Modus in rebus, di Riccardo Ferrazzi

di Fabrizio Centofanti

Riccardo Ferrazzi ha scritto il quarto romanzo. La notizia mi turba: so che dovrò recensirlo, anche se lui non me lo chiede, perché conosce la mia vita. Mia madre sta male, sono un prete badante, dove trovo il tempo per leggerlo sul serio? Comincio tra mille fastidi, mille impegni. Comincio. Il romanzo di Riccardo ha una particolarità: se lo cominci, sei costretto a finirlo. Obietterete: questo vale per tutti i romanzi degni di rispetto. Vero, ma qui la faccenda è diversa: non è il finale che mi intriga, è – come spiegarlo? – l’anima. Questo romanzo ha un’anima. Forse per questo Riccardo ha voluto che lo leggessi a tutti i costi: per svelarmi qualcosa di se stesso. Insinuerete: il solito romanzo autobiografico! Nemmeno per idea: l’autobiografia tende a slabbrarsi per un difetto di distanza, ma qui è diverso: il tono è perfetto, come scrissi in occasione della traduzione ferrazziana di Lorca. Forse comincio a capire perché questo romanzo mi costringe a rincorrere la fine. C’è una poesia del poeta andaluso in cui una cicala canta e muore. Questo romanzo è il canto di una morte. Ma – curiosamente – è pieno di vita, come se solo al cospetto della morte si potesse amare l’esistenza. Questo romanzo è un giallo: ti tiene col fiato sospeso fino all’ultima riga. Ma non arrivi lì per scoprire come va a finire, ma perché, come la cicala, intuisci che in quella morte c’è un cuore tutto azzurro, che canta con la vita che finisce, che esorcizza la fine con il canto. Forse ho capito. Posso fare anche questa recensione se sono certo di non fingere, se con la madre malata, l’ennesimo povero che irrompe nel confessionale per strapparmi un euro, la corsa nel traffico impazzito, ho capito qualcosa di più, di questa vita, grazie al mio amico. Stasera gli scriverò, glielo dirò: mi hai fregato un’altra volta.

Riccardo Ferrazzi, Modus in rebus, Milano, Morellini Editore, 2023.

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4 pensieri su “Modus in rebus, di Riccardo Ferrazzi

  1. S&R

    Curioso il fatto che “fregare” derivi etimologicamente dall’avere un rapporto sessuale, in effetti l’intensità di queste parole vibra dentro, e accende il desiderio di entrare nel testo di Riccardo Ferrazzi.
    D’altronde, chi sa tradurre versi sublimi come quelli di Lorca, conosce l’arte di aprire varchi su un oltre che le parole, allo stesso tempo, celano e svelano.

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  2. Riccardo Ferrazzi

    Fabry, dopo parole come queste, cosa posso dire se non: grazie, GRAZIE, GRAZIE!!! In un certo senso, sei tu che mi hai fregato! La nostra partita in due sets è sul 6-4 0-6. Parliamoci chiaro: una recensione così non l’hanno mai avuta neanche i grandi narratori del passato. Che te posso dì? Dobbiamo incontrarci, a tutti i costi! Ciao Fabry.

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