20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Anno Domini 1981: muore Montale, nascono i Metallica. Questo è il tempo culturale che scandisce Donato Di Poce nel suo nuovo, spiazzante ma seducente lavoro. Ed è un tempo fuori dal coro, controcorrente, dissonante ma non disarmonico. E’ un tempo poetico. Poesia/Eresia (la sovversione non sospetta dei poeti eretici, outsider e underground), Eretica, 2023. Per Di Poce, dunque, la poesia è una forma di eresia. Per corollario ogni espressione che metta in discussione il comune senso dell’arte è per se stessa poetica. Cos’è questo nuovo libro del poliedrico Di Poce? Già rispondere a questa domanda significa porsi fuori da un canone. Saggio, antologia, innesto o ibridazione? Anche nella sua veste editoriale il testo è disarticolato, ma sempre coerente, al punto da farmi venire in mente una fanzine. Poi, non ultimo, c’è il contenuto.

Ci sono gli autori che Di Poce racconta e i testi che propone e (anche senza volerlo) riscrive semplicemente inserendoli in questo iper-testo. Chi sono gli outsider? Artaud, Pasolini, Roversi, in realtà, sarebbe degli overside, per usare un’espressione contemporanea, in quanto, in realtà, furono dentro (e contro) il contesto con tutta la loro esistenza. Esattamente outsider sono, invece, grandi sconosciuti, come Emilio Villa, Francesco Saverio Dodaro, Adriano Spatola, Giuseppe Battaglia, Ulisse Casartelli. Quindi, ci sono gli underground, che da questa navigazione subacquea traggono vitalità, come Chiara Daino, Sergio Carlacchiani, Marco Vetrugno, Nicola Manicardi, Nicola Vacca, questi ultimi tre, testimoni di quello che Di Poce definisce come un Rinascimento Pugliese. Sopra tutti la stella polare del  grande maestro degli eretici, Giordano Bruno, di cui Di Poce è studioso. In superficie questo libro è un pantheon di parole e di carta. In realtà, è qualcosa di più. E’ una scrittura nuova. Dimostra che il lavoro su altre opere è sempre una riscrittura e, alla fine, una germinazione.

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