercitato e continua a esercitare pressioni autoritarie in tutto il mondo. (vedi qui)

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Pace o distruzione dell’avversario? Il volantino ucraino fa discutere
di Paolo Colantoni

Un gruppo di influencer ucraini ha pubblicato un volantino con uno slogan forte: Cancel Russia. Richieste, rivolte agli altri Paesi, che fanno discutere

Il tentativo di trovare un accordo e di terminare il conflitto, o la voglia di alimentare il duello, provando ad annientare l’avversario, chiedendone la distruzione culturale e mediatica? Un volantino on line pubblicato da una comunità ucraina di influencer culturali, che al motto di Cancel Russia, invita tutti a “sostenere la nostra lotta contro l’aggressione russa”, è probabilmente la testimonianza più concreta di quanto sia sottile la linea tra la difesa del proprio territorio e i tentativi di annientare i nemici.

In questa guerra i ruoli, le volontà, gli obiettivi e le simpatie, sono sotto gli occhi di tutti. Parafrasando le parole del professor Giovanni Orsina, docente di Storia Contemporanea e direttore della School of Government alla Luiss, “le parti sono ben chiare, Putin è l’aggressore e Zelensky l’aggredito, e si può e si deve simpatizzare con gli ucraini e antipatizzare con Putin. Quel che mi preoccupa, però, è l’emotività della sfera comunicativa occidentale, che ha fame di sensazioni forti e tende, di conseguenza, a essere manichea, a definire i buoni e i cattivi”.

Le parole di Orsina, rilasciate in esclusiva ai nostri microfoni qualche settimana fa, tornano prepotentemente di moda, alla luce degli ultimi eventi. Nel conflitto in corso tutti sanno chi sono i buoni e chi invece i cattivi. Ma il rischio alto è che il confine tra la voglia di difendersi (con tanto di sbandierata ricerca della pace), e il tentativo di distruggere l’avversario, sia sempre più sottile. E leggendo il comunicato del gruppo di influencer ucraini (che si rivolgono a tutte le potenze mondiali), vi è netta la sensazione che i tentativi di fermare il conflitto, rischiano di essere sempre più lontani.

“Aiutaci a combattere l’Impero Russo, annullare la sua cultura coloniale. Trattieni qualsiasi finanziamento, supporto o, persino, l’attenzione che una volta hai fornito ad artisti, scrittori o musicisti russi. Non dovrebbe esserci spazio per le loro mostre, pubblicazioni o concerti. Non si dovrebbe menzionare sulla stampa fintanto che i soldati russi stanno cancellando la nostra eredità culturale, rimuovendo i libri ucraini e costringendo i bambini ucraini a imparare la lingua e la letteratura russa nelle scuole delle città ucraine occupate”.

Le richieste sono ben articolate e molto forti: “Non sostenere l’aggressore in alcun modo finanziario. Finché continuerai a finanziare editori, creatori e artisti russi, le persone si sveglieranno al suono delle sirene e andranno a lavorare nei rifugi sotterranei. Il mercato dell’arte è una parte del mercato globale tanto quanto il mercato dei combustibili e dell’energia (petrolio, gas, carbone, ecc.). Pertanto, qualsiasi forma di sostegno finanziario finanzia direttamente gli omicidi commessi dall’esercito russo”. Secondo punto: “Non collaborare con nessuna istituzione di questo stato terrorista, anche se rivendica la sua opposizione al “regime di Putin”. Infine l’ultima richiesta: “È di primaria importanza riconsiderare la retorica che permeava l’Impero russo, l’URSS e vive oggi nella Federazione Russa. L’eredità di queste nazioni non appartiene solo ai russi, ma a tutti i popoli che sono stati forzatamente inglobati in queste identità sovranazionali”. (da qui)

2 pensieri su “Si vis pacem, para pacem. Pace o distruzione del nemico?

  1. Carlangelo Mauro

    Sicuramente delirante questo volantino di influencer non riconducibile al governo ucraino; ma vanno citati dall’altra parte i giornali russi e Ria Novosti, agenzia di stampa di stato russa; basta legger, seppur nella traduzione di google, l’editoriale ad esempio del 4 marzo di Timofey Sergeytsev “La giusta punizione di questa parte della popolazione è possibile solo sopportando le inevitabili fatiche di una giusta guerra contro il sistema nazista, svolto con la massima cura e discrezione nei confronti dei civili. Un’ulteriore denazificazione di questa massa di popolazione consiste nella rieducazione, che si realizza attraverso la repressione ideologica (soppressione) degli atteggiamenti nazisti e una severa censura: non solo nell’ambito politico, ma anche necessariamente nell’ambito della cultura e dell’istruzione. […] I termini della denazificazione non possono in alcun modo essere inferiori a una generazione ecc.
    https://ria.ru/20220403/ukraina-1781469605.html

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    1. giorgiomorale Autore articolo

      Grazie, Carlangelo, giustamente osservi che posizioni estreme esistono anche sulla stampa di stato russa, e queste ultime le troviamo quotidianamente riportate sui media.

      Il fatto è che qui sono in campo un nazionalismo e un revanchismo estremi, radicati nella storia di Ucraina e Russia, anzi in tutta quell’area dell’Est Europa, in cui da prima dell’anno Mille quelle che oggi sono nazioni diverse sono state legate, con intrecci etnici e linguistici inestricabili non meno che nei Balcani.

      Il nazionalismo e il revanchismo per questo non sono un caso isolato, ma sono anche dei governi di questi stati, sia russo sia ucraino, infatti questo manifesto che indico qui sotto è riconducibile al governo ucraino:

      https://infosanniodotcom.files.wordpress.com/2022/04/milano.jpg?w=635

      Come possiamo leggere qui:

      https://www.editorialedomani.it/fatti/coraggio-ucraino-brand-guerra-manifesti-milano-roma-selvaggia-lucarelli-ky9wzddj

      Per uscire da conflitti interminabili bisognerebbe pensare al superamento di un modello di stato nazione di tipo ottocentesco: quello che vuole una nazione composta da un territorio, una etnia, una fede – e vuole eliminare le altri componenti.

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