Intervista di Marino Magliani
Elisabetta Carbone, La voce e le cicale, Prospero Editore 2024
Per Tamara la musica è il modo di comunicare con il padre Giacomo, mentre la lettura la connette a Debora. Questi personaggi hanno quindi bisogno di un medium altro per comunicare fra loro, per tentare di capirsi a vicenda, o anche di capire loro stessi?
Tamara, Debora e Giacomo non riescono a capirsi con le parole, hanno bisogno di usare linguaggi diversi per essere in frequenza. La musica è l’unica forma di educazione di Giacomo, che riesce ad essere un esempio per la figlia soltanto nell’arte. Tamara comunica con Debora attraverso la letteratura e i gesti quotidiani. Il loro rapporto, che si costruisce poco alla volta grazie ai libri su cui Debora stessa ha imparato a prendersi cura di sé, è fatto di reciproca fiducia e condivisione. Il legame che Tamara ha con il padre, invece, si basa su una distanza che Giacomo stesso non sa superare, perché vive l’arte come un esercizio solitario, utile a glorificarlo, non come qualcosa da mettere a disposizione. È per questo che Tamara sa far tesoro dell’esperienza del padre nel mondo della musica solo quando non lo condivide più con lui, ma anche in questo senso la distanza rimane.
La storia è ambientata in gran parte a Bologna. Che forma prende questa città sulla tua pagina?
Credo che Bologna abbia un modo peculiare di raccontare chi sono le persone che ospita. Lo fa in maniera silenziosa ma attiva, e lo fa quindi anche nei confronti di questi personaggi. I suoi spazi riflettono le diverse fasi delle loro vite, senza limitarsi al ruolo di quinta. La città non si limita al ruolo di quinta, anzi agisce come un personaggio silenzioso ma attivo. L’umanità di questa storia ha una vera e propria relazione con Bologna, che risponde continuamente alle richieste altrettanto silenziose e attive di accoglimento o allontanamento da sé.
Ci sono anche delle località diverse, come il paese di Sansimeone e Ca’ di Giano, vicino Porretta Terme. Cos’hanno di diverso da quell’orizzonte vibrante, dalle plurime sfaccettature, che invece sono le vie di Bologna?
A Sansimeone gli abitanti si riconoscono per una certa omologazione, per cui il peccato più grave è allontanarsi dalla logica condivisa dalla comunità. Ca’ di Giano, invece, è un luogo altro, separato, dove si può essere ricordati senza essere cercati. È un angolo di raccoglimento, nel quale il silenzio non è isolamento, ma necessità di trovare un posto per sé. Si può cercare sé stessi anche tra le strade di una città, nella folla, ed è quello che fa Tamara. Giacomo, al contrario, anche se è un uomo che ha sempre fatto della folla e del riconoscimento esterno una parte fondante della persona che è, a un certo punto ha quasi bisogno di perdersi in un vuoto per capire chi è davvero. La differenza fra questi orizzonti opposti non sta quindi solo nelle loro caratteristiche intrinseche, ma nel modo in cui ci si pone nei loro confronti.
Sembra che anche quello della casa sia un tema centrale, attorno a cui si può dire che i tuoi personaggi non ruotano ma quasi oscillano, verso cui sono attratti e respinti allo stesso tempo.
Le case in cui hanno vissuto Tamara e Giacomo sono un luogo di passaggio, dove il loro stesso abitare è precario, fragile, soggetto ai movimenti tellurici delle loro interiorità. E allo stesso tempo ogni trasloco corrisponde a un tentativo sempre fallito di costruirsi una vita, avvertire un senso di appartenenza, di sollievo. Soltanto Debora, fin dal suo arrivo a Bologna come studentessa universitaria, sa fare della propria casa un rifugio, anche nei momenti in cui lei stessa la avverte come una prigione.
Per Tamara la musica è il modo di comunicare con il padre Giacomo, mentre la lettura la connette a Debora. Questi personaggi hanno quindi bisogno di un medium altro per comunicare fra loro, per tentare di capirsi a vicenda, o anche di capire loro stessi?
Tamara, Debora e Giacomo non riescono a capirsi con le parole, hanno bisogno di usare linguaggi diversi per essere in frequenza. La musica è l’unica forma di educazione di Giacomo, che riesce ad essere un esempio per la figlia soltanto nell’arte. Tamara comunica con Debora attraverso la letteratura e i gesti quotidiani. Il loro rapporto, che si costruisce poco alla volta grazie ai libri su cui Debora stessa ha imparato a prendersi cura di sé, è fatto di reciproca fiducia e condivisione. Il legame che Tamara ha con il padre, invece, si basa su una distanza che Giacomo stesso non sa superare, perché vive l’arte come un esercizio solitario, utile a glorificarlo, non come qualcosa da mettere a disposizione. Tamara sa far tesoro dell’esperienza del padre nel mondo della musica quando non lo condivide più con lui.
La narrazione non segue la successione cronologica degli eventi, ma si muove come se fosse guidata da coordinate quasi “spaziali”. Perché hai scelto di raccontare questa storia così?
Forse per mettere sullo stesso piano le vite di questi tre esseri diversi e per molti aspetti complementari. Perché per loro, in un certo senso, non esiste differenza fra passato e futuro, e vivono in un eterno presente che solo in alcuni momenti si frattura. Sono i luoghi a scandire le diverse fasi delle vite di Tamara, Giacomo e Debora, a stabilire delle vere e proprie cesure dentro di loro, e non il tempo, in cui convergono costantemente ricordi indicibili e instabili progetti sulla vita che verrà.
Il titolo, La voce e le cicale. Partiamo dalla voce.
È la parte che esprime la natura animale. È connessa a una risposta che ha a che vedere con il corpo e, allo stesso tempo, con la mente. È ciò che il bambino sente della madre prima di riuscire a vederla, e che gliela fa riconoscere come l’essere da cui dipende la sua stessa vita. È ciò che ci individua e ci consente di riconoscerci. È quasi più di un nome. E quello a cui Tamara si rifà quando non si sente in grado di stare nel mondo, o di essere viva. Tamara è la sua voce.
E le cicale?
Le cicale rappresentano un momento particolare in cui succede qualcosa che cambia la vita per sempre e contro cui nessuno può far nulla. Sono una sentinella del destino. Arriva sempre, il suono delle cicale.
