di Roberto Plevano

Ad alcuni esseri umani, assai pochi, tocca la sorte di essere trasformati in mitologie. Ogni evento della loro vita è trasfigurato in un emblema di destino individuale e collettivo, i confini tra i fatti e l’invenzione si fanno confusi, i sentimenti comuni prendono proposito, e forma di forze nell’accadere storico.
L’ascesa al potere e la caduta di Napoleone Buonaparte divennero oggetto di culto, e popolare e presso gli intellettuali, contemporaneo degli stessi avvenimenti.
All’indomani della vittoria di Napoleone a Jena e dell’assoggettamento della Prussia (13 ottobre 1806) Hegel, allora trentaseienne, scrisse all’amico Niethammer: “Ho visto l’Imperatore, quest’anima del mondo, uscire dalla città per andare in ricognizione. È una sensazione meravigliosa vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo e lo domina… da giovedì a lunedì progressi così grandi (si riferisce ai rivolgimenti politici nell’area tedesca dopo Jena) sono stati possibili solo grazie a quest’uomo straordinario che è impossibile non ammirare”.
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