La parola ai poeti. Ugo Mauthe

Sul filo dell’equilibrio

Che la poesia abbia licenza di non farsi capire in nome di una sua misteriosità-intoccabilità mi sembra un alibi bello e buono, che sdogana qualsiasi affastellamento di parole, sonorità e stupefazione. Dopo questa affermazione un po’ tranchant, lo ammetto, che ho scelto per attrarre la tua attenzione, seguimi, ti prego, nel mio ragionamento.

Nel mio piccolo, sia di lettore che di autore di righe che vanno a capo prima del margine, preferisco pensare che la poesia, una volta scritta e condivisa, debba sempre cercare di “arrivare” al suo lettore: è questa una mia deformazione professionale, da ex pubblicitario: per me il ricevente è sempre da privilegiare rispetto al mittente, quanto meno perché quest’ultimo non ha alcuna rilevanza se il ricevente non gliela concede con la propria attenzione.

Nell’ “arrivare” è implicito un accogliere da parte del lettore, che stabilisce una relazione paritaria con il testo, relazione che fa sì che ogni poesia abbia tanti autori quanti sono i suoi lettori perché a ognuno “arriva” in un modo diverso. 

La poesia che si arroga, perfino teorizzandolo, il diritto di non farsi capire rischia di perdere una forse fondamentale opportunità di sopravvivenza.

La poesia che invece tenta di “arrivare”, infiltrandosi in ogni fessura praticabile della sensibilità del lettore, lì si ferma, fa casa, contribuisce alla esperienza esistenziale di chi legge. 

Quindi quale poesia? 

Una poesia funambola, che procede in equilibrio, precario come ogni equilibrio che si rispetti, sul filo della ricerca, cerca di non cadere da un lato nella banalità dall’altro nell’oscurità e crea, con strumenti antichi come le parole, percezioni sempre nuove grazie a un uso creativo del pacchetto formato da parola/suono/impaginazione, declinato in qualsiasi modo la sensibilità del momento suggerisca e quella dell’autore desideri.

E parola dopo parola, come passo dopo passo, la poesia funambola completa la traversata, con la velocità di volta in volta necessaria e le pause-esitazioni che le/ci occorrono.

E come i funamboli sono tutti diversi fra loro – nel costume, nello stile, nell’anima –   altrettanto sono le poesie che si avventurano sul filo perché l’equilibrio, pur accettando solo quanto tale lo mantiene non esclude nulla a priori, nemmeno il triplo salto mortale che sappia ricadere con precisione millimetrica e simmetrico bilanciamento sul filo teso nel vuoto.

Attraversare questo vuoto non è da tutti: la poesia che “arriva” a destinazione è una minima parte, credo, di quella che tenta l’impresa, non per nulla la poesia che percorre non solo il filo ma anche il tempo, il gusto, la cultura, è di pochi. 

La mia, di poesia, si avventura sul filo da ormai quasi sessanta anni. E non ho idea se riuscirà ad arrivare dall’altra parte, sotto sotto, ma anche sopra sopra, temo di no. 

Me la immagino ferma, in un punto a me ancora molto prossimo, in ungarettiana precarietà, incapace di andare avanti ma anche di tornare indietro – eh sì, la poesia funambola, una volta partita o arriva o cade, ma non torna indietro, non chiedermi perché. 

Ho letto troppa poesia altrui per poter dire, io di me stesso, a chi mi rifaccio: c’è un luogo dove tutta la poesia letta discende, si raccoglie e si mescola e nessun vaglio può separare una voce dalle altre. A volte mi rifaccio ai modi essenziali e incisivi della pubblicità che è stata il mio mestiere per oltre quarant’anni e mi ha permesso di scrivere tutti, e sottolineo tutti, i giorni storie e testi in infinita varietà di modi e argomenti ma sempre con l’obbiettivo della sintesi, dell’immediatezza e della comprensione, ancora meglio se articolata su più livelli di approfondimento, ancora meglio se con un velo di ironia, il tutto usando strumenti antichi come le parole  (la ripetizione è voluta) assemblati di volta in volta in forme quanto più possibile fresche e originali, adeguate alle necessità del messaggio che si doveva inviare.

E anche la poesia è messaggio – individuale che può diventare universale, universale che sa farsi individuale – e scopo di ogni messaggio è “arrivare”, farsi leggere, capire e provocare una risposta, Nel caso poetico sotto forma di fruizione, interpretazione, appropriazione. O, perché no, altra poesia.

Aperti a cavallo del filo ondeggiano oggi tre piccoli libri: “minuziosa sopravvivenza” (Il Convivio Editore), “il silenzio non tace” (Edizioni Ensemble) e “involontario narciso”, (Il Convivio Editore) che pur se pubblicati fra il 2018 e il 2023 raccolgono testi che risalgono anche a trenta, quaranta anni prima, a conferma che su quel filo ci si ferma, in attesa degli eventi.

Qui la copertina di “involontario narciso”, rigorosamente in minuscolo, che propongo se non altro perché è appena uscito. Raccolta nata dalla fusione di due lavori precedenti, entrambi premiati al Montano anni fa: copertina di Elena Spada, prefazione di Daìta Martinez, postfazione di Giuseppe Manitta. Libro faticato, di molte esclusioni e revisioni, sottoposto infine a un auto editing metrico che nei limiti delle mie conoscenze ha inciso in molti testi. Libro su cui faccio un fragile affidamento per compiere qualche passo in avanti sul mio personale filo.

Nota biobibliografica

Ugo Mauthe (Palermo, 1953) ha un lungo passato professionale in pubblicità, come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Alla scrittura pubblicitaria ha sempre affiancato quella d’espressione. Nel 2023 ha pubblicato la silloge Involontario narciso (Il Convivio Editore).  Nel 2020, con Ensemble, i racconti di Vento Lupo e altre nove improbabili storie, Premio Officina Ensemble. Sempre con Ensemble, nel 2019, la raccolta di poesie Il silenzio non tace, Premio Conrieri, Premio Il Meleto di Guido Gozzano, Premio Astrolabio, Premio Giovanni Pascoli – L’Ora di Barga e finalista o segnalata in altri concorsi. In precedenza erano usciti Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018), silloge poetica che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis (Giovane Holden Edizioni, 2018), una favola nera post apocalittica e post umana. Ama scrivere per i più piccoli: nel 2017 ha vinto Racconti nella Rete con il racconto per bambini Sem fa cucù, inserito nell’antologia del concorso pubblicata da Nottetempo, che ha come protagonista Sem, un semaforo magico che aiuta bambini e animaletti. Sem ritorna in Sem strapazza i bullazzi e Sem e la grande nevicata (Tomolo-Edigiò Edizioni, 2020-2023), illustrati dall’art director Elena Spada. Suoi racconti, fiabe, haiku e poesie sono stati finalisti o premiati in numerosi concorsi letterari e diversi suoi testi sono presenti in antologie, lit-blog e web magazine. Si considera un privilegiato perché ogni giorno realizza il suo sogno: vivere scrivendo.

www.ugomautheparolescritte.it  |  https://www.wikipoesia.it/wiki/Ugo_Mauthe

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