Roberto ADDEO, Fuori è un bel giorno di sole. Nota di Antonio Fiori

Roberto Addeo

Fuori è un bel giorno di sole

La Valle del Tempo, Napoli, 2023

Prefazione di Antonio Spagnuolo

Postfazione di Maurizio Vitiello

*

Dopo Bile (Transeuropa, 2020), poema versicolare che indagava gli organi del corpo e contorceva verbi e pensiero, Roberto Addeo distende ora il suo verso, esce dal corpo, e ci dice che Fuori è un bel giorno di sole. Il titolo del suo lavoro ha certo una componente ironica, ma dimostra anche, come nota Maurizio Vitiello, la resilienza del poeta e la sorpresa delle gioie che a volte la vita ci concede. La raccolta è ancora in forma poematica e si nutre di un lessico eterogeneo, sorprendente, con esiti spesso grotteschi (come – quando si sente amato da una persona/ vorrebbe ucciderla; oppure – liberò un padrone dal suo schiavo; o ancora – mi invitò a cena per mangiarmi). Roberto Addeo resta dunque fedele alla poesia sperimentale ma altrettanta fedeltà dimostra verso il mondo reale, raccontando dolore psichico e impegno sociale, speranze e sentimenti: porterò in pugno una fiaccola e un piede di porco/ una causa comune/ e sottobraccio, la mia coda di lacrime.

Fa una certa impressione il magma di temi e problemi che ribolle nel poema: c’è il sangue sessuale, la gioventù presa male, l’infanzia, l’amore coniugale – sia la strada della tua mano, il senso/ di ogni mio rifugio, le visioni suicidarie, la reazione al cosmo ordinario di gente perbene, tentativi di autoanalisi – io non sto né di qua né di là, la malattia di certe relazioni – se la piantassimo una buona volta di parlarci sempre addosso.  Il verso si fa sempre più prosastico, provocatorio, autoironico e si sposta ora a destra, ora al centro, ora sul margine destro della pagina, producendo ben presto nel lettore un effetto straniante. Entrano man mano in scena personaggi che si muovono  nel vizio o nella quotidiana sopravvivenza – clochard, spacciatori, vecchi amici, girovaghe, ammalati – ciascuno in qualche modo convocato e celebrato.

Il percorso è insieme amaro e scintillante, e si concluderà – dopo un ultimo racconto crudele in cui un infame uccide una cagnetta – sul tema ineludibile della poesia stessa, fiamma che sorge solo nei veri malinconici. Poesia che lascia tracce profonde anche nel lettore forte, abituato alla provocazione e alla sperimentazione, perché la vita di chi l’ha scritta si vede tutta, oltre ogni immaginazione.

Antonio Fiori

 

*

può darsi che il peggio sia già caduto

il suo spirito ha gravato su così tante emersioni

specchiato in un cerchio d’acqua

mi disse che avrebbe ereditato il mondo reale

e con l’ombra delle braccia, coperto ogni sogno

che avremmo dissotterrato un cuore tra le ceneri della verità

e che il vuoto è un fermaglio dietro l’orlo degli occhi

per fissare a ogni palpebra la sua ciocca di pianto

*

e vuoi fare il poeta e/o lo scrittore?

avrai fortuna

perché oggi chi legge ha tempo

e riconoscerà in te quel fuoco nel camino

il calice di vino e il gatto castrato

che giocherella sulle cosce

mentre vi lega quel filo invisibile ma non troppo

di conforto ereditato

*

 

oggi che la giovinezza mi ha piantato in asso

e non possiamo essere lei il bacino e io il diluvio

dove tutti i fallimenti che mi offrono le giornate

possano a poco a poco insabbiarsi nella speranza

che tutto questo sia solo superficie

e che sotto non ci sia niente che possa intaccarne

 

il nerume

niente che possa distogliere il mio sguardo

dalla morte che mi viene incontro e mi parla

nella voce di chi mi vuole ancora bene

 

*

 

Roberto Addeo è nato a Nola (NA) nel 1982 e vive in Sardegna. Ha pubblicato i romanzi La luna allo zoo (2018), T. S. O. (2019), Murati vivi (2022); le raccolte poetiche Globuli (2018), La mia generazione veste apatia (2020), Bile (2020) e ha curato l’antologia poetica Pasti caldi giù all’ospizio. Antologia degli opposti (2023).

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