Archivi categoria: Recensioni

Raffaela Fazio – Per slanci e culmini fatici 

Riflessione di Fornaretto Vieri

Nei testi dell’ultima opera di Raffaela Fazio, “Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer”, che si caratterizza per levatura tematica e qualità stilistica, e in special modo nella prima sezione del libro, viene posto in massima evidenza il rapporto tra riflessione filosofica e canto. 

Non posso fare a meno di sottolineare che, accostandomi alla produzione lirica di Raffaela, sono rimasto impressionato dalla consonanza della sua idea di poesia, del suo sentire e del suo fare artistico, con tutto ciò di cui mi sono convinto in tanti anni di riflessioni. 

Per Raffaela, la poesia assume il pensiero, si misura con esso, se ne fa carico, ma nel momento in cui lo tocca per farlo suo, inevitabilmente lo trasforma, fino a portarlo oltre sé stesso. Perché la vera poesia giunge là dove il pensiero filosofico non ha la possibilità di arrivare. Mentre il dire teoretico, raziocinante è un dire che delimita, definisce e circoscrive, il dire poetando è sempre un dire oltre, un oltredire che porta lontano. E il lontano della poesia è però qualcosa che ci riguarda molto da vicino, riguarda la nostra essenza più autentica, è come un luogo di cui avvertiamo una struggente nostalgia.   Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

 

di Pasquale Vitagliano

Come Lucy in the Sky Laura Di Donna deve conciliare l’universo mondo con le piccole cose degli umani. Le prime possono arrivare a essere incommensurabili, le seconde, inaccettabili. Ingegnere aeronautico (elemento non trascurabile qui), con Superficie di scrittura (Altavilla Edizioni, 2026) è al suo esordio poetico. Come la pittura è (anche) un modo di decifrare la Natura, anche la poesia può aspirare a tradurre le regole ferree della fisica in sentimenti compatibili. Sarà per questo, forse, che le stanze del libro sono introdotte con titoli che indicano tecniche di pittura. Di zolfo e di gesso odorava la mano/ L’incontro con te/ era solo stechiometria di un abbraccio.

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Edoardo Lombardi Vallauri “L’italiano in bilico. Quello che sì, quello che no”

Edoardo Lombardi Vallauri L’italiano in bilico. Quello che sì, quello che no, Bologna, Il Mulino, 2026

Ordinario di Linguistica generale all’università Roma Tre, Edoardo Lombardi Vallauri (se ne vedano almeno Parlare l’italiano, La linguistica in pratica, La struttura informativa. Forma e funzione negli enunciati linguistici, Parlare l’italiano. Come usare al meglio la nostra lingua, La lingua disonesta. Contenuti impliciti e strategie di persuasione) dà fuori per la collana «Intersezioni» dell’Editrice bolognese un saggio talmente ampio e articolato (la giocosità del sottotitolo non tragga in inganno) da rendere estremamente arduo, se non impossibile, darne conto minuto. Continua a leggere

Restituzione, di Ilaria Palomba

Recensione per Restituzione di Ilaria Palomba
(Interno Libri Edizioni, 2025)

di Francesco De Girolamo

La raccolta poetica Restituzione di Ilaria Palomba, pubblicata alla fine del 2025 da “Interno Libri Edizioni”, rappresenta il capitolo conclusivo e più luminoso di una densa quadrilogia sul dolore e l’esplorazione dell’“Io”. Il libro, impreziosito dalla prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua e dalla postfazione di Silvio Raffo, si propone come un diario catartico di una rinascita, capace di rielaborare un’originaria fase di crisi, dalla quale una personalità ferita e riemersa completa la sua parabola di un superamento, di una crescita e del suo percorso verso una consapevolezza più salda e profonda della propria volontà e potenzialità vitale. Continua a leggere

Paola Nasti per Nino Iacovella, La parte arida della pianura

Paola Nasti per Nino Iacovella, La parte arida della pianura
Pietre Vive Editore, 2026

Un padre, un figlio, nella pianura immensa e senza ombra della fine della storia. Il figlio, a cui cor-rispondere – perché la responsabilità di ogni genitore è, anzitutto, quella di articolare risposte, a partire dal cuore. Quale il dovere? Accompagnarlo, forse guidarlo, tra i detriti di uno scenario post-apocalittico? o fare poesia, anche a partire da questo scenario di morte? In uno dei primi testi del nuovo libro di Nino Iacovella, La parte arida della pianura (Pietre Vive Editore 2026), viene chiaramente configurato il dilemma: “…devo scegliere da quale parte stare. Se essere la tua guida nello stare in questo mondo, o rimanere all’interno di una torre d’avorio, più che di guardia, e abbandonarmi per sempre a questa corruzione dell’animo e dello sguardo che è la poesia.” (8). Continua a leggere

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Nella terra del mito di Marina Torossi Tevini

di Chiara Mattioni

Finora della scrittrice triestina Marina Torossi Tevini, con all’attivo tre libri di poesie – quello di esordio Donne senza volto del 1991 (ed. Svevo) – e nove libri di prosa, vincitrice di vari premi letterari – si poteva senz’altro affermare che si tratta di una scrittrice molto generosa, e poliedrica. Ma con la pubblicazione dell’ultimo romanzo Nella terra del mito (Campanotto, 2026), possiamo aggiungere gli aggettivi di coraggiosa, moderna, innovativa, letterariamente agile. Perché in questo libro l’autrice, con una maestria non comune, riesce a infrangere tutte le regole del romanzo classico, a legare generi letterari e registri narrativi diversi amalgamandoli nel racconto del destino tragico di una famiglia. Nel contempo tiene a bada le vicissitudini di un secolo, con salti tra gli inizi del Novecento e gli anni Duemila, arco temporale in cui colloca le vicende dei suoi personaggi, all’inizio apparentemente slegate ma che alla fine si intersecano. Un romanzo non semplice all’approccio, a partire dalla ripartizione non in capitoli ma in parti, ma che, una volta trovato il bandolo, si snoda senza intoppi come un meccanismo oliato fino all’epilogo. Continua a leggere

Bill Willer, I cani dell’Adamello

 

di Silvio Straneo

Bill Willer, I cani dell’Adamello, puntoacapo 2026

In “I cani dell’Adamello” Andrea Billwiller si avvale di una scrittura libera, di versi canonici e non canonici, lettura che si arricchisce di un susseguirsi di giochi visivi, polisemici, connotativi denotativi, semantici, fonosimbolici e soprattutto sintattici (come l’uso dell’iperbato, dell’anacoluto, dell’anastrofe, di anafore, di chiasmi). Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

 

di Pasquale Vitagliano

Quando finisce il viaggio? Comincio dall’Epilogo per introdurre queste righe su Gli esodi, gli esili (Tabula Fati, 2025) di Alfredo Peréz Alencart, tradotto da Vito Davoli. La domanda, infatti, legittima questo intenso poema sulla migrazione, drammatica ed epocale vicenda storica che genera una condizione esistenziale. Da qui il titolo, all’esodo di popoli fa da contrappunto l’esilio, che nasce individuale. “Quando i sogni non si allungano più”. Questo è il punto terminale. Che coincide con la vita stessa. Perché se siamo vivi sogniamo. Sogniamo le nostre paure. Oppure ciò che desideriamo. E l’oggetto dei nostri desideri è generato dalle nostre condizioni di vita materiale.

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L’obbedienza dell’acqua, di Francesca Piovesan

 

di Ivano Mugnaini

L’obbedienza dell’acqua, Francesca Piovesan, Puntoacapo, 2025     

 

Nel panorama poetico contemporaneo, dove spesso prevale l’urlo o il sussurro compiaciuto, la raccolta L’obbedienza dell’acqua (Puntoacapo Editrice, collana «Intersezioni» n. 151) di Francesca Piovesan si distingue per una ricerca che non teme il silenzio né la metafisica.  Continua a leggere

Su “La ragazza dei macelli” di Marina Massenz

Su La ragazza dei macelli di Marina Massenz
di Giorgio Morale

Con la sua nuova raccolta poetica Marina Massenz ci dà una figura, quella de La ragazza dei macelli che dà il titolo al volume, che, con termine desunto da Harold Fish (Un futuro ricordato: saggio sulla mitologia letteraria, 1988), possiamo definire un archetipo storico, una figura in cui si può riassumere l’esperienza di quella che Miguel Gotor nel saggio omonimo ha chiamato “Generazione Settanta”. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Ci sono poesie verticali e poesie orizzontali. Le prime scorrono tra alto e basso e puntano sulla parola. Le altre sono pianeggianti, camminano e ragionano. Le poesie della Terra nullius, scritte da Doris Emilia Bragagnini (Anterem Edizioni, 2025) usano i versi come tracce di un attraversamento, un passaggio. Liminali, come nella poesia che porta proprio questo titolo. Poi il sapore del dopo impietrito dal nulla o dal poco/ il tuono come ragione prima del lampo. Questa terra di confine è appunto Terra di Nessuno. Ma è anche (forse) Terra di Niente. Quella che resta quando tutto è trascorso.

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Marco Ercolani “Non tornare è la grazia”

 

di Mauro Ferrari

Marco Ercolani, Non tornare è la grazia, Prefazione di Angelo Lumelli, Postfazione di Isabella Bignozzi, pp. 106, € 16,00 

ISBN 978-88-6679-564-3 

Non tornare è la grazia, in sintesi personalissima rivisitazione del mito di Ulisse, è composta di tre sezioni e diversi frammenti di monologo che costituiscono un progetto coerentissimo, di stampo poematico. La voce non è tanto lirica quando nettamente dichiarativa, in versi liberi che spesso combaciano con la struttura sintattica, in modo che ogni frase/verso acquisti valore apodittico, perentorio e frequentemente aforistico. Continua a leggere

Danila Di Croce “Dove ancora non siamo nati”

 

di Mauro Ferrari

Danila Di Croce, Dove ancora non siamo nati, puntoacapo Editrice, Pasturana 2024, pp. 146, € 15,00.

Dove ancora non siamo nati:
lì trascorrere la gestazione, se l’impianto
del vero è un oracolo da intonare
al primo e all’ultimo degli abbandoni.

Ci sono scritture poetiche che affascinano per la loro limpidezza; sono a volte incentrate su un Io più o meno autentico/autobiografico, a volte nate da sguardo o pensiero. Sono scritture che ci raccontano, dicono, spiegano. Ci sono altre scritture che alla progressione metonimica (più tipica della prosa) preferiscono quella metaforica, e saltano da un precipizio all’altro, atterrano in territori più o meno conosciuti e comprensibili dandoci barbagli di comprensione come riportassero visioni di paesaggi lontani. Alcune di queste attraversano i territori del simbolo, dell’allegoria, del mito (che è una storia sì, ma porta sempre un alone di inspiegabile, indescrivibile). Continua a leggere

“Di padri (e madri) in figli” – Tanti libri in un un’unica riflessione

Di padri (e madri) in figli

di Giovanni Agnoloni

Mi trovo in un momento incredibilmente pieno di lavoro, tra scrittura e traduzioni, per cui sono molto indietro con le recensioni, ma sul finire di maggio sono riuscito a trovare uno scampolo di tempo per una riflessione che abbraccia diversi libri. Il tema che li attraversa tutti è quello dei padri (ma anche delle madri), da intendersi in senso ampio come le fonti, le origini, i riferimenti. Un argomento che mi tocca nel personale, non solo perché è al centro del mio nuovo romanzo La prossima notte, ma perché ho “lavorato” per anni su questi due poli psichici, energetici e spirituali in sede terapeutica e meditativa. Per di più, l’attività di traduzione letteraria e lo studio della chitarra classica mi portano sempre a dover cercare la vibrazione precisa, la miglior timbrica, il percorso espressivo che poi si fa “storia” e che, da un’idea originaria, conduce a un esito (dal quale poi si potrà risalire alla sorgente).

Tra i libri che hanno accompagnato i recenti sviluppi di questo mio percorso, alcuni sono stati particolarmente efficaci. Comincio da uno che la parola padri ce l’ha nel titolo: I padri si saltano di Stefano Zangrando (Arkadia Editore, 2025), romanzo su una ricerca commissionata al protagonista – un insegnante trentino di nome Diego Verun – da un ex DJ, attualmente residente su un’imbarcazione nel porto di Cagliari, che si fa chiamare “Magra Sorte”, ma il cui vero nome è Eritreo Scheinwindl. Quest’ultimo, essendo affetto da una non meglio precisata malattia autoimmune che lo sta facendo “svanire”, lo incarica di scrivere la sua autobiografia, e lo fa contattandolo online durante i mesi del lockdown pandemico, che Diego vive (male) insieme alla sua famiglia, venata da tensioni interne. La vicenda di Magra Sorte s’intreccia con molteplici strati di ricordi legati alle generazioni dei nonni e dei bisnonni – tra l’altro, lui ha ereditato gli occhi a mandorla da un soldato kirghizo dell’esercito austro-ungarico che aveva avuto un’avventura con la sua bisnonna durante la prima guerra mondiale, tratto genetico che ha saltato la generazione di suo padre (da qui il titolo) –. Vengono così rivelandosi (in un dialogo tra passato e presente, nel quale si proiettano anche episodi della relativamente recente residenza di Diego a Berlino, dove si era già imbattuto in Eritreo) grovigli di vicissitudini legate al tempo di quella lontana guerra, ma anche a tentativi di costruzione di fortunate attività commerciali e a più o meno “irrituali” relazioni sentimental-erotiche. Quello che più mi ha toccato di questo libro, però, è la nitida ricercatezza dello stile, capace di restituire con trasparenza molteplici luoghi; di modo che questo percorso a ritroso nel tempo, che si associa allo smarrimento di un improvvisato investigatore della memoria, finisce per spalmarsi idealmente su tutta la cartina d’Italia e d’Europa, alludendo forse al fatto che ricercare il filo di un discorso personale implica necessariamente il viaggiare, lo spostarsi. Che poi è un altro modo per dire che l’uscire dal sé a cui siamo abituati (e dunque l’affrontare il rischio dell’assenza, cioè il modo in cui spesso percepiamo lo svuotamento dell’ego) è l’unico modo per accedere al vero Sé, dunque alla dimensione della vera presenza.

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Le micro-epifanie di Raffaela Fazio: Franca Alaimo legge “Chiuda gli occhi, Signor Schopenhauer” (Ladolfi, 2026)

di Franca Alaimo

Il filo conduttore della scrittura di Raffaela Fazio è l’assenso alla vita, pronunciato con una partecipazione vibrante dell’intelletto e dei sensi di fronte ai bagliori del bello e del bene, recepiti attraverso una profonda conoscenza filosofica e religiosa alla ricerca di quel mistero intravedibile nelle cose della quotidianità e nelle esperienze autobiografiche.

Il confronto con filosofi ed artisti, che da sempre indagano il testo infinito dell’essere in cerca di una risposta, sottolinea l’attitudine dell’intellettuale a scegliere quali compagni di viaggio conoscitivo i propri maestri. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

 

di Pasquale Vitagliano

Le occasioni per proteggerci/ dai bisogni primari, non le abbiamo/ favorite abbastanza. Le poesie di Francesco D’Angiò sono strette in quest’abbrivio tra terra e cielo, tra la necessità della materia e l’ambizione a svincolarsi dai limiti. Verranno a perderci in trionfo, pubblicata quale finalista della prima edizione del Torneo dei Poeti del 2021, è una silloge, la seconda, che conferma la lucida consapevolezza poetica del poeta campano ma materano di adozione.

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Marina Massenz, La ragazza dei macelli

E’ uscita una nuova raccolta di poesie di Marina Massenz, La ragazza dei macelli, edita da Stampa2009, con prefazione di Maurizio Cucchi. Il libro sarà presentato da Maurizio Cucchi il 3 giugno alle ore 17 al Negozio Civico Chiamamilano, via Laghetto 2. Qui propongo una selezione di poesie e la prefazione

LA SFERA BLU

La ragazza ha visto la sfera blu
da astro nello spazio sospesa
e ammira e ama quel verde
e le acque le pecore i musi
bagnati nell’erba umida. È la terra.
Così bella e fragile come creatura Continua a leggere

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Le parole non dormono nei dizionari. Ma si apprestano ad assaltare il cielo. Che la lotta e l’impegno siano il terreno di espressione di Nazim Comunale è dichiarato sin dal suo nome, che delimita un preciso territorio di azione. Con la repubblica della tua voce, Il Convivio editore, 2025, il poeta alza il livello dell’espressione. Tenta l’elaborazione di una teoretica della poesia civile, che contestualmente cerca la praticità di un manifesto. Per articolare questo sistema poetico attinge a tutti i suoi immaginari, che pratica con altrettanta familiarità, il cinema e principalmente la musica. Se fossimo in Solaris, film che spesso affiora nei testi della raccolta, potremmo definire questa sua dottrina solaristica. Le memorie, i desideri e le paure di Nazim s’incarnano, diventano figure dialoganti. A produrre questo effetto, però, non sono i neutrini come nel film di Andrej Tarkovskij ma la forza evocativa della parola. Metto un piede nel vuoto e con l’altro cerco un gradino.

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20 righe (per niente) facili

 

di Pasquale Vitagliano

Con Elea, la sua ultima raccolta, Les Flàneurs, 2024, Bruno Di Pietro vola come l’Angelus Novus di Walter Benjamin verso una più acuta comprensione della nostra identità e della nostra storia. Quando verrà il passato, è il sottotitolo di questa piccola ma complessa silloge divisa in tre sezioni tematiche. Per conoscere il nostro destino abbiamo la necessità di volgere lo sguardo indietro. Le macerie del passato sono, tuttavia, frammenti luminescenti di un universo esploso. Il poeta li filtra e li ricompone in una nuova mappa stellare. Una torcia/ illumina la Porta./ Il giorno si accorcia.// Le stelle faranno notte/ (e io con loro).

Di Pietro attraversa questo vuoto in solitudine e con calma. Sa che non ci sono soluzioni possibili se non la stessa incessante ricerca di una risposta che non c’è se non nel continuo mutamento delle nostre forme di vita. Il massimo di continuità nel massimo di cambiamento. Il poeta raggiunge questo grado elevato di coscienza, una vera e propria illuminazione, nel dialogo con la tradizione classica, Zenone e Parmenide, guide sempre presenti. La poesia è l’abito curiale di questo dialogo permanente. Antichi spiriti mediterranei/ attraversano il giorno,/ si dispongono nell’ora mediana/ dove preciso è il taglio del tempo.

La poesia è questo fare spietato che cerca la fine ma si alimenta della sua stessa ostinazione. Come in una danza dionisiaca. Leggiamo, come scrive Daniele Ventre nel suo saggio finale, è una personalissima gaia scienza, fatta non di nichilismo, ma di un singolare pensiero forte, la riscoperta di un’idea meridiana dell’essere. Si tratta di ottimismo tragico che ci motiva a continuare a inseguire la tartaruga. Perché Achille è felice lo stesso. E’ questa rincorsa che lo rende vivo. Quanta eternità mi circonda!/ E non mi appartiene.

Pietro De Marchi, il lavoro del poeta

di Alida Airaghi

PIETRO DE MARCHI, ALLA GIUSTA STAGIONE – CASAGRANDE, BELLINZONA 2026

Pietro De Marchi (Seregno 1958) ha insegnato Letteratura Italiana all’Università di Zurigo ed è alla quarta pubblicazione di poesia e prose poetichr per le edizioni ticinesi Casagrande.
Alla giusta stagione è un titolo che rimanda alla terminologia agricola (secondo la citazione da Esiodo in esergo: “… se alla giusta stagione tu vuoi tutti compiere i lavori…”), laddove si consiglia quando sia necessario seminare, raccogliere, potare, sottintendendo metaforicamente il tempo dovuto all’inventario, letterario ed esistenziale, a cui applicarsi negli anni più maturi. Continua a leggere