Stanotte ho sognato due neutrini

di Antonio Sparzani
copertina II ed. Jung-Pauli
Il titolo di questo post è lo stesso che Giulio Giorello diede alla sua recensione del volume di cui voglio parlare, e ha il pregio di mettere insieme due fatti: prima di tutto che Wolfgang Pauli – straordinario fisico del Novecento dalla giovinezza dissipata – quando si decise, su consiglio del padre, illustre accademico austriaco, ad andare a farsi curare le sue dissipatezze – scelse Carl Gustav Jung, pure lui residente a Zurigo e cominciò l’analisi raccontandogli (in una prima fase ad una sua assistente) più di un migliaio di sogni che Jung accuratamente raccolse e studiò. E la seconda cosa cui allude il titolo giorelliano è che Pauli fu colui che per primo, su basi puramente teoriche, fin dagli anni Trenta ipotizzò l’esistenza di una particella, assai piccola ma non nulla, cui venne poi dato il nome di neutrino. La conferma sperimentale dell’esistenza del neutrino si ebbe solo nel 1956: un grande successo per il Nostro che raccattò subito una banda di amici e tutti insieme andarono a festeggiare in montagna, ovviamente con abbondanti libagioni.

Adesso, sia detto per inciso, i neutrini solari (emessi dal Sole in quantità industriale) vengono soprattutto studiati nei Laboratori del Gran Sasso, cioè in un laboratorio-caverna scavato il più sotto possibile alla grande montagna.
L’importanza di Wolfgang Pauli per la fisica del Novecento forse non è a tutti nota, ma non esiterei ad affermare che fu tra i cinque o sei più importanti protagonisti della rivoluzione che la fisica conobbe appunto nel secolo breve. Nato a Vienna nel 1900 fu subito attratto dall’indagine sulla natura, indagine che proprio nell’anno della sua nascita aveva conosciuto, con Max Planck, un primo inaspettato distacco dalla fisica precedente, detta, da allora in poi, “classica”, quella di Galileo, Newton, Faraday, Maxwell, tanto per dire qualche nome.
Pauli ebbe una giovinezza singolare, frequentò l’università a Monaco di Baviera, perché quella di Vienna non gli pareva abbastanza all’altezza, e fu subito, a partire dagli anni 20-21 un protagonista che io direi tra i più arditi di quella fase storica. Questo è un aspetto che ritengo molto importante: era giovanissimo e pur avendo certamente nella sua cultura scientifica quella tradizionale dell’Ottocento, era più disponibile di altri ad idee interamente nuove e a cambiamenti radicali (stessa situazione per Werner Heisenberg, nato nel 1901, che fu quello che nel 1925 mise la prima pietra di tutta la nuova fisica) e questo accadeva, fatto notevole e forse non secondario, nel periodo più brillante della Repubblica di Weimar.
Nei primissimi anni venti Pauli fece le sue scoperte più importanti tanto che nel 1928 gli fu offerta la cattedra di fisica teorica al prestigiosissimo Politecnico Federale di Zurigo (ETH). Accadde però durante tutti gli anni Venti e i primissimi Trenta che la sua vita notturna, al di fuori degli istituti di fisica, fosse assai, come dicevo, dissipata, tanto per dire si faceva buttar fuori dalle bettole a calci per gli scompigli che combinava. Per questo il padre, anch’egli professore universitario, gli suggerì fortemente di farsi vedere da un illustre personaggio del tempo, per l’appunto Carl Gustav Jung, di 25 anni più vecchio di Pauli, che pure abitava intorno a Zurigo. E così avvenne l’incontro. La psicoanalisi di Wolfgang durò due anni, dal 1932 al 34, ma i due instaurarono un rapporto così interessante per entrambi da mantenere un contatto epistolare fino al 1957, l’anno prima della morte di Pauli.
La pubblicazione del carteggio che ne risultò fu complicata dal fatto che la vedova Franka Bertram Pauli vedeva nel marito solo il grande scienziato, le cui lettere “scientifiche” volentieri cedette per la pubblicazione, che avvenne e durò qualche decina d’anni con la cura attenta e meticolosa del fisico Karl von Meyenn. Ma non cedette la corrispondenza con Jung cui si poté accedere soltanto dopo la morte di lei, avvenuta nel 1987. Lo psicoanalista Carl Alfred Meier a quel punto si precipitò dall’editore Springer per ottenere i diritti di pubblicazione del carteggio, diritti che ottenne, così che la pubblicazione in originale tedesco avvenne nel 1992. Poco dopo, appena ebbi notizia dell’uscita del volume, cercai un editore italiano disponibile a pubblicare la traduzione, ma senza alcun successo. Fu soltanto nel 2014 che scoprii l’esistenza degli editori Moretti & Vitali che si dissero subito disponibili all’operazione. Uscì una prima edizione a cavallo tra il 2015 e il 2016, che ebbe appunto la bella recensione di Giorello e che ebbe un certo successo, così che l’editore Enrico Moretti (fisico) e sua moglie Carla Stroppa (psicologa analitica junghiana) hanno ora deciso di pubblicare una seconda edizione, includendo – su mia richiesta – la recensione detta e apportando alcuni miglioramenti editoriali.
La lettura delle lettere non è sempre agevole, è naturale: due specialisti di grande livello di materie molto diverse cercano convintamente di capire quanto scrive l’altro e di fargli capire la propria materia e i suoi metodi; palesemente ci tengono perché si stimano reciprocamente molto, e non temono neppure di parlare di cose che mal suonerebbero alle orecchie di un “vero scienziato” contemporaneo, tipo alchimia, astrologia e simili.
Un grande merito del curatore tedesco Meier è quello di avere aggiunto un certo numero di appendici, in fondo al volume, che aiutano molto a contestualizzare il carteggio, comprese altre lettere, dizionarietti di termini tecnici, sia di fisica che di psicologia e altro materiale interessante.

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