di Riccardo Ferrazzi
Un romanzo che andrebbe prescritto a tutte le “scuole di scrittura” perché, diciamo la verità: non se ne può più della mania per la “paratassi”. Dopo aver sterminato gli avverbi, decimato gli aggettivi e abolito gli incisi, i romanzi sono composti ormai soltanto da frasi scheletriche, con soggetto, verbo e rarissimi complementi, dopodiché ci affretta a fare punto. Possibilmente a capo. Come nel gioco del calcio, dove gli allenatori hanno proibito il dribbling e guai a chi si permette di “andare all’uno contro uno”!
Nel suo Specchio armeno Codazzi ci restituisce il piacere della retorica “asiana”, dei periodi simmetricamente costruiti, dove, intorno alla frase che dà il senso del discorso, si aggiungono le informazioni corollarie che i narratori “paratattici” (e gli sforbicianti editor) taglierebbero per principio. Eppure, quelle informazioni sono tutt’altro che inutili, anzi: inquadrano in modo coerente e articolato il mondo in cui si svolge la vicenda, allestiscono una Wunderkammer nella quale il lettore viene trasportato per vivere insieme ai personaggi. Non è proprio questo ciò che chiede il lettore? Ma, si obbietta, non siamo più abituati a questi periodi lunghi una pagina, dove si rischia di perdere il filo, di non capire più chi parla e a cosa si riferisce! Continua a leggere






Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)