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Relatività, quante storie, di Antonio Sparzani

di Fabrizio Centofanti

Dopo aver letto “Relatività, quante storie”, di Antonio Sparzani, non posso dire di aver capito propriamente il contenuto del libro. Ma non posso dire, altresì, di non averlo capito. Questo, credo, sia il frutto migliore dell’assunto di fondo, che mette il punto di vista in primo piano. In qualità di sacerdote, ritengo di aver compreso la relatività dalla vita spirituale, dove tutto dipende, in effetti, da chi osserva. Oggi qualcuno mi ha fatto arrabbiare, ma è ovvio che ciò è relativo ad attese ed esigenze mie. Non lo dimostro in termini matematici, ma il criterio della scienza moderna è, come insegna Sparzani, l’approssimazione. Mettiamola così: sono doppiamente grato ad Antonello, perché mi ha dato la possibilità di leggere quello che lui stesso ha definito il suo libro più bello e, d’altra parte, perché mi ha fatto capire qualcosa d’importante non solo della scienza, ma dell’anima. In me, ora, c’è più “persuasione” che “retorica”, per dirla con Carlo Michelstaedter, citato da Sparzani in uno dei punti più alti e commoventi del suo saggio. Forse è qui che si gioca la partita: quando la scienza è capace di commuovere – e sono tante le pagine che suscitano lacrime o sorrisi – vuol dire che la distanza tra i due campi dell’umano si assottiglia. In fondo, Antonio Sparzani è l’esempio di come, nella stessa persona, possano coesistere fisica e poesia. Per questo ogni volta che lo vedo mi viene da abbracciarlo: perché in lui gli estremi si toccano, anzi – quante storie! – si abbracciano.

Antonio Sparzani, Relatività, quante storie, un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto, Torino, Bollati Boringhieri, 2003.

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In fondo alla via Canonica

di Antonio Sparzani

in che senso “in fondo”? Da che parte? Beh, vi ho già portato dalla parte di piazza Gramsci, adesso andiamo dalla parte opposta, cioè verso il centro, e incontriamo così il viale Elvezia, traversato il quale si entra nel parco Sempione. Il Parco! Un posto grande, bello, vario, pieno di piante e, in questa stagione, di fiori e profumi e aria pulita (per lo meno un po’ più pulita di quella dei vialoni circostanti).
Chi si incontra nel parco? Dipende dall’ora in cui ci si entra; la mattina molti proprietari(e) di cani; cani di ogni forma e tipo, buoni, aggressivi, indifferenti, ma in genere vogliono salutarsi a vicenda, anche perché nel parco vengono spesso lasciati liberi, senza guinzaglio, nei modi in cui si salutano i cani, naturalmente, inducendo così spesso i padroni a sorridersi, a scambiare due parole. Continua a leggere

Davvero una Matematica per tutti

di Fabrizio Centofanti

Leggo Matematica per tutti perché è l’occasione della vita per entrare in territori che ho considerato estranei al mio desiderio genuino, tranne l’ultimo anno del Liceo classico “Anco Marzio”, a Ostia Lido, quando un professore un po’ fuori di testa riuscì a farmi innamorare di una partner impossibile, che abbracciai per un momento e portai con me all’esame di maturità, restandone bruciato, perché i miracoli li fa solo Cristo.

La particolarità del libro sta nel fatto che non toglie il difficile, ma ti ci fa arrivare come attraverso un percorso di montagna, facendoti sentire in compagnia, e soprattutto sulle orme di una guida che per me era, ad esempio, padre Fois, il gesuita sardo che con lo zaino e i pantaloni alla zuava ci scortava sulle ferrate delle Dolomiti, trovando sempre un rifugio dove fermarsi per una cioccolata calda, o una grappa per quelli più cresciuti. Sparzani è un padre Fois degli integrali e degli insiemi, ti scarrozza allegramente tra numeri reali, complessi, naturali, per cui se sei convinto di esserti perduto, sei subito raggiunto dalla voce che rassicura il gruppo: ecco, siamo arrivati. Non so se Antonello sia contento di essere paragonato a un gesuita: il fatto è che ci sono eccezioni anche fra i preti, non solo fra gli insegnanti di matematica al liceo. Se il professor Bini non mi avesse portato sull’orlo dell’abisso, non mi avesse fatto perdere tanto allegramente dieci punti nel giudizio finale, io non avrei tra le mani la Matematica per tutti, l’ultima fatica di un padre Fois delle strutture e dei piani cartesiani, per cui non puoi più esimerti dal trovare un angolo di spazio/tempo in cui riprendere il volume e cominciare a salire un’altra volta verso il Sassopiatto, le tre Torri del Vajolet, e persino – dico persino –  il Bus del Diaol non ti fa più paura.

Antonio Sparzani, Matematica per tutti, Milano, Mimesis Edizioni, 2023.

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Countrav?l l’aigo – Controcorrente

(pubblico qui la prima parte di un notevole scritto della prof. Daniela Boccassini, professor of italian studies alla University of British Columbia, Vancouver Campus, Canada. an.sp.)

di Daniela Boccassini

Carissimo Massimo,
i giorni passano, anzi volano a velocità supersonica, o scivolano via sciogliendosi come ghiacciai in ritirata, o se ne vanno in fumo come le poche foreste superstiti in un mondo ormai affetto da surriscaldamento globale… scegli l’immagine che preferisci — in questi tempi di catastrofi ambientali la nostra vita individuale e quella del pianeta che avevamo dimenticato esserci casa tornano a ricongiungersi in modi così estremi, da risvegliare forse un barlume di coscienza, di offuscata memoria, in un esiguo, ma crescente, numero di noi. Proprio in questo inarrestabile trascorrere dei giorni lungo il crinale della catastrofe, in questo nostro essere testimoni di una serie di disastri annunciati così drammatica che anche solo una manciata di generazioni fa i nostri antenati non avrebbero esitato a riconoscervi i segni di un’apocalisse, in tutto questo frastornante angoscioso divenire, il nostro comune motto — tuo e mio: contreval l’iaue — mi accompagna, serafico e luminoso, passo dopo passo. Continua a leggere

lettera di Daniel Pennac a Cesare Battisti

di Antonio Sparzani

Ho orrore della campagna d’odio scatenata da troppi dei nostri giornali contro Cesare Battisti, in puro stile “sbatti il mostro in prima pagine”. E questo naturalmente indipendentemente dalla colpevolezza o meno di Battisti, peraltro accusato, non dimentichiamo, dalla parola di un solo “collaboratore”.
Nel maggio 2004 è uscito in Francia un libro molto utile per capire i contorni del quadro Battisti, dal titolo La verité sur Cesare Battisti, pubblicato dalla nota scrittrice francese Fred Vargas, edito da “Viviane Hamy”. Si tratta quasi solo di una raccolta di documenti, testimonianze di giudici, avvocati, parenti a proposito della questione allora scottante: l’allora presidente francese Jacques Chirac stava venendo meno alla parola data dal suo predecessore François Mitterand di non estradare alcuno degli italiani inseguiti dalla giustizia italiana che si erano rifugiati in Francia. Continua a leggere

Broch, Einstein e il socialismo

di Antonio Sparzani

Il terzo romanzo-autobiografia di Elias Canetti è intitolato Il gioco degli occhi (das Augenspiel in originale) e racconta dell’autore la vita di relazioni a Vienna negli anni 1931-37. Il titolo non si riferisce, come si potrebbe immaginare, agli occhi di qualche affascinante dama viennese, ma a quelli di un illustre scrittore viennese, Hermann Broch (1886-1951), di quasi vent’anni più vecchio di Canetti, da cui questi rimase per anni affascinato; colpito e sempre sorpreso dal gioco degli occhi e dal respiro di Broch.

Questi, che proveniva da una famiglia ebrea, all’annessione dell’Austria, 11 marzo 1938, fu imprigionato dai nazisti e liberato poi alla fine di marzo grazie alla pressione di un gruppo di amici, tra i quali anche James Joyce; andò quindi in esilio negli USA, dove visse fino alla morte. Broch era un affascinatore, un vero tombeur de femmes, ma sempre discreto, un vero cavaliere, come egli stesso amava definirsi “ein franzjosephinischer Kavalier”.

Broch conobbe Hannah Arendt nel maggio del 1946 nella casa newyorkese di una comune amica, Annemarie Meier-Graefe, vedova dello storico dell’arte berlinese Julius Meier-Graefe. Tra i due nacque un’immediata simpatia che durò, assai intensa, fino alla morte dello scrittore, avvenuta nel maggio del 1951. Per conoscere la relazione tra i due, che non sfocerà, come ci si potrebbe aspettare, in una relazione amorosa a pieno titolo, ma che certo può meritare l’aggettivo di amorosa, abbiamo fortunatamente anche in italiano il carteggio tra i due: Carteggio 1946-1951, Marietti 1820 editore, Genova-Milano 2006, curato con grande perizia da Roberto Rizzo e tradotto da Vito Ponzi. Continua a leggere

Vivalascuola. Il 68 a scuola

Sul 68 sono frequenti luoghi comuni sia dei denigratori (“Il 68 ha distrutto la scuola“) sia dei nostalgici (“Quelli sì eran tempi!“). Naturalmente per una corretta valutazione storica occorrerebbe partire da qualche domanda che aiuti a contestualizzare “il 68“: come erano la scuola e l’università prima del 68? E come sono la scuola e l’università successive al 68? E quelle odierne? In questa puntata di vivalascuola Ester Prestini, Antonia Sani, Antonio Sparzani e Franco Toscani rispondono a queste domande e ci parlano di quella scuola e di quella successiva, coniugando memoria di azioni e relazioni, guadagni culturali e sperimentazioni didattiche. Fornendo così materia anche a chi volesse attualizzare e si volesse proficuamente chiedere: c’è qualche elemento del 68 che sarebbe auspicabile anche nella situazione odierna? Continua a leggere

BMW (di Ambra Stancampiano)

Il giorno che sono andato a prendere la BMW c’era un sole giallo e cattivo.
Guardavo dallo specchietto della mia vecchia 127 lo squallore del rione in cui sono cresciuto con un fremito su per lo stomaco: potevo farcela, ne stavo uscendo.
Il venditore mi ha fatto firmare un sacco di carte e ha preteso documenti e buste paga, poi mi ha consegnato le chiavi. Scintillavano.

La BMW mi aspettava nel garage della concessionaria, bellissima come la donna della tua vita quando la immagini da ragazzino.
Il commesso ha disattivato l’antifurto col telecomando, quel bip bip mi è sembrato più dolce del suono di un’arpa.
Sono salito sull’auto, mi sono lasciato avvolgere dall’abbraccio degli interni in pelle, mi sono guardato intorno: quella era la mia macchina. Neanche colei che si sentiva padrona della mia vita poteva interferire. Era la prima cosa solo mia a parte il lavoro con cui mantenevo entrambi in quel quartiere di merda.
Mi sono guardato allo specchietto, ho sfoderato il mio sorriso da venditore; inutile rovinarsi la giornata coi brutti pensieri, a mamma la macchina sarebbe piaciuta.

Al mio ritorno tutto sembrava più bello, perfino le baracche in misto cemento e lamiera attaccate ai pali della corrente per rubare la luce al comune. La BMW mi faceva sentire una spanna al di sopra del degrado che mi circondava, mentre la gente affacciata alle finestre e ai balconcini si passava la notizia che “Micuzzu, u figghiu da ‘za Tana, si fici i soddi” più velocemente dei miei 90 cavalli. Continua a leggere

Pauli e Jung si scrivono

di Riccardo Ferrazzi

Jung e Pauli copertina

Non è inconsueto che uno scienziato coltivi e approfondisca interessi culturali al di fuori della sua disciplina, ma è singolare che un genio della fisica incontri un capostipite della psicanalisi e per anni e anni si dedichi a ricercare un terreno comune fra due discipline apparentemente agli antipodi. Questo è il caso che si verificò con Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung.

Le lettere che i due studiosi si scambiarono per quasi venticinque anni sono oggi disponibili in volume: “Jung e Pauli – Il carteggio originale: l’incontro tra Psiche e Materia”, edito da Moretti & Vitali. L’epistolario è stato curato da Antonio Sparzani con Anna Panepucci, analista junghiana, docente e autrice di pubblicazioni specialistiche.

Sparzani, a lungo docente di fisica all’Università di Milano, cultore di letteratura e da sempre fautore di un sapere integrato, al di là delle distinzioni fra discipline umanistiche e scientifiche, è autore, tra l’altro, di “Relatività, quante storie” (Bollati Boringhieri, 2003 e 2010), un’opera che mette in luce le molteplici interconnessioni fra scienza e letteratura in materia di relatività.   Continua a leggere

Certo che eravamo inimitabili

Momo libertà
[un mio giovane e caro amico, che chiameremo Momo Getter, mi ha fatto leggere pochi giorni fa questo testo che scrisse sette anni fa, quando aveva diciott’anni. Io ci ho sentito dentro una tale pienezza e ricchezza di vita, che gli ho chiesto di lasciarmelo pubblicare; e lui ha acconsentito, quindi ecco a voi. a.s.]

Certo che eravamo inimitabili… Non avevamo che un palco d’estate per noi, giovani diciottenni, eppure… la musica delle notti di luglio pulsava nelle nostre vene, in un duo meraviglioso con il nostro cuore immaturo. Eravamo gli stessi dell’aprile e del maggio, ma guardavamo con un misto di gioia e malinconia a quell’estate finalmente nostra… Quel sogno che facevamo ad occhi aperti, che tagliavamo con le nostre utilitarie fiammanti, che affumicavamo, che drogavamo, anche, forse, ma che certo la vita non ci vietava, né ci offriva per caso. Continua a leggere

diventare Fabrizio

fabrizio centofanti
di Antonio Sparzani

Voglio parlare di Diventare se stessi di Fabrizio Centofanti (Effatà editrice, 2013, 173 pagine, € 12), perché è un libro che mi ha preso per mano e mi ha condotto alla fine senza permettermi di distrarmi e nello stesso tempo senza mai darmi un punto fermo, a cui attaccarmi; sì, qualche frase isolata buttata lì senza parere, ma che dice molto più di quel che sembra, e invece un continuo inseguimento di sé, mai davvero raggiunto. Continua a leggere

HANNO RIMANDATO A CASA

LE LORO SPOGLIE NELLE BANDIERE
LEGATE STRETTE PERCHÉ SEMBRASSERO INTERE

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Testo di Fabrizio de André:

La Collina

Dove se n’è andato Elmer
che di febbre si lasciò morire
Dov’è Herman bruciato in miniera.

Dove sono Bert e Tom
il primo ucciso in una rissa
e l’altro che uscì già morto di galera.

E cosa ne sarà di Charley
che cadde mentre lavorava
dal ponte volò e volò sulla strada.

Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella e Kate
morte entrambe per errore
una di aborto, l’altra d’amore. Continua a leggere

Che figura! L’accumulazione

bruegel netherlandish proverbs 1559
Perchè parlare di figure retoriche? e perchè proprio dell’accumulazione?
Provo a rispondere partendo au contraire, dall’opposto dell’accumulazione: la sottrazione.
“Un buon scrittore non deve mai spiegare..” diceva Ennio Flaiano.
E’ opinione diffusa e condivisa che il lavoro dello scrittore debba essere di sottrazione. Il non detto ha fascino, ed è efficace, a condizione che quello che si omette sia conosciuto e dominato dall’autore. Altrimenti ciò che è fuori dal testo resta anche fuori dalla comprensione del lettore.
Fior di scrittori hanno raggiunto grandiosi risultati utilizzando le figure retoriche che rientrano nel gruppo della sottrazione. Tanto per gradire, un piccolo esempio, tratto dal romanzo d’esordio di Davide Longo, Un mattino a Irgalem: Continua a leggere