
Il nostro amico Fabrizio Centofanti ci ha tenuto a dire che Questo romanzo ha un’anima. Detto da chi di anime se ne intende, il giudizio segnala una qualità ormai rara nel panorama della narrativa italiana: l’autenticità che deriva dal saper mettere giù per iscritto, senza comodi trucchi, un quadro di vita, una forma, un tono – in una parola impegnativa, una voce – della variegata esperienza del mondo, di studio, lavoro, amicizie, del romanziere Ferrazzi, e di lì costruire un romanzo che parla onestamente al lettore, e, come direbbe Tiziano Scarpa, gli dice la verità. Ecco che l’atipico noir di Ferrazzi diventa esercizio di responsabilità intellettuale.
Inizia come un noir, Modus in rebus di Riccardo Ferrazzi (Morellini Editore, 2023), con la secchezza e la perentorietà delle tinte della meseta castigliana arroventata sotto un sole che cala giù come un maglio, inaridisce l’erba prima che cresca, una luce a cui è impossibile sottrarsi, e che, si scoprirà, è il contrappunto a una trama di oscuri misteri. In questo panorama viaggia, pensa, parla il protagonista, Vittorio Fabbri, un giovane professionista milanese che per lavoro da Madrid raggiunge Salamanca, città di antiche pietre e più antichi studi.
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